Il futuro è un libro di fantascienza


La notizia è di qualche settimana fa: gli scrittori di fantascienza decideranno il futuro della Francia. La defense innovation agency, che fa capo all’esercito francese, formerà una red team di 4-5 persone, scelte tra scrittori di sci-fi e futurologi; il lavoro della squadra consisterà nel concepire ipotesi sul mondo di domani, al fine di tutelare gli interessi del paese.

L’iniziativa non deve suonare troppo strana, dato che non è la prima volta che si allude alle doti precognitive degli scrittori di fantascienza. La tesi si è consolidata nel tempo, a seguito di alcune previsioni andate a buon fine.
A Jules Vernes va il merito di aver anticipato lo sbarco sulla Luna, in un libro del 1865 che s’intitola, appunto, Dalla terra alla luna. Nel 1969, Neil Armstrong realizza il sogno di Vernes e passeggia sul suolo lunare, a compimento di una missione partita il 16 luglio da Cape Canaveral, in Florida.
In La liberazione del mondo, un romanzo del 1914, H. G. Wells fa riferimento a una bomba di uranio che «continuerebbe a esplodere indefinitamente». Tre decenni dopo, gli Stati Uniti sganciano due bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki.
Octavia Butler, autrice di fantascienza afroamerica, scrive La parabola dei talenti. Il libro è del 1998, la storia è ambientata nel 2032 e racconta una campagna presidenziale che assomiglia molto a quella intrapresa da Donald Trump. Il candidato, Andrew Steele Jarret, è solito lanciare dichiarazioni controverse sui musulmani al grido di Make America Great Again.

Più note ancora sono le previsioni di Isaac Asimov. Nel 1964, Asimov rilascia un’intervista al New York Times per rispondere alla domanda What will the World’s Fair of 2014 be like? Qualche anno dopo, nel dicembre del 1983, la rivista Toronto Star gli chiede d’immaginare la vita tra 35 anni, ovvero nel nostro 2019.
Supponendo che il mondo non sia stato distrutto da una guerra nucleare, Asimov anticipa la centralità dell’informazione e all’automazione, e si concentra sul probabile impatto che la tecnologia avrà sull’istruzione e sul lavoro. In chiusura, azzarda qualche consiglio sulle mete turistiche del futuro: «Entro il 2019, il primo insediamento spaziale dovrebbe essere sui tavoli da disegno; forse, potrebbe essere già in fase di costruzione». E così è: la NASA ha espresso la volontà di avviare un progetto d’insediamento lunare permanente. L’idea, siglata nell’accordo Space Policy Directive-1, è quella di creare un’accogliente piattaforma orbitante.

Tralasciando eventuali coincidenze, il dubbio resta: gli scrittori di fantascienza sono in grado di leggere il futuro? La risposta è nella distanza di significato tra i verbi predire e prevedere, ossia tra annunciare quello che accadrà e fare supposizioni in base a risultati pregressi. In linea con questa sottile distinzione, gli scrittori non indovinano, ma intuiscono, ipotizzano, congetturano.

Il futuro secondo Arthur C. Clarke

Uno che ha congetturato parecchio sul futuro è Arthur C. Clarke. Clarke era un futurista, uno scrittore, un inventore e un esploratore. Nel tempo libero, conduceva serie televisive. Ha scritto tanto, tra romanzi, racconti e saggi, ma è diventato famoso per 2001: Odissea nello spazio. In suo onore, l’orbita geostazionaria della Terra è stata battezzata Fascia di Clarke. Questo perché, nel 1945, scrisse un saggio dal titolo Relè extra-terrestri: le stazioni missilistiche possono fornire copertura radio in tutto il mondo?, teorizzando la telecomunicazione satellitare dieci anni prima del lancio dello Sputnik.
Se lo scrittore deve separare, nelle sue opere, ciò che è reale da ciò che è frutto della fantasia, lo scrittore di fantascienza ha lo stesso dovere «elevato al quadrato»: questo era il pensiero di Clarke.

Intorno agli anni Sessanta, prova a riassumere la relazione tra fantascienza e preveggenza in tre principi. Le tre leggi di previsione di Arthur C. Clarke appaiono nel saggio Hazards of Prophecy: The Failure of Imagination, incluso, insieme ad altre intuizioni, in Profiles of the Future del 1962, l’unico libro che ho letto in questa torrida estate che annienta ogni slancio vitale.
Il sottotitolo è indicativo: An Inquiry into the Limits of the Possibile. Clarke ammette che è impossibile predire il futuro, e aggiunge che chi prova a farlo corre il rischio di rendersi ridicolo nel giro di qualche anno. L’obiettivo del suo lavoro, infatti, è più ambizioso: definire i confini entro i quali possono cadere i futuri possibili.

Il libro è formato da diciannove capitoli. I titoli sono molto allettanti perché prendono in considerazione diversi aspetti dell’esistenza, come Beyond Gravity, The Quest for Speed, About Time, Brain and Body, Voices frome the Sky, The Long Twilight. Chiude l’opera la Chart of the Future. È una tabella divisa in due sezioni: The Past, The Future. Partendo dal 1800, Clarke mappa il futuro fino al 2100, elencando tutto quello che è accaduto e che, di conseguenza, potrebbe accadere.
Le previsioni si concentrano in cinque categorie:
– Transportation;
– Communication/Information;
– Materials/Manufacture;
– Biology/Chemistry;
– Physics.

La tavola del futuro si presta a diverse letture. Il consiglio è di scoprire ciò che Clarke aveva previsto, verificare si è realizzato oppure no, e poi scorrere il dito fino agli anni che devono ancora venire.
Riporto qualche dato, tra i più interessanti. Nel 2000, Clarke prevede la diffusione delle intelligenze artificiali e l’energia wireless. Colloca lo sviluppo dei robot intorno al 2010, insieme al controllo dei geni ereditari, delle condizioni atmosferiche e delle sonde interstellari. Nello stesso anno indica la nascita di una biblioteca globale, e in effetti ci stiamo lavorando.
Il primo contatto extraterrestre è datato 2030, quindi avete tutto il tempo d’iscrivervi in palestra e rimettervi in forma perché il vero incontro avverrà ottant’anni più tardi. Nel 2050 saremo in grado di controllare la gravità e fare un backup della memoria. C’è anche un riferimento all’animazione sospesa, principio alla base della criogenia (Don DeLillo approva).
L’intelligenza delle macchine supererà quella degli uomini nel 2080, anno in cui Clarke segna i primi progressi nella creazione di vita artificiale, ma in questo campo siamo un passo avanti.
Nel 2100, ultimo orizzonte immaginato dallo scrittore, saremo un popolo di replicanti, per lo più immortale, che vive sotto l’ombra di un unico world brain. Tutto sommato, poteva andare peggio.

Clarke ci avverte di non prendere la tavola troppo sul serio; è probabile che alcune previsioni siano in contraddizione perché, come abbiamo detto, non si può predire il futuro. Al massimo, poi, si può azzardare un cosa, difficilmente un quando. Lui stesso, dopo dieci anni, è stato costretto a correggere alcuni dati (per esempio: aveva previsto la scoperta delle onde gravitazionali intorno agli anni Ottanta, peccato che nel 1969 il fisico statunitense Joseph Weber annuncia di essere riuscito a rilevare le prime vibrazioni dello spazio-tempo).
Ma ci sono alcune leggi generali che regolano le previsioni scientifiche, a differenza della politica o dell’economia, perciò la scienza è l’unico campo in cui si possono avanzare delle supposizioni fondate.
1) Quando un illustre ma anziano scienziato sostiene che qualcosa è possibile, ha quasi certamente ragione. Quando sostiene che qualcosa è impossibile, molto probabilmente ha torto.
2) L’unica maniera di scoprire i limiti del possibile è di oltrepassarli e finire nell’impossibile.
3) Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
Qual è, allora, il collegamento tra il futuro, scienza e scrittura? L’immaginazione, la capacità di vedere ciò che agli altri sembra impossibile. È quest’attitudine che contraddistingue un valido scienziato, e anche un bravo scrittore di fantascienza.
Una lettura critica della fantascienza diventa un allenamento essenziale per tutti quelli interessati a sviluppare uno sguardo proiettato al futuro, dice lo scrittore. Il discorso di Clarke si riassume così:
Non sto suggerendo che più dell’1% dei lettori di fantascienza sono dei profeti. Dico, però, che quasi il 100% dei profeti affidabili saranno lettori di fantascienza – o scrittori.
Ragionare sul futuro è sempre stata un’attività concessa a sognatori e visionari. Per Clarke, le previsioni assumono una certa importanza quando l’uomo avverte l’imperativo del cambiamento. E gli scrittori di fantascienza, mescolando reale, probabile e possibile, riescono a dare sostanza ad ansie e preoccupazioni. In alcuni casi, sono in grado di lanciare veri e propri segnali d’allarme, utili a sottolineare l’urgenza di prepararsi a rivoluzioni inevitabili.

A proposito:
Credo anche, e spero, che la politica e l’economia cessino di essere importanti in futuro come lo sono state in passato; arriverà il momento in cui la maggior parte delle nostre attuali controversie su queste questioni sembreranno banali o insignificanti, come i dibattiti teologici in cui le menti più acute del Medioevo hanno dissipato le loro energie. La politica e l’economia si occupano di potere e ricchezza, nessuna delle quali dovrebbe essere la preoccupazione principale, e ancor meno esclusiva, di uomini maturi.


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Per approfondire:
– Here Are 15 Wild Sci-Fi Predictions About Future Technology That Actually Came True
– 9 Science-Fiction Authors Predict the Future
– Isaac Asimov’s Predictions For 2019: How Accurate Was The “Three Laws Of Robotics” Creator?

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