L'anno del pensiero magico, il monologo di Joan Didion

Ti ho mai detto una bugia? 
Ti ho mai mentito in tutta la tua vita?
Quando dicevo: sei al sicuro, ci sono io, era una bugia o ci hai creduto?
Una bugia è forse solo una storia alla quale l'ascoltatore si rifiuta di credere?
È questa l'unica definizione di bugia?
O ci hai creduto?
Nelle ultime pagine della mia copia ci sono un paio di note scritte a penna. Una donna, ne sono sicura. Ha una grafia piacevole, rotonda e piena, quella che avrei voluto avere io qualche tempo fa. Mi ci sono allenata tanto, negli anni. Volevo che fosse morbida, espansiva e sorridente. Ora ho una bella scrittura, così mi dicono, ma non è rotonda. È poco felice. Per quanto mi sforzi, non riesco a trattenere le lettere, come se dovessero inevitabilmente strizzarsi, acuminarsi. Come se qualcosa di aguzzo e brutale venisse fuori dalle mie stesse parole. Questo, se scrivo lentamente. Di fretta sono una furia incomprensibile.


Leggo due parole. La prima è cambiamento. Dal cambiamento partono diverse frecce, che raggiungono il buio, la paura, la solitudine e l'imprevedibilità. La seconda parola è vita. In questo caso c'è una sola freccia, che congiunge la sicurezza al controllo, al bianco e alla luce. La scrittura felice mi dice che ci sono fogli bianchi e fogli neri. I tanti fogli bianchi sono un lenzuolo, il lenzuolo fatto con i fogli, che copre la vita che cambia in fretta, che cambia in un istante. I fogli bianchi sono strappati. Poi c'è il foglio nero, uno solo. «Ecco le prime parole che scrissi dopo l'accaduto»
John Gregory Dunne, sposato da quarant'anni con Joan Didion, muore all'improvviso la sera del 30 dicembre 2003. Ed è così che per Joan inizia l'anno del pensiero magico. Un anno in cui tutto viene rimesso in discussione, riconsiderato, riformulato. Le idee sulla morte, sulla malattia, sul calcolo delle probabilità, sulla fortuna e sulla sfortuna, sul matrimonio e sui figli e sulla memoria, sul dolore, sui modi in cui la gente affronta o non affronta il fatto che la vita finisce, sulla fragilità dell'equilibrio mentale, sulla vita stessa
Ho scelto di non leggere il romanzo. La mia edizione contiene il monologo tratto dal libro, che è l'adattamento teatrale convertito dalla stessa autrice. Lo spettacolo, interpretato da Vanessa Redgrave, ha debuttato nel marzo 2007 al Both Theatre di New York. 

Didion-Dunne-Quintana
Joan Didion, John Gregory Dunne e Quintana, figlia adottiva della coppia di scrittori.
Quintana muore nell'agosto del 2006, a trentanove anni. La scrittrice parla anche di lei, nel monologo.
Approfondirà poi, scrivendo Blue Nights.

Joan Didion dice che il pensiero magico è un'espressione che ha imparato studiando antropologia, che il pensiero lo usavano le culture primitive, e che funziona se collochi un Se all'inizio di ogni proposito. «Se sacrifichiamo una vergine, la pioggia tornerà». Lei dice che nessuno pensa che possa capitare, che noi non pensiamo ci possa mai capitare. Quando successe quello che successe — che è una cosa che lei non pronuncia mai, che non può permettersi di dire, ché le parole giuste spariscono dal vocabolario —, quando successe, pensò: «Se avessi tenuto le scarpe, lui sarebbe tornato». Se fosse tornato, avrebbe avuto bisogno di scarpe. È logico. Trovò un refuso nelle bozze dell'ultimo romanzo di John. Pensò di correggerlo, poi non lo fece. «Se aggiungevo una parola che non voleva avrebbe potuto non tornare». Cosa c'è di sbagliato?

Una donna che interroga la tragedia, che ripercorre attimo dopo attimo, a cercare l'errore, così da provare a porre rimedio all'inevitabile. L'ospedale sbagliato, il dottore sbagliato, l'ora sbagliata nel giorno sbagliato di un anno sbagliato. Quando la vita cambia, e cambia in un istante, aggrapparsi a un precario perché sembra l'unica soluzione, disperata e necessaria. Se avesse trovato una spiegazione, il dolore, forse, sarebbe andato via. 

Qualcuno pensò che fosse diventata pazza. Dice che lo è stata, ma che ora non lo è più. 
«Dovevi sentire che cambiava, la marea. E dovevi abbandonarti al cambiamento».


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L'anno del pensiero magico: monologo, Joan Didion. Il Saggiatore, 2008. 
Traduzione di Vincenzo Mantovani.

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