Burned children of America

L'America è ancora una terra promessa. Un luogo di proiezioni, per noi. Per me, che ancora non ho capito quanto in là mi devo immaginare per illudermi di potermi ancora illudere. Eppure l'America, noi lo sappiamo, è fatta di quei sogni che non raggiungono l'alba, quelli che chiudi forte gli occhi per riprenderli da qualche parte nella mente. Dove vanno a finire i sogni? E quelli americani? Nel 1996 David Foster Wallace rispondeva alla domanda di Laura Miller, a proposito di come ci si sente (come ci si sentiva) a vivere in America alle porte del nuovo millennio:
C'è un che di particolarmente triste, ma di una tristezza che non ha molto a che fare con le circostanze materiali, l'economia o le cose di cui si parla al telegiornale. È più una tristezza a livello viscerale. La vedo in me stesso e nei miei amici, in maniere diverse. Si manifesta come una sorta di smarrimento.
David Foster Wallace. Qualcuno direbbe che lui è la mia "ossessione letteraria". Io lo penso più come un compagno di viaggio, in questo periodo della mia vita, e vorrei guardarlo tenere il volante ancora un po'. Ma non è per questo che lo riporto qui, oggi. 

Il titolo della raccolta che ho letto, Burned children of America, nasce da un suo racconto. Si chiama Incarnazioni di bambini bruciati. Questo racconto, che trovate qui e in Oblio, è un colpo al cuore. Questo racconto l'ho letto sei volte e l'ho spiegato a tre persone. Due di loro mi hanno detto che è un racconto triste. Io dico che è un racconto feroce. È potente, potente come riesce a essere Wallace sulla breve distanza. Però ve lo devo raccontare, devo fare quello che non si dovrebbe mai fare, ve lo devo raccontare quasi fino alla fine. Il marito è dall'altro lato della casa quando sente le urla: prima suo figlio e poi la moglie. Inizia così. Lui li raggiunge in cucina e si guarda intorno, raccoglie dati: la pentola riversa sui fornelli, acqua bollente che scorre lungo il piano, sul pavimento. Il bambino è in piedi, rigido, il vapore gli sale dai capelli. Lui ci mette poco a capire quello che è successo. I due cercano di tamponare le bruciature del piccolo che, occhio e croce, non sembrano così gravi. Ma lui continua a piangere di un pianto disumano, e loro, i genitori, non capiscono perché. Carezzano il viso, asciugano le braccia, massaggiano il torace rovente. Il pianto del bambino diventa un ruggito, come di un animale sconfitto, poi un lamento appena. Poi si spegne. I due si guardano, e lo guardano, il figlio, forse per la prima volta. Il pannolino. «Loro non ci avevano pensato, non ci avevano pensato, e quando lo tolsero e videro lo stato in cui era ridotto...».

Quando l'ovvio è l'ultima cosa che vediamo. Quando la soluzione è lì, a pochi metri, ma noi non riusciamo a prenderla. Giriamo in tondo, ripercorriamo gli stessi passi, rinchiusi in una gabbia che non esiste. Animali sconfitti. Bruciati, anche noi.

C'è un altro racconto, che si chiama Sonno. È bellissimo, ed è stato scritto da Shelley Jackson. Qui, il sonno diventa un personaggio, il protagonista della storia. Diventa neve che scende sulle case, sulle persone, che ricopre ogni cosa. La neve sul fuoco. Come se avesse il potere di guarire, il sonno, come se la perdita momentanea di coscienza fosse un modo per sentire meno dolore.

burned-children-of-america

Burned children of America è nato da un lavoro di ricerca di Martina Testa e Marco Cassini. Non è stata una traduzione di un'antologia esistente, ma un progetto tutto italiano. L'idea era quella di raccogliere, in quella proiezione americana di sogni e illusioni, testimonianze di verità. Voci che dessero il senso di quell'America fatta di persone in antitesi con il circostante. Persone un po' più sole delle altre, un po' più presenti nella loro solitudine. Quei bambini bruciati che urlavano di dolore a dispetto di una comunità, una nazione, una patria, che a loro non ci aveva pensato. È una raccolta del 2001, rielaborata in una nuova edizione nel 2009. All'interno di questo libro trovate storie di scrittori che all'epoca erano poco più che esordienti. Ora sono (ed erano) alcuni tra gli autori più rappresentativi della narrativa americana contemporanea: Rick Moody, Jonathan Lethem, David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer, Dave Eggers, George Saunders, A.M. Homes e poi ancora Aimee Bender, Matthew Klam, Shelley Jackson, Julia Slavin, Sam Lipsyte, Arthur Bradford, Judy Budnitz, Amanda Davis, Myla Goldberg, Ken Kalfus e Stacey Richter. Sono passati quasi quindici anni da quando gli incendi diventavano braci ma questi racconti restano vivi e desolati, attuali come allora. Come echi di promesse infrante.



***
Burned children of America, AA.VV. Minimum fax, 2009. Prefazione di Zadie Smith.
Traduzioni di Massimo Bocchiola, Marco Cassini, Matteo Colombo, Edoardo Nesi, Laura Pugno, Christian Raimo, Martina Testa.

Commenti

  1. E' uno di quei libri che quando lo lessi anni fa mi fece conoscere un sacco di autori che poi ho letto e ritrovato nel corso degli anni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, io ci ritorno spesso. Quali sono i racconti che ti sono piaciuti di più?

      Elimina

Posta un commento