TI RACCONTO – L’isola a mezzogiorno di Julio Cortázar

Un articolo di Andrea Siviero

(Non mi sono fermato a un certo punto: ho spoilerato il finale. Ma questo è un racconto particolare: l’inquietudine che lascia al lettore è celata nella sua architettura, nel suo meccanismo di orologeria. In fondo è un racconto a più livelli: quello che mi sono limitato a raccontare per esteso è solo il livello più visibile.)
 

Un aereo della linea Roma-Teheran sorvola tre volte a settimana le isole greche. Marini, uno steward, si accorge che ogni volta, attorno a mezzogiorno, l'aereo sorvola sempre la stessa isola. Se ne accorge un giorno mentre «era cortesemente inclinato sui posti di sinistra e stava sistemando il tavolino di plastica per posarvi sopra il vassoio del pranzo […] quando nell'ovale azzurro del finestrino entrò il litorale dell'isola, la frangia dorata della spiaggia, le colline che salivano verso l’altopiano desolato». La visione dell’isola è una folgorazione, Marini non riesce a staccare gli occhi dall'oblò dell’aereo finché l'isola non è più visibile. L’innamoramento è tutto nel primo sguardo; e che sia innamoramento per un altro essere umano o per un luogo poco importa: il passo successivo è il corteggiamento. Così fa Marini. Ad ogni passaggio sull'isola raccoglie sempre nuovi dettagli, impara a riconoscerla tra le mille isole greche «l'isola aveva una forma inconfondibile, come una tartaruga che avesse appena tolto le zampe dall'acqua»; descrivendola a un radiotelegrafista ne scopre il nome: Xiros; grazie ad alcuni libri impara a conoscerne la geografia e la storia. Presto l'isola a mezzogiorno diventa una vera e propria ossessione per lo steward «volare tre volte a settimana su Xiros era tanto irreale quanto sognare tre volte a settimana di volare a mezzogiorno su Xiros». L'isola assume i contorni metafisici del sogno, la realtà inizia a sgretolarsi in un’ossessione innocente, ma incontrollabile. Per Marini diventa naturale immaginarsi sull'isola, tra i pescatori che osservano il passaggio nel cielo blu «di quell'altra irrealtà». Il passo successivo per Marini è raggiungere davvero l’isola. Allora programma una vacanza, un collega accetta di prestargli la parte di denaro che gli serve per il viaggio, e così lo steward, mentre sta osservando per l'ennesima volta l’isola a mezzogiorno, già si vede a contrattare l'affitto di una casa con un pescatore chiamato Klaios. Ma l'ossessione per l'isola, che a quel punto sarebbe dovuta evaporare con la realizzazione del sogno di essere lì, non si esaurisce: Marini si ambienta in fretta, inizia a imparare qualche parola in greco, riesce a farsi capire, aspira a diventare uno del posto. Un giorno è in spiaggia, ha ormai deciso di restare lì per sempre con Klaios e gli altri pescatori, sta pensando a come convincerli: «una sera o l’altra, quando ormai lo avessero conosciuto bene, avrebbe parlato di rimanere e di lavorare con loro»; è ancora una volta mezzogiorno: «guardò il suo orologio e poi, con un gesto d'impazienza, lo strappò dal polso e lo mise nella tasca del costume. Non sarebbe stato facile uccidere l'uomo antico, ma lì dall'alto, vibrante di sole e di spazio, sentì che l'impresa era possibile». Ma è il richiamo della realtà a manifestarsi nel ronzio dei motori dell'aereo. L'aereo della compagnia di Marini sta attraversando lo spazio di cielo sopra l'isola quando si avvita su se stesso e precipita in mare. Marini si getta in mare cercando di salvare disperatamente un sopravvissuto. Gli abitanti dell’isola accorrono alla spiaggia e trovano soltanto il cadavere di uno sconosciuto.

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Alcuni racconti di Cortázar seguono un modello matematico noto con il nome di anello di Möbius. «Le superfici ordinarie, ossia le superfici che nella vita quotidiana siamo abituati ad osservare, hanno sempre due facce, per cui è sempre possibile percorrerne idealmente una senza mai raggiungere l'altra, se non attraversando una linea di demarcazione costituita da uno spigolo (chiamato "bordo"): si pensi ad esempio alla sfera, al toro, o al cilindro. Per queste superfici è possibile stabilire convenzionalmente un lato "superiore" o "inferiore", oppure "interno" o "esterno". Nel caso del nastro di Möbius, invece, tale principio viene a mancare: esiste un solo lato e un solo bordo. Dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta. Solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul lato iniziale. Quindi si potrebbe passare da una superficie a quella "dietro" senza attraversare il nastro e senza saltare il bordo ma semplicemente camminando a lungo ¹». Per Cortázar non esistono due facce opposte della realtà separate da un bordo che occorrerebbe forare per passare da una parte all'altra; i piani della realtà possono essere raggiunti procedendo sempre sulla stessa superficie. Così un uomo che osserva un’isola dal finestrino di un aereo può essere incredibilmente traslato nel piano della realtà rappresentato dall'isola stessa. Per obbedire al modello matematico il passaggio è segnato da uno slittamento, mai da una rottura. Così, nel caso de L’isola a mezzogiorno è l’immaginazione di Marini a permettere lo slittamento dall'aereo all'isola. Fino a qui niente di strano. Ma la vita sull'isola è così vivida nei suoi dettagli (il nome dei pescatori, l’esattezza nella descrizione dei luoghi, degli odori, delle sensazioni) che non può essere pura immaginazione: l'immaginazione non può arrivare a una descrizione così minuziosa dell’esperienza: ecco l’altra faccia dell’anello di Möbius. Cortázar utilizza gli strumenti del linguaggio per ricreare lo slittamento di piani. Il risultato è inquietante: qual è allora la realtà? L’aereo? L’isola? Entrambe? Sono entrambe irrealtà come suggerisce a un certo punto il racconto? 

Julio Cortázar (1914-1984) è considerato un maestro del racconto fantastico. L'isola a mezzogiorno è contenuto nella raccolta Tutti i fuochi il fuoco (Einaudi) traduzione italiana a cura di Ernesto Franco.




¹ citazione da wikipedia. 
Progetto grafico di Aleksej Polyvyanyj.

Commenti

  1. Mi piace questa accoppiata! Andrea, ottima spiegazione!

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