Prendila così di Joan Didion

Tra scrittore e lettore si crea una relazione nella quale ognuno spera di ottenere quello che più desidera. Io la vivo quasi come un rapporto d'amore: mi piace essere cercata, corteggiata. Mi piace innamorarmi un po' del mio scrittore. Questo è il motivo per il quale sono portata a leggere più autori che autrici. Sono scelte di cui ho acquisito piena consapevolezza soltanto negli ultimi anni. La questione è che nei romanzi scritti da uomini io riesco a trovare molto più spesso quello stimolo, quel gioco, che mi spinge ad andare avanti. 

Ho sempre fatto fatica ad appassionarmi alla letteratura femminile. Mi sono resa conto di essere arrivata a discriminare quasi a priori. Poi Joan Didion mi ha fatto capire che il problema non era solo mio: il problema è che la femminilità bisogna saperla raccontare. L'autore mi affascina e poco mi delude. Allo scrittore, a torto o ragione, perdono di più. L'autrice è una donna. L'autrice sono io: sono io la donna che scrive, sono io la protagonista. E da una donna, ancora più che da un uomo, io mi aspetto che capisca. Che non riduca tutto a bene o male, a lacrime e cuore, a cielo e fango. Che non banalizzi, soprattutto. Non mi capita spesso di sentirmi parte dei libri che leggo quando a scriverli è una donna che racconta di un'altra donna. Me ne distacco, non ne faccio parte. Non mi riconosco. Non sono io. 

Prendila-così-Joan-Didion-saggiatoreLa protagonista di Prendila così è Maria Wyeth. La donna scrive dalla clinica neuropsichiatrica nella quale si trova, raccontandoci le colpe dei perché e le conseguenze dei come che l'hanno condotta in quel luogo, in quel momento, a girare l'ennesima scena della sua vita. Ogni capitolo è un lampo, un fulmine che si scaglia contro il lettore con una forza distruttiva. Maria è devastata e devastante. Maria è disarmante. Maria è affascinante. Maria non è perfetta, anzi. Maria permette troppo spesso agli altri di scegliere al suo posto; lo sforzo di opporsi richiederebbe un dispendio di energie che non possiede. Tanto tutto passa, è solo questione di tempo. Ma poi che differenza farebbe? Cambieranno gli attori, ma gli schemi resteranno sempre gli stessi. 
Lui avrebbe detto qualcosa e lei avrebbe detto qualcosa e prima che uno di loro se ne rendesse conto si sarebbero trovati a recitare un dialogo così familiare che esauriva la fantasia, bloccava la volontà, permetteva loro di lasciar cadere parole e intere frasi per giungere comunque alla fredda conclusione.
La storia di Maria è tanto amara quanto reale, possibile. Nessuno ne esce vincitore. Qualcuno perde, qualcuno no. Qualcuno ne esce indenne. Qualcuno ne esce più forte. Come nella vita, il bianco non è sempre e solo bianco. 

Joan Didion mi ha affascinato. Mi ha cercato, mi ha trovato. Mi ha lasciato senza fiato. Avrei detto di aver letto un libro di un uomo, ma è stato meglio: ho letto una donna, che ha scritto anche di me.
Era assolutamente identico ad allora. Appariva intatto, mentre lei non lo era più.


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Prendila così, Joan Didion. Il Saggiatore, 2014. Traduzione di Arianna Dell'Orto.

Commenti

  1. Due cose mi hanno colpito di questo libro: le brevi e nitide fotografie che inquadrano il dolore della protagonista e l'orrido mondo hollywoodiano. Maria (non tu :P) è sopraffatta dalla tragedia, pur tentando di ribellarsi, ne rimane intrappolata. L'unica via d'uscita è la difficile indifferenza.

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  2. Io ho letto "Diglielo da parte mia". Una scrittura che rapisce e la capacità dell'autrice di attraversare l'anima della sua protagonista, lasciandone una testimonianza lucida e perfetta. Splendido. Penso che leggerò a breve anche questo.
    Cristina

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  3. Grazie eh, grazie, grazie ché per colpa tua adesso è in wishlist. Non si fa. Soprattutto a una che ha fatto un fioretto e che ha già dovuto semi infrangere per il libro uscito con il Corriere della sera (ma quello giusto perché poi non lo trovo più in edicola).
    Per quanto riguarda le storie scritte da donne, soprattutto quando parlano di altre donne... Ti do ragione, in parte. Prima di prendere parte alla women challenge di peekabook non ci avevo mai fatto caso ma, negli anni, ho letto sempre per la maggior parte libri scritti da uomini. Una sorta di, credo, pregiudizio. Ma non volontario, piuttosto "selettivo". Il fatto è che, spesso, nei libri scritti da donne le donne sono idiote. Non so perché, ma sono tutte o la Brooke della situazione (roba che nessun maschio risce e resiste alle loro sopracciglia perfette, alle loro cosce toniche e al loro seno prosperoso) oppure sono intelligenti come delle angurie. Non che le donne descritte dagli uomini siano spesso tanto meglio, ma la maggior parte delle volte sono personaggi un po' marginali, per cui non danno fastidio. Insomma, me so' persa. Quello che volevo dire è che dopo la women challenge ho scoperto autrici che meritano e che non parlano delle donne come se fossero completamente idiote. Ecco. Tutto sto papiro per dire di non arrenderti, una che non tratta le donne come bestie (vedi Italia di Non ti muovere, ad esempio, una donna intelligente dopo essere stata menata da uno stronzo che non ha mai visto in vita sua col piffero che "lo ama", ma vaff!) e di cui ti piace il modo di scrivere la troverai sicuramente ^_^

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    1. Sicuramente la Didion mi ha dato un pizzico di speranza. Cercherò di allargare i miei orizzonti. Vero però che alcune donne "scritte" sono solo lagna e occhi a cuore.

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  4. Intrigante. Mi piace soprattutto il tuo giudizio: che non riduca tutto a bene, male, cuore, fango. Non mi sono mai soffermata, finora, sulla qualità diversa di scrittura femminile e maschile, perché ascolto la mia voce prepotente che reagisce in continuazione alle emozioni descritte, alle situazioni, spesso urlando la sua reazione. E' duro essere una lettrice Furiosa, a volte...

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    1. Il mondo avrebbe bisogno di più lettori furiosi!

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