Sulla lettura: riflessioni del lettore Marcel Proust

Si potrebbe pensare che, per un lettore appassionato, qualsiasi saggio basato sulla lettura sia fonte di incommensurabili meraviglie. Come se riuscissimo a entusiasmarci al solo grido di: leggere è belloNon è così, almeno non per me: quando leggo un testo sull'argomento sono molto esigente perché pretendo che l'autore mi fornisca spunti di riflessione ai quali io non sono ancora giunta; voglio che non si limiti a elencarmi i vantaggi della lettura ma che mi spieghi perché io avverto il bisogno irrefrenabile d'entrare in una libreria ogni volta che ne vedo una, perché mi è necessario, in alcuni momenti, avere un libro tra le mani e staccarmi dal mondo. Io voglio che mi mostri i motivi, consci e inconsci, per i quali provo quello che provo quando i miei occhi si fermano alla prima riga della prima pagina di un libro. È proprio per questo che ho scelto di parlarvi del testo di Marcel Proust, perché in questo caso l'autore è andato oltre la testimonianza di lettore incallito ed è riuscito a saziare, almeno in parte, qualche mio perché.

Un po' di tempo fa, non ricordo in quale libro, lessi che ci si sente così presi dalla lettura perché lo scrittore ha la capacità di interpretare e trascrivere le emozioni che proviamo ma che non siamo in grado di esprimere a parole. I nostri autori preferiti rappresenterebbero quindi coloro che, attraverso una sensibilità particolare, riescono a catturare la verità prima degli altri e, attraverso la scrittura, mostrarla ai lettori. Mi sembrava un bel concetto, anche perché mi è capitato spesso, leggendo un brano, di pensare: «È proprio così che mi sento. Non avrei saputo dirlo meglio. Questo autore mi conosce meglio di quanto io conosca me stessa». Poi però ho letto il pensiero di Proust:
Una delle grandi e meravigliose caratteristiche dei bei libri è questa: che per l'autore essi potrebbero chiamarsi "conclusioni" e per il lettore "incitamenti". 
Qui il discorso si complica: se prima avevamo lasciato il romanziere di turno libero di sbandierare lo stendardo della verità nei campi della consapevolezza suprema, adesso, in questa nuova accezione, il suo ruolo è leggermente diverso; lo scrittore, secondo Proust, è colui che delinea gli elementi del problema senza aiutarci a trovare la soluzione, quasi come fosse una sorta di divinità onnisciente intenta a socchiudere le porte della conoscenza, lasciando a noi il compito di sbirciarne l'interno per capire il significato primo delle cose.
Noi sentiamo benissimo che la nostra saggezza comincia là dove finisce quella dello scrittore; e vorremmo che egli ci desse delle risposte, mentre tutto quanto egli può fare è solo d'ispirarci dei desideri. Desideri che può destare in noi solo facendoci contemplare la bellezza suprema che il supremo sforzo della sua arte gli ha permesso di attingere. [...] Quest'apparenza, con la quale c'incantano e ci deludono, e di là della quale noi vorremmo spingerci, costituisce l'essenza stessa di quella cosa in certo modo senza spessore che è una visione.
Una visione. Un miraggio. Una realtà inafferrabile, quella contenuta nei libri, uno scorcio di un luogo al quale sentiamo di appartenere ma che non riusciamo mai a raggiungere, che sfioriamo appena senza mai toccarlo davvero. Questo potrebbe essere il motivo che ci spinge a leggere senza sosta. Perché, assaporando quel mondo sconosciuto e perfetto, sentiamo di volerne ancora, e ancora. E se non è stato l'ultimo libro che abbiamo letto a mostrarci la verità magari sarà il prossimo, o quello dopo. Tutto sta nel passare la copertina ed essere pronti ad assaporare il nostro nuovo miraggio. Mi piace. Un pensiero troppo romantico, penseranno alcuni. Ma è Proust a parlare, Proust e il suo stile inconfondibile, Proust, che a leggerlo ad alta voce si rischia di restare a corto di fiato per quella sua mania di comporre frasi infinite appena punteggiate. È Proust che ci parla delle sue giornate di letture, dei suoi autori, dei suoi amori. E cos'altro possiamo fare noi se non sederci ad ascoltare. E a leggere.



sulla-lettura-Proust-libro-cover
Marcel Proust 
Sulla lettura
Rizzoli
pp. 133
2011
ISBN 9788817050708

Commenti

  1. ...non so se lo definirei romantico. Io lo definisco sferzante, e mi spiego meglio. Quando hai parlato della comunione di teste tra autore e lettore, quando il primo descrive uno stato d'animo che il secondo prova, e che non riesce ad esprimere in quello stesso modo calzante, io annuivo vigorosamente. Sperimentato tante volte, è vero, è vero.
    Proust, però, va oltre. Mentre noi lettori ci sentiamo capiti e in qualche modo sentiamo che la nostra ricerca è terminata, lui, che è anche scrittore, dice che non è così. Una doccia fredda. Lo scrittore, in realtà, sta solo incoraggiando e ponendo le basi per percorrere un'altra strada, senza fermarci lì, pensando di aver capito e quadrato tutto. E questa, come spiegazione per il "furore" dei libri, può essere molto verosimile...se siamo riusciti ad agganciare un frammento di verità con questo libro, cosa ci dirà il prossimo? Ed ecco pronti ad entrare in una libreria, tuffarci nei libri, e sceglierli.

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    1. Esatto. Credo proprio che, per descrivere una foga del genere, non ci sia termine più adatto di "furore". Ecco perché non riusciremo mai a venire fuori! ;)

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  2. Non conoscevo questo testo di Proust ma devo dire che è molto interessante e da buona libro-dipendente credo proprio che lo segnerò nella mia (lunga) wishlist! In effetti un libro che parla di libri non è semplice, deve saper catturare l'attenzione del lettore coinvolgendolo principalmente sugli aspetti "emozionali" della lettura. Non basta infatti dare un elenco di libri "da leggere assolutamente" o tentare di indottrinare con qualche semplice aneddoto un lettore più o meno interessato. Ho letto vari libri di questo tipo ed alcuni mi hanno profondamente delusa. Proverò con Proust....che già di per sé è una certezza!

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    1. Ottimo! Attendo il tuo parere allora (e se le tue liste sono infinite come le mie ci sarà da aspettare un bel po'!).

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  3. Mi sembra che Proust evidenzi proprio quel sentimento di risonanza che già gli antichi (qualche tempo fa ricordavo nel mio blog l'autore del trattato "Del Sublime") teorizzavano come fondamento del coinvolgimento prodotto dalla comunicazione efficace: fra autore e lettore si instaura una comunione che ha qualcosa di religioso, di misterico, poiché il primo esprime come un vate ciò che il secondo sta provando o vorrebbe dire personalmente. L'autore è davvero una divinità onniscente che ci apre dei mondi, ma, fatalmente, più conosciamo, più mondi esploriamo e più parole fagocitiamo, sempre più il nostro desiderio di leggere e conoscere nuove realtà ci soverchia. Trovo che sia una sorta di dipendenza (ovviamente positiva), e certi autori sono davvero...degli stupefacenti!

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    1. Un circolo vizioso insomma, dal quale non riusciamo (fortunatamente) ad uscirne!

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  4. non ho mai letto niente del genere ma la tua descrizione e' molto dettagliata e chi sa quando avro' un po' di tempo magari provero' con questo

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    1. Mi sembra un ottimo modo di occupare il tempo.
      Tienimi aggiornata!

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  5. Ciao! Ti abbiamo assegnato il premio 100% affidabile, perchè riteniamo che il tuo blog sia davvero interessante!

    http://leconseguenzedeltroppotempolibero.blogspot.it/2013/08/con-grande-orgoglio-annunciamo-di-aver.html

    :)

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    1. Wow, l'affidabilità mi mancava! Grazie mille ;)

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  6. Mi trovo molto d'accordo con Proust, infatti siamo dello stesso zodiacale non a caso! #cavolatadelgiorno
    Vero che spesso lo scrittore ci mostri il modo migliore per esprimere certi pensieri e sentimenti, ma leggere fa si che ti si aprano delle strade, lo scrittore ti dà il "la" e il resto poi lo farai tu... ed è sempre il sentirsi a un passo dalla verità senza ai afferrarla che ci porta a leggere e leggere e leggere...
    mi segno il titolo e va in wishlist!

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    1. Queste liste che si allungano a dismisura... ;)

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  7. Ho questo libricino che mi attende sullo scaffale, ed era in attesa proprio perché (nonostante l'autore) temevo non riuscisse a soddisfare la mia curiosità. Quindi non posso che essere felice delle tue conclusioni :D

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    1. Speriamo allora che le nostre conclusioni andranno nella stessa direzione! ;)

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