Flannery O'Connor e la figura del predicatore nei racconti del Sud

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«L’intera natura umana si oppone alla grazia perché la grazia provoca un cambiamento e il cambiamento è doloroso ¹»: questa è la sintesi perfetta di tutta la produzione di Flannery O'Connor, una scrittrice intelligente e ironica, ma soprattutto cristiana e cattolica. Ancor più dell'azione della grazia nel territorio del diavolo, la O'Connor ha raccontato cosa può accadere a chi si rifiuta di accettare il volere di Dio. Se è vero che per ogni uomo esiste un percorso già segnato, tutti i passi che non assecondano quel cammino scatenano una reazione, e più forte sarà la resistenza al cambiamento, più drammatiche saranno le conseguenze.

Nel romanzo Il cielo è dei violenti, pubblicato nel 1960, Francis Marion Tarwater è un quattordicenne che rifugge dal proprio destino. Cresciuto in un casolare immerso nella solitudine dei boschi, il suo unico riferimento è stato il prozio Mason Tarwater, un predicatore fondamentalista che muore prima ancora che la storia cominci. Il vecchio Tarwater aveva insegnato al pronipote a leggere e a scrivere, gli aveva raccontato la storia e spiegato le Scritture, l'aveva salvato, così gli diceva, dalla corruzione della vita moderna allevandolo secondo rigidi principi religiosi. Prima di morire, gli aveva dato disposizioni precise per una sepoltura da "perfetto cristiano": la sua fossa avrebbe dovuto essere profonda almeno tre metri, coperta con abbastanza terra affinché i cani non lo tirassero fuori e le insegne dovevano essere collocate dalla parte della testa. Ma quando arriva quel giorno Francis è troppo ubriaco, troppo arrabbiato per scavare. Non è sconvolto dalla morte del prozio ma dall'eredità che lui gli ha lasciato: una predestinazione. Secondo il vecchio Tarwater, nel ragazzo riposava l'indole di un predicatore che prima o poi si sarebbe rivelata; nessuna volontà terrena avrebbe potuto fermare il disegno divino. Quelle parole diventano un'ossessione per Francis, «silenziose come semi che si aprissero, a uno a uno, nel suo sangue», sempre più spaventato all'idea di essere stato concepito per uno scopo dal quale non può prescindere.
– Gesù è il pane della vita, – diceva il vecchio.
Il ragazzo, sconcertato, distoglieva gli occhi e guardava lontano, oltre la linea azzurro cupo degli alberi, dove si stendeva il mondo, nascosto e a suo agio. Nell'angolo più buio, più segreto della sua anima, sospesa a testa in giù, come un pipistrello addormentato, c'era la consapevolezza sicura, innegabile, che lui non aveva fame del pane della vita. Il rovo si era incendiato per Mosè, il sole si era fermato per Giosuè, i leoni si erano fatti da parte del Daniele solo per annunciare il pane della vita? Gesù? Il ragazzo era terribilmente deluso da questa conclusione, aveva terrore che fosse vera.
Il predicatore è una figura fondamentale in molte storie del Sud, vere o immaginate che siano. È l'anello di congiunzione tra l'uomo e Dio, l'unico in grado di spiegare il Cielo alla Terra. Utilizzato dagli scrittori in modo ambivalente, il predicatore può essere il primo o l'ultimo tra gli uomini, una guida illuminata posta a capo del gregge o la massima espressione di una crisi spirituale. Secondo l'autrice, ogni opera di narrativa è il racconto di una conversione, la rappresentazione del passaggio da uno stato d'incoscienza a uno di maggior consapevolezza, e la conquista di un'identità religiosa non è una storia meno interessante dal punto di vista letterario. È sbagliato però pensare che attraverso la sua scrittura la O'Connor operasse una sorta d'indottrinamento; al contrario, i personaggi che nei suoi racconti subiscono le peggiori conseguenze sono proprio alcuni cattolici, quelli che, in nome della fede, fanno della religione l'ennesimo tempio di fanatismo.
Non m'interessano le sette religiose in quanto tali. Quello che m'interessa è l'individuo religioso, il profeta dei boschi. L'eroe de Il cielo è dei violenti è il vecchio Tarwater e io sono con lui al cento per cento.
Il titolo originale del romanzo, The violent bear it away, è tratto da un versetto del vangelo di Matteo: «From the days of John the Baptist until now, the kingdom of heaven suffereth violence, and the violent bear it away». La grazia si compie attraverso la violenza: è questo il messaggio, questo è il maggior fraintendimento che provocano gli scritti di Flannery O'Connor, manchevoli secondo alcuni di quel sentimento proprio della religione cattolica che è la misericordia. E in effetti è vero, le sue storie sono cariche di violenza, vicende in cui la natura dell'uomo si rivela nella sua dimensione più selvaggia e oscura, al limite del grottesco. Ma la scrittrice spiega che la violenza, come la morte, la sofferenza e il disordine, sono i mezzi attraverso i quali un personaggio «passa da una comprensione meschina, superficiale, dell'esistenza al mistero nel quale l'uomo vive e muore». Nella prefazione, la curatrice Marisa Caramella aggiunge:
La tecnica che adopera nei suoi racconti, per rendere visibile, oltre il livello superficiale (dell'azione), quello più profondo (del mistero), è la tecnica dello schock, della brutalità, della violenza. [...] Le sue non sono rappresentazioni realistiche della scena sociale in cui è nata e vissuta, ma rappresentazioni del divino come appare a chi abbia una visione antropocentrica del mondo: i suoi personaggi lo vivono come una violenza, un'offesa, un intervento distruttivo che sconvolge l'equilibrio del mondo umano.


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Il cielo è dei violenti. Einaudi, 2008. Introduzione di Marisa Caramella. Traduzione di Ida Omboni.
 ¹ La citazione originale è «All human nature vigorously resists grace because grace changes us and the change is painful», tratta dal libro The Habit of Being: Letters of Flannery O'Connor.

Nel marzo del 2009 Michelle Lopez ha presentato alla Simon Preston Gallery di New York una mostra dal titolo The violent bear it away, ispirata dal romanzo della scrittrice americana. L'artista ha voluto rappresentare i temi del destino, della distruzione e della redenzione che si manifestano nell'atto simbolico del battesimo.


Commenti

  1. Bella recensione. Acquistato da poco, non vedo l'ora di leggerlo. Come sai, stravedo per questa scrittrice. Non ricordo se hai letto anche i suoi saggi sulla scrittura, sono davvero interessanti! ;-)

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    1. Sì, li ho letti e sono belli, molto belli, forse tra le cose più interessanti che ho letto sull'argomento. Piano piano voglio recuperare tutto perché ogni sua parola è preziosissima.

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