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21 giugno 2015

Erano tutte caricature

Il vecchio scrittore, come chiunque altro al mondo, aveva raccolto nella propria mente durante la lunga vita molti pensieri. Nel tempi addietro era stato veramente un bell'uomo, e un buon numero di donne s'erano innamorate di lui. Inoltre, si capisce, aveva conosciuto molte, moltissime persone; le aveva conosciute in quel modo singolarmente intimo che è diverso dal modo in cui conosciamo le persone io e voi. Almeno, questo è quello che lo scrittore pensava, e pensarlo gli faceva piacere. Si può prendersela con un vecchio per quel che pensa?
A letto, lo scrittore ebbe un sogno che non era un sogno. Mentre, ancora sveglio, stava per cedere al sonno, cominciarono a presentarsi ai suoi occhi delle figure. Gli sembrò che la cosa giovane e indescrivibile in lui guidasse davanti ai suoi occhi una lunga processione.
Si capisce che tutto l'interesse della cosa sta nelle figure che sfilarono davanti agli occhi dello scrittore. Erano tutte caricature. Non tutte le caricature erano brutte. Ce n'erano di divertenti, di quasi belle o bellissime; una, una donna dalle forme notevolmente accentuate, colpì lo scrittore tanto era caricaturale. Al suo passaggio il vecchio emise un suono simile al guaito di un cagnolino. A entrar nella stanza c'era da pensare che il vecchio stesse facendo brutti sogni o che avesse l'indigestione.

15 giugno 2015

Questa nostra età della febbre

Il sottotitolo dell'antologia è: Storie di questo tempo.
La casa editrice minimum fax ha chiamato a raccolta — come fece dieci anni fa per La qualità dell'aria — un esercito di scrittori tra i trenta e i quarant'anni, esordienti o poco più. L'idea era quella di seguire l'esempio del New Yorker, per gli Stati Uniti, e del Granta per il Regno Unito: due riviste che, a cadenza decennale, dedicano una loro uscita ai racconti dei migliori scrittori under 40 (nel numero del New Yorker del 1999 c'era The Asset, il racconto di David Foster Wallace contenuto in Brevi interviste con uomini schifosi, per esempio). La mia idea, invece, era di leggere scrittori italiani, esordienti o poco più, che è una cosa che faccio sempre meno.

I due curatori, Christian Raimo e Alessandro Gazoia, dicono di aver risposto alla domanda sollevata dagli scrittori, che tipo di racconto volete, con "vogliamo un racconto bellissimo" (cosa, questa, molto simpatica e molto astuta da inserire in una prefazione). Ma perché Storie di questo tempo? Il sottotitolo è nato prima o dopo? Come hanno fatto gli autori de L'età della febbre, undici voci così diverse, a dare una misura degli anni che stiamo vivendo?

Quello che ho fatto io è stato cercare un sentimento condiviso, un sorta di sentire comune che avvicinasse i protagonisti: tra loro, e a me, che vivo il mio tempo nel tempo di adesso. E credo di esserci riuscita, in qualche modo, credo di aver trovato un legame tra tutte queste storie. Una diagnosi, e anche una terapia. Ho riconosciuto l'ombra della precarietà dell'esistenza, l'ansia di vivere una vita che sfugge, e ho scoperto la resa, anche come possibilità di salvezza. 


10 giugno 2015

Ho finito Infinite Jest. E adesso?

Ho alcuni problemi da affrontare. Il primo: scrivere di un libro di cui si è parlato tantissimo e di cui ci sarebbe ancora parecchio da dire. E mettiamo che ci provo. Lo faccio. Ma come? Ne parlo in modo intelligente, ironico e originale. Ne parlo con consapevolezza, citando, sottolineando, evidenziando ogni collegamento. Poi c'è il debito di gratitudine: una sorta di riconoscenza verso l'autore, un accordo implicito a trattare e trattarsi con rispetto, come due che si sono voluti bene veramente. E come gestisco le aspettative? Quelle degli altri. Le mie sono anche peggiori.

Ha iniziato a piovere. Piove all'improvviso, e piove fortissimo. Mi viene in mente che nelle ultime battute del libro si scatena una tempesta di neve. Qualcuno si domanda se quell'intensità può bastare a definire un blizzard. Hal osserva la finestra: minuscoli granelli di ghiaccio si agitano contro il vetro, fanno un rumore ogni volta come un pugno di sabbia. Ricordo come si sentiva, lui, a guardare fuori, e penso a tutto quello che aveva vissuto, che l'aveva portato a quella finestra in quel preciso momento. Mi viene in mente che niente di quello che ho detto, che mi ero ripromessa di fare, ha qualche importanza adesso, adesso che piove così.