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Pagine

29 maggio 2013

Espiazione: un libro, un film

Espiazione. Espiare, riparare a una colpa. La trama in sé potrebbe essere riassunta in queste poche parole: Briony, tredicenne dalla fervida immaginazione, commette un errore. Un errore di valutazione, un errore di ingenuità, un errore di ripicca; la causa è relativa, le conseguenze sono devastanti. Per Cecilia, sua sorella, per Robbie, per la sua famiglia. Per se stessa, soprattutto. Briony è, senza dubbio, uno dei personaggi letterari più affascinanti che abbia mai incontrato. È una bambina molto intelligente, ordinata fino all'ossessione. È una scrittrice. Piccole storie, racconti per lo più. La sua fantasia è la sua forza e la sua rovina.
Come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono.
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ESPIAZIONE di Joe Wright
Sceneggiatura di Christopher Hampton
Genere: drammatico
2007
123 min
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ESPIAZIONE di Ian McEwan
Traduzione di Susanna Basso
Einaudi
2005
pp. 388














Un'angoscia di tale portata sarebbe difficile da trasmettere se non fosse che McEwan ha il talento necessario per infettare d'emozione il lettore. Ogni tipo d'emozione, badate bene; per quanto sia anche troppo semplice provare astio nei confronti di Briony, non sono solo i sentimenti negativi a emergere dalla lettura: a tratti si è assaliti da una sorta di compassione, un accenno di indulgenza. È un atto così piccolo: una bambina e la sua mezza bugia. Ci sarebbero milioni di attenuanti. Basta un attimo però, il tempo necessario a ricordare quello che è successo dopo e la comprensione svanisce. No. In ogni caso il perdono è fuori discussione. 

E allora io mi domando: quando un gesto diventa ingiustificabile? Qual è il limite? Ha importanza essere in buona fede? Anche Briony lo era. Quante volte, per un errore, abbiamo perso qualcosa? Qualcuno? A quanti errori non possiamo più rimediare? E, ribaltando le parti, quante volte vi è stato mosso un torto? Per quanto fosse un atto inconsapevole, siete riusciti a passare oltre? A perdonare? Cosa provate ora? Come vi sentite? Vi dico cosa ho provato io, quando ho perdonato e quando non l'ho fatto. Rabbia, poca. Lo scoppio di una bomba non dura più di qualche secondo. Comprensione a volte, valanghe di giustificazioni versate su una ferita infetta. Per me, per stare meglio. Una tristezza infinita, soprattutto. Questo è quello che porta addosso Cecilia, questo è quello che voi proverete per Briony. Perché il perdono non è la più cosa più difficile da ottenere; riuscire a convivere con la consapevolezza dei propri errori è un'impresa di gran lunga peggiore. 
Non c'è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno se fossero atei. È sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo.
Due parole sullo stile di Ian McEwan: lo adoro. Mi piace l'uso che fa della grammatica: mi piace la costruzione sintattica dei periodi, mi piace come posiziona gli aggettivi, come utilizza la punteggiatura e come lega ogni frase all'altra. Non è un'affinità così semplice da trovare; seppur avvolti in una storia al limite del coinvolgente potrebbe capitarvi di non riuscire ad adattarvi allo stile dell'autore, di trovare difficoltà a seguire la planimetria del discorso. Io, sulle frasi di McEwan, mi ci spalmo alla perfezione.

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Il film non regge il confronto. Ricordo di averne avuto una buona impressione la prima volta che lo vidi; non mi colpì particolarmente ma fu una visione abbastanza piacevole. Una volta concluso il libro ho sentito il bisogno di rivederlo pensando che probabilmente mi fosse sfuggito qualche passaggio, che non fossi riuscita a cogliere le giuste sfumature. Non mi fido mai delle mie prime impressioni. In generale, non mi fido di me. E faccio male. La trasposizione cinematografica di Wright ha inseguito la storia d'amore tra Robbie e Cecilia, sottolineando alcune scene per esaltare la drammaticità della separazione più che la forte caratterizzazione dei loro personaggi. E non c'è Briony, almeno io non l'ho vista; non c'è il suo tormento, non abbastanza.

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Non c'è nulla al di fuori di lei. È la sua fantasia a sancire i limiti della storia.



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27 maggio 2013

Sognare e scrivere: riflessioni di Jorge Luis Borges

Sapete quanto mi piaccia divagare, fissare un punto e osservare dove il discorso andrà a cadere. Senza progettare, senza indirizzare. È una pratica che può rivelare molto secondo me, come se dietro frasi apparentemente scollegate ci fosse il vero senso del discorso, un accenno di anima dell'interlocutore. Ed è per questo che ancora di più adoro quando sono gli scrittori a concedersi di andare fuori tema: amo leggere pensieri e memorie, mi piace l'idea di raccogliere confessioni sfuggite e sproloqui confidenziali; testi che esulano dal romanzo, pensieri e riflessioni sulla vita, sulla scrittura e su tutto quello che ne consegue. Divagazioni d'autore, chiamiamole così.

Oggi, al caso, ho trovato Sognare e scrivere. Un morso, come chiamo io questi piccoli libri dal cuore pieno. Un morso digitale, ad essere precisi, quello di Jorge Luis Borges. Un testo che raccoglie alcuni suoi interventi degli ultimi anni; interviste e riflessioni per lo più. Di cosa parliamo? Parliamo di scrittura, di lettura, di come queste due attività convivano, di quanto siano indispensabili l'una all'altra:
Credo che uno scrittore debba abbandonarsi al piacere di sognare, di scrivere; anche se ciò fosse imprudente. Però chissà che la massima felicità non sia la lettura. Una volta ho scritto: si vantino altri delle pagine che hanno scritto; quanto a me, m'inorgogliscono quelle che ho letto. La mia lettura è molto più importante della mia scrittura. Questo è un assioma.
Parliamo della fede, del fato. Del sogno, di quanto sia importante continuare a crederci.
Credo che l'avvenire dipenda da ciascuno di noi: è un atto di fede. Quanto a me, mi sono proposto questo atto di fede; quale altra cosa mi resta se non sognare e scrivere? Niente altro. Non posso più leggere, era uno dei miei grandi piaceri. Ora no: la cecità mi impedisce di leggere. Ma continuo a scrivere, o piuttosto a dettare i miei sogni. So che se sono fedele ai miei sogni, allora sono un uomo etico. Quando scrivo, non amo quello che scrivo, ma se non scrivo mi sento in colpa, è come una mancanza di lealtà.
Di come uomini di indiscutibile talento si rilevino molto spesso esempi di grande umiltà.
Leggetelo; 0,99 cent di pura ispirazione.



sognare-scrivere-Borges-libroJorge Luis Borges
Sognare e scrivere
Il Club di Milano
2013
ASIN B00B1JG2U6
(Estratto da Una vita di poesia - Spirali 1986-2007 la versione cartacea)
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24 maggio 2013

L'ultimo party (Bestiario del lavoro culturale) di Giovanni Robertini

È inevitabile, leggendo questo libro, pensare quanto la collettività continui ad essere terreno fecondo di stereotipi e convenzioni: per quanto si provi a sfuggire al proprio personaggio, per quanto si cerchi di essere originali e alternativi, in realtà non si fa che oscillare da un ruolo all'altro e anche la più estrema forma di trasgressione è un'interpretazione maldestra di una maschera già consunta. Così in famiglia, così nel lavoro, così nel lavoro culturale. Ogni anfratto sociale impone ai propri residenti di indossare con eleganza e disinvoltura il ruolo assegnato affinché il precario equilibro di quartiere non venga alterato da un voglia troppo ardita di essere quello che non si èE, a proposito, quale ambientazione potreste immaginare più artificiosa di un party? L'ultimo party, a essere precisi.

Una casa editrice chiude bottega e organizza una festa per celebrare l'evento. L'editore contatta il suo scrittore una settimana prima affinché svolga un ultimo compito: stilare il profilo di ogni invitato. Una sorta di ritratto, una descrizione che catturi l'essenza di ogni soggetto; i testi elaborati saranno successivamente raccolti in un libro che verrà distribuito durante la serata.
Com'è possibile disintossicarsi dal cinismo a un party? Sarebbe come chiedere a un panda steso in una foresta di bambù di diventare carnivoro.
Appunto. Giovanni Robertini ci presenta persone e personaggi con umorismo e intelligenza. 
Mi è piaciuto molto il suo stile: fresco, attuale. 

Dicevamo, un parterre d'eccezione. Allo stagista, disoccupato e disilluso, è stata affidata l'organizzazione della serata. L'artista e il guru discorrono amichevolmente al bancone del bar mentre il tamarro consapevole (e quindi doppiamente colpevole) inforca gli occhiali da sole e si prepara al rimorchiare la bellezza di turno. L'intellettuale di destra trascina l'intellettuale di sinistra in un'animata discussione atta a stabilire se l'oliva nel Martini sia da considerarsi una pratica velatamente comunista. La stylist e l'autrice si scambiano un doppio bacio a fior di guancia, senza sfiorarsi. Lo spacciatore lascia il suo biglietto da visita al fotografo e il dj lancia un'occhiata ammiccante alla sua fidanzata, la modella, troppo intelligente per dimostrare di avere un cervello. Il ricercatore universitario, il mio preferito, contribuisce ad imbiancare lo sfondo. Arriva anche l'imbucato d'ordinanza perché ogni festa che si rispetti deve averne almeno uno. E gli altri, tanti altri, una carrellata di personalità sottovuoto.


ultimo-party-illustrazioni-Kraš
Illustrazioni: Ana Kraš

Poi c'è il nostro scrittore, confuso dalla vodka e inebriato dalla compagnia.
Non so se è perché mi annoiano, mi assomigliano troppo o mi urtano. Forse perché - in quest'epoca di crossover culturale - lo scrittore per sopravvivere deve surfare tutte le onde del pop ed essere allo stesso tempo opinionista, intellettuale di destra e di sinistra, spacciatore, organizzatore di eventi, guru e artista, cool e tamarro.
Immergersi in ogni ruolo per attingere a sfumature da usare all'occorrenza. Che sia proprio questo il giusto modo di approcciarsi al mondo? Sciogliete i vostri interrogativi in un aperitivo e unitevi ai festeggiamenti. Non spetta a voi risolvere questioni esistenziali. Per questo c'è l'intellettuale, quello cool.



ultimo-party-Robertini-libroGiovanni Robertini 

L'ultimo party. Bestiario del lavoro culturale
Illustrazioni di Ana Kras
ISBN Edizioni
2013
pp. 183
ISBN 9788876384325
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20 maggio 2013

La schiuma dei giorni di Boris Vian

La schiuma dei giorni è un'esplosione di colori, un'accozzaglia informe di luce. Ogni frase alterna fantasia e realtà, spruzzi a gradazione di vita. Colin, il protagonista, passeggia su una nuvola, parla con un topo e suona il pianocktail con la stessa disinvoltura con la quale noi ordineremmo un cappuccino al bar. Boris Vian si cimenta in descrizioni improbabili alterando ogni regola della più sterile architettura; le stesse condizioni climatiche si deformano al volere dell'autore. Abbandonate ogni razionalità voi che leggeteL'autore abbraccia il mondo dell'assurdo regalandoci una storia d'amore in chiave fiabesca. Dopo un necessario ambientamento sarete obbligati a tralasciare ogni sorta di pensiero logico per riuscire ad assumere il giusto approccio.
La macchina si era fermata davanti a un albergo sul bordo della strada. Erano sulla strada buona, liscia, screziata di riflessi fotogenici, fiancheggiata ai due lati da alberi perfettamente cilindrici, con l'erba verde, il sole, i campi con le mucche, staccionate tarlate, siepi fiorite, tante mele sui meli e mucchietti di foglie morte, un po' di neve qua e là per variare il paesaggio, e poi palme, mimose e pini del Nord nel giardino dell'albergo, e un ragazzino arruffato coi capelli rossi che guidava due pecore e un cane ubriaco. Da una parte della strada c'era vento, e dall'altra no. Potevi scegliere quello che ti piaceva. Soltanto un albero su due faceva ombra, e solo dentro il fosso di un lato della strada vivevano le rane.
È stata una lettura piacevole anche se, devo ammetterlo, a fasi alterne. È un po' come se saliste su una giostra: al primo giro è divertente, al secondo anche, al terzo no, al quarto si chiede di scendere. La stessa stravaganza narrativa che inizialmente colpisce e affascina il lettore diventa normalità dopo alcuni capitoli ed è a quel punto che si è portati a cercare qualcos'altro, qualcosa che attiri attenzione, qualcosa che paradossalmente spezzi questa pazza monotonia.

Tornando al concetto dei colori, immaginate una tela imbrattata di ogni totalità possibile. Al primo sguardo vi sembrerà un capolavoro e sarete spinti ad avvicinarvi, a voler scrutare ogni minimo dettaglio; ad un'analisi più approfondita però, al terzo giro, l'originalità degli accostamenti cromatici non vi sembrerà più così geniale come vi era parso inizialmente. Ora allontanatevi dal dipinto, osservatelo nuovamente, con occhio meno critico, meno maturo magari, e vedrete che la vivacità dei toni accesi tornerà a colpirvi. 

Credo che questo sia il giusto approccio da adottare nel caso vogliate leggere il romanzo di Vian; non andate troppo a rovistare tra le righe. Prendetelo per quel che è: un bel libro colorato.



schiuma-dei-giorni-Vian-libroBoris Vian 
La schiuma dei giorni
Traduzione di Gianni Turchetta
Marcos y Marcos
2005
pp. 272
ISBN 9788871680712




Lo scorso 24 aprile è uscito nelle sale francesi l'ultimo adattamento cinematografico del libro; in attesa dello sbarco in territorio nazionale, date uno sguardo al trailer e fatevi un'idea. Da quel poco che mi pare di cogliere guardando questa manciata di minuti, sembra che il binomio libro-film di cui tanto si discute questa volta sia abbastanza riuscito.
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19 maggio 2013

Esperimento di scrittura collettiva

esperimento-scrittura-collettiva-start-from-scratch
(perché chi disse che la notte porta consiglio, non specificò mai che il consiglio fosse giusto!)

L'idea, malsana e bizzarra, è più o meno questa: partire da un incipit e, a turno, ogni partecipante seguiterà a scrivere un paio di righe o più portando avanti il racconto della comuneNon ci sarà nessuno schema o argomento da rispettare, mi piace pensare che la storia possa prendere una piega autonoma e totalmente inaspettata. Non so cosa ne verrà fuori ma me ne assumo, fin da ora, ogni sorta di responsabilità!


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18 maggio 2013

Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo e-book

Nel caso abbiate svolto meticolosamente l'esame di coscienza di cui all'articolo precedente e siate ancora convinti di essere posseduti dallo spirito del maestro Shakespeare, non vi resta altro da fare che estrarre dal cassetto il prezioso manoscritto e diffondere il verbo: pubblicare il vostro libroLa situazione è complessa perché, se è vero che per scrivere un buon testo il talento è importante, la stessa dote non è elemento essenziale (e decisivo) per un eventuale diffusione in pubblica piazza. 

Come risolvere allora questo gap meritocratico? Ce lo spiega Alberto Forni nella sua guida. Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo e-book. Il testo rappresenta un valido supporto per tutti quelli che non vogliono affidare il proprio successo alle case editrici ma decidono di essere parte attiva di un destino ancora incerto. L'obiettivo che l'autore si prefigge è quello di accompagnare il promettente scrittore in tutte le fasi che  riguardano la pubblicazione di un e-book, dalla realizzazione dello stesso fino alla sua diffusioneQuestioni che solitamente vengono approssimate con superficialità come l'impaginazione, il tipo di carattere da utilizzare e lo stile della copertina rappresentano invece segni distintivi che possono arrecare un forte danno alle prime impressioni dei vostri potenziali lettori.

Quante volte vi è capitato di rinunciare ad acquistare un libro solo perché, per esempio, il titolo non era abbastanza incisivo? A me succede ogni volta. Indipendentemente dalla qualità della vostra opera è importante concentrarsi a ridurre ogni sorta di errore formale. È proprio il caso di dire, in questa circostanza, che "la copertina fa il libro". Completata la realizzazione del testo in digitale altri problemi vi aspettano al varco: a quale store affidarsi? Come si stabilisce il prezzo di un e-book? E l'IVA? Come dichiarare gli eventuali (e agognati) guadagni? Qual è la differenza tra copyright e diritto d'autore? Tranquilli, a queste domande troverete piena risposta.

tutto-quello-che-devi-sapere-ebook-ForniMolto importante è infine il capitolo dedicato alla promozione, una delle fasi apparentemente più semplici (e ludiche) dell'intero processo. Abbiamo spesso parlato di quanto internet sia un mezzo di comunicazione molto potente ma altrettanto pericoloso, diverse volte si è discusso (anche qui) di quanto gli stessi blog siano veicoli di informazione degni di elevata considerazione ed è proprio per questo che un piccolo errore di valutazione potrebbe intaccare gli sforzi precedentemente sostenuti. È importante sapere dove, come e soprattutto quanto pubblicizzare il vostro lavoro; una pubblicità invadente è più deleteria di ogni altra cosa.

Riassumendo, nel caso abbiate appena scritto un libro considerate il self-publishing come un'alternativa valida e concreta. Io terrò questa guida in archivio che nella vita non si sa mai. Qui trovate l'e-bookOcchio ai dettagli, mi raccomando!



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17 maggio 2013

Nuotare sott'acqua e trattenere il fiato: i consigli di scrittura di Fitzgerald

Abbandoniamo gli sfavillanti ricevimenti di zio Gatz e affondiamo mani e piedi in quel mondo fascinoso (e sovrappopolato) che rappresenta la scritturaConsigli a scrittori, lettori, editoriLa passione, l'estro creativo, il richiamo interiore, il fuoco sacro; ogni scrittore esprime attraverso elaborate metafore il proprio bisogno di appuntare, di trascrivere, di comunicare. 

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Non stiamo tanto qui a raccontarcela: scrivere è una cosa seria. Non basta aver subito una tragedia familiare per elaborare un romanzo drammatico e saper raccontare barzellette non vuol dire essere in grado di scrivere un libro divertente: scrivere è un mestiere che va fatto con cognizione di causa e aggiungerei anche, a gradimento, un bagaglio culturale abbastanza fornito. Il talento è importante, una dote imprescindibile, ma oltre a questo c'è altro, tanto altro, da tenere in considerazione. Con questo non voglio amputare desideri e speranze di milioni di autori in erba però, per favore, siate obiettivi e non prendetevi troppo sul serio; anche a me piace scrivere ma non vado in giro a sfoggiare una S sul petto. Torniamo al tema però, torniamo in acqua. 

Questo libro in realtà non è stato scritto da Fitzgerald ma è frutto dell'impegno condiviso di Frances Scott Fitzgerald Smith e Sheilah Graham (rispettivamente figlio e donna dell'autore) i quali hanno provveduto a raccogliere stralci di romanzi, presentazioni e lettere che lo scrittore ha rilasciato nell'arco di un'intera vita. Pensieri da sfogliare di tanto in tanto, del tipo:
(a Sheilah Graham, 1938 - Beloved Infidel)
"Questa, in ogni caso, è fra le cose più belle della letteratura: scopri che i tuoi desideri sono universali, che non sei solo, che non sei isolato da nessuno. Sei parte di". 
Oppure:
(a Max Parkins, 1924 - Lettere) 
La mia speranza - e il mio progetto - è di finire il romanzo [il grande Gatsby] entro giugno. Ma sai come vanno queste cose e, dovesse occorrermi dieci volte tanto di tempo, non posso licenziarlò finchè non racchiuderà il meglio del meglio di cui sono capace, o addirittura, come mi capita a volte di pensare, anche qualcosa di più. 

Mi sono imposta di non seguire un convenzionale ordine di lettura, si potrebbe dire che non ho mai iniziato veramente e non ho alcuna intenzione di finire; parto dal fondo, torno al primo capitolo, salto alcune pagine. Mi piace l'idea di estenderne la lunghezza, di poter trovare ogni giorno un nuovo consiglio.
(a Sally Pope Taylor, 1918 - Lettere) 
Spero che tu legga un mucchio di cose, Sally: hai una mente fine, e basta che tu la nutra con qualsiasi lettura ti capiti sottomano, buona, scadente o mediocre. Una bella testa è dotata di un filtro efficace e può separare il buono dal cattivo in tutto quello che assorbe". 
Un bacio in piena fronte, ogni mattino. E qualche chicca, che tra autori ci s'intende:
(a Max Perkins, 1924 - Lettere) 
Ti scrivo per segnalarti un giovane, di nome Ernest Hemingway, che vive a Parigi (è americano), scrive per la "Transatlantic Review" e ha un brillante avvenire di fronte a sé... Lo terrei d'occhio fin d'ora: c'è del buono davvero. 

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Francis Scott Fitzgerald
Nuotare sott'acqua e trattenere il fiato
Traduzione di Leopoldo Carra
Minimum fax
2011
pp. 102
ISBN 9788875211820
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16 maggio 2013

Che vuol dire questa frase, pregar Dio?

V'è un infinito all'infuori di noi? E non è questo infinito uno, immanente e permanente? Non è necessariamente sostanziale in quanto se la materia gli mancasse, sarebbe limitato; e necessariamente intelligente, poiché è infinito e, se gli mancasse l'intelligenza, sarebbe in quel punto finito? Codesto infinito non risveglia forse in noi l'idea d'essenza, laddove non possiamo attribuire a noi se non l'idea d'esistenza? In altre parole, non è adesso l'assoluto, di cui noi siamo il relativo? E mentre v'è un infinito fuori di noi, non v'è un infinito in noi?  
Questi due infiniti (quale spaventoso plurale) non si sovrappongono forse l'uno all'altro? Non è il secondo infinito, per così dire, soggiacente al primo? Non è lo specchio, il riflesso e l'eco di esso, abisso concentrico ad un altro abisso? E quel secondo infinito, è esso pure intelligente? Pensa, ama, vuole? Ma se i due principi sono intelligenti, ognun d'essi ha un principio volente e v'è un io nell'infinito di lassù, come un io nell'infinito di quaggiù. L'io di quaggiù, è l'anima; l'io di lassù, è Dio. Mettere, per mezzo del pensiero, l'infinito di quaggiù in contatto coll'infinito di lassù, è quello che si chiama pregare. Non togliamo nulla allo spirito umano. Sopprimere è male; bisogna riformare e trasformare. Talune facoltà dell'uomo sono volte verso l'Ignoto: il pensiero, la meditazione, la preghiera. L'Ignoto è un oceano. Che cos'è la coscienza? È la bussola dell'Ignoto. Il pensiero, la meditazione e la preghiera sono grandi raggi misteriosi; rispettiamoli. Dove vanno, queste misteriose irradiazioni dell'anima? Verso l'ombra, ossia verso la luce. La grandezza della democrazia sta nel non negare e non rinnegare nulla dell'umanità. Vicino al diritto dell'Uomo, o almeno a fianco, v'è il diritto dell'Anima.  
Schiacciare i fanatismi e venerare l'infinito, ecco la legge. Non limitiamoci a prosternarci sotto l'albero della Creazione ed a contemplare i suoi immensi rami, pieni d'astri; abbiamo il dovere di lavorare intorno all'anima umana, di difendere il mistero contro il miracolo, d'adorare l'incomprensibile e di respingere l'assurdo, di non ammettere, in materia d'inesplicabile, se non il puro necessario, di risanare la fede, di togliere le superstizioni dalla religione: in una parola, di liberare Iddio.
(da I miserabili di Victor Hugo. Mondadori, 2013. Traduzione di Maria Vasta Dazzi)




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13 maggio 2013

La metamorfosi: il racconto di Franz Kafka

Sono sicura che la maggior parte di voi avrà già provveduto a inserire questo racconto, uno dei più celebri di Kafka, più celebri di sempre, tra le proprie preferenze. Con questo articolo voglio rivolgermi a chi come me ne ha rimandato più volte la lettura, influenzato da una trama che non esprime un pizzico della potenza narrativa che possiede. Ammetto che il pensiero di cimentarsi nella storia di un ragazzo che si sveglia scarafaggio non è un incentivo così allettante, e anche sollecitando le sinapsi a considerare l'aspetto metaforico della questione non si riesce comunque a intravedere la bellezza de la metamorfosi finché non ci si immerge nel cuore di Gregor Samsa.

Gregor è un commesso viaggiatore, lavoro grazie al quale riesce a coprire per intero i bisogni finanziari della famiglia con l'immensa gratitudine dei genitori e della sorella minore.
metamorfosi-illustrazioni-Leung
Illustrazione: Jeremy Leung
Il ragazzo si sveglia una mattina e si accorge di essere un enorme scarafaggio. Così, di punto in bianco. Il sunto è questo. Il fulcro del racconto, tuttavia, non è la trasformazione improvvisa; quello che balza agli occhi, quello che colpisce lo stomaco, è la reazione della famiglia. Dispensatori di elogi e cortesie, i genitori ora provano per Gregor orrore e repulsione. Per quanto il ragazzo cerchi provi ad abituarsi alla sua nuova condizione cercando di arrecare, per quanto sia ipotizzabile, meno fastidio possibile, ogni suo passo sembra provocare angoscia e frustrazione. Negli altri però. È questo l'elemento sorprendente che emerge dal racconto. La sorella, meno impressionabile dei genitori, inizia a portagli da mangiare ed è penoso assistere agli sforzi di Gregor che, con una fatica immane, cerca di coprirsi alla meglio con il lenzuolo in modo che nessuno lo veda. Non è spaventato da quel suo cambiamento; l'unica preoccupazione che lui ha consiste nell'evitare che gli altri si  spaventino nel vederlo in quello stato. Si vergogna.

La vergogna è un concetto che ricorre spesso nella narrazione kafkiana. Una delle prime opere dell'autore che lessi è Lettera al padre; una lunga, tormentata (e autobiografica) attribuzione di colpe dal figlio al genitore, ammissione inconscia di un profondo senso di inferiorità, riscontrabile in frasi come:
Dalla tua sedia a dondolo governavi il mondo.
oppure:
Come padre eri troppo forte per me.
e un'ultima frase, la mia preferita: 
...perché tu eri per me la misura di tutte le cose.
Versi che trasudano amore, certo, ma anche una forte inadeguatezza. Questo pudore eccessivo, questo disagio esistenziale, è stato riscontrato più volte e in diversi suoi lavori: nel suo più noto romanzo ad esempio, Il processo, Kafka sceglie di chiamare il protagonista Josef K. (da notare l'evidente amputazione del suo stesso cognome) mentre nel successo libro, Il castello, il personaggio principale è K., solo K., una recisione estrema.

Questo è motivo per il quale il racconto è stato strutturato in quel modo e solo considerando tutto quello che abbiamo detto è possibile comprendere la profondità di un brano come La metamorfosiChe vi consiglio di leggere, ora, con occhi più vigili e cuore più aperto.



metamorfosi-Kafka-libroFranz Kafka
La metamorfosi e altri racconti
Traduzione di Emilio Castellani
Garzanti
2013 (XXXI edizione)
pp. 204
ISBN 9788811360681
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11 maggio 2013

Come vento nell'erba asciutta

Mistah Kurtz - he dead 
         A penny for the Old Guy*

Noi siamo gli uomini vuoti
Noi siamo gli uomini impagliati
Che si appoggiano l’uno sull’altro
Le teste imbottite di paglia. Ohimè!
Le nostre voci aride, quando
Sussurriamo insieme
Sono quiete e senza significato
Come vento nell’erba asciutta
O le zampe dei topi sopra il vetro rotto
Nelle nostra arida cantina

Sagoma senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto senza movimento;

Quelli che hanno attraversato
Con occhi diretti, l’altro regno di morte
Ci ricordano –almeno – non come perdute
Anime violente, ma soltanto
Come uomini vuoti
Gli uomini impagliati.



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8 maggio 2013

Il giro di vite di Henry James

Voi credete ai fantasmi? Può sembrare una domanda sciocca. E lo è, magari. Non in questo contesto però, non se parliamo di Giro di viteÈ una domanda lecita, legittima, addirittura propedeutica, quindi cercate di prendermi sul serio (che poi non vi sto chiedendo se la notte, prima di andare a dormire, date una sbirciatina sotto il letto per assicurarvi che il mostro di turno non si sia acquattato nella penombra approfittando di una vostra disattenzione.). Io vi sto chiedendo se credete che lo spirito esista in quanto presenza, strascico di coscienza seppur effimera e, nel caso propendessimo per una risposta positiva, se è possibile riscontrare in alcuni più cattiveria rispetto ad altri. Oppure no. Oppure è la mente che trasforma nevrosi e complessi psicologici in immagini. Una proiezione esterna di un disagio interno, un'alterazione completa della realtà. Tutto può essere. 

Henry James ha creato, ha voluto, una doppiezza di intenzione e significato. È il lettore, sono io, siete voi, a dare la giusta collocazione ad ogni evento. Conosciuto per il più celebre ritratto di signora, James si lancia in tutt'altre atmosfere.

Prendete una comitiva di amici, qualche uomo e un paio di donne, disponeteli a semicerchio e piazzateli intorno al fuoco. Ci siete? Bene. Pescate uno degli uomini. Quello in piedi, accanto al camino. Sì, quello con broncio. Perfetto. Lui è Douglas. Douglas racconterà la sua storia. Una storia di fantasmi, di bambini. Due bambini. E un'istitutrice, morta vent'anni prima. Douglas, attraverso la lettura dei diari di questa donna, vi narrerà della cittadina di Bly. Vi parlerà della signora Grose, di Miles e della piccola FloraVoi ascoltate, con attenzione. Non lasciatevi fuorviare. Diffidate. Non sia mai che lo spirito di James se venga a ridere sotto il vostro letto.



giro-vite-James-libroHenry James 
Il giro di vite
Traduzione di Goia Angiolillo Zannino
Rizzoli
1997
pp. 256
ISBN 9788817170536
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6 maggio 2013

Napoli COMICON: Salone internazionale del fumetto (15°edizione)

Napoli Comicon è una fiera annuale dedicata al fumetto e all'animazione e la quindicesima edizione ha avuto luogo la settimana scorsa (da giovedì 25 a domenica 28 aprile).  

Napoli-comicon-fumetto-2013
Appassionati di genere, cuori gonfi di stupore e ammirazione, si aggirano famelici tra gli stand allestiti dalle diverse case editrici per accaparrarsi ogni sorta di fumetto o gadget.


napoli-comicon-fumetto-2013      napoli-comicon-fumetto-2013napoli-comicon-fumetto-costplay

Spazi ricreativi e apposite postazioni di gioco; ogni angolo è debitamente dedicato ad una mostra, un'attività a tema o una riproduzione video.
La vestizione del kimono, ad esempio, è stato un breve momento di densa cultura giapponese (dove, tra l'altro, la dimostratrice ha tenuto a precisare che il termine geisha in Italia è mal interpretato: le geishe, in Giappone, sono donne di sacrificio e devozione, intente a coltivare e perfezionare i propri talenti. Che sia musica, pittura o canto, le geishe dopo un corso di specializzazione quinquennale conducono unesistenza misurata e rigida. 
Insomma: geisha  accompagnatrice. Keep in mind!)

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Ogni anno vengono assegnati premi agli autori di settore e gli stessi sono poi disponibili per eventuali foto e autografi presso le relative postazioni.
Zerocalcare, per citarne uno.

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Tra le varie mostre presenti in fiera quest'anno mi ha colpito molto la parete dedicata ad Enki Bilal, fumettista contemporaneo di origine serba.
Fotografie scattate ai capolavori del museo parigino sulle quali l'artista ha impresso alcune figure per "invocarne" lo spirito; Bilal ha dato vita ai fantasmi del Louvre, una successione di illustrazioni davvero affascinanti. 

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In dettaglio, alcune immagini:

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Dall'edizione 2005 è stato inoltre avviato il Comicon Cosplay Challenge attraverso il quale i migliori cosplayer del luogo si sfidano per conquistare la possibilità di partecipare all'Euro Cosplay Championship.
Il cosplay, per chi non lo sapesse, è un termine giapponese utilizzato per indicare la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio ed interpretarne il modo di agire. 

Questa è stata la terza edizione a cui ho partecipato e, come sempre, mi sono divertita moltissimo. L'ingresso sembra quasi un portale dimensionale; personaggi di fattezze e dimensioni di ogni genere si aggirano indisturbati e lessere umano diventa un cliché superato.
A seguire una carrellata di foto giusto per darvi un'idea.
Buona visione!


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