Storie di mani

Wing Biddlebaum parlava molto con le mani. Le dita sottili e espressive, sempre in movimento, sempre occupate a tentare di nascondersi nelle tasche o dietro la schiena, saltavano fuori e diventavano gli stantuffi della sua macchina espressiva. La storia di Wing Biddlebaum è una storia di mani. L'avevano chiamato «Wing», cioè ala, proprio per l'inesauribile attività delle sue mani, che si dibattevano come ali di un uccello in gabbia. Il nome glielo aveva trovato qualche oscuro poeta del paese. Quelle mani turbavano il loro proprietario. Cercava di tenerle nascoste e osservava con ammirato stupore le mani tranquille e inespressive degli altri uomini che vedeva lavorare nei campi o passare lungo i sentieri guidando bestie sonnolente.
(Winesburg Ohio, Sherwood Anderson. Einaudi, 2011. Traduzione di Giuseppe Trevisani)

Avrei voluto non avere visto di quell'uomo, la prima volta che entrò nel negozio, nient'altro che le mani; lente, intimidite e goffe, con movimenti senza fiducia, affilate e ancora non scurite dal sole, quasi a voler chiedere scusa per il loro gesto disinteressato. (...) Avrei voluto non avergli visto altro che le mani, mi sarebbe bastato vederle quando gli diedi il resto dei cento pesos e le sue dita strinsero i biglietti, cercarono di ordinarli e, subito, per improvvisa decisione, li appallottolarono e li nascosero con pudore nella tasca della giacca; mi sarebbero bastati quei movimenti sopra il legno pieno di fessure riempite di unto e di sudiciume per capire che non si sarebbe curato, che non aveva alcuna idea da cui trarre la volontà di curarsi.
(Gli addii, Juan Carlos Onetti. Edizioni SUR, 2015. Traduzione di Dario Puccini)

Donde vengono questi colpi? e che mi accade, dal momento che ogni rumore m'incute spavento? Che mani sono queste? Ah! mi strappano gli occhi! L'immenso oceano del grande Nettuno potrà mai lavare e cancellare interamente questo sangue dalla mia mano? No, piuttosto questa mia mano tingerà del suo rosso incarnato la moltitudine dei mari, e muterà il verde in un solo scarlatto!
(Macbeth, William Shakespeare. BUR Rizzoli, 2006. Traduzione di Gabriele Baldini)



Commenti

  1. Quanto ho adorato Anderson e il suo romanzo. Quella storia è tra le più belle.

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    1. Una delle mie raccolte preferite. E questo, sì, è tra i racconti più emozionanti.

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