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Quando la scrittura diventa intellettuale

«La voce perde la sua origine, l’autore entra nella propria morte, la scrittura comincia» è una delle affermazioni più lucide di Roland Barthes. Ètratta da La morte dell’autore,un saggio breve che scrisse nel 1968. Per introdurre l’argomento, Barthes cita una novella di Balzac e si (ci) domanda: chi parla in questo brano? È il protagonista? È l’uomo Balzac? È l’autore Balzac? È la “saggezza universale”? Secondo Barthes, nessuna di queste voci esiste perché «la scrittura è la distruzione di ogni voce, di ogni origine». L’autore è il passato del testo e attribuirgli il senso primo di quello che ha scritto vuol dire concepire la fine della scrittura. L’abitudine di far coincidere la scrittura con l’autore appartiene alla critica letteraria perché è una semplificazione molto utile: svelato l’autore, spiegata la sua visione, si ha la chiave d’accesso al testo. Invece, scrive Barthes, è nel lettore che il processo si conclude: il lettore è la destinazione ultima della scrittura. Lo spiega …

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