Illusion d’ombre, un esperimento che diventò racconto

Pochi di voi ricorderanno quella bizzarra idea che mi viene in mente qualche tempo fa e che andò sotto il nome di esperimento di scrittura collettiva. È passato un po’ di tempo da quando lanciai la sfida e in questi mesi non ho voluto sollecitare la vostra memoria prima di avere qualcosa di concreto da mostrarvi. Dopo quell’annuncio tanto poco consapevole, io e altri volontari ci siamo riuniti in gran segreto e “abbiamo creato”. Ebbene sì: mentre voi ciondolavate a rigor di social, noi confabulavamo su questo o quel dettaglio. È stata dura, soprattutto perché non avevo la minima idea di come fare a fare quello che volevo fare. Prima di svelare il risultato facciamo un passo indietro.

Nove persone, tra quelle che lessero l’articolo, decisero di aderire all’esperimento. Io ho scritto un incipit che ho inviato al primo partecipante, e così di seguito: il racconto è passato dal primo al secondo e poi al terzo, rispettando l’ordine di prenotazione. Ogni partecipante ha continuato a scrivere dal punto in cui lo scrittore precedente aveva interrotto. Abbiamo cominciato a lavorare tramite mail ma ci siamo resi conto abbastanza presto che non stavamo utilizzando lo strumento adatto; era divertente, lasciar andare la fantasia senza pensarci troppo, ma non era il nostro scopo. Abbiamo aperto un blog collettivo e abbiamo cercato di capire cosa potevamo salvare del lavoro svolto. Abbiamo analizzato ogni passaggio e, confrontando i vari commenti, abbiamo portato a termine la missione.

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Il nostro obiettivo era quello di concepire una storia credibile. Non abbiamo puntato all’originalità della trama ma abbiamo cercato di costruire una struttura abbastanza stabile; volevamo, soprattutto, dare l’impressione che il racconto fosse stato scritto da una persona sola. Quindi eccolo: Illusion d’ombreCom’è? Non lo so, ditemelo voi. Leggetelo! Vi lascio l’incipit, così come lo ricevette il primo partecipante. Vi lascio un uomo, un teatro e un’illusione.
Ad uno spettatore casuale Edgewood Road non sarebbe apparsa diversa da una qualsiasi altra strada della città di Middlesbrough; una via come un’altra tesa a imbrunire alla presenza di un tenue residuo lunare.
Le abitazioni, basse e allineate, conferivano al paesaggio un aspetto ordinato e impersonale, irreale, quasi, se non fosse stato per un paio di cartelli stradali, testimoni inconsapevoli di una civiltà a riposo.
La luce di un lampione, l’unico che avesse mai funzionato, smorzava l’oscurità che inghiottiva i profili degli ultimi passanti ancora in circolazione. Ma, seppur presi dall’urgenza di tornare a casa prima che la notte li sorprendesse, gli abitanti di Edgewood Road non mancavano di rivolgere almeno per un istante lo sguardo in direzione del vecchio edificio all’angolo della strada. Sapevano, prima ancora di voltarsi, che lui sarebbe stato lì: un uomo, sempre lo stesso. Inizialmente mossi a curiosità, avevano smesso da tempo di interrogarsi sul motivo di quel bizzarro comportamento; lo rispettavano, rassicurati dalla sua presenza così discreta.
Nessuno conosceva la sua storia, ammesso che ne avesse una.
Seduto di fronte alla struttura, antica sede di un celebre teatro, l’uomo fissava l’ampio portone d’ingresso. Illusion d’ombre, recitava l’insegna fatiscente. Lui era là, ogni notte.

Commenti

  1. Scaricato, appena ho un'oretta libera lo leggo :)
    Mi dispiace essermelo perso però, si vede che ero fra le nuvole all'epoca...

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    1. Nessuno vieta che ci possa essere un esperimento "2.0".
      Tieniti pronta! :)

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  2. Un grazie enorme cara Maria per aver ideato e coordinato il tutto. Lunedì lo spammo anche sul mio blog ;) Bacibaci, Cervello.

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    1. Grazie a voi! Abbraccio il Cervello e pure il Bacato.

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  3. Quoto in pieno Cervello. Tutto questo è praticamente solo merito tuo che, per quasi un anno, hai avuto la pazienza di continuare a spronare noi incorreggibili pigroni scansafatiche. Grazie. Lunedì o martedì spammo pure io.

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    1. È che abbiamo sbagliato periodo. Tra l'afa dell'estate e il letargo dell'inverno, siamo andati avanti un po' per voglia, un po' per inerzia. Ma ce l'abbiamo fatta.

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  4. E chi si dimentica?
    Un giorno ti racconterò un segreto inconfessabile a questo riguardo.
    Per il resto, avrai mie notizie.

    (Brava!)

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  5. Lo leggerò volentieri! :) Sono molto curiosa.

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  6. È stato un onore partecipare a questo racconto.

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    1. Grazie, davvero.
      È una soddisfazione aver completato un progetto del genere. Contro ogni aspettativa, siamo riusciti a creare un vero racconto.

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  7. Anche io l'ho scarico e leggo con calma. Le premesse sono delle migliori.
    Bravi! che è diventato un bravo.

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  8. Intanto l'ho scaricato, presto lo leggerò! :)
    Bravi bravi bravi, già solo per la costanza e per essere arrivati alla fine.

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    1. È stato un parto, ma finalmente siamo qui a parlarne!

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  9. Grazie mille, Maria, per questo progetto. Partecipare è stato un piacere, e vedere questi bellissimi e-book è un magnifico coronamento delle nostre fatiche. Non ho potuto essere presente quanto avrei voluto, quindi ancora complimenti a te ed agli altri scrittori! :)

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    1. Ognuno di voi è stato indispensabile. Siamo giunti alla fine, e ci siamo arrivati tutti insieme. Grazie!

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