VERY SOUTHERN PEOPLE – Quentin Compson di William Faulkner

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L'Anderson Memorial Bridge collega Allston, un quartiere di Boston, a Cambridge. È stato costruito nel 1913 per sostituire un vecchio ponte levatoio. La colata di cemento armato che si affaccia su Charles River è definita da una serie di mattoni rossi. Sul muro che sorge nella parte orientale del ponte, su una piccola targa di ottone incastonata nella pietra, c'è scritto:

QUENTIN COMPSON
Drowned in the odour of honeysuckle.
1891-1910

Quentin Compson, annegato nell'odore del caprifoglio.

Questa è una tra le immagini letterarie più belle (e drammatiche) di sempre, e voglio provare a spiegarvi perché. Innanzitutto: Quentin Compson non è mai esistito, è uno dei personaggi di William Faulkner. Appare in due racconti, A justice e That evening sun (1931), e nel romanzo Assalonne, Assalonne! del 1937. Ma è attraverso le pagine de L'urlo e il furore che Faulkner riesce a mostrarci appieno la personalità di Quentin, trasformandolo in una delle voci più rappresentative della southern literature. Lo spirito del Sud è in antitesi con se stesso e Quentin sembra contenere ogni contrasto del luogo a cui appartiene: la rabbia e la tristezza, il desiderio e la paura, il coraggio e la viltà. Più che un personaggio Quentin è un concetto, un'astrazione; è la necessità di agire e la forza che viene a mancare, un'idea di castrazione emotiva senza soluzione. Ne L'urlo e il furore Quentin è una delle quattro prospettive di una stessa storia. Il suo monologo occupa lo spazio di un giorno, il 2 giugno 1910, e racconta la maledizione di una famiglia come sintomo di una predisposizione genetica al peccato. 

La maledizione ancestrale è uno dei cardini della narrativa faulkneriana. In Assalonne leggiamo:
(...) come se ci fosse una fatalità e una maledizione sulla nostra famiglia e Iddio in persona si occupasse di farla compiere e di far vuotare il calice fino all'ultima goccia, fino alla feccia. Sì, fatalità e maledizione del Sud e sulla nostra famiglia, quasi per il fatto che il nostro antenato avesse scelto di stabilire la sua discendenza in una terra riservata al Fato e già oppressa dalla sua maledizione, anche se non fosse stata proprio la nostra famiglia, i progenitori di nostro padre, i quali erano incorsi nella maledizione molti anni prima ed erano stati costretti dal cielo a stabilirsi nella terra e nell'epoca già maledetta.
In queste poche righe ci sono tutti gli elementi che fanno della southern literature quel racconto così speciale e complesso che stiamo provando a capire insieme:
– la religione (Iddio, il cielo)
il Fato (la fatalità, la maledizione),
il peccato (il calice, la feccia),
la famiglia (padre, antenati, discendenza), 
la terra (il Sud).

La maledizione non può essere sconfitta perché trae origine dal territorio, la maledizione è il territorio, contaminato dalla storia di quegli uomini che hanno combattuto nel sangue e nel fango, e dal sangue e dal fango il fato raggiunge le nuove generazioni, macchiandole della stessa colpa. Ogni forma d'innocenza è un'illusione.

Le donne non sono mai vergini. La purezza è uno stato negativo e perciò contronatura. 
Jacob Loeb interpreta Quentin Compson nel film The sound and the fury (diretto da James Franco) 

Ma prima che nascesse L'urlo e il furore, l'idea di Quentin aveva già preso posto nella mente di Faulkner. Calendimaggio è un racconto che l'autore scrisse, disegnò e rilegò personalmente nel 1926. È «una storia d'amore scritta e illustrata per la donna del cuore», e la donna del cuore era Helen Baird, che accettò il dono ma rifiutò la proposta di matrimonio. Dal dolore per l'amore non corrisposto, Faulkner attinse diverse volte negli anni successivi, in maniera più o meno consapevole, per scrivere alcuni dei suoi romanzi. Il protagonista di Calendimaggio è Sir Galwyn di Arthgyl, un cavaliere che intraprende un viaggio alla ricerca di una donna che gli è apparsa in sogno, nello specchio di un torrente: «un volto giovane, tutto roseo e bianco dai lunghi capelli lucenti, simili a una colonna d'acqua splendente nel sole». Accompagnato da due figure (che si rivelano essere Fame e Sofferenza), Sir Galwyn vive diverse esperienze prima di arrivare a comprendere cosa si nasconde dietro il volto della ragazza sognata.

«Che cosa sarò allora?»
«Non sarai nulla.»
«Neppure un'ombra?»
«Neppure un'ombra?»
(...)
«Allora non sarò più quella cosa che gli uomini chiamano Sir Galwyn di Arthgyl?»
«No, non sarai più quella cosa che gli uomini chiamano Sir Galwyn di Arthgyl.»
«Ma se sarò un'ombra, come potrò conoscere quella cosa che gli uomini chiamano la fame e la sofferenza?»
«Fame e sofferenza non sono state al tuo fianco già da prima di quanto tu non possa ricordare? Non hanno cavalcato alla tua destra e alla tua sinistra durante tutti i tuoi viaggi e tutte le tue battaglie?»
(...)
«Ma allora io non ero un'ombra.»
«Come sai che non eri un'ombra?»
  
Sir Galwyn è una prima stesura di quello che sarà Quentin Compson. Come il cavaliere di Arthgyl, Quentin è affascinato dalla morte. Anzi, da tutto ciò che la morte potrebbe rappresentare: il nulla eterno. Se l'esistenza procede in modo inesorabile, Quentin vive lo scorrere del tempo come una conseguenza della malattia. È il fato che incombe, al passo del ticchettio di un orologio.
Il babbo diceva che l'uomo è la somma delle sue sventure. Un giorno ti vien da pensare che la sventura prima o poi si stancherà, ma allora la tua sventura è il tempo, diceva il babbo. Un gabbiano attaccato a un filo invisibile teso nello spazio. Ti porti nell'eternità il filo della tua frustrazione. Allora le ali sono più grandi, diceva il babbo, ma chi sa suonare l'arpa?
Il tempo, la terra e il sangue. La Maledizione. E poi arrivava il caprifoglio. Il profumo del caprifoglio invadeva la stanza di Quentin tutte le notti. Lui correva alle finestre, le spalancava, sperando che andasse via. E invece quell'odore gli si appiccicava addosso, gli entrava nella testa, gli rubava ogni respiro. Da allora, e per tutto il tempo a venire. «È la natura che ti fa soffrire».
non piango Caddy
spingi vuoi?
vuoi che lo faccia?
sì spingi
mettici una mano anche tu
povero Quentin non piangere
ma non riuscivo a smettere mi teneva la testa sul seno umido e duro sentivo il suo cuore battere lento e deciso adesso e non a precipizio e l'acqua gorgogliare tra i salici nel buio e le ondate di caprifoglio sospinte dalla brezza avevo il braccio e la spalla piegati sotto di me
cos'è che stai facendo?
Il caprifoglio è un ricordo, violento e implacabile, che vince ogni razionalità. È Caddy, l'altra metà di un amore che Quentin non è riuscito a difendere. Contaminato, anche quello, come tutto il resto. Sorella Morte. Ogni volta, ovunque lui fosse, il caprifoglio tornava a tormentarlo, a ricordargli che la salvezza non esiste, perché non esiste una vera possibilità di scelta. Se la letteratura di quei luoghi avesse un profumo, non riesco a immaginare niente di altrettanto evocativo, di così malinconico, come quello del caprifoglio.

Questa è la vita: agitarsi senza sosta per conquistare ombre senza sostanza.


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Libri citati
L'urlo e il furore. Einaudi, 2014. Traduzione di Vincenzo Mantovani.
Assalonne, Assalonne!, Adelphi, 2001. Traduzuone di Glauco Cambon.
Calendimaggio. Red edizioni, 1989 (fuori catalogo!) Traduzione di N. Della Casa.

Illustrazione è di Alessandra Hogan.

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