La casa di carta di Carlos María Dominguez

Nella primavera del 1998 Bluma Lennon comprò in una libreria di Soho una vecchia edizione delle poesie di Emily Dickinson e, arrivata alla seconda poesia, al primo incrocio, fu investita da un'automobile.
Questo è l'incipit de La casa di carta di Carlos María Dominguez, l'ultimo racconto che ha deciso di prendere posto nella mia libreria. Perché sì, i libri decidono. Fanno un po' quel che vogliono. È una sorta di predestinazione, quel libro che compare in quel preciso momento. Non è un caso che Carlos sia venuto a bussare alla mia porta poco dopo Bárður, il romantico pescatore di Paradiso e inferno. In una realtà dove i sentimenti sono venduti in buste di cellophane a 0,99 euro al kilo, leggere di uomini che vivono, e muoiono, per una passione, mi emoziona; il loro modo di esistere stride così tanto con quello che siamo abituati a vedere che le loro storie diventano magiche. Fluttuano a un metro dal mondo. E se poi si scopre che questo amore morboso è legato ai libri cosa possiamo chiedere di più?

Una copia del romanzo La linea d'ombra di Joseph Conrad giunge nelle mani della voce narrante, un docente argentino incaricato di sostituire la collega, Bluma Lennon, morta in un incidente stradale poco tempo prima. Il libro, avvolto in una busta, era indirizzato proprio a lei. Incrostato di cemento, polvere e nostalgia, riporta una dedica datata 8 giugno 1996:
«Per Carlos, questo romanzo che mi ha accompagnata di aeroporto in aeroporto, come ricordo dei folli giorni di Monterrey. Mi dispiace, sono un po' strega e l'ho capito subito: tu non faresti mai nulla che possa sorprendermi».
La dedica è stata scritta da Bluma, il professore riconosce la calligrafia. E Carlos, il protagonista, chi è? Carlos è Mendel di Stephan Zweig, è Hanta di Bohumil Hrabal; un personaggio che non esiste, perché è troppo puro per essere reale. La casa di carta è un racconto piacevole, un morso di follia e tenerezza. Non voglio aggiungere altro perché rischierei di dire troppo o, peggio, di parlare di nulla. E poi secondo me questi libri piccini vanno presi anche un po' così: a istinto.
Ci fu chi lesse I pirati della Malesia e divenne professore di letteratura in remote università. Demian condusse all'induismo decine di migliaia di giovani, Hemingway ne fece degli sportivi, Dumas mandò all'aria la vita di migliaia di donne, e non poche scamparono ai suicidi grazie ai manuali di cucina. Bluma ne fu vittima. Ma non fu l'unica.


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Carlos María Dominguez
La casa di carta 
Traduzione di Maria Nicola

Sellerio
2001 (III edizione)
pp. 96
ISBN 9788838925559

Commenti

  1. Sempre recensioni interessanti e che sembrano proprio cogliere il punto giusto per incuriosire. Complimenti!

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  2. Prima o poi mi aiuterai a capire qual è la passione per cui Bartleby ha perso la vita?
    Mi affeziono molto a questi forti personaggi seppur di brevi racconti, forse proprio per la brevità che lascia pensare a un amico perso troppo presto, e che quindi resterà puro in eterno.

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    1. Capisco quello che intendi e sì, anch'io tendo ad affezionarmi ai personaggi di passaggio. Sembra quasi che abbiano tanto da raccontare e poco tempo per restare.

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  3. Citi Mendel e io all'improvviso mi sento già vicina a questo libro. Non lo conoscevo, mi informerò.

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    1. Sono tutti personaggi fuori dal mondo. Lo stile è diverso perché diversa è l'impronta dell'autore, ma io ho trovato alcuni elementi in comune.

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  4. Letto, bellissimo. Mi sono ritrovato, in qualche modo, nelle manie del lettore, anche se a livello ridotto. Affascinante la teoria del percorso che seguiamo quando acquistiamo un libro, e quello seguente, e quello dopo ancora. 86 pagine piene di citazioni da segnare. Grazie

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    1. Questo bellissimo commento mi era sfuggito! Grazie a te per aver seguito il consiglio. A presto.

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