Anche la gente felice legge i romanzi

Che cos'è, infatti, il romanzo, se non quell'universo in cui l'azione trova una sua forma, in cui le parole finali vengono pronunciate, gli esseri concessi agli esseri, in cui la vita tutta prende il volto del destino. Il mondo del romanzo non è che una correzione di questo mondo, secondo il desiderio profondo dell'uomo. Perché si tratta proprio dello stesso mondo. La sofferenza è la stessa, e la menzogna e l'amore. I suoi eroi hanno il nostro linguaggio, le nostre debolezze, le nostre forze. Il loro universo non è più bello né più edificante del nostro. Ma essi, almeno, corrono fino in fondo al loro destino e anzi, ci sono eroi più commoventi di quelli che vanno all'estremo della loro passione, Kirilov e Stavroshin, Madame Graslin, Julien Sorel o il principe di Clèves. È a questo punto che perdiamo la loro misura, perché essi finiscono allora ciò che noi non portiamo mai a compimento. 
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Ecco dunque un mondo immaginario, ma creato attraverso la correzione di questo, un mondo in cui il dolore può, se vuole, durare fino alla morte; in cui le passioni non vengono mai distratte, e gli esseri sono in preda all'idea fissa e sempre l'un l'altro presenti. L'uomo infine vi si dà la forma e il limite acquetante che invano persegue nella sua condizione. Il romanzo fabbrica destino su misura. È così che fa concorrenza alla creazione e trionfa, provvisoriamente, sulla morte.

(da L'uomo in rivolta di Albert Camus. Bompiani, 2014. Traduzione di Liliana Magrini. pp. 287-289)



Commenti

  1. Reminiscenze... Uno di quei libri che andrebbe riletto in più fasi della vita (avendone il tempo). "Parlare ripara" è una delle frasi che mi è rimasta dentro. Insieme a questo passaggio: "L’assurdo, come il dubbio metodico, ha fatto tabula rasa. Ci lascia in un vicolo cieco. Ma come il dubbio, esso può, tornarci sopra, orientare una nuova indagine. Il ragionamento continua allora allo stesso modo. Grido che a nulla credo e che tutto è assurdo, ma non posso dubitare del mio grido e devo almeno credere alla mia protesta. La prima e sola evidenza che mi sia data così, all’interno dell’esperienza assurda, è la rivolta".

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