I LIBRI E LA CITTÀ – Sfogliando Praga

Torbida e malinconica nelle parole di Friedrich Nietzsche, con «un alone di lugubrità e di sfacelo, con una smorfia di eterna disillusione». Praga, la capitale gotica dell'altra Europa. 

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LA CITTÀ

Un giorno la principessa Libuše ebbe una visione. Dall'alto di un dirupo vide una collina che sorgeva sulla riva opposta del fiume e disse: «Vedo una grande città la cui gloria toccherà le stelle». Ma non solo con la gloria e con le stelle è stata scritta la storia di Praga, così viva nelle sue ombre che sembra quasi non esista se non dentro una leggenda. Il Václav Havel, l'aeroporto di Praga, è il più grande della Repubblica Ceca. Possiamo decidere per una corsa in taxi di venti minuti oppure prendere l'autobus e raggiungere il centro in meno di un'ora. Arriviamo alla stazione centrale (Hlavní Nádraží), nel cuore della città nuova, e mentre facciamo colazione in un bar poco distante vi spiego come ho immaginato il nostro viaggio letterario.


IL PERCORSO



Da una riva all'altra della Moldava, attraversando il ghetto ebraico fino a raggiungere la collina di Petřín: questo è il percorso che ho scelto per raccontarvi Praga. Ho previsto cinque tappe per cinque libri, scegliendo le storie che meglio rappresentano tutte le sfumature della città.


I LIBRI

A. Osteria Casa della tigre (U Zlatého Tygra)
Una solitudine troppo rumorosa, Bohumil Hrabal

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Si dice che all'osteria Casa della tigre, nel quartiere di Staré Město, la birra Pilsner venga spillata in un modo che è il migliore al mondo. Non a caso lo scrittore Bohumil Hrabal, grande intenditore, era un cliente abituale; ci passava diverse ore al giorno e lo considerava uno dei posti più confortevoli della città. Per Bohumil Hrabal la birra era qualcosa di più di una bevanda e l'ha dimostrato fino alla fine: come da sua volontà, alla morte è stato seppellito sotto un albero di quercia e sulla sua bara è stato inciso il nome della fabbrica di birra dove sua madre e suo padre adottivo s'incontrarono la prima volta. Si considerava a tutti gli effetti un prodotto della birra. Hrabal ha scritto un libro bellissimo, un po' complesso perché fisolofico e citazionista, ma interessante anche a più bassi livelli d'interpretazione. Il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa è Hanta, un uomo che lavora da trentacinque anni a una pressa compattatrice. Quello che fa è trasformare cartoni usati e libri vecchi in pile di carta nuova. Ma non riesce a svolgere il suo compito con indifferenza, soprattutto quando si tratta di distruggere i libri, e allora inizia a leggerli tutti perché sente che in ogni pagina c'è un pensiero che non può lasciar morire. Così diventa «istruito contro la sua volontà», costretto a svolgere un lavoro che logora sempre più la sua coscienza. Hanta, come Hrabal, è un gran consumatore di birra. C'è un passaggio nel libro nel quale in un solo giorno rimbalza da un'osteria all'altra. Lo chiama: il grande slalom.


B. Vecchio cimitero ebraico (Starý Židovský Hřbitov)
Il cimitero di Praga, Umberto Eco

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Percorrendo via Zatleca raggiungiamo il vecchio cimitero di Praga. Può sembrarvi un po' inquietante quello che sto per dirvi ma i cimiteri sono tra i luoghi più affascinanti di tutta la città. Il vecchio cimitero ebraico è stato aperto nel 1438 e chiuso nel 1797 e la sua storia ha ispirato anche lo scrittore Umberto Eco. Il protagonista del romanzo Il cimitero di Praga, Simone Simonini, è un falsario antisemita che ha passato parte della sua vita a riprodurre "I protocolli dei Savi di Sion". Questi falsi documenti certificavano incontri segreti avvenuti, proprio nel cimitero ebraico, tra i dodici rabbini più influenti della città. Secondo la ricostruzione di Simonini, i rabbini si organizzavano per sovvertire la supremazia del cristianesimo e portare gli ebrei al potere. Il cimitero ha una struttura particolare: s'innalza di qualche metro rispetto all'altezza della strada e le lapidi sono ammassate l'una sull'altra. Quando il luogo si riempì e non ci fu più posto per altre sepolture, gli ebrei, che mai avrebbero violato le tombe, decisero di portare altri strati di terreno per ricoprire le nuove bare. Le vecchie lapidi, però, venivano ricollocate in superficie. Ecco perché ha quell'aspetto: il cimitero, alla sua chiusura, contava almeno dodici strati di terra sovrapposti. Una di queste lapidi appartiene a Judah Low, il Maharal di Praga, rabbino, filosofo, cabalista e matematico. Ma di lui vi racconto alla prossima tappa.


C. La sinagoga vecchia-nuova (Staronové synagogy)
Il golem, Gustav Meyrink

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Nel quartiere ebraico troviamo una delle sinagoghe più antiche d'Europa. Fu costruita nel 1270, secondo lo stile neogotico. La sinagoga è stata il luogo di lavoro di Judah Loew, il Rabbino Low, nato intorno al 1520 e morto nel 1608. A lui è attribuita la paternità di un mostro leggendario: il golem. Si racconta che intorno al 1580, sfruttando le sue conoscenze esoteriche, con il fango della Moldava il rabbino plasmò una creatura che avrebbe dovuto proteggere gli ebrei dai continui attacchi antisemiti. Pare che la tenesse nascosta proprio nella soffitta della sinagoga. Sulla fronte del golem il rabbino impresse la scritta emet (verità). La creatura del romanzo Gustav Meyrink non corrisponde alla figura della leggenda: nel suo libro il golem non è un gigante d'argilla al servizio degli ebrei ma un fantasma che ogni trentatré anni torna nel ghetto per spaventare i suoi abitanti, come se fosse l'incarnazione dei loro timori più profondi. Tutto il libro viaggia su queste atmosfere visionarie e surreali.


D. La cattedrale di San Vito (Katedrála sv. Víta)
Il processo, Frank Kafka

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«E tuttavia Kafka era Praga e Praga era Kafka. Mai era stata così compiutamente e tipicamente Praga, e mai più lo sarebbe stata come durante la vita di Kafka. In ogni sua riga noi potevamo e possiamo ancora assaporarla», così Johannes Urzidil, nel suo Di qui passa Kafka. È come se la storia della città e la vita dello scrittore fossero legate a doppio filo. Franz Kafka amava la sua città tanto quanto sentiva di odiarla, eppure ne ha scritto molto, in ogni suo libro. Io ho scelto Il processo perché il penultimo capitolo della vicenda di Josef K. si svolge all'interno del Duomo di Praga. Questo libro è un tassello importante di tutta la sua narrativa: la colpa – tema kafkiano per eccellenza – viene in qualche modo espiata. K. è accusato di un reato che non ha commesso e suo malgrado dovrà difendersi, anche dalla Legge. Nessuno sa quale sia l'oggetto della contestazione: non lo sa il tribunale, non lo sa l'imputato, non lo sa il lettore, ma un senso di colpa diffuso mette in dubbio ogni sorta d'innocenza. È la vergogna, più della colpa, che non lascia scampo, al punto che K. sente il bisogno di ripeterlo, ad alta voce e ancor più a se stesso: «Sì, sono del tutto innocente».


E. La collina di Petřín
L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera

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Dalla Hradčanské, attraversando la Loretánské, troviamo la strada che ci porta alla collina di Petřín. È una lunga passeggiata, ma se preferite potrete raggiungere la vetta con la funicolare. Vi porto qui perché, mentre voi godrete di una vista splendida, io vi racconto di quando Tomáš mandò Tereza proprio su questa collina. Lei non sapeva quel che l'aspettava ma non si sarebbe mai opposta al volere di Tomáš. In quel momento, sulla collina, Tereza si rende conto di quanto lei sia vittima del suo amore per lui. Ma se Nietsche ipotizzava l'eterno ritorno, per Milan Kundera la vita è una e irripetibile: ogni errore è perdonato, ogni debolezza è una colpa leggera, perché accade una volta soltanto. Ma quanto è sopportabile questo esistere una volta e mai più? "Einmal ist Keinmal", l'unicità della vita: questo è il pensiero che rappresenta l'intreccio di affinità, non solo elettive, che stringono Tomáš, Tereza, Sabrina e Franz, i protagonisti del romanzo L'insostenibile leggerezza dell'essere. Sullo sfondo, le reazioni della classe intellettuale cecoslovacca ai tumulti avvenuti tra la Primavera di Praga e la prima invasione dell'Unione sovietica.
Uscì in strada e si incamminò verso il lungofiume. Voleva vedere la Vltava. Voleva fermarsi sulla riva e guardare a lungo l'acqua, perché la vista dell'acqua che scorre placa e guarisce. Il fiume scorre da sempre e le vicende degli uomini si svolgono sulla riva. Si svolgono per essere dimenticate il giorno dopo e perché il fiume scorra oltre.
Seguiamo Tereza inseguire il fiume. Nelle acque della Moldava si riflette tutta la sua vita, come se le tornasse indietro, e la coglie una strana malinconia: è una consapevolezza nuova, ma è anche una specie di addio.
Guardò a lungo l'acqua, che qui sembrava ancora più triste e più scura, e all'improvviso in mezzo al fiume vide uno strano oggetto, qualcosa di rosso, sì, una panchina. Una panchina di legno con le gambe di ferro, come ce ne sono centinaia nei parchi di Praga. Scivolava lentamente al centro della Vltava. E, dietro, un'altra panchina. E un'altra, e un'altra ancora, e soltanto ora Tereza capisce che le panchine dei parchi di Praga si allontanano dalla città sul filo della corrente, sono tante, aumentano sempre di più, scivolano a fior d'acqua come in autunno le foglie che l'acqua porta lontano dai boschi, sono rosse, sono gialle, sono azzurre.

Si girò per chiedere alla gente che cosa volesse dire quello spettacolo. Perché le panchine dei parchi di Praga si allontanavano sull'acqua? Ma la gente le passava accanto con indifferenza, a loro non importava affatto che un fiume scorresse da sempre in mezzo alla loro effimera città. Fissò nuovamente il fiume. Provava una tristezza infinita. Capiva che ciò che vedeva era un addio.
Le panchine erano ormai quasi tutte scomparse, ne vide ancora tre o quattro, le ultime ritardatarie, poi una panchina gialla e poi un'ancora, azzurra, l'ultima.


***
Libri citati
Una solitudine troppo rumorosa, Bohumil Hrabal. Einaudi, 2014. Traduzione di Sergio Corduas.
Il cimitero di Praga, Umberto Eco. Bompiani, 2014.
Il golem, Gustav Meyrink. Bompiani, 2000. Traduzione di Carla Mainoldi.
Il processo, Frank Zafka. Einaudi, 2014. Traduzione di Primo Levi.
L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera. Adelphi, 2015. Traduzione di Giuseppe Dierna.
Di qui passa Kafka, Johannes Urzidil. Adelphi, 2002. Traduzione di Margherita Carbonaro.

Commenti

  1. Un bellissimo percorso, ricco di suggestioni: non so se in questo momento sia più forte la voglia di leggere i libri da te citati oppure quella di visitare Praga!

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  2. Post bellissimo, molto librinvaligia. Del desiderio di tornare a Praga per vederla davvero, ti ho già parlato; ora aggiungo anche la lettura di Bohumil Hrabal e di Gustav Meyrink.

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    1. Io abbraccio molto la filosofia "librinvaligia" (dovremmo creare un movimento!). Non perdere Hrabal: è davvero splendido.

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