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30 dicembre 2013

Buoni propositi per il nuovo anno (2013)

E se scrivessi una lista di fine anno? Magari una di quelle top&flop che spuntano da ogni dove. Perché sapete che predico male e razzolo ancora peggio; sapete che, per principio di incoerenza, potrei adattarmi al trend e stilare una classifica. In effetti ci avevo pensato, ma che senso avrebbe? Avrete intuito che vige in questi luoghi una rigida selezione all'ingresso; non tutti i libri che leggo compaiono sul blog, ma solo quelli che, a parer mio, sono i migliori. Ecco perché non ho preferiti da suggerirvi: per un motivo o per un altro, io consiglio tutti i libri di cui ho parlato. Ora e sempre potete attingere dall'archivio e rimpinzare i vostri desideri.

Però, ad onor del vero, una lista c'è. 

Si dice che gli ultimi giorni dell'anno siano dedicati a conteggi di ogni genere. Per me non è così. Io, per deformazione professionale, di bilanci ne faccio a migliaia; a cadenza trimestrale, mensile, e quando capita, anche settimanale. Questo è il motivo per il quale ho un elenco dettagliato di buoni propositi: perché mi sono resa conto che, a ogni saldo di fine periodo, faccio sistematicamente gli stessi sbagli. Ma questa volta ho preso appunti e ho la vana illusione che, se mi pento e mi dolgo in pubblica piazza, riuscirò a correggermi, o a ridurre gli effetti.

Recuperare i classici
Per quanto mi trovi sempre più invischiata in esordi e ultime uscite, sento il bisogno di colmare alcuni vuoti letterari che oscurano il mio essere lettrice d'assalto. Si discute molto se la lettura dei classici sia essenziale affinché un bagaglio culturale si possa considerare completo. Per me lo è, essenziale. Per me è un elemento imprescindibile. Perché, per capire il nuovo, c'è prima da guardarsi alle spalle e sapere da dove siamo partiti. Ecco perché ho un elenco di letture che, per il nuovo anno, conto di soddisfare. Quando leggi un classico te lo senti addosso quel sapore di eternità, ed è una sensazione di cui non ne avrò mai abbastanza.

Non leggere più libri contemporaneamente

Brutta, brutta abitudine, ma esula dalla mia volontà. Capita che ho un libro in lettura, capita che mi avvicino alla libreria per riporlo, capita che l'occhio mi cade su un altro libro, capita che lo apro, che lo sfoglio un po', capita che lo inizio. E ancora, mi accingo a riporre anche quest'ultimo, ancora l'occhio cade, ancora qualche pagina, e la scena si ripete. Con il digitale è ancora peggio perché è tutto a portata di mano: basta un clic e la mia ingordigia compie il resto. È una cosa che mi riprometto di non fare ma ci cado sempre; più vile di una femmina di coccodrillo che si rimbrotta di aver banchettato al gusto di prole coriacea a bagnomaria, mi ripeto che è l'ultima volta. E mi mento sapendo di mentire. Ma a mischiar troppi ingredienti si rischia di confondersi e di non sapere più attribuire il giusto peso ad ogni lettura. Perdere il filo è un attimo, ed è un vero peccato. Non lo farò mai più. Ve lo prometto.

Non essere preda facile delle novità

Non essere preda facile dell'entusiasmo altrui
Non essere preda facile dell'entusiasmo altrui per le novità
Questo è un po' il lato oscuro della medaglia di quella che è la lettura collettivaDa blog a blog, da social a social, rimbalzano consigli di lettura appassionati e appassionanti. Io, sull'onda dell'eccitazione collettiva, mi fiondo in libreria e compro. Comprare è parola chiave. Finché siamo qui a disquisire di ciò che è bello e ciò che piace tutto è concesso, ma quando dobbiamo mettere mano al portafogli è bene zittire la baraonda propagandista che ci attacca da più fronti e concederci qualche riflessione in più. La reazione alla lettura è una delle cose più personali che possano esistere: non si può prevedere, se non a gradi linee, e non si può trasmettere. 
E quindi, andandomi anche un po' contro, io dico che non bisogna mai affidarsi totalmente a un consiglio; se vi sentite affini ai miei gusti, se avete imparato a fidarmi di me (e non sarò mai in grado di esprimere quanto la cosa mi faccia piacere), non prendete per oro colato quello che scrivo. Fatemi delle domande, tante domande: sull'autore, sul libro, su questo o quel passaggio, sulle parole che ho scelto di usare per descrivere una trama, un personaggio. Insomma, siate lettori fedeli, ma criticiIo solitamente lo sono, ma, guardando i miei acquisti dell'anno, mi rendo conto che alcuni non sono stati diretta imputazione di una mia personale ispirazione quanto più di una diffusa approvazione di massa; approvazione alla quale, a fine lettura, non sempre ho sentito di appartenere.

Prendere appunti durante la lettura
Cosa buona e giusta. Ci sono alcuni passaggi di lettura nei quali ho il misericordioso lampo di genio, in cui mi piglia l'animo da librogger e, dalla costola del romanzo, potrei plasmare un articolo da mille e una pagina. Mi dico che lo faccio dopo, mi dico che lo faccio domani, mi dico che lo faccio alla fine del libro. E poi? Poi il nulla più assoluto. Il vuoto cosmico. Un aborto spontaneo. Ma perché non prendere qualche nota? Un appunto, un'annotazione. Perché sono pigra, irrimediabilmente pigra. Questa la faccio però, giuro.

Esorcizzare la paura dei big books
Io sono diventata, strada facendo, una tipa da narrativa breve. Credo che ci sia del genio nel sapere riuscire, con poche battute, a dar l'impressione, tangibile, che ci sia un prima e un dopo ma che tutto si risolverà in quell'unico, decisivo, momento: quello che stiamo leggendo. Ogni volta ne rimango affascinata. Ogni volta è un miracolo. Ma, al di là di questo, prediligere libri brevi è diventato un mio grosso limite. Mi sono accorta che rifuggo sempre più spesso, con una sorta di mal celato imbarazzo, dai libri spalmati su trilioni di pagine. Già a 500 inizio ad avvertire un leggero formicolio. Questa difficoltà mi condiziona molto perché mi allontana da tutti gli autori che, della narrativa dal lungo strascico, hanno fatto il loro punto forte. E quindi, legata a doppio filo col punto 1, nasce questa timida dichiarazione d'intenti. Devo rimediare, devo assolutamente purificarmi dallo spauracchio del mattonazzo. Anche perché...

Il 2014 sarà l'anno di Infinite Jest
Ognuno di noi ha un libro che sente di dover leggere: che sia per scelta, per curiosità, per scrupolo, per necessità, per atto dovuto. Ecco, io sento di dover leggere Infinite JestChe io ami David Foster Wallace è una cosa risaputa. Sebbene i suoi libri, quelli che ho letto, non soddisfino pienamente il concetto comune di capolavoro, io ne apprezzo ogni più piccola sbavatura. Solomon Silverfish, il racconto che apre la raccolta Questa è l'acqua, non riesco proprio a togliermelo dalla testa, e Lenore, Norman Bombardini, e tutti i personaggi de La scopa del sistema, mi hanno divertito fino alle lacrime. Infinite Jest è David Foster Wallace e io devo leggerlo. 1281 pagine. Che Dio me la mandi buona.

Fonte: www.finzionimagazine.it
Questi sono i miei pensierini di fine anno, le mie buone intenzioni. Che poi, tra il dire e il fare... ma questa è un'altra storia. E voi? Come avete intenzioni di far partire il 2014? 
Ditemi tutto, ma tutto tutto.

Un abbraccio, da anno a anno.
Cheers!



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26 dicembre 2013

Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso

— Io so tutto. Tutte queste cose le ho già pensate e ripensate e bisbigliate a me stesso migliaia di volte, quando ero là sdraiato al buio... le ho discusse e ridiscusse fino all'ultimo infinitesimo particolare, e so tutto, tutto! E mi son venute talmente a noia, ma davvero, tutte queste chiacchiere!Volevo dimenticare tutto e ricominciare tutto dapprincipio, Sònja, e smetterla di chiacchierare! Non crederai davvero che sia andato là come uno stupido, che mi ci sia tuffato a capofitto? Ci sono andato con le idee chiare, ed è proprio questo che mi ha rovinato! [...] Ho sofferto la tortura di tutte queste chiacchiere, Sònja, e a un certo punto ho voluto scuotermele dalle spalle: ho voluto, Sònja, uccidere senza casistica, uccidere per me stesso, per me solo! Non volevo mentire, in questo, neppure a me stesso! Non era per aiutare mia madre, sono tutte sciocchezze! Non ho ucciso per raggiungere la ricchezza e il potere per diventare un benefattore dell'umanità. Sciocchezze! [...] Ho semplicemente ucciso; ho ucciso per me stesso, soltanto per me: che poi fossi diventato un benefattore di qualcuno, oppure, come un ragno, avessi acchiappato gli altri nella mia ragnatela per tutta la vita, succhiando a tutti il sangue, in quel momento non doveva importarmene nulla, proprio nulla!... e soprattutto, non era il denaro che mi serviva, Sònja, quando ho ucciso; non era tanto il denaro che volevo, quanto un'altra cosa... tutto questo ora lo so... Capiscimi bene: forse, andando per quella strada, non avrei commesso mai più un delitto. Avevo bisogno di sapere un'altra cosa, era qualcos'altro che mi spingeva la mano: avevo bisogno di sapere allora, e di saperlo al più presto, se ero un pidocchio come tutti oppure un uomo! Sarei stato capace di scavalcarlo l'ostacolo, o no? Avrei osato chinarmi e raccogliere quello che avevo a portata di mano, oppure no? Sono una tremante pavida creatura, oppure ho il diritto...
— Di uccidere? O avevate il diritto di uccidere? — esclamò Sonja, battendo le mani.
— E... eh, Sonja! – gridò Raskolnikov, irritato, e voleva ribattere qualcosa, ma si interruppe e la guardò con disprezzo. — Non mi interrompere, Sonja! Volevo dimostrarti solo una cosa: che il diavolo allora mi trascinò, e soltanto dopo mi spiegò che non avevo il diritto di andarci, perché ero proprio un pidocchio come tutti! Mi ha preso in giro, e io ora sono venuto da te! Accogli quest'ospite! Se non fossi un pidocchio, sarei venuto da te? Ascoltami: quando sono andato dalla vecchia quel giorno, ci sono andato solo per provare... sappilo!
— E l'avete uccisa! L'avete uccisa!
— Sì, ma come l'ho uccisa? Si uccide in quel modo? Si va cosi a uccidere, come ci sono andato io? Un giorno ti racconterò come ci sono andato... Ho forse ucciso quella vecchia? Ho ucciso me stesso, non quella vecchia! Mi sono accoppato con un colpo solo, e per sempre!... E quella vecchia l'ha uccisa il diavolo, non io... Basta, basta, Sonja, basta! Lasciami stare — gridò a un tratto, con un'angoscia spasmodica — Lasciami stare!
(da Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij)


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23 dicembre 2013

Ballando a notte fonda di Andre Dubus

Che fosse mancanza quel che alla fine avrei provato io non me lo sarei mai aspettato. Pensavo di averne avuto abbastanza, pensavo che mi sarei sentita sollevata. E invece no, invece mi manca. Mi manca quel dolore. Lo percepivo, denso e pesante; da pagina a pagina era il tempo di emergere, prendere fiato e tornare giù, in quel rifugio del corpo dove si annida la sofferenza. Che fosse questo o quel racconto non aveva importanza. Era un'unica sensazione, replicata in ogni racconto. Ho iniziato a dilatare i tempi di lettura; preferivo fare un passo indietro piuttosto che procedere e lasciar che l'impazienza si portasse via tutto.

È un percorso, quello a cui ci sottopone Andre Dubus, che parte dall'ombra e arriva alla luce: i racconti contenuti nel libro sono quattordici gradini che il lettore deve risalire per poter raggiungere la cima con la dovuta predisposizione; assorbire gli spasmi di ogni personaggio è un atto necessario affinché la speranza possa sopraggiungere, infine, a rischiarare il giorno con maggiore intensità. La vita dello scrittore si fonde in questa raccolta più che in ogni altra sua produzione: è la prima che ha scritto dopo l'incidente che lo aveva costretto su una sedia a rotelle. Il riferimento alla paralisi è evidente nei personaggi de La moglie del colonnello (uno dei miei brani preferiti) e nel racconto che titola l'intera opera, Ballando a notte fonda. Ma osservando attentamente ogni storia credo si possa riscontrare la presenza, in diverse gradazioni, dello stesso elemento: un sentimento d'impotenza. Il corpo è una zavorra, limitata e limitante, al quale la mente deve sottostare: è la carne che tradisce, che sbaglia, che ha paura, che non è all'altezza. Prendo ad esempio Di notte, un fulmine di appena due pagine, prendo come riferimento la donna che si sveglia e si accorge che il marito che le è accanto è morto. Mentre dormiva, mentre anche lei dormiva. Non è il dolore per la morte del compagno, quanto la disperazione che la fine non fosse avvenuta come lei l'aveva immaginata; perché lei dormiva, perché lei non era lì con lui in quel momento, perché lei non era pronta. Perché il corpo aveva fallito.

È evidente quanto Dubus sia ispirato dai grandi nomi che hanno caratterizzato la narrativa america. Uno su tutti: Richard Yates. Revolutionary Road è l'emblema di quanto il sogno venga trucidato alla luce di una realtà che schiaccia ogni possibile appello alla salvezza; la felicità è l'illusione di un attimo, è pensare di poter essere diversi da tutti gli altri, e soccombere, ancora di più, per aver ceduto a quella parvenza di unicità. Ma, a differenza dei suoi predecessori, Dubus fa un passo avanti; come sottolinea Nicola Manuppelli nella sua postfazione:
Se l'America di Yates guardava a ciò che si era perduto, quella dell'ultimo Dubus guarda a ciò che si può ancora conquistare. Rifiuta il cinismo con cui spesso ci vantiamo di essere maturi. Rifiuta il disprezzo di sé. Rifiuta la depressione. L'amore nella narrativa di Dubus è un elemento naturale come l'aria e l'acqua. Senza questo amore, ci perdiamo. A volte è un "amare senza il limite della carne".
E così, partendo da L'intruso, Dubus ci mostra i suoi protagonisti alle prese con piccole e grandi tragedie, che dilata ed espande affinché ognuno di noi possa riconoscere e raccogliere anche il più sfuggente pensiero. È in questo primo racconto che lo scrittore raggiunge la disperazione massima; simile, per alcuni versi, alla storia raccontata da Brautigan in American Dust, L'intruso pone l'errore umano al centro del brano e affida a un ragazzino il duro compito di dover sviluppare il tema. Non c'è possibilità di redenzione. Non c'è barlume di salvezza. Il dramma è lì: compiuto e immutabile. Le ultime battute ci suggeriscono addirittura che il peggio ancora deve accadere, che appena lo stordimento dei primi tempi sarà passato, una pena ancor più acuta si presenterà a chiedere il conto. Ma compare, schivo e impacciato, il desiderio di riscatto. Di racconto in racconto, i personaggi rigettano l'angoscia e abbracciano la speranza. La abbracciano con l'anima e la abbracciano col corpo; con quel corpo che era un nemico da combattere, un fardello da cui liberarsi. Con quel corpo dal quale tutto è cominciato, tutto è passato. Dal quale tutto tornerà a nascere:

Un pomeriggio l'autobus coi bambini era in ritardo. Le immagini nella mia testa erano come una tempesta. Ero ferma sulla strada e non riuscivo a sbarazzarmi di tutte quelle terribili immagini. Così ho iniziato a ringraziare Dio per quella paura, perché voleva dire che li amavo infinitamente. Il sole splendeva sulla neve e sui pini, e io rimanevo lì, pensando a come sarebbe stato non avere paura, non riuscire ad amare nessuno tanto da non potere immaginare di vivere senza di lui.


ballando-a-notte-fonda-Dubus-MattioliAndre Dubus
Ballando a notte fonda
Traduzione di Nicola Manuppelli
Mattioli 1885
2013, pp. 234
ISBN 9788862613453
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18 dicembre 2013

Regalare libri a Natale. E se poi te ne penti?

Io aborro le liste a tema. Non so perché, mi prende l'orticaria. Se io fossi qualcuno che ha deciso di condividere lo spirito consumistico del Natale proprio con me, non mi regalerai un libro. Ma proprio mai. È già difficile per me beccare i miei stessi gusti, com'è possibile che qualcuno riesca a indovinare il titolo giusto? Certo, c'è la fortuna del principiante. Ma la fortuna, da che mondo è mondo, si porta dietro quelle belle otto/nove diottrie di miopia, perciò non ci farei tanto affidamento. Suggerire libri senza conoscere il target di riferimento è un po' come bombardare un'intera città per beccare il topo di Cenerentola (quello magro). Anni di esperienza ci hanno dimostrato che non è cosa saggia affidarsi al caso. E quindi niente, niente consigli. Però una cosa la posso fare: posso dare suggerimenti su di mePerché sono egoista, e perché voglio assicurarmi che quell'impavido qualcuno che vuole regalarmi un libro, sappia a cosa sta andando incontro.

Dunque. Amico, io ti stimo. Se hai deciso di regalarmi un libro sei già una spanna in su rispetto al 75% delle persone che conosco. Non vergognartene però, sii fiero. Entra in libreria con passo deciso. Ah, non spaventarti per quella montagna di carta che dovrai scavalcare prima d'arrivare a destinazione: quello è il totem del caso letterario del momento. Ogni cultura ha i suoi demoni.  Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

Davanti a te hai le novità
Succulente e fragranti. Fresche, fresche di stampa. Io ci andrei cauto però. Scegliere una novità presuppone grande spirito di osservazione pregresso; implica che tu, in questi ultimi mesi, hai seguito tutti i miei aggiornamenti social e sei riuscito a beccare proprio quel tweet nel quale millantavo frenesie irrefrenabili verso un titolo di ultima uscita. È così? È PROPRIO così? Lo sapevo. Passiamo oltre.

NO. Non ci pensare neanche a regalarmi a Natale un libro sul Natale.

Oh, i romanziOcchio. Sembra facile, e invece non lo è. C'è da scartare:
- i libri che ho (cartaceo);
- i libri che ho (ebook);
- i libri che ho ordinato e che mi devono ancora arrivare;
- i libri che non voglio per principio;
- i libri che avevo e di cui mi sono liberata;
- i libri che non leggerei neanche se me li regalassero.

Attenzione al genere, al numero di pagine. La copertina, amico, la copertina. Non aggiungo altro. Toccala la carta, saggiala un po'. Non troppo però, altrimenti ti toccherà rovistare sullo scaffale per trovarne uno nuovo. L'impaginazione. Il carattere: che sia leggibile, che sia appetitoso. Formato? Brossura? Non essere spilorcio, è un regalo! Panico? Perché panico? Avrai segnato qualcosa, no? Il mio autore preferito almeno. Ma ci conosciamo io e te?

I racconti mi piacciono molto, te lo dico. Regalare una raccolta è un bel gesto: i racconti sono lampi di vita nei quali tutto si sconvolge. Mi emozionano. Però ci vuole dimestichezza, bisogna beccare quelli giusti. Non ti vedo tanto ferrato. Fidati, lascia perdere.

Saggi, testi teatrali e poesieNo, no e no. Campo minato. Via. Andare.

Niente religione, né mono né polifonica.

I classiciCe la puoi fare. Ma anche qui, non scegliere quelli che piacciono a te. Prova a immedesimarti e, soprattutto, non cadere nel banale. Ricordi che ti parlai della mia predilezione per le distopie
Ottimo. È un punto di partenza. Conosci qualche libro sull'argomento? E allora no, meglio evitare. I mattonazzi? Le pietre miliari della letteratura? Sì, anche. Ma come fai a decidere? No che non ti puoi affidare alla copertina! Ah, la quarta di copertina. Scusa, non c'è campo nel mondo parallelo. La quarta di copertina, sì. Come non ci hai capito nulla? Cosa significa è "criptica"? Ma stai parlando di Flaubert o Voltaire? Ecco, andiamo via che è meglio.

No alla filosofia, non ci voglio stare in pace con me stessa. 

Sei esasperato, lo so, ma davvero hai pensato a un libro sulla pesca
Ultima spiaggia, ho capito. È talmente triste che non mi viene neanche da piangere. Calmati, rilassati. Non te la prendere con la commessa. Non scuoterla così, non riuscirai a tirarle fuori il libro perfetto.

Respira. 
Ascoltami. C'è una cioccolateria lì, appena esci dalla libreria, sulla destra. Entra e compra. TUTTO QUELLO CHE VUOITi voglio bene amico, anche solo per averci provato.

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p.s.: se non dovessimo beccarci, che valangate di auguri possano infrangersi su di voi!
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17 dicembre 2013

Follie di Brooklyn: un gruppo di Lettura su Paul Auster

Io non sono tagliata per i gruppi di lettura. Questa è una verità appurata da prove e prove di lettura collettiva fallite miseramente. Perché sono incostante, mi piace prendere un libro e leggere per dieci ore di fila, poi mi piace lasciarlo lì e aspettare che mi chiami lui. Può capitare il giorno dopo, una settimana dopo, e può non capitare affatto. Come si fa allora? Come si concilia questo schema di corteggiamento con la lettura di branco? Si fa che il gruppo di lettura te lo crei da sola, a tua immagine e somiglianza. Crearlo è l'unica cosa che ho fatto, perché a riempirlo sono stati i miei amici, ed è a loro, a loro che hanno capito il mio modo di concepire questo percorso, a cui va il più grande merito. In che cosa è stato diverso questo GdL rispetto a tutti gli altri ai quali ho partecipato? Una sensazione: la consapevolezza di essere libera. È stato leggere un libro tutti insieme, non è stato arrivare tutti allo stesso punto. Ogni dettaglio, dalla selezione dell'autore alla scelta del libro, è stato deciso insieme. E tutti, tutti insieme, siamo arrivati alla fine.
 
Premesso che la qualità di un romanzo è data da una somma eterogenea di elementi, sono sempre stata dell'idea che uno stile particolarmente interessante possa sopperire anche alle trame meno avvincenti. È quello che, nella maggior parte dei casi, mi spinge a preferire un libro ad un altro: il come. Ancora una volta, leggendo Follie di Brooklyn, mi sono trovata a confermare questa tesi. Sebbene il romanzo nasca da un groviglio di avvenimenti complesso e succulento, è la scrittura di Paul Auster che padroneggia la scena: presente ma discreta, forte ed efficace quando la situazione lo richiede, scanzonata quel poco che basta per alleggerire il momento più drammatico. L'impronta dello scrittore si fonde nella voce del protagonista, Nathan Glass: un uomo consumato, orfano di ogni attrattiva verso tutta la progettualità che il futuro comporta. L'unica cosa che gli preme è trovare un posto tranquillo dove lasciarsi morire e pensa che Brooklyn possa essere la città più adatta allo scopo. Ma prima ha un'ultima impresa da portare a termine: il libro della follia umana. Perché nessuno scrive mai un libro su qualcuno che non vanti almeno uno straccio di popolarità, perché nessuno pensa che sia utile ricordare un uomo per la vita che ha condotto; ricordarlo solo perché era un uomo, con tutta la dignità che l'appellativo si porta dietro. E allora ci avrebbe pensato lui a dare piena voce alla normalità. Poi, può anche morire. Almeno questi erano i suoi piani. Ma la follia avrebbe fatto irruzione nella sua storia ancora una volta. Proprio nella città a cui ha affidato la sua fine, Nathan sarà costretto a mettersi nuovamente in discussione; ad emozionarsi, a commuoversi, a sognare. Perché la vita è capace di rigirarsi nelle maniere più inaspettate, ed è in quelle pieghe insolite che si nasconde la straordinaria biografia dell'uomo comune.
— Potrei anche sbatterle fuori di casa, non ti sembra?
— Credo di sì. E finiresti per rimproverartelo ogni giorno per il resto della tua vita. Non farlo, Joyce. Prova a seguire la corrente. Tieni alta la guardia. Non lasciarti infinocchiare. Vota democratico a tutte le elezioni. Pedala nel parco. Sogna il mio corpo perfetto e dorato. Prendi le tue vitamine. Bevi otto bicchieri di acqua al giorno. Fai il tifo per i Mets. Guarda un sacco di film. Non lavorare troppo. Vieni con me a fare un viaggio a Parigi. Accompagnami all'ospedale quando Rachel avrà il bambino, e prendi in braccio mio nipote. Lavati i denti dopo ogni pasto. Non attraversare con il rosso. Difendi i piccoli. Non farti mettere la testa sotto i piedi. Ricorda quanto sei bella. Ricorda quanto ti amo. Bevi uno scotch con ghiaccio tutti i giorni. Respira a fondo. Tieni gli occhi aperti. Stai lontana dai cibi troppo grassi. Dormi il sonno dei giusti.
Ricorda quanto ti amo.


follie-brooklyn-Auster-libroPaul Auster
Follie di Brooklyn 
Traduzione di Massimo Bocchiola
Einaudi
2007 pp. 265
ISBN 9788806186203
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12 dicembre 2013

Ritratto di famiglia con superpoteri di Steven Amsterdam

Ammetto di esserci cascata: il termine superpoteri ha spalancato il baule della mia infanzia tirando fuori una serie di immagini legate a paladini della giustizia, calzamaglie fluorescenti, mutazioni genetiche e raggi gamma a profusione. Ma questo libro, questo Ritratto di famiglia con superpoteri, è innanzitutto la storia di una famiglia normale, con tutti i problemi normali che un mondo, normale, possa generare. Quello che c'è di straordinario è che ogni familiare dispone di capacità fuori dal comune; doti che sembrano essere indipendenti dalla volontà del singolo, poteri che si manifestano nei momenti di maggior avversità. Nonostante questo, ogni membro della famiglia continua a condurre la propria vita allo stesso modo, senza che l'elemento sovrumano ne sconvolga l'equilibrio. Ognuno di loro continua ad essere una persona comune.

La struttura del romanzo di Steven Amsterdam è molto interessante: formato da sette capitoli, ciascuno dedicato a un familiare, il libro registra lo scorrere del tempo da blocco a blocco. Per farla semplice: in un capitolo leggerete la storia, dal punto di vista di un solo personaggio, racchiusa in un determinato periodo di tempo, mentre, nel capitolo successivo, l'intreccio prosegue per mezzo di un altro personaggio, a qualche anno di distanza dal racconto precedente. In questo modo riuscite ad avere libero accesso ai pensieri di tutti ma sarete voi a dover ricostruire i fatti attraverso le narrazioni di ognuno.

Il libro si apre con Giordana, per proseguire con Natalie (zia di Giordana), Ben (fratello di Giordana, nipote di Natalie), Ruth (sorella di Natalie, madre di Ben e Giordana), Sasha (figlio di Natalie, nipote di Ruth, cugino di Ben e Giordana), Peter (marito di Natalie, cognato di Ruth, zio di Ben e Giordana e padre di Sasha) e Alek (figlio di Peter e Natalie, nipote di Ruth, cugino di Ben e Giordana, fratello di Sasha). Ruth, esasperata dal marito alcolizzato, decide di lasciarlo e di portare i figli con sé. Giordana ha quindici anni quando, insieme al fratello e alla madre, si trasferisce da Natalie e Peter. Ed è proprio in quella casa che la ragazza si rende conto di poter diventare invisibile. È un potere, un superpotere, che riesce a mettere in atto nei momenti in cui ne ha più bisogno. Così come Ben, quando trova finalmente il modo di svincolarsi dal peso di una vita insoddisfatta e mediocre: spicca un salto, vola, e raggiunge la sua libertà. Come Natalie, che nuota per la sua famiglia; nuota per Alek, per quel suo modo di essere così evasivo, per quel mutismo che non le permette di capire cosa c'è che non va. Nuota, nuota veloce. Più veloce, più di quanto ogni essere umano possa mai fare, per riuscire ad afferrare il mondo di suo figlio e farlo proprio. Perché Alek è il punto di congiunzione. Perché Alek è, dicendo senza voler dire, un po' più speciale degli altri. Voi lo vedrete cupo, malinconico, sconnesso. Dategli tempo, sarà lui a spiegarvi tutto.
C'era una volta un ragazzo che era troppo curioso. Se ne andò dalla fattoria di famiglia in cerca di fortuna. Prima ancora di dire addio al cane, proprio fuori dal cancello di casa, incontrò un serpente gigante. Aveva le squame color rubino, e gli disse: «Devi tornare dalla tua famiglia». Il ragazzo rispose: «Ma io voglio vedere il mondo». Il serpente disse: «Loro sono il sangue del tuo sangue. Loro sono tuoi, tu sei loro, per sempre».


ritratto-di-famiglia-con-superpoteri-Amsterdan-libroSteven Amsterdam
Ritratto di famiglia con superpoteri
Traduzione di Anna Mioni
ISBN Edizioni
2012 pp. 320
ISBN 9788876383328
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8 dicembre 2013

Il pricing è giusto? Dati e tendenze dei prezzi digitali

Leggono almeno un libro all'anno 
2,5 milioni di unità in più rispetto a 5 anni fa.

più-libri-più-liberi
Con il conforto di questo dato si è aperto l'incontro Il pricing è giusto? Prezzi digitali, istruzioni per l'uso, organizzato dall'Associazione Italiana Editori (Aie) in collaborazione con Simon Kucher & Partners e Ie-Informazioni editoriali, nell'ambito della dodicesima edizione della fiera Più libri più liberiSono intervenuti Alessandro Maggioni e Simonetta PillonL'incontro è stato condotto da Cristina Mussinelli (consulente editoria digitale Aie).

Partiamo dalla diffusione del processo di digitalizzazioneUno studio condotto su un campione di circa 300 persone tra Italia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito, ha evidenziato che la gran parte dei lettori americani ha un e-reader, mentre gli europei fanno ancora uso del computer e di altri strumenti tradizionali. Si prevede che, nel 2016, la diffusione del digitale negli Stati Uniti raggiungerà il 50%, e si presuppone che l'Europa si adeguerà di conseguenza, giungendo allo stesso risultato negli esercizi successivi (con tutta la calma che ci contraddistingue quando si parla di progresso).

Attualmente, la distribuzione in digitale non raggiunge grandi risultati: negli Stati Uniti si sostanzia sul 20% mentre in Europa le percentuali scendono al 2,4% per la Germania, 1,8% per Italia e Francia e 1% per la SpagnaFocalizzando l'attenzione sul mercato italiano, possiamo riscontrare che il numero di libri pubblicati in ebook è meno della metà di quelli su carta, ma, negli ultimi due anni, la crescita dei titoli digitali è aumentata esponenzialmente: il mercato, infatti, vede un incremento delle pubblicazioni digitali pari al 150%.

prezziI prezzi del cartaceo diminuiscono, i prezzi del digitale aumentano. Distinguendo l'analisi tra piccola e grande editoria è emerso che, dal 2010 al 2012, il prezzo di copertina dei libri in edizioni cartacea venduti dai piccoli editori è calato del 10% (da 22,20 euro a 20 euro), mentre per i grandi editori il calo è pari all'1% (da 17,20 euro a 17,10 euro). Gli ebook stanno recuperando terreno. Attualmente il prezzo di un ebook è pari alla metà di un cartaceo ma è destinato a salire. Questo perché, sebbene i costi di produzione siano decisamente ridotti, il prodotto offerto al cliente è, dall'ottica dell'editore, equivalente ad un libro in "carta e ossa". Esempio: Inferno di Dan Brown è venduto in ebook ad un prezzo pari a circa il 60% in meno rispetto al costo del libro in edizione cartacea; questa è una percentuale ancora troppo bassa per parlare di una politica di pricing efficiente.

C'è differenza tra i prezzi on e off-line? Sì. L'indagine a cui faccio riferimento ha considerato le librerie di catena, le librerie indipendenti e le librerie on-line (ad esclusione di Amazon che sembra non rilasci i propri dati di vendita). Risultato: le catene detengono il prezzo medio di vendita più basso (il costo ha subito un decremento del 3%, passando da 12,56 euro a 12,15 euro) mentre le librerie indipendenti non hanno subito particolari oscillazioni di prezzo (-0,2%). Le librerie on-line fanno festa: i loro prezzi di vendita hanno subito un incremento del 6,6%. Uno dei punti di forza degli shop virtuali è l'assortimento più vasto e completo di cui possono disporre rispetto ai venditori tradizionali. La recessione dei consumi ha causato la chiusura di alcune librerie indipendenti e, in alcune realtà, la massiccia riduzione del personale; i librai, per restare a galla, sono obbligati a valutare attentamente le scelte di magazzino e a definire la loro offerta in modo razionale.

Cosa ne pensa il consumatoreIl prezzo ideale per un ebook dovrebbe stazionarsi intorno ad una cifra pari al 30-36% in meno del costo previsto per il cartaceo: questo è quello che, in media, un lettore sarebbe disposto a pagare. Oltre il 70% del campione ammette però di poter considerare l'idea di spendere un prezzo maggiore se all'acquisto di un ebook venissero associate features interessanti (estratti multimediali e contenuti extra).

Parliamo di una questione che solleva diverse perplessità. L'avanzata del digitale preoccupa soprattutto quelle persone che con il libro instaurano un rapporto che va al di là del romanzo in sé. Vero è che, con la digitalizzazione, la lettura è sempre più condivisa e globalizzata: gli stessi lettori si sono adattati al trend virtuale condividendo sempre più spesso pareri e commenti su social network, blog e siti web. Non dimentichiamo inoltre che il digitale ha permesso a diversi testi di approdare sul mercato e raggiungere il cliente: c'è chi si affida al self-publishing e chi distribuisce il proprio libro in rete; soluzioni che, fino a pochi anni fa, non erano neanche lontanamente ipotizzabili.


Per alcuni di noi, l'oggetto libro è un bene da valorizzare. Non possiamo però ignorare che l'editoria si sta evolvendo ed è necessario fare i conti anche con questo, per provarne a trarne, senza alcun pregiudizio, ogni vantaggio possibile.



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7 dicembre 2013

Qualche scatto da Più libri Più liberi 2013

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Parti da un libro!
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Di qua si paga...
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... di là si entra.
piulibri13
Cammina...
piulibri13
Cammina...
piulibri13
Cammina...
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Oh, libri!
stand-sellerio-piulibri13
e libri
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e libri (volanti però!)
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(Questa non l'ho capita, poi me la faccio spiegare)
libri-piulibri13
Libri mignon, versione "haute couture"
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Libri full size, versione "prêt-à-lire"
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La moltiplicazione del Wallace
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Perché noi siamo lettori globalizzati!
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Dal basso verso l'alto
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Dall'alto verso il basso




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Poi c'era lui...


Zerocalcare-piulibri13
...che sarebbe lui

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Intasamento da surplus di infanzia
stand-iperborea-piulibri13
Ma ve l'ho detto che c'erano anche dei libri?
stand-iperborea-piulibri13
No, perché non vorrei che mi fosse sfuggito.
libri-piulibri13
Libri qui


audiolibri-stand-piulibri13
e audiolibri qui



stand-marcosymarcos-piulibri13
Insomma: libri, libri. Tanti libri.

Questa è stata la mia fiera. Per qualche dettaglio in più, ci aggiorniamo nei prossimi giorni. 
Un abbraccio collettivo.




Più libri, più LIBERI.
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3 dicembre 2013

Piccoli grandi ebook: guida all'acquisto consapevole

Il digitale ha rivoluzionato il mondo dell'editoria moltiplicando le nostre occasioni di lettura. Tralasciando i vantaggi direttamente imputabili ad un file elettronico, come la praticità e la trasferibilità, la virtualizzazione dei testi ha favorito la proliferazione, e la relativa commercializzazione, di micro brani che, a causa degli elevati costi del vecchio cartaceo, mai avrebbero raggiunto il mercato. Questo perché non è economicamente conveniente produrre e stampare un intero libro per un articolo di poche pagine; premesso che la quantità non è sinonimo di qualità, il prezzo di vendita raggiungerebbe cifre che un lettore non sarebbe mai disposto a pagare. Con la riduzione dei costi di produzione dovuta all'avvento della digitalizzazione, ci troviamo ora a fronteggiare un'offerta massiccia di pillole d'autore: assaggi racchiusi in un numero limitato di battuteQuesto è un bene? Dipende. Dipende da noi.

Non siamo così esigenti e accorti quando effettuiamo i nostri acquisti virtuali e il più delle volte basta poco per attirare la nostra attenzione: una copertina spiritosa, un titolo accattivante, e tutto si risolve nel giro di un clic. È quello il problema: il clicLo sforzo legato all'acquisto è così irrilevante che l'azione è più veloce del pensiero. Poi c'è la seduzione dei 99 centesimiLa seduzione, sì: 99 tracce di puro annebbiamento mentale. 0,99 - 1,99 - 2,99 - 3,99 e via discorrendo. Non occorre una laurea in matematica per capire che nei fatti parliamo di euro belli tondi. Però quelle cifre, messe così, fanno subito gola. Fanno subito "affare". E allora... CLIC.

Esempio. Feltrinelli ha creato collana che corrisponde al nostro oggetto di studio: Feltrinelli Zoom.
Zoom è la nuova collana di Feltrinelli tutta digitale. 
Una nuova idea di libro: economico, veloce e maneggevole. 
A 0,99 € a titolo.
In Zoom troverai racconti, romanzi a puntate, guide, saggi e interventi editi e inediti. Testi brevi ma di altissima qualità, liberati nella loro essenza più pura dalle nuove possibilità di distribuzione digitale. 
Al di là dei brani di prima pubblicazione presenti in lista, i testi sono in larga parte presi da libri pubblicati negli anni passati. Gira un po' di polemica in rete perché la percentuale degli estratti è maggiore di quella relativa ai racconti di nuova edizione (ad occhio, l'85-90% della collana si basa su brani già in commercio in altri volumi) e la discussione si infiamma perché sembrerebbe che, calcolatrice alla mano, converrebbe di più, in alcuni casi, comprare il libro intero che il singolo passo. 

In realtà a me non sembra un gran problema perché accanto ad ogni estratto compare il titolo del libro dal quale è stato ricavato, quindi è un attimo valutare la convenienza economica dell'uno o dell'altro. Mi preme maggiormente sottolineare l'importanza di una selezione, da parte nostra, che sia consapevole e ponderata. Anzi, sapete cosa vi dico? Ho letto diverse proposte del catalogo, in modo da poter valutare la collana nel suo complesso, e sono partita proprio dai racconti inediti, ma sono questi che mi hanno maggiormente deluso.

Quello che ho preferito è London Angel. Piersandro Pallavicini ci parla di amicizia. Il risultato è un piacevole resoconto su come due uomini possano ritrovarsi, a distanza di anni, e rendersi conto di essere ancora molto vicini; sullo sfondo la città di Londra, la mia città, spettatrice e attrice della stessa commedia. Molto gradevole.
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Poi ci sono gli estratti. Anche qui, alcuni sono molto validi e altri meno. Io voglio consigliarvene tre che secondo me vale davvero la pena leggere. Il primo che dovete recuperare è Il nuotatore di John CheeverPer questo brano mi accollo ogni responsabilità; nel caso lo leggeste e ne rimaneste delusi, leggetelo di nuovo, e se anche allora Neddy Miller non sarà riuscito a conquistarvi, invierò ad ognuno di voi una mia fotografia che potrete usare per allenarvi al gioco delle freccette. Promesso. Formato 50x70.

Non so neanch'io perché questa storia mi abbia preso così tanto. È triste, e a me piacciono le storie tristi. O meglio, mi piacciono le storie tristi vissute da personaggi pieni di dignità. Personaggi inconsapevoli la maggior parte delle volte, ma fieri. E poi mi è sembrata un'idea molto bella quella di Ned, quasi poetica. Una sorta di eroe romantico contemporaneo, così l'ho percepito. 

Una domenica di mezza estate, una come tante, una di quelle che Neddy passava a casa di amici a bere qualcosa a bordo piscina. 
il-nuotatore-Cheever-cover
Tratto da: I RACCONTI 
In quel momento gli venne l'idea che, seguendo un percorso ad angolo in direzione sud ovest, sarebbe potuto arrivare a casa sua a nuoto. La sua vita non era condizionata, e il piacere che gli dava questa constatazione non poteva essere spiegato con un complesso di fuga. Gli sembrava di vedere, con un occhio da cartografo, quella catena di piscine, quel corso d'acqua quasi sotterraneo che si snodava attraverso la contea. Aveva fatto una scoperta, aveva dato un contributo alla geografia moderna, e quel corso d'acqua l'avrebbe chiamato Lucinda, col nome di sua moglie. Non era uno che amava particolarmente gli scherzi, né era un buffone, ma era volutamente originale, e si considerava in generale, e modestamente, un personaggio leggendario. Era una bella giornata, e gli sembrava che una lunga nuotata ne avrebbe esaltato la bellezza.
Immaginate la scena: una piscina dietro l'altra. Un unico percorso d'acqua. Villette a schiera, cane in giardino e steccato bianco, sorrisi inamidati e abiti dai toni pastello. La massificazione sociale. L'annullamento di ogni soggettività. E poi c'è Ned, che vuole attraversare tutte queste mediocrità per tornare a casa. A nuoto, nelle realtà altrui. È folle. È un genio. A prescindere dall'impresa bizzarra del protagonista, è l'acqua che secondo me domina la scena; l'acqua e tutto il simbolismo che essa racchiude: la purificazione, la rinascita, il battesimoQuesto racconto è apparso per la prima volta sulla rivista New Yorker  il 16 luglio 1964, ma è ancora molto attuale. È bello, davvero. 

Passiamo a tutt'altro genere.
assassino-Serra-cover
Tratto da:
 IL NUOVO CHE AVANZA
L'assassino di Michele Serra è proprio divertente. Questo strambo vecchietto che vedete in copertina non riesce ad accettare la trasformazione che sembra stiano attraverso le piccole botteghe di paese nelle quali è solito rifornirsi; non capisce perché i negozianti hanno iniziato ad utilizzare termini così strani per vendere la loro merce. Perché, ad esempio, un calzino diventa un calzino valido? Esistono anche i calzini invalidiE i bicchieri? Perché una confezione di bicchieri dovrebbe essere una soluzione simpatica? I bicchieri sono bicchieri, non sono nient'altro che questo, non possono far ridere. E tutti quei gusti in gelateria? Dov'è la crema? Dov'è la nocciola? L'uomo esplode ogni volta che si trova in situazioni del genere e l'unico modo attraverso il quale trova un po' di pace è... uccidendo i negozianti indegni.  Mi sembra una soluzione più che logica, non vi pare? Michele Serra è stato una piacevole scoperta. Da approfondire.


Concludo con I morti a tavola di Antonio Tabucchi.
morti-a-tavola-Tabucchi-cover
Tratto da:
 IL TEMPO INVECCHIA IN FRETTA
Dopo Sostiene Pereira, questo racconto è stata una conferma delle impressioni positive che avevo ricavato in precedenza. Il protagonista del brano è un uomo, un vecchio, che passeggia per le strade di Berlino passando al vaglio tutta la sua vita: anni trascorsi al servizio della Repubblica Democratica Tedesca.
Ah, il Muro, che nostalgia del Muro. Era lì, solido, concreto, segnava un confine, marcava la vita, dava la sicurezza di un'appartenenza. Grazie a un muro uno appartiene a qualcosa, sta di qua o di là, il muro è come un punto cardinale, di qua c'è il nord, di là il sud, sai dove sei. 
La scrittura di Tabucchi non è così accessibile; ha uno stile particolare, ermetico, criptico quasi, però val la pena fare uno sforzo in più e immergersi nel suo mondo.



Questi sono i brani che mi sono piaciuti di più. 
Questi sono i brani attraverso i quali, secondo me, lo sforzo d'acquisto è ampiamente ricompensato. Perché, tralasciando le singole casistiche e le preferenze di specie, l'analisi dell'offerta virtuale di Feltrinelli era solo un pretesto per approcciare in modo più concreto l'argomento; il mio scopo era quello di puntare l'attenzione sul cambiamento che il fenomeno sta attuando sulle nostre abitudini di spesa. Il nostro modo di concepire i libri è cambiato ed è giusto che sia così, ma è importante imparare ad assumere un atteggiamento critico verso il digitale che sia almeno pari a quello che adottiamo nei confronti del cartaceo. 

È necessario soppesare il nostro interesse prima di farci prendere dall'acquisto compulsivo, perché è proprio nelle preferenze e nelle rinunce che si forma la nostra personalità letteraria. Scegliamo, valutiamo, scartiamo e confrontiamo. E poi, se clic dev'essere, lasciamo che sia.



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