Scrivere un perfetto racconto di Natale (con i consigli di Charles Dickens)


Nel 1961, Harper Lee riceve un biglietto di auguri di questo tipo: «Hai un anno di pausa dal tuo lavoro per scrivere quello che ti pare. Buon Natale». I coniugi Brown, Michael e Joy, decidono di donarle una somma pari al salario di un anno affinché la scrittrice possa dedicarsi interamente al suo romanzo. «Mi assicurarono che non era una specie di scherzo. Avevano avuto un buon anno, dissero. Avevano risparmiato un po’ di denaro e credevano che fosse giunto il momento di fare qualcosa per me». Così Harper Lee si mette al lavoro e qualche tempo dopo pubblica Il buio oltre la siepe, libro che ha venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo. L’episodio è raccontato qui.

Ora, tralasciando le mire da Premio Pulitzer, proviamo a limitare il nostro raggio d’azione all’atmosfera natalizia e all’opportunità che può rappresentare per uno scrittore. Perché la verità è che il Natale è un momento ricco d’ispirazione: la benedetta ricorrenza chiama in scena una serie di personaggi potenzialmente interessanti dal punto di vista narrativo. Pensateci: angosce familiari, riti religiosi e tradizioni profane. Felicità e amore, rabbia, rancore e gelosia. Dramma, quando ci si mette di mezzo la fortuna!

Ma... come si scrive un perfetto racconto di Natale?

Secondo Tim Burton, ideatore e produttore di Nightmare Before Christmas: «Molte cose che vedi da bambino rimangono con te e passi gran parte della tua vita cercando di riconquistarle». Il consiglio implicito, quindi, è di cercare nel passato e trovare qualcosa – un evento, una persona, una sensazione –, qualcosa di significativo e di universale. Che si tratti della storia principale, di una trama secondaria o di una scena finale non fa differenza. Il punto è: cercare il modo di tradurre l’esperienza in un’opera di finzione.

E poi c’è Charles Dickens. L’uomo che ha inventato il Natale non ci ha lasciato molti consigli, se non dichiarazioni d’intenti come: «Scrivo con grande cura e dolore, e persevero e lavoro sodo», citazioni che non ci sono più utili di massime quali: «Non chiudere mai le labbra a coloro a cui hai già aperto il tuo cuore» oppure «Quale dono più grande dell’amore di un gatto». Che può essere anche vero, ma insomma: cuore e gatti non sono i motivi del nostro contendere. Non oggi, almeno.

Esiste una citazione, però, attribuita a Charles Dickens – ma pure a Wilkie Collins, e certe volte anche a Charles Reade – che racchiude la chiave per scrivere un buon racconto di Natale.
La lezione è: «Make them cry, make them laugh, make them wait», ovvero «Falli piangere, falli ridere, falli aspettare».
Se questo non fosse diretto pensiero di Dickens, poco importa: è evidente che molti dei suoi testi si basano sull’invincibile tripletta. A Christmas Carol, per esempio: la storia dell’avaro Ebenezer Scrooge. Durante la notte di Natale, Scrooge riceve la visita di tre spiriti che gli mostrano il passato, il presente e un triste futuro, così che lui possa redimersi e fare ammenda.
Cry, laugh, wait: Il canto di natale, romanzo breve di genere fantastico, esce il 19 dicembre del 1843 in seimila copie che vengono vendute in poco più di qualche giorno. Dickens credeva così tanto in quella storia che la scrisse in una seduta febbrile di sei settimane e si accollò tutti i costi di stampa.

A partire dall’esempio di Dickens, nel 1996 Robert Plunket riassume per il NYT le regole fondamentali da seguire per scrivere un buon racconto di Natale. Vado a tradurre (l’articolo completo, in lingua originale, è Revenge of the Christmas Novels):
  1. Scegli un significato. Qualsiasi significato. Non deve essere originale. Non deve nemmeno essere preciso. In The Christmas Box il vero significato del Natale risulta essere l’amore di un genitore. Altri significati interessanti: venire a patti con il tuo dolore, mostrare gentilezza verso gli estranei e vincere il P.G.A. Senior Open.
  2. Assicurati d’includere un bambino morente. Se c’è un grosso difetto nei libri di quest’anno è che non hanno abbastanza bambini morenti. Non intendo bambini morti. Ce ne sono molti. Ma quasi nessuno muore. Cosa c’è che non va in queste persone? Non hanno letto Dickens? È la condizione medica del piccolo Tim che spinge A Christmas Carol, non quella stupida roba sui fantasmi. 
  3. Falli piangere. Almeno una volta, preferibilmente tre volte. Ma fermati qui. Chi vuole piangere fino alla fine di un libro? È troppo sconvolgente e se sei in un aeroporto può diventare rapidamente un fastidio.
  4. Scrivilo abbastanza breve da poterlo leggere in una sola seduta perché probabilmente non ce ne sarà una seconda. La brevità è un vantaggio, [...] le illustrazioni possono fare miracoli.
  5. Più importante: racconta una storia. Non raccontare un aneddoto, non raccontare una barzelletta e, soprattutto, non scrivere una poesia.
Per lo scrittore Scott D. Southard, scrivere un racconto di Natale vuol dire svelare the dark side, il lato oscuro: «Quello che hanno capito gli scrittori è che, più ti addentri nel buio, più luminosa sarà la luce alla fine della corsa. Proprio come il solstizio d’inverno. Quindi, se vuoi che la tua storia strimpelli le corde del cuore, fai preoccupare le persone, portale prima al lato oscuro». Interrogato, però, sulla differenza tra una storia di Natale e una storia qualsiasi di un giorno qualsiasi dell’anno, Southard svela la seconda, grande verità che leggerete in questo articolo: «Nothing. A good story is a good story».

Perciò, prima di domandarvi come scrivere un buon racconto di Natale, assicuratevi di avere tutti gli strumenti per scrivere un buon racconto. Poi applicate la formula magica di Dickens. E, nel caso vi trovaste in difficoltà, infilateci un gatto: tutto andrà per il meglio.


Commenti