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Sulla difficoltà di leggere durante la pandemia

«A leggere meno, sei più felice». L’altro giorno ne parlava qualcuno in ufficio, pare che l’abbia scritto Nino D’Angelo nella sua biografia. Magari non ha usato proprio gli stessi termini, ma l’idea che sottende un certo tipo di pensiero è che la lettura ti obbliga a fare i conti con alcuni sospesi che preferivi dimenticare.  Leggere ti apre la mente , si dice, e una volta che raggiungi un livello di conoscenza superiore, con un scatto verso l’alto, o di profondità, verso il basso di te stesso, diventa difficile tornare a viaggiare su percorsi regolari. In realtà non è un concetto nuovo: anche i membri della produzione della serie  Gli occhi del cuore sanno che il rimedio più efficace all’ansia è: «Semplice! Ho smesso di leggere. Non leggo più niente. Ma niente, eh!». Ora la domanda, per chi, come me, legge avidamente da almeno tre quarti della sua vita: leggere fa male? Sì, leggere fa malissimo . Non solo: è anche difficile; è difficile raggiungere l’attenzione giusta, quella che ti

La parzialità della scrittura nella totalità del mondo

Svegliarsi insieme a Christopher Isherwood

Chi ben comincia (a scrivere) è a metà dell’opera

Una sosta nel tempo di mezzo

La nuova legge sul libro tra dubbi, angosce e perplessità

Scrivere un perfetto racconto di Natale

Genesi di un romanzo dell’orrore: Shirley Jackson e L’incubo di Hill House

Il futuro è un libro di fantascienza

Il desiderio di scrivere di tutti