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18 dicembre 2015

Libri per regali last minute: storie a misura di (quasi) tutti

Questa lista è per chi, come me, è un donatore last minute. Uno che non ci pensa, perché: «È presto! Ho tutto il tempo del mondo!». Poi i giorni passano, le vetrine si colorano di rosso, e il tempo non c'è più. Allora il panico: cosa regalo? Un libro? Il libro non dovrebbe mai essere la scelta più ovvia. È paradossale, me ne rendo conto, ma regalare libri a Natale (regalare libri, in generale) è poco raccomandabile: una missione ardua, piena di trappole. Lo sbaglio è dietro ogni angolo. Quindi, se non siete sicuri, se non conoscete troppo bene le preferenze (e le giacenze) del destinatario, meglio orientarsi altrove. Tuttavia, regalare libri è bello (sì, lo è!) e noi siamo cuori audaci (sì, lo siamo!). Allora la lista: libri last minute, per regali a colpo sicuro.

Sono belle storie, scelte tra le letture degli ultimi anni. Soltanto dieci, perché se siamo tra quelli che si riducono all'ultimo minuto sappiamo che ogni momento è prezioso. Due righe per ogni libro, e il collegamento agli articoli che ho scritto se cercate un giudizio più approfondito.


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I venerdì da Enrico's
Quando la scrittura è condanna e unica assoluzione anche i rapporti più solidi vengono messi in discussione. Questo è ciò che accomuna il gruppo di scrittori del romanzo di Don Carpenter, la stessa forza che li allontana quando l'ambizione diventa più grande di ogni sentimento. Scrivere per vivere, vivere per scrivere: superato un certo limite non fa più differenza.
I venerdì da Enrico's, Don Carpenter. Frassinelli, 2015. Euro 20,00.


Revolutionary Road
Sui coniugi Wheeler si abbatte una lucida e disastrosa presa di coscienza: la consapevolezza di non essere speciali. Si scoprono fallaci, egoisti, incoerenti. Insopportabilmente umani. Il futuro, così come l'avevano immaginato, è solo l'ultima, la più grande, di tutte le illusioni. Come si sopravvive a questo?
Revolutionary Road, Richard Yates. Minimum fax, 2009. Euro 12,50. 


    
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Espiazione
Questa è la storia di un errore, una piccola bugia che condiziona le scelte di un'intera famiglia. E non basta il pentimento, per quanto sincero, non basta tutta la vita per espiare la colpa. Immaginare un finale diverso è il sollievo di un momento perché a certi sbagli non si può porre rimedio.
Espiazione, Ian McEwan. Einaudi, 2014. Euro 13,00.



shotgun-lovesongs-butlerShotgun Lovesongs
Ambientata a Little Wing, una cittadina del Wisconsin, Shotgun Lovesongs racconta le vicende di quattro giovani ragazzi. È un libro d'amore, d'amicizia, di qualche tradimento e di un grande perdono. La musica di sottofondo dà voce a quel bisogno, primitivo e assoluto, che tutti noi abbiamo: conquistare un posto nel mondo.
Shotgun Lovesongs, Nickolas Butler. Marsilio, 2014. Euro 18,00.


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Paradiso e inferno
Il paradiso è l'Islanda nella sua bellezza più infernale, quando la natura diventa implacabile e l'uomo è costretto a combattere per sopravvivere. È uno scontro eterno, che trova spazio fuori e dentro di noi. Come la voglia di andare e la necessità di restare, il gelido tepore di quegli attimi in cui «nulla mi è delizia, tranne te». Un libro che è una poesia.
Paradiso e inferno, Jón Kalman Stefánsson.Iperborea, 2011. Euro 16,50.
 

ballando-notte-fonda-dubusBallando a notte fonda
«Le parole conducono ai fatti. Preparano l'anima, la rendono pronta e la commuovono fino alla tenerezza». Alla presentazione dell'ultimo libro di Andre Dubus, il traduttore Nicola Manuppelli ha usato questa massima di Santa Teresa d'Avila per descrivere la scrittura di uno dei più grandi autori di short stories. Non credo esistano parole migliori: tenerezza e commozione, per racconti pieni di luce.
Ballando a notte fonda, Andre Dubus. Mattioli 1885, 2013. Euro 17,90.

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Svanire
Le persone scompaiono: muoiono, ci lasciano, si allontanano, semplicemente spariscono dalle nostre vite. La scomparsa è la protagonista di questa prima raccolta di Deborah Willis. L'autrice indaga sul sentimento della perdita e sui meccanismi che mettiamo in atto per proteggerci dall'ombra dell'assenza; tentativi maldestri di riempire vuoti incolmabili. La convalescenza è lunga, dolorosa, ma necessaria.
Svanire, Deborah Willis. Del Vecchio editore, 2015. Euro 13,00.

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Il suo vero nome
Charles D'Ambrosio è riuscito a riprodurre l'eleganza della disperazione. È l'anello di congiunzione ideale tra Raymond Carver e Ernest Hemingway, il che lo rende il narratore straordinario che è; l'umanità dell'uno, la forza dell'altro, interpretate con uno stile pieno di grazia. Senza dubbio, una delle raccolte migliori che abbia mai letto.
Il suo vero nome, Charles D'AmbrosioMinimum fax, 2008. Euro 14,00.
 

Il paradiso degli animali
Ho iniziato a consigliare questa raccolta da subito, dopo aver letto il primo racconto. Adesso, che ho da poco voltato l'ultima pagina, non posso che confermare il suggerimento. Sono racconti così belli che ti spezzano il cuore. È un libro d'esordio, di un giovane autore, pubblicato da una nuova realtà indipendente. Un regalo perfetto.
Il paradiso degli animali, David James Poissant. NN editore, 2015. Euro 17,00.


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A pesca nelle pozze più profonde
Non è un manuale di scrittura ma raccoglie alcune riflessioni sull'arte del raccontare. Non è una raccolta di racconti ma contiene alcune storie scritte dall'autore. È un omaggio di Paolo Cognetti a tutti i suoi maestri: una guida per chi legge racconti, una dichiarazione d'amore che non lascerà indifferente chi dice di non riuscire ad apprezzarli.
A pesca nelle pozze più profonde, Paolo Cognetti. Minimum fax, 2014. Euro 13,00.


Tutti questi libri hanno il potenziale per incontrare i gusti dei vostri amici. O, almeno, riducono di molto il margine d'errore, e questo è già un bel vantaggio. Altrimenti: qualcosa di morbido, qualcosa di comodo, qualcosa di dolce. Tre regole che funzionano sempre.

Che lo spirito natalizio vi avvolga tutti.



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15 dicembre 2015

Ti racconto un racconto – Bella bocca e occhi miei verdi di J. D. Salinger

(Una rubrica che è un po' una scusa per parlare delle mie storie preferite. Ti racconto un racconto, mi fermo a un certo punto. Lascio a te il compito di scoprire come va a finire.)


Il telefono squilla e l'uomo con i capelli grigi si volta in direzione della ragazza. Sono sdraiati sul letto, questo non lo leggiamo ma riusciamo a intuirlo, quando lei volta la testa verso di lui con un occhio chiuso per pararsi dalla luce. L'uomo le chiede se, per qualche ragione, preferisce che lui non risponda. Lei esita, ma lui insiste, allora lei si tira su spostando il peso sull'avambraccio: «Dio mio. Non so. Tu cosa dici?». L'uomo dai capelli grigi dice che per lui è lo stesso, non fa differenza. Allunga il braccio per raggiungere il telefono, si mette a sedere e risponde. La voce di un uomo, dall'altro capo, è impaziente: «Sei tu Lee? Ti ho svegliato?». L'uomo si gira per un secondo a guardare la ragazza: «Sei tu Arthur?». L'uomo al telefono si scusa, chiede se disturba. L'uomo con i capelli grigi lo rassicura: non dormiva, stava leggendo. Chiede ad Arthur se c'è qualcosa che non va. «Volevo solo chiederti, Lee, non hai mica notato quando Joanie è andata via?». L'uomo dai capelli grigi fissa un punto nella stanza, al di là della ragazza. No, non l'ha vista. Ma qual è il problema? Arthur dice che non lo sa, che ogni volta che Joanie si sbronza non si sa mai come va a finire. L'uomo coi capelli grigi chiede ad Arthur come si sente, se è a casa, se è ubriaco. Gli dice di stare tranquillo, che tra poco Joanie arriverà; l'avranno trascinata a bere qualcosa, è per questo che sta tardando. Sicuramente avranno insistito per farla restare. Arthur s'infiamma: entrambi sanno bene che Joanie non ha bisogno che qualcuno la trascini per portarla da qualche parte. Poi si scusa, dice che non sa cosa gli prende, gli dispiace se l'ha svegliato. Ogni sera, Arthur ha la tentazione di andare a controllare dentro tutti gli armadi. Ogni sera, quando torna tardi, ha paura di trovare qualcuno. Sono cinque anni, ormai, e non ce la fa, non ce la fa più. L'uomo coi capelli grigi dice che è proprio questo il problema: Arthur tratta Joanie come una stupida, una donna senza cervello. «Cervello? Gesù, se tu sapessi quanto mi fai ridere. (...) Lo sai chi ho sposato io? Vuoi che ti dica chi ho avuto la fortuna di sposare? Ho sposato la più grande romanziera inedita, la più grande psicanalista incompresa, la più grande celebrità vivente e misconosciuta di New York. Questo non lo sapevi, eh? Cristo, è così divertente che mi taglierei la gola». Arthur chiede all'amico se ha mai sentito Joanie parlare di un uomo. Uno chiunque, il più miserabile: per lei è sempre "affascinante da morire". L'uomo coi capelli grigi cerca di cambiare argomento, ricorda che quel giorno Arthur avrebbe dovuto sostenere una causa e ne approfitta per chiedergli com'è andata. Arthur non lo sa, forse è andata male. Anzi no, è andata proprio male: l'ha persa. Avrebbe voluto dirglielo prima ma non c'è stata occasione. A proposito, vuole tornare nell'esercito. La verità è che avrebbe dovuto lasciarla prima, Joanie, ma non c'è riuscito, e non c'è riuscito perché gli faceva compassione. «Mi faceva compassione». L'uomo coi capelli grigi ricorda ad Arthur che Joanie non è più una bambina.
È una bambina adulta, risponde Arthur: è peggio. È patetica. Certe volte la guarda dormire. Lei avrebbe bisogno di qualcuno più aggressivo, che la picchi, anche, qualcuno che non sia debole come lui sente di essere. In realtà, continua, non sa neanche se l'ama. Gli sembra di sì, altre volte invece no. Poi però succedono certe cose, «Tutte le volte che mi carico per battere i pugni sul tavolo, andiamo a cena fuori, magari, o capita che le do un appuntamento da qualche parte e lei se ne arriva magari con certi guanti bianchi o una cosa così, no? Non so. (...) Oppure mi metto a pensare, Cristo, è così imbarazzante, comincio a pensare a quella stronza di poesia che le mandai quando cominciammo a uscire insieme. "Rosa e bianco i miei colori, bella bocca e occhi miei verdi". Dio se è imbarazzante... una volta mi faceva sempre pensare a lei. Non che lei abbia gli occhi verdi, ha degli occhi come delle porche conchiglie, porca vita, ma mi facevano lo stesso pensare a lei, quei versi... non so. Lasciamo perdere, che tanto parlo solo a vanvera. Mandami al diavolo, cosa aspetti?». L'uomo coi capelli grigi non ha alcuna intenzione di mandarlo al diavolo, e no, per l'ennesima volta, non lo sta disturbando. Non dormiva, è da tempo che non dorme, ma continuare a parlare non porterà loro da nessuna parte. La cosa più sensata da fare, adesso, è rilassarsi. Tra qualche minuto Joanie tornerà a casa. Mettersi a letto, distendere i nervi. Sente quasi di averlo convinto. Poi però Arthur ci ripensa e domanda se, visto che sono rimasti svegli tutta la notte, possono bere qualcosa insieme. Potrebbe fare un salto a casa sua, se la cosa non gli secca. L'uomo drizza la schiena e si passa una mano sulla testa. Sotto la luce della lampada i capelli non sono più grigi ma sembrano quasi tutti bianchi: «Venir qui, dici?».

***

Come in tutti i racconti di J. D. Salinger, anche in Bella bocca e occhi miei verdi è importante il come prima ancora del cosa. Io ho provato a raccontarlo riportando solo quello che accade, che corrisponde a un terzo della potenza della storia. Il talento di Salinger è in quello che lui non scrive, nel sottinteso che oltrepassa gli occhi e raggiunge la sensibilità del lettore. Bella bocca e occhi miei verdi (Pretty Mouth and Green My Eyes) è un racconto del 1951, compreso nella raccolta Nove racconti, pubblicata per la prima volta nel 1953. L'ho scelto per dar luce a una storia meno conosciuta rispetto a Un giorno ideale per i pescibanana o a Per Esmé: con amore e squallore (di cui ho già detto qualcosa qui) ma la raccolta, tutta intera, è una delle mie preferite. I racconti sono tradotti da Carlo Fruttero.

L'illustrazione è di Inna Heller.

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11 dicembre 2015

L'ultima pagina di diario da Più libri Più liberi

Tra tutti gli eventi a cui partecipo, Più Libri Più Liberi è uno di quelli che preferisco: perché è la fiera nazionale della piccola e media editoria,un'occasione per entrare in contatto con tante realtà tutte diverse, perché vanta un programma pieno d'incontri interessanti e perché si svolge a Roma, una città nella quale torno sempre con piacere. Questa volta, però, ho avuto la possibilità di vivere la fiera più intensamente grazie al progetto Blog Notes. L'idea è di Laura, la blogger di Il tè tostato. L'obiettivo di Blog Notes è affidare ai blog la comunicazione dell'editoria indipendente: i blogger coinvolti hanno il compito di mettere insieme una sorta di diario fatto di appunti, immagini, articoli, tutto ciò che può essere utile a chi, seguendo gli aggiornamenti, vuole partecipare alle attività della fiera. In sostanza, una finestra attraverso la quale respirare l'aria che tira dalle parti dell'editoria indipendente. Sguinzagliati tra i vari stand, io e altri cinque impavidi cavalieri, coordinati da Laura, abbiamo cercato d'intrappolare un po' di quell'aria per riportarla nei nostri quaderni virtuali. Uniti dallo stesso hashtag, #BlogNotes15, abbiamo incontrato editori, scrittori, addetti stampa, chiedendo loro tutto ciò che da lettori ci premeva scoprire.

piùlibri15
Più libri Più Liberi (Palazzo dei Congressi, Roma)

I libri
Il libro è un progetto che nasce da un patto di fiducia tra editore e scrittore. L'editore crede nella storia che legge e decide di pubblicarla, assumendo su di sé (sulla sua attività imprenditoriale) il rischio della scelta. Quello che cambia, nel caso dell'editoria indipendente, è il peso della scommessa e la portata di un eventuale fallimento: puntare su uno scrittore, magari esordiente, è un grosso azzardo per i piccoli editori; enorme, se consideriamo la contrazione del mercato degli ultimi anni. Però succede che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, l'editoria indipendente compie scelte più coraggiose. Sembra scontato dire "perché ci credono di più", ma non vedo un'altra spiegazione possibile; gli editori che ho incontrato sono spinti da una grande passione, supportata da una sana dose d'incoscienza. Mi vengono in mente diversi esempi, anche solo considerando gli ultimi anni. Minimum fax pubblica L'età della febbre: un'antologia di racconti (in un paese nel quale i racconti non si leggono) scritti da giovani autori, qualcuno alla sua prima prova da narratore; una follia, tra l'altro già intrapresa dieci anni prima con il progetto gemello La qualità dell'ariaEdizioni Sur, capitanata da Marco Cassini e Martina Testa, ha da poco inaugurato la collana Big Sur, scegliendo di puntare su un libro d'esordio poco convenzionale come Carne Viva di Merritt Tierce. E L'orma editore, casa editrice fondata nel 2012 da Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari, grazie alla quale abbiamo avuto la possibilità di conoscere Annie Ernaux, un'autrice tra le più apprezzate nel panorama culturale francese (e pubblicata in patria dal colosso Gallimard). Ma l'ultima parola spetta sempre al lettore, che giudica in base alle sue preferenze. Indipendente non vuol dire necessariamente di qualità, ma ho capito, ancor più dopo questa esperienza diretta, che è importante tener conto che l'offerta editoriale è più vasta di quella che percepiamo attraverso i principali canali d'informazione. E diversificare può essere una sfida stimolante per un lettore attento e curioso.

Gli incontri
Ho partecipato a diversi incontri, qualcuno in più di quelli che mi erano stati assegnati, qualcuno in meno di quelli che avrei voluto seguire. Ve ne racconto uno: l'appuntamento con Raffaele La Capria. La Capria ha novantatré anni ed è l'unico scrittore ad avere all'attivo due Meridiani Mondadori. Da qualche mese è in libreria con Al bar (edizioni nottetempo), un libro che raccoglie alcune conversazioni tenute con l'amico e collega Umberto Silva: scambi di battute, dialoghi condotti con estrema intelligenza, altrettanta ironia, su temi importanti come la vita, la bellezza, la scrittura, l'arte, la morte. È un libro delizioso, che si legge nel tempo di un Martini. A proposito della letteratura:


La letteratura mette ordine al caos è uno dei concetti più affascinanti di tutta la presentazione. Meglio: «la narrazione ci difende dallo smarrimento che il caos produrrebbe nelle nostre anime». Il senso è che la vita, vivendola, ci distrae. Non riusciamo a giudicarla con obiettività perché ne siamo impregnati. Attraverso la scrittura, se la narrazione è il racconto di una vita, riusciamo a osservare noi stessi da un punto di vista più obiettivo. Il nostro percorso ci appare ordinato, meno assurdo, perciò più accettabile. Addirittura, aggiunge La Capria, e conclude: «la vita vera è quella che si scrive».

Le persone
Le persone che scrivono, le persone che leggono, tutte concentrate nello stesso posto. Le persone che ho conosciuto, quelle che ho abbracciato. Quelle con cui ho parlato come se le conoscessi da sempre, solo perché innamorate degli stessi libri. È difficile che io mi senta così a mio agio come mi sono sentita in quei giorni d'ordinaria follia. È stata un'esperienza sfiancante, ma divertente. Un po' come il Natale, quando non vedi l'ora che arrivi, poi ti distrugge e se ne va, sempre troppo presto. Spesso ti lascia un paio di chili in più. Spesso anche le fiere, quando torni a casa con la borsa piena di nuove storie. Ma ci diciamo che quello è il peso della cultura, allora ci sentiamo meno in colpa. E poi si fa presto a smaltirli: appena in tempo per il prossimo giro di giostra.



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