Per principio

– Cosa vuoi dire? 
– C'è una linea di confine: da una parte ci sono quelli che fanno i libri, dall'altra quelli che li leggono. Io voglio restare una di quelli che li leggono, perciò sto attenta a tenermi sempre al di qua di quella linea. Se no, il piacere disinteressato di leggere finisce, o comunque si trasforma in un'altra cosa, che non è quello che voglio io. È una linea di confine approssimativa, che tende a cancellarsi: il mondo di quelli che hanno a che fare coi libri professionalmente è sempre più popolato e tende a identificarsi col mondo dei lettori. Certo, anche i lettori diventano più numerosi, ma si direbbe che quelli che usano i libri per produrre altri libri crescono di più di quelli che i libri amano leggerli e basta. So che se scavalco quel confine, anche occasionalmente, per caso, rischio di confondermi con questa marea che avanza; per questo mi rifiuto di metter piede in una casa editrice, anche per pochi minuti.
(da Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Mondadori, 2000)


Commenti

  1. Hera
    peccato ce questa linea, a volte, venga del tutto ignorata.
    Volevo però intavolare una questione che si avvicina a questa esposta: trovo bizzarro che in Italia il numero di scrittori sia superiore a quelli dei lettori. Uno sbilanciamento molto forte e che si fa sentire.
    La mia domanda è proprio questa, come mai uno sbilanciamento del genere? Insomma, i conti non tornano proprio.

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    1. Hai ragione. Ogni settimana ci sono almeno dieci nuove uscite e stare al passo non è semplice. Molto spesso, mi trovo a sfuggire a tutto questo. Credo che gli scrittori in questi ultimi anni siano aumentati esponenzialmente, mentre i lettori fanno sempre fatica a prendere corpo.

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  2. Quando dico che non penso che tutti dovrebbero leggere, intendo proprio questo. Non parlo del leggere un libro ogni tanto per diletto, ma di leggere per amore e basta, che è un'attività molto più complessa e impegnativa di quanto si pensi, spesso banalizzata come mero passatempo.

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    1. Assolutamente vero. È questo che adoro di Calvino: ti trovi in mezzo ad una narrazione in apparenza anche troppo semplice, poi vengono fuori pensieri del genere e tu sei lì a domandarti quand'è finita la favola ed è iniziata la vita.

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