Barrabás arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia. Già allora aveva l'abitudine di scrivere le cose importanti e più tardi, quando rimase muta, scriveva anche le banalità, senza sospettare che, cinquant'anni dopo, i suoi quaderni mi sarebbero serviti per riscattare la memoria del passato, e per sopravvivere al mio stesso terrore. Il giorno in cui arrivò Barrabás era Giovedí Santo. Stava in una gabbia lercia, coperto dei suoi stessi escrementi e della sua stessa orina, con uno sguardo smarrito di prigioniero miserabile e indifeso, ma già si intuiva – dal portamento regale della sua testa e dalla dimensione del suo scheletro – il gigante leggendario che sarebbe diventato. Era quello un giorno noioso e autunnale, che in nulla faceva presagire gli eventi che la bimba scrisse perché fossero ricordati e che accaddero durante la messa delle dodici, nella parrocchia di San Sebastián, alla quale assistette con tutta la famiglia.
(di Isabel Allende - Feltrinelli, 2003)
Suggerito da Severino del blog The Obsidian Mirror.
Suggerito da Severino del blog The Obsidian Mirror.
Questione di feeling, giocando di prime impressioni.
Inviatemi i vostri incipit preferiti; raccoglieremo i più belli in questa rubrica.
Dai te lo mando allora... :-)
RispondiEliminaOttimo! Ti ha ispirato la Allende? ;)
Elimina...e ti assicuro che anche il resto del libro non è per niente male ^_^
RispondiEliminaFinisco quello che ho in lettura e lo inizio, promesso (così, nel caso fosse una delusione, saprò a chi rivolgere le mie ire! :P).
EliminaSe è per quello, sono assolutamente sereno :-P
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