Il mio viaggio americano con Fernanda Pivano

Esistono due tipi di lettori: quelli attratti dallo scrittore-spirito e quelli da scrittore-materia. Mio padre, per esempio. Mio padre è uno da scrittore-spirito. Lui pensa che un autore non dovrebbe mostrarsi ai lettori ma dovrebbe trattenere il suo potenziale di mistero, tenersi alla larga da ogni tipo di evento socialmente compromettente e preservare la sua identità dal fenomeno dell'incarnazione. Perché – il genitore aggiunge – la persona non deve mai intaccare, sporcare, coi suoi difetti terreni, l'immagine aleatoria, mistica, trasfigurata, che lo scrittore conquista attraverso i suoi romanzi. Io, che sono figlia di mio padre, non sono d'accordo. Io sono proprio una da scrittore-materia. Io voglio conoscere la persona dietro lo scrittore. Voglio sapere chi è, come parla. Voglio conoscere i suoi difetti, le sue carenze, i suoi limiti. Perché sapere che Fitzgerald ha scritto il Grande Gatsby è un conto, ma pensare che un certo Francis ha tradotto a parole il sogno americano e che poi l'ha distrutto in ogni suo romanzo con una precisione stilistica tendenzialmente ossessiva, che questo fosse sintomo di un malessere profondo, di una sorta di isterismo di conquista, un fenomeno di costume, globale, celato dalle gonne di donne ammiccanti e dai calici stracolmi di gin, che fosse anche questo, soprattutto questo, l'età del jazz. Ecco. La luce verde che pulsa dall'altra parte della baia, per me, assume tutt'altro significato.

Il viaggio americano di Fernanda Pivano è stata il mio ponte sulla terra promessa. Ogni scrittore che lei ha incontrato, io l'ho conosciuto attraverso i suoi articoli. Fitzgerald, Hemingway, Cowley, Faulkner, Kerouac, Carver, Pynchon e Miller, solo per citarne alcuni; di ognuno di loro, Fernanda ha raccontato uno spaccato di vita e l'ha consegnato a noi, lettori, affinché potessimo apprezzare lo scrittore per intero, umanità compresa. È stato un vero e proprio viaggio, quello mio con Nanda. Abbiamo conquistato l'America, condividendone le glorie e patendo in ogni crollo. Nanda mi ha raccontato dei giovani di Woodstock, di quanto fossero «belli fuori, con la pelle liscia, gli occhi splendenti, ma soprattutto belli dentro, pieni di sogni e di speranze, sicuri che con le nostre canzoni avremmo trasformato il mondo ed eliminato per sempre l' odio e le guerre». Ho capito la beat generation, ma l'ho capita davvero; l'ho sentita anch'io quella frenesia del fare, nelle scarpe, nelle mani.

I funerali della scrittrice vennero celebrati il 21 agosto 2009, tre giorni dopo la sua scomparsa. «Ciao signora America, ciao signora Libertà, ciao signorina Anarchia», fu questo il saluto che Don Gallo porse alla nostra Nanda. Perché lei, la scrittrice italiana con gli occhi a stelle a strisce, è un po' di tutti. Fernanda Pivano è patrimonio nazionale. Parlarvene ancora sarebbe come profilarvi il video delle vacanze, un po' come quando gli amici ti regalano la calamita da attaccare al frigo. I viaggi non si devono vivere per bocca di altri.

Che sia come più la desiderate, la vostra America.



***
Viaggio americano, Fernanda Pivano. Bompiani, 2001.

Commenti

  1. Grazie per questo post e il suggerimento del libro.Adoro la Pivano,grazie a lei ho scoperto grandi autori di cui me ne sono innamorata.Gli Hemingway,i Fitzgerald passano tutti da lei,dalle sue traduzioni e dalle testimonianze.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo. La sua vita sembra averne contenute almeno altre cento.

      Elimina

Posta un commento