Illusion d'Ombre, di un esperimento che diventò racconto

Pochi di voi si ricorderanno dell'esperimento di scrittura collettivaÈ passato un po' di tempo da quando lanciai il progetto e in questi mesi non ho voluto sollecitare la vostra memoria prima di avere qualcosa di concreto da potervi offrire. Dopo quell'annuncio spassionato e tanto poco consapevole, io e i miei scrittori ci siamo riuniti in gran segreto e abbiamo creato. Ebbene sì. Mentre voi eravate a ciondolare a rigor di social, noi confabulavamo su questo o quel dettaglio. A sprazzi, a schizzi, a singhiozzi. Però ci siamo, nel senso che qualcosa abbiamo fatto. È stata dura, sostanzialmente perché non avevo la minima idea di come fare a fare quello che volevo fare. Prima di spiegarvi perché è stato così complicato, vi spiego meglio il progetto.

Alcune persone, tra quelle che lessero l'articolo, decisero di aderire all'esperimento e mi contattarono. Io raccoglievo le adesioni e lavoravo sull'incipit che avrei passato al primo partecipante, rispettando uno scontatissimo ordine di prenotazione. Abbiamo perso qualche partecipante per strada. Alla fine, a completare il progetto, siamo stati in dieciAvevamo pensato di costruire il racconto tramite scambio di mail: inviavo il documento ad uno di loro e il brano mi tornava indietro con il passo successivo. Ogni volta si aggiungeva un pezzo. Ma ci siamo resi conto che quello che stavamo ottenendo era una storia sconnessa. Era anche divertente, lasciar andare la fantasia a briglia sciolta, ma non era il nostro scopo. Noi volevamo che la trama fosse coerenteConsapevoli che quello non fosse il mezzo adeguato per continuare a scrivere, abbiamo creato un blog privato e, pian piano, abbiamo cercato di capire cosa potevamo salvare del lavoro svolto. Abbiamo sottoposto ad esame ogni singolo passo e, tra commenti e suggerimenti, abbiamo completato la storia, sottoponendola, in seguito, ad un paio di revisioni. 

A posteriori, ho capito che la condizione necessaria affinché si possa portare avanti un progetto di scrittura collettiva è che i partecipanti debbano conoscersi, parlarsi e confrontarsi. Non basta la parola scritta a testimoniare il pensiero di uno o dell'altro. Fondamentale è il dialogo tra le parti.

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La copertina in coordinato.


Il nostro obiettivo era quello di creare una storia credibileNon abbiamo dato gran peso alla trama ma abbiamo privilegiato la cura della struttura narrativa; volevamo, soprattutto, dare l'impressione che il racconto fosse stato scritto da una sola persona. 

Cosa è venuto fuori? Non lo so. Ditemelo voi. Leggetelo.
Vi lascio l'incipit, così come arrivò al primo partecipante.
Vi lascio un uomo e un teatro. Vi lascio un'illusione.
Ad uno spettatore casuale Edgewood Road non sarebbe apparsa diversa da una qualsiasi altra strada della città di Middlesbrough; una via come un'altra tesa ad imbrunire alla presenza di un tenue residuo lunare.  
Le abitazioni, basse e allineate, conferivano al paesaggio un aspetto ordinato e impersonale, irreale quasi, se non fosse stato per un paio di cartelli stradali, testimoni inconsapevoli di una civiltà a riposo.  
La luce di un lampione, l'unico che avesse mai funzionato, smorzava l'oscurità che inghiottiva i profili degli ultimi passanti ancora in circolazione. Ma, seppur presi dall'urgenza di tornare a casa prima che la notte li sorprendesse, gli abitanti di Edgewood Road non mancavano di rivolgere almeno per un istante lo sguardo in direzione del vecchio edificio all'angolo della strada. Sapevano, prima ancora di voltarsi, che lui sarebbe stato lì: un uomo, sempre lo stesso. Inizialmente mossi a curiosità, avevano smesso da tempo di interrogarsi sul motivo di quel bizzarro comportamento; lo rispettavano, rassicurati dalla sua presenza così discreta.  
Nessuno conosceva la sua storia, ammesso che ne avesse una.  
Seduto di fronte alla struttura, antica sede di un celebre teatro, l'uomo fissava l'ampio portone d'ingresso. Illusion d'ombre, recitava l'insegna fatiscente.  
Lui era là, ogni notte.  
A voi.

Commenti

  1. Scaricato, appena ho un'oretta libera lo leggo :)
    Mi dispiace essermelo perso però, si vede che ero fra le nuvole all'epoca...

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    1. Nessuno vieta che ci possa essere un esperimento "2.0".
      Tieniti pronta! :)

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  2. Un grazie enorme cara Maria per aver ideato e coordinato il tutto. Lunedì lo spammo anche sul mio blog ;) Bacibaci, Cervello.

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    1. Grazie a voi! Abbraccio il Cervello e pure il Bacato.

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  3. Quoto in pieno Cervello. Tutto questo è praticamente solo merito tuo che, per quasi un anno, hai avuto la pazienza di continuare a spronare noi incorreggibili pigroni scansafatiche. Grazie. Lunedì o martedì spammo pure io.

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    1. È che abbiamo sbagliato periodo. Tra l'afa dell'estate e il letargo dell'inverno, siamo andati avanti un po' per voglia, un po' per inerzia. Ma ce l'abbiamo fatta.

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  4. E chi si dimentica?
    Un giorno ti racconterò un segreto inconfessabile a questo riguardo.
    Per il resto, avrai mie notizie.

    (Brava!)

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  5. Lo leggerò volentieri! :) Sono molto curiosa.

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  6. È stato un onore partecipare a questo racconto.

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    1. Grazie, davvero.
      È una soddisfazione aver completato un progetto del genere. Contro ogni aspettativa, siamo riusciti a creare un vero racconto.

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  7. Anche io l'ho scarico e leggo con calma. Le premesse sono delle migliori.
    Bravi! che è diventato un bravo.

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  8. Intanto l'ho scaricato, presto lo leggerò! :)
    Bravi bravi bravi, già solo per la costanza e per essere arrivati alla fine.

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    1. È stato un parto, ma finalmente siamo qui a parlarne!

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  9. Grazie mille, Maria, per questo progetto. Partecipare è stato un piacere, e vedere questi bellissimi e-book è un magnifico coronamento delle nostre fatiche. Non ho potuto essere presente quanto avrei voluto, quindi ancora complimenti a te ed agli altri scrittori! :)

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    1. Ognuno di voi è stato indispensabile. Siamo giunti alla fine, e ci siamo arrivati tutti insieme. Grazie!

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