«La lettura come necessità mentale». Intervista ad Alessio Torino

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«È ciò la lettura; riscrivere il testo dell'opera direttamente dal testo della nostra vita» diceva Roland Barthes. Ho incontrato Alessio Torino a Ivrea, durante il festival La grande invasione. Insieme a Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande e Paolo Cognetti è intervenuto per raccontare la sua carriera di lettore. Io l'ho trattenuto un po', alla fine dell'incontro, e ho approfittato per porgli alcune domande.

Che tipo di lettore sei?
Sono un lettore disordinato, anzi, se mi accorgo di diventare ordinato torno verso il disordine. Leggo un libro alla volta, solo se un libro non mi convince un altro può prendere il sopravvento. Non ho un genere preferito. Ti direi romanzo classico, classico nel senso di aperto, ma non scarto mai a priori. L'importante è non avere i paraocchi: se le cose sopravvivono una ragione c'è e uno spera di trovarla.

Lettura come allenamento o intrattenimento?
Per me che faccio lo scrittore la lettura è una necessità mentale: a un certo punto hai proprio bisogno di qualcosa che non sia la tua voce nella testa quando scrivi. Ti serve un po' come il tergicristalli quando piove e c'è bisogno di ripulire. E poi leggo anche libri leggeri, per piacere, come lettore lettore e non solo come lettore scrittore.

I tuoi scrittori preferiti sono anche i tuoi modelli di riferimento?
Lo scrittore deve trovare la propria voce quindi i modelli uno dovrebbe cercare di scansarli se vuole imparare ad ascoltarsi.

Un libro può insegnarti qualcosa come scrittore anche se non incontra i tuoi gusti di lettore?
Sì, anche se diventa più difficile se non incontra i miei gusti. Un libro ti deve piacere, se il piacere non c'è il dialogo tende un po' a interrompersi.

Come sei passato dalla lettura alla scrittura?
Lettura e scrittura hanno sempre fatto parte di me. Chiaramente, se ho avvertito qualcosa che è cambiato è stato dopo la pubblicazione dei primi romanzi in cui ti accorgi, percepisci, in maniera più forte rispetto a prima, che esiste il lettore, che c'è chi ti leggerà. Pubblicare non è soltanto un atto esteriore ma ha un riflesso su di te a livello profondo. È la percezione che il tuo romanzo andrà nelle mani di qualcun altro. Quando ho iniziato a scrivere non avevo questa consapevolezza.

Come reagisci quando un lettore dà un'interpretazione del tuo libro diversa da quella che tu avevi immaginato?
È una cosa che bisogna accettare. Il libro non è tuo, questa può sembrare una frase banale ma è vera. Io ci credo. A volte qualcuno vede delle cose che uno non avrebbe mai immaginato, nel bene e nel male. Per me è lo stesso: quello che dice uno scrittore del suo romanzo m'interessa fino a un certo punto, non può imboccarmi, come io non ho la chiave universale dei miei libri.

Nel romanzo Se una notte d'inverno un lettore un nostalgico Italo Calvino afferma: «Da quando sono diventato un forzato dello scrivere il piacere della lettura mi è vietato». Tu sei riuscito a conservarlo?
Sì, assolutamente. Quando un libro mi piace molto divento totalmente lettore. Posso pensarci, in un secondo momento, anche come scrittore, soffermarmi su qualche capitolo, ma il piacere rimane intatto. In caso contrario sarebbe una fatica che non avrei voglia di fare. Così come scrivere: se non ci fosse il piacere sarebbe una cosa infernale. Il piacere di farlo ti dà la possibilità di stare otto ore davanti al computer come il tennista riesce ad allenarsi per cinque ore di fila. Sarebbe impossibile se non ci fosse un piacere di fondo, e l'allenamento non toglie il piacere ma lo rende possibile. L'impegno e il piacere vanno insieme, l'uno non esclude l'altro anzi, sono indissolubilmente legati.

Sei uno scrittore metodico o segui l'ispirazione?
Quando scrivo un romanzo... cerco di scriverlo. Quando ho la giornata storta lascio perdere. Però il buon detto "l'appetito vien mangiando" è vero, per cui se la giornata non è delle migliori mi ci metto e magari scopro che c'è una vena buona anche in quel momento. In questo senso l'impegno è importante: ti aiuta a ritrovare il piacere. Può sembrare il contrario ma è così.

In una tua intervista facevi riferimento alla forma delle storie. Esistono storie circolari, che cominciano e si chiudono, e storie che si sviluppano in linea retta. Le rotondità sono più appetibili?
C'è un aspetto del piacere legato alla trama. Che ci piaccia o no esiste. Esiste il romanzo con una trama forte e un romanzo senza, e la trama fa la differenza a livello di piacere su larga scala. Possiamo provare interesse per un romanzo nel quale la trama te la devi andare a cercare, anche se poi una trama naturalmente c'è sempre. Ma una trama forte ti prende, dal punto di vista proprio fisico. Le connessioni mentali legate al piacere diventano fisiche. 

Non ti sembra la stessa differenza che c'è tra i romanzi e i racconti? Nei racconti la trama non è sempre l'elemento fondamentale. Per questo, forse, alcuni lettori si sentono meno coinvolti.
I racconti non innescano i processi che innescano i romanzi. È un piacere che colpisce meno persone, non perché sia più piccolo, anzi, magari sono quelle poche persone che tengono in piedi collane e riviste che pubblicano racconti. Ma anche al di là dei romanzi contro i racconti. Nel mio caso, mi è chiaro come Tetano possa essere più "aperto" e Urbino Nebraska più "chiuso" alla maggioranza dei lettori. Certo, quelli che amano Urbino Nebraska lo ameranno molto ma quelli che non lo amano potrebbero anche trovarlo non significativo. Il piacere non si può comandare, dobbiamo farcene una ragione.



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Alessio Torino (Urbino, 1975) insegna letteratura all'università di Urbino. Ha esordito nel 2010 pubblicando per Pequod il romanzo Undici decimi. Seguono Tetano (minimum fax, 2011) e Urbino Nebraska (minimum fax, 2013). Il 23 giugno tornerà in libreria con il suo nuovo romanzo, Tina, pubblicato ancora una volta da minimum fax.

Commenti

  1. Complimenti, Maria, hai confezionato un'intervista interessante mai banale, e anche le risposte di Alessio Torino sono molto posate e profonde. Non c'è niente di meglio che parlare di letteratura con chi la letteratura la ama, la legge e la fa.

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  2. Ottima intervista.
    Ho apprezzato anche la questione lettura/scrittura: ciascuno la risolve a proprio modo.

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