Il paradiso degli animali di David James Poissant

«Quello che mi ha davvero colpito è il filmato del funerale di un ippopotamo».
«Un funerale?».
«Be', quasi. Una cosa che non era mai stata filmata. Un piccolo ippopotamo era stato attaccato dai coccodrilli. Era riuscito a trascinarsi su un banco di sabbia in mezzo al fiume. A quel punto gli altri ippopotami avevano circondato il piccolo finché i coccodrilli non se ne erano andati. Quando morì si misero a leccarlo».
«Cosa vuol dire leccarlo?».
«Non so come altro spiegarlo» dice Lisa «Gli ippopotami avevano formato un cerchio intorno al piccolo e si erano messi a leccarlo. In effetti hanno una lingua lunghissima. Devono aver leccato ogni centimetro quadrato della sua pelle, poi si sono sdraiati tutti, posando la testa sul corpo del piccolo. Dopo un po', si sono alzati e sono scivolati in acqua, allontanandosi».
Qualche anno fa guardavamo la fotografia di un cucciolo d'elefante pigmeo del Borneo, in Malesia: il piccolo sfiorava (diremmo: accarezzava) con la proboscide il cadavere della madre, morta per avvelenamento insieme ad altri tredici esemplari. In questo, uomini e animali non sono poi così diversi: tutti affrontano il percorso d'elaborazione del lutto partendo dal rifiuto e terminando con l'accettazione. Quello che distingue le due convalescenze è la fase della negoziazione, lo stadio in cui si esaminano le cause e le conseguenze dell'evento tragico per capire come gestire al meglio la nuova condizione. Un tipo d'analisi che è diretta conseguenza dell'autocoscienza, l'attività riflessiva propria dell'essere umano. È questo che ci rende una razza "superiore": la piena coscienza di noi stessi. Ma a causa di queste facoltà mentali avvengono i peggiori naufragi psicologici. Spesso, la coscienza dell'io supera la coscienza del circostante, l'equilibrio tra le due realtà si spezza e il mondo interno prende il sopravvento. In realtà, abbiamo molto da imparare dagli animali: se l'animale si piega al ciclo naturale di nascita-esistenza-morte, noi crolliamo sotto il peso dell'impotenza e precipitiamo in una dimensione che assomiglia molto a un purgatorio privato. Non facciamo altro che aggiungere dolore ad altro dolore. In qualche modo, sentiamo di essere responsabili e soddisfiamo il nostro bisogno di espiazione impedendoci di elaborare il lutto. Siamo «persone impaurite da cose che sfuggono al loro controllo», ma cercando rimedio a un problema che non ammette soluzioni ci allontaniamo sempre di più dall'unica scelta possibile: la resa all'inevitabilità della morte.

Voglio gridare. Trattengo il fiato.
Aspetto.
Aspetto.


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I protagonisti dei racconti di David James Poissant sono animali che inseguono il paradiso perduto. Sull'orlo di un precipizio, appena un passo dalla disperazione, trattenuti nel limbo dei loro peggiori rimorsi. Ma la natura, assurda e feroce, ristabilisce l'equilibrio offrendo al presunto peccatore una nuova occasione di salvezza; che lui sia pronto o meno, disposto oppure no, non ha importanza. La bellezza della redenzione si compie attraverso la violenza del dolore: è questo il filo che tiene insieme i racconti. Poissant riesce a mostrarci lo spettacolo della resurrezione appropriandosi di voci diverse, interpretando ogni ruolo con la stessa credibilità. Cambia punto di vista, cambia prospettiva. Qualche racconto segue lo stesso schema narrativo, altri sembrano svincolati da ogni concetto di struttura. Oltretutto, Poissant è capace di scrivere una storia surreale come Il bambino che brilla ed essere il più realista degli scrittori appena qualche pagina prima, in La fine di Aron, uno dei miei testi preferiti. Ma tutti i racconti colpiscono con la stessa potenza: questo, secondo me, distingue una discreta raccolta da un'ottima raccolta.

In un'intervista rilasciata al sito The Rumpus, Poissant rivela che il titolo del libro, Il paradiso degli animali, è stato ispirato da una delle sue poesie preferite, l'omonima The heaven of animals di James L. Dickey. Gli ultimi versi del componimento di Dickey recitano così:
Under the tree,
They fall, they are torn,
They rise, they walk again.

Sotto l'albero
Cadono, sconfitti
Si rialzano, si rimettono in cammino.
Quello che proviamo, leggendo la fine di queste storie, è una sensazione di sollievo. Una liberazione completa. Come se, raggiungendo la superficie, tornassimo a respirare. Come se, finalmente, riuscissimo a piangere, perdonandoci colpe che forse neanche avevamo. La luce è la speranza che i nostri errori non siano definitivi. Che ci sia possibilità di risorgere per tutti, ovunque, comunque.
Dai suoi vicini aveva imparato il segno per il grazie, la mano portata alla bocca e il braccio che si abbassava, si allontanava dal corpo come un'ala. Le sue dita si avvicinarono alle labbra e Marisa sorrise. Era già assolto, perdonato, prima che la mano si allontanasse dal viso.


***
Il paradiso degli animali, David James Poissant. NN editore, 2015. Traduzione di Gioia Guerzoni.

Commenti

  1. Non vedo l'ora di iniziare il libro.

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  2. Ho letto il primo. M'è piaciuto. L'ho preso. :)

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    1. Stavo per scrivere, nelle note: "esiste anche in versione digitale - ogni riferimento è puramente casuale". Poi ho capito che avresti agito da solo perché hai l'occhio attento.

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  3. Bellissimo lo stralcio a inizio post!

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