Dorian Gray e il dottor Jekyll: l’orrore dell’alter ego

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(Da sinistra): Henry Jekyll, Victor Frankenstein e Dorian Gray in una scena di Penny Dreadful

Il 7 settembre del 2015, Netflix trasmetteva la prima puntata della serie televisiva Penny Dreadful. John Logan ha sfruttato l’idea del fumetto di Alan Moore La Lega degli Straordinari Gentlemen e ha intrecciato in un’unica narrazione le storie dei più celebri protagonisti dell’orrore: demoni, licantropi, streghe e vampiri si muovono nella Londra vittoriana accompagnati dai versi delle poesie di Wordsworth, Byron, Shelley e Keats. Il risultato è eccezionale: tanto orrore tutto insieme (tanta bellezza tutta insieme) non vi capiterà così spesso. L’attrice Eva Green interpreta Vanessa Ives, una donna scelta dal Male per diventare la madre di una nuova e più oscura discendenza. Vanessa prova a resistere, contrapponendo al richiamo demoniaco la fede e la preghiera, ma qualcosa dentro di lei cede alle tentazioni. Alla domanda “Perché io?”, è Dracula a rispondere:
Questo nostro mondo ci ignora e ci condanna all’oblio, Vanessa. Distoglie lo sguardo da noi, inorridito. E perché poi? Perché siamo diversi e spregevoli e straordinari. Non siamo forse creature sole nel cuore della notte? Il pipistrello, la volpe, il ratto, lo scorpione, le creature perfette. E che nessuno ama.
Sullo stesso principio, sintomo di un bisogno più o meno sommerso di essere accettati “per quello che siamo”, si basa l’architettura di altri due personaggi della serie, due grandi protagonisti della letteratura inglese: Dorian Gray (da Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, 1890) e Henry Jekyll (da Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr Hyde di Robert Louis Stevenson, 1886). I libri appartengono a generi diversi: se il primo è un romanzo di stampo filosofico che rivendica l’importanza di un’esistenza estetica (e la superiorità dell’arte sulla mediocrità dell’esperienza umana), il secondo è un racconto dell’orrore su base fantascientifica. Ma soffermandoci un po’ di più riusciamo a vedere quanto si assomigliano.

L’altro da sé
La relazione tra il protagonista e l’alter ego è il nucleo narrativo condiviso dalle due storie: Dorian Gray e il ritratto, il dottor Jekyll e il signor Hyde, la personalità pubblica e l’ombra. Sia Gray che Jekyll hanno un ruolo rilevante all’interno della società e un’immagine rispettabile ereditata dalle famiglie d’appartenza. Gray è il nipote del defunto Lord Kelso, il dottor Jekyll è uno scienziato con un grosso patrimonio. Entrambi sentono la responsabilità del proprio nome e conducono una vita impeccabile, almeno fino a poco tempo prima dei fatti descritti. Dorian Gray è un giovane esteta, capriccioso ed egocentrico (il dandy), è compito dei personaggi secondari e della voce narrante indirizzare la sua leggerezza di spirito verso ragionamenti più profondi. Henry Jekyll sembra il suo opposto: maturo e discreto, misurato nel linguaggio, più acuto in ogni digressione.
Dorian Gray: «Sono geloso di qualunque cosa la cui bellezza non muoia. Sono geloso del ritratto che hai dipinto. Perché dovrebbe conservare ciò che io sono condannato a perdere? Ogni momento che passa ruba qualcosa a me e la dona a quell’immagine. Oh, se solo potesse essere il contrario!»
Henry Jekyll: «Era la maledizione del genere umano che questi incongrui elementi fossero così strettamente avviluppati... che nel grembo tormentato della coscienza questi gemelli antitetici dovessero perennemente lottare. Che fare, allora, per separarli?»
Il peccato
In un giorno d’estate, nel ritratto che gli sta dipingendo l’amico Basil Hallward, Dorian Gray vede il simbolo del suo decadimento: a ogni pennellata sente che la giovinezza sta scomparendo, ogni minuto che passa è più vecchio rispetto all’immagine nel quadro. Quello che invoca è una specie d’intervento divino che rovesci le sorti: il ritratto avrebbe dovuto portare i segni più ingrati del tempo e lui sarebbe rimasto giovane per sempre.
Se nella storia di Dorian Gray è più semplice individuare il momento in cui comincia il processo di corruzione, il percorso che conduce Jekyll alla rottura è meno definito. Il disagio è cresciuto in lui poco per volta, alimentato dall’incapacità di conciliare una certa “impaziente vivacità di temperamento” con il desiderio irresistibile di “tenere un comportamento austero di fronte alla gente”. È questa la maledizione, arriva a dire il dottore: la natura duplice dell’uomo. Essendo un tipo razionale, Jekyll decide di sfruttare la scienza per trovare il modo di separare il bene dal male e permettere a entrambe le personalità di esistere senza limitarsi l’un l’altra.
Dorian Gray: “Nella luce fioca, imprigionata dalle tende di seta color crema, il volto gli parve leggermente mutato. L’espressione era diversa: quasi che sulle labbra vi fosse un tocco di crudeltà.”
Henry Jeyll: «Anch’egli era parte di me. Sembrava naturale e umano. Ai miei occhi aveva uno spirito più vivace, appariva più immediato e più determinato di quell’altro essere, imperfetto e diviso, che ero abituato a chiamare me stesso.»
Il confine
La narrazione evolve in modi differenti ma lo sviluppo dell’ombra è molto simile. Gray e Jekyll si lasciano andare al peccato e i rispettivi alter ego si trasformano in due entità mostruose: il ritratto si deturpa in base alle perversioni di Dorian e Hyde diventa più aggressivo e inquietante. Lasciando agire l’altro, i due si sentono pienamente realizzati: “spregevoli e straordinari”, invincibili perché non portano sulla pelle le tracce della colpa; questo perché di fatto Hyde non esiste e un ritratto è solo un ritratto. È un’idea di libertà sconfinata, poter agire assecondando gli istinti senza avere responsabilità. Questa vertigine li porterà a oltrepassare il limite. Perché se all’inizio la prima personalità è in grado di tenere sotto controllo la seconda, il rapporto si compromette quando sia Gray che Jekyll commettono il primo omicidio. Gray uccide la sua amante, Sybil Vane, e vedere l’effetto di quel gesto sul ritratto lo destabilizza: in quel volto orrendo, lui si riconosce. Dopo l’omicidio di Sir Danvers Carew, Jekyll si rende conto di non poter più tornare se stesso perché comincia a trasformarsi in Hyde contro la sua volontà.
Dorian Gray: “Una nuova vita! Ecco cosa voleva. Ecco cosa aspettava. (...) Non avrebbe più insidiato l’innocenza. Sarebbe stato buono.
Henry Jekyll: «Tutto sembrava indicare che stavo lentamente perdendo la mia identità originaria e migliore e mi stavo incorporando gradualmente nella seconda e peggiore natura. Sentivo che dovevo scegliere.»
La scelta
La consapevolezza di aver distrutto il proprio equilibrio, spinge Dorian Gray e Henry Jekyll a riflettere su questioni esistenziali che non avevano considerato (la “morte in vita dell’anima”). Se Dorian pensa di poter tornare alla normalità allontanando da sé il peccato, guardando il suo ritratto capisce di non avere più scelta. “Come il ritratto di un dolore, un volto senza cuore”: il giovane ripete le parole di Amleto come se fosse sotto l’effetto di un’ipnosi. Jekyll è sempre stato conscio del rischio che stava correndo e quando Hyde prende il sopravvento sa che è arrivato il momento di decidere. La situazione può risolversi soltanto con un tragico epilogo, ultimo punto di contatto tra la storia di Dorian Gray e quella di Henry Jekyll. Perché non esiste Dorian senza il suo ritratto, non esiste Jekyll senza Hyde. Se l’ombra è il lato oscuro della luce, eliminare l’alter ego vuol dire eliminare l’Io.


Queste sono le storie che continuiamo a raccontarci da secoli, il modo che abbiamo trovato per esorcizzare la paura di guardarci un giorno allo specchio e vedere l’altro farsi sempre più spazio. Il dualismo fra bene e male è parte dello spirito umano ma è l’eventualità di una resa, o di una vittoria, che ci spaventa. La domanda, allora, non si risolverebbe con un perché. Sarebbe qualcosa di più complesso, qualcosa come: “Chi sono, io?”.


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Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde. Feltrinelli, 2013. Traduzione di Benedetta Bini.
Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde, Robert Louis Stevenson. Einaudi, 2015. Traduzione di Carlo Fruttero.

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