Scrivere è una scommessa ai cavalli. Parola di Charles Bukowski!

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Le attività preferite del vecchio Hank erano due: la seconda era scommettere alle corse dei cavalli.
«Lo scommettitore», scriveva, «è un misto di estrema presunzione, pazzia e avidità». Leggendo questa definizione ho avuto l'impressione che Charles Bukowski intendesse qualcosa di più di quel che diceva con le parole, come se si riferisse un po' a qualcun altro e un po' a se stesso; impressione che ho confermato nel passo che segue, nel racconto Addio Watson:
se mai insegnassi scrittura creativa, inviterei i miei allievi a recarsi all'ippodromo una volta a settimana e fare almeno una giocata da due dollari per ogni corsa. sul vincente. non sui piazzati. chi gioca ai piazzati è uno che avrebbe preferito restare a casa, ma poi è andato lostesso alle corse. i miei allievi diverrebbero senz'altro più bravi a scrivere, anche se molti di loro comincerebbero a vestire in modo trasandato e dovrebbero magari andar a piedi.
Scrivere è una scommessa. In effetti non credo esista qualcuno più presuntuoso – perché punta su se stesso – più pazzo e avido – perché ha la certezza di vincere – di uno scrittore. Allora ho pensato: è possibile che Bukowski abbia nascosto nei suoi racconti di cavalli qualche consiglio di scrittura? Perché non provare a scrivere rispettando le regole dell'ippodromo? Ho trovato le risposte che cercavo nel racconto Cavalli, mica cavoli. Il titolo introduce un testo molto divertente, anche se più controllato rispetto alle altre Storie di ordinaria follia. Il racconto contiene un elenco di suggerimenti per vincere alle corse dei cavalli. Dopo aver imparato concetti come rapporti di scuderia e linea di valore mi sono divertita a interpretare queste dritte in un'ottica letteraria.

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E dunque, «dopo tanto parlare e tanto bere»:
a) occhio all'underlay. un underlay è un cavallo che all'apertura delle scommesse è dato meno rispetto alla morning line, cioè al "mattinale" degli allibratori. in altre parole: questo cavallo è dato, alla mattina, poniamo, a 10 a 1, poi scende e parte dato 6 a 1. il denaro è una cosa assai più seria di tante altre. occhio dunque agli underlays.
In altre parole: non investire molto denaro sulla speranza di una vincita ma fonda la tua decisione sulla reale possibilità che la stessa si verifichi. Se il denaro dello scrittore è il tempo, il consiglio è non scommettere troppo tempo inseguendo un'idea per un romanzo se non pensi che la stessa possa funzionare davvero. Fermati, rifletti, calcola le probabilità di successo.
b) alla larga dai closers. un closer è un cavallo che insegue e risale diverse posizioni, ma, pur andandogli vicino, non ha mai vinto e adesso ci riprova contro gli stessi o simili avversari. la folla ama il closer, per via della propria stupidità, paura e penuria. ma di solito il closer è un pigro cul-di-lardo che supera solo dei cavalli stracchi che hanno già lottato per le prime posizioni e si sono spompati. non soltanto la folla ama i brocchi di questo tipo ma, a furia di scommetterli, li fa scendere nel pronostico a un terzo del loro valore.
Non adagiarti su modelli inflazionati per andare sul sicuro. Vincere non è partecipare. Devi rischiare, sbagliare, riprovare, e rischiare un'altra volta. Scostati dagli altri, insegui la tua ispirazione. Anche il lettore più pigro sarà costretto ad aprire gli occhi, prima o poi.
c) occhio al totalizzatore. il denaro in America è una cosa più seria della morte, e nessuno ottiene niente per niente. se un cavallo è dato 6 a 1 sul mattinale e poi arriva, quando s'apron le scommesse, a 14 a 1, a 25 a 1, lasciatelo perdere. o l'allibratore aveva i postumi d'una sbronza quando ha compilato la lista, oppure quel cavallo non si presenterà neppure ai nastri.
Come si misura il successo? Quali sono i numeri che contano? Non credere alle quotazioni che si attribuiscono gli altri scrittori. Lascia che si vantino dei loro ammiratori. Quanti di loro, secondo te, verranno letti davvero?
e) scommetti solo quando puoi perdere. voglio dire, senza rischiare di dormire, poi, su una panchina o di saltare qualche pasto. l'importante è pagare l'affitto prima. non perdere la calma. un'altra volta andrà meglio. e ricorda quel detto dei professionisti " se hai da perdere, perdi in testa." in altre parole, dagli filo da torcere.
Un'altra volta andrà meglio è un consiglio di una volta e per sempre. Non lasciare che la scrittura diventi la tua unica ragione di vita, altrimenti non avrai più storie da raccontare.
f) quando vai a tirare le somme, non conta il numero dei vincenti che hai preso, bensì quanti vincenti a quanto. sono stati costruiti vasti imperi finanziari su una tangente del mezzo per cento. per tornare ai rudimenti: puoi beccare anche tre vincenti a 6 a 5 su nove corse e chiudere in perdita, laddove puoi pigliare un vincente a 9 a 1 e un altro a 5 a 1 e chiudere in profitto la giornata.
Il tuo risultato sarà la somma di diversi elementi, tutti da considerare. Potresti essere il tipo di scrittore da un capolavoro a vita, oppure l'autore di piccoli e preziosi successi. Non puoi saperlo, ed è meglio che sia così. Devi solo scrivere, esprimerti al meglio, e sperare che quel che arriverà sulla pagina assomigli almeno un po' all'idea che avevi nella tua testa.

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Scrivere è una scommessa, e la verità è che non esiste regola che possa assicurarti il successo. Lo stesso Bukowski, alla fine, si costringe ad ammetterlo. Quello che puoi fare, però, mentre la fortuna decide la tua sorte, è imparare a giocare con umiltà.
effettivamente, nessuno può saperne mai abbastanza sulle corse dei cavalli come su qualsiasi altra cosa, quando si crede di saperla lunga si è soltanto all'inizio.


***
Storie di ordinaria follia, Charles Bukowski. Feltrinelli, 2016. Traduzione di Pier Francesco Paolini.

Commenti

  1. Lezioni di scrittura è uno dei miei tag preferiti. Non che abbia velleità da scribacchino (per niente) ma mi diverte leggere i consigli degli scrittori agli aspiranti tali. Personalmente non rientro tra quelli che subiscono il fascino di Bukowski, ma questo è un altro discorso.

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    1. Devo ammettere che piacciono un sacco anche a me questi articoli, soprattutto perché ogni scrittore consiglia in base alla sua esperienza (anche se qui ci ho messo del mio). Con Bukowski ho un rapporto particolare: alcuni racconti sono indelebili, fortissimi, ma non riesco a leggerne troppi di seguito.

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