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Atlante delle meraviglie. I racconti di Danilo Soscia

In Tutto il ferro della torre Eiffel di Michele Mari, un tormentato Walter Benjamin si aggira per le strade di Parigi alla ricerca dell’aura. L’aura, un concetto che il vero Benjamin approfondì nei suoi saggi, era per lui l’anima dell’oggetto artistico: «l’apparizione unica di una lontananza, per quanto questa possa essere vicina». Lo scrittore, immerso nei suoi studi sull’influenza dei media, leggeva nella riproduzione meccanica dell’arte l’appagamento di un bisogno che poco aveva a che fare col solo fatto di voler godere della bellezza. Il Benjamin romanzato da Mari cerca di sanare la nostalgia dell’aura collezionando gli oggetti dei libri; l’idea è di prendere possesso di tutte le cose, perché le cose, liberate dal contesto, inventano un messaggio nuovo e tornano a brillare. Così, insieme allo storico Marc Bloch, Benjamin attraversa i passages della capitale francese per trovare nuovi pezzi da aggiungere alla collezione e durante il cammino incrocia diversi personaggi, reali o let…

L’arte di scrivere storie secondo Robert McKee

Dino Buzzati: due racconti, l’architettura e la magia del quotidiano

Racconto lungo o romanzo breve?

L’invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares

Eudora Welty e lo sguardo obliquo

Il dramma di scrivere d’amore