IN ALTRI TERMINI – Come Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij

In altri termini è una rubrica che calcola le implicazioni tra i libri. Verificare la relazione: «Se ti è piaciuto X allora potrebbe piacerti anche Y». Potrebbe. Non è detto, ma potrebbe.

Delitto e castigo è un libro importante. Lo è perché, come tutti i libri importanti, ci riguarda nel profondo. È un classico perché non smetterà mai di riguardarci. Delitto e castigo non è un libro semplice da comprendere, l'animo umano non lo è; in romanzi come questo c'è sempre uno strato che aderisce alla realtà con una difficoltà inaspettata e tutto ciò che sembra scontato non è detto che lo sia. Rodion Romanovič Raskol'nikov è uno studente di San Pietroburgo che uccide una vecchia usuraia (non dico niente di nuovo, la soluzione è nel titolo). Il movente è interessante: ha ucciso «per un'idea», per dimostrare di essere superiore alla morale degli uomini. Ma il senso di colpa diventa insopportabile e Raskol'nikov sarà costretto ad arrendersi alle proprie responsabilità. Si ammala di quella che Dostoevskij chiama "febbre celebrale", un espediente che lo scrittore russo utilizza quando vuole mostrare l'entità della crisi di un personaggio, richiamando un malessere fisico per descrivere una situazione di conflitto tra ragione e sentimento (un'altra vittima di questa febbre è il lucidissimo Ivan Karamazov). Il peso che porta Raskol'nikov non è il sintomo di un pentimento e in questo passaggio c'è tutta la complessità dell'opera: la donna l'aveva provocato, aveva giocato con la sua dignità e in un certo senso se l'era meritato. Quello che più lo tormenta è il torto che sente di aver fatto a se stesso; il delitto avrebbe dovuto essere il primo di una serie di passi indipendenti, un modo per svincolarsi dalle convenzioni sociali. Ma si rende conto di non essere in grado di sostenere le implicazioni di quel gesto; si credeva un superuomo e si è dimostrato un vigliacco, per questo sente di meritare il castigo. Il problema non è tanto l'omicidio, o qualsiasi fatto sia stato o non sia stato commesso, il punto è sentirsi colpevoli, e tutto quello che cambia in relazione a questo, nell'atteggiamento degli altri e dentro di noi. I protagonisti di questi romanzi si trovano a dover gestire nuove verità che impattano su chi e cosa avevano creduto di essere.

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1. Il processo, Franz Kafka (1925)
Josef K. sta ancora dormendo quando due sconosciuti entrano in casa e lo dichiarano in arresto. L'episodio è così surreale che in un primo momento pensa di essere la vittima di un errore di persona. Nessuno rivela i motivi dell'accusa, nessuno fino alla fine, e la sentenza si trasforma in una condanna definitiva. Josef sa di essere innocente ma si accorge che una certezza non vale più di cento sospetti. Imputato di un processo che non comprende, impotente di fronte a un'entità indefinita – il tribunale, la Legge – che lo giudica senza ammettere obiezioni, Josef vive il suo dramma come una costrizione fisica che Kafka esaspera alimentando un'atmosfera angosciosa e asfissiante; gli ambienti sembrano stringersi intorno a Josef, gli altri personaggi diventano morbosi e sempre più invadenti. Josef prova pena per sé ma è la vergogna la sensazione più opprimente: non accetta di essere il protagonista di una storia così sconveniente, proprio lui che ha sempre vissuto tenendo un comportamento dignitoso e corretto è costretto a giustificarsi per un reato che non ha commesso. «È proprio così che parlano i colpevoli», suggerisce il sacerdote.

2. I fantasmi del cappellaio, George Simenon (1949)
Nella provincia francese di Rochelle, un assassino seriale ha commesso il terzo delitto. Di lui si dice che sia un tipo paziente e metodico, è solito inviare messaggi alla redazione della rivista Echo de Charentes ritagliando con cura le lettere dai giornali. Il tre dicembre, alle cinque del pomeriggio, il cappellaio Labbè lascia il negozio e raggiunge gli amici al bar per giocare a carte. Al tavolo accanto è seduto il signor Kachoudas, un sarto dall'aspetto modesto che ha una bottega a pochi passi dal cappellaio. Quello stesso giorno uno dei due scoprirà che l'altro è l'assassino diventando testimone del quarto omicidio: una donna strangolata con una corda di violino. Tra loro nasce un rapporto curioso perché, dopo una fugace rivelazione e qualche minaccia poco convincente, diventano simbiotici: quando l'assassino uccide sa che il suo complice lo sta osservando e questo gli infonde un certo coraggio, un impeto che prima non aveva. Gli inseguimenti cessano all'improvviso e l'assassino, che non ha mai provato rimpianti per le vittime, non riesce a farsene una ragione. Non sa che cosa sia successo all'inseguitore eppure sente che in qualche modo è colpa sua. Diventa impreciso, avventato, e compie il primo passo falso.

3. Espiazione, Ian McEwan (2001)
Briony Tallis ha un'immaginazione fuori dal comune. È una bambina brillante, amata da tutta la famiglia, soprattutto dalla sorella Cecilia. Da grande vuole diventare una scrittrice e si diverte a inventare racconti e metterli in scena organizzando piccole recite casalinghe. Un giorno racconta una cosa che è accaduta così come a lei sembra sia successa, ispirata da uno slancio di gelosia nei confronti di Cecilia (la bambina soprende la sorella in biblioteca mentre sta baciando Robbie, il figlio dei camerieri). Ma Briony non è così matura da distinguere la differenza tra verità e finzione e quella piccola bugia condiziona in modo determinante la vita di parecchie persone. Nel romanzo si ragiona sul concetto di colpa in senso ampio, fino ad arrivare al significato più preciso di espiazione: ci si domanda se sia un bisogno che nasce più spesso da un impulso egoistico o da un sincero pentimento. Soprattutto, ci si chiede se esista una reale possibilità di espiare quando ciò che è accaduto influenza la vita di qualcun altro senza rimedio. «Come può una scrittrice espiare le proprie colpe?». Briony trova un modo, un sistema tutto suo, per riparare al male che ha commesso. O almeno per riuscire a perdonare se stessa, che è la speranza segreta di tutti questi colpevoli.


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Delitto e Castigo, Fëdor Dostoevskij. Einaudi, 2014. Traduzione di Emanuela Guercetti.
Il processo, Franz Kafka. Feltrinelli, 2014., Traduzione di Anita Raja.
I fantasmi del cappellaio, George Simenon. Adelphi, 2012. Traduzione di Laura Frausin Guarino.
Espiazione, Ian Mc Ewan. Einaudi, 2015. Traduzione di Susanna Basso.

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