In Dubious Battle: il coraggio degli ultimi di John Steinbeck

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In Dubious Battle – Il coraggio degli ultimi è un film del 2016 diretto da James Franco, proposto nelle sale italiane a settembre del 2017. Il film è basato su La battaglia di John Steinbeck, un romanzo del 1936. Non è l’opera più celebre di Steinbeck eppure il giornalista del The New York Times Fred T. March lo definì: «Il miglior romanzo sul lavoro e sugli scioperi del tempo (...) coraggioso e disperatamente onesto». Coraggioso nei temi e nel linguaggio perché i dialoghi sono sgrammaticati, scorretti e con qualche bestemmia di troppo; Steinbeck voleva che la storia fosse verosimile e un bracciante che si esprime come un professore di città non poteva essere credibile.

Il romanzo è ambientato in California negli anni della grande depressione, quando la tensione tra i lavoratori e i proprietari terrieri cominciava a essere insostenibile. Le famiglie erano state costrette a migrare verso Ovest da varie zone del paese per sopperire alla mancanza di lavoro, affrontando lunghi viaggi in pessime condizioni. È la stessa sorte dei Joad, la famiglia raccontata nel romanzo Furore (pubblicato qualche anno più tardi, nel 1939). Se alcuni morivano durante il percorso, i più fortunati raggiungevano la “terra promessa” con la speranza di una vita migliore. Il gioco dei proprietari era semplice e crudele: il primo giorno di lavoro, a questa massa predicante di gente, veniva comunicato che la paga era stata ridotta da due dollari a un dollaro. Era un sopruso evidente, ma se dieci erano abbastanza orgogliosi da rifiutare, altri cento si dichiaravano disposti a lavorare. Che alternativa avevano?

Prima che i sindacati* fossero riconosciuti dal governo, alcuni uomini avevano capito che per cambiare le cose bisognava agire perciò si muovevano da un campo all’altro della California per incitare i braccianti a scioperare. Perché il problema era più grave di quanto gli stessi si rendessero conto: messa da parte la dignità, con un dollaro non si poteva vivere; le famiglie erano costrette a comprare a credito impegnando guadagni che ancora non avevano ottenuto, innescando un sistema di anticipi che non avrebbero potuto sostenere a lungo.

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Il protagonista del romanzo è Jim Nolan, un giovane attivista che, insieme al veterano Mac McLeod, decide di organizzare uno sciopero a sostegno di alcuni raccoglitori di frutta. I due si uniscono ai gruppo cercando di stimolare la tensione e individuare qualche potenziale alleato. Questo è uno dei leitmotiv dei romanzi di Steinbeck: gli uomini sono invincibili quando diventano comunità (non a caso una delle prime iniziative dei regimi totalitari è vietare ogni tipo di aggregazione sociale). «È così che comincia», leggiamo tra le pagine di Furore, «da “io” a “noi”».
Le venti famiglie diventavano una famiglia, i figli diventavano figli di tutti. La privazione della casa diventava una privazione comune, e gli anni felici nell’Ovest erano un sogno comune. (...) La sera, seduti intorno ai fuochi, i cento diventavano uno.
Così accadde che, colpito uno, i cento si ribellarono. Lo sciopero si rivelò un fallimento ma al tempo stesso fu un momento decisivo, un esempio per tutti i lavoratori: nel 1934 furono indetti 2.000 scioperi; molti rimasero feriti, di più ne uccisero, ma tutti continuarono a lottare per l’affermazione dei diritti fondamentali. Un anno dopo, gli stessi diritti vennero riconosciuti dal presidente Roosevelt con il National Labor Relations Act che stabilì contratti collettivi, minimi salariali e garantì la libertà di organizzarsi in sindacati.

Il film vanta un cast importante: Nat Wolff, il giovane e fiero Jim Nolan, Bryan Cranston, Ed Harris e Robert Duvall. James Franco (regista e attore, nel film interpreta Mac) è riuscito a trasportare sullo schermo tutto il coraggio degli ultimi di John Steinbeck. Franco sta portando avanti un progetto di regia molto interessante: riproporre al cinema i grandi capolavori della letteratura americana. Ha cominciato dai romanzi di William Faulkner (Mentre morivo nel 2013 e L’urlo e il furore nel 2014), nel 2013 ha girato Figlio di Dio di Cormac McCarthy e nel 2017 verrà rilasciato in America The Long Home, un film basato sull’omonimo romanzo di William Gay. 



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Libri citati
Furore. Bompiani, 2017. Traduzione di Sergio Claudio Perroni.
La battaglia. Bompiani, 2015. Traduzione di Eugenio Montale.

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