Amori ridicoli di Milan Kundera

La vita di chiunque si presta alle più diverse interpretazioni.

Esiste una verità, intima e personale, che non corrisponde allo spettacolo che offriamo di noi. È una verità smussata, acconciata: è una riproduzione che si discosta dall'originale in quei piccoli dettagli che fanno la differenza. Allo stesso tempo c'è un'altra verità, che è negli occhi di chi ci guarda: quell'idea che l'altro ha di noi, che ancora una volta non è quello che siamo, ma è una sintesi di azioni e reazioni che abbiamo mostrato in alcune occasioni e che diventano, a torto o ragione, la nostra migliore apparenza. 

Milan Kundera come Pirandello, narratore di uno, nessuno e centomila voltiGli amori ridicoli appartengono alle coppie che nel paradosso di un destino beffardo scoprono la propria verità. In queste storie, la realtà si ripiega in modo così assurdo che l'unica soluzione per i protagonisti è proprio quella di svelarsi, nella parte più autentica (e primordiale) di sé. Anche l'amore, prima costretto, sembra liberarsi da un fardello ed esplodere. L'amore esplode

È un libro ironico, lo stesso Kundera ha ammesso di essersi divertito molto a scriverlo, ma pieno di spunti di riflessione. Ogni racconto, accomunato agli altri dalla follia del quotidiano, ha una precisa caratterizzazione e una diversa tematica da affrontare. Tra tutti, Il falso autostop è forse il testo che si occupa di trasformare nei fatti il concetto di approssimazione di verità. E poi è quello che preferisco, ed è il motivo per il quale ve lo racconto.

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Un uomo e una donna sono in viaggio. È il primo giorno di due settimane di vacanza. Lui si ferma alla stazione di benzina, lei scende dall'auto. «Da che parte, signorina?». Lei si finge un'autostoppista, lui si offre di darle un passaggio. È un gioco che fanno spesso. Stanno recitando, entrambi ne sono consapevoli. Si conoscono da un anno. Lui ha avuto altre donne, diverse da lei. Sfacciate, disinibite. Lei non ha coscienza del proprio corpo. Anzi, lei ha fin troppa coscienza del proprio corpo che ne prova vergogna. Lei percepisce il fisico e lo spirito come se fossero due parti dello stesso intero e vivere la carne, acquisirne piena consapevolezza, esprimersi attraverso di essa, sarebbe come portare in giro la propria anima. Lei si sente legata a lui, sente di donargli tutta se stessa, ma allo stesso tempo quell'interezza è frutto di un amore condizionato, pieno di restrizioni, e ha paura che a lui possa non bastare. Lui è felice di avere lei, nel modo in cui lei è. È una ragazza limpida, spontanea. È quello che lui desidera per sé, adesso. 

Uno sguardo diverso, un sorriso malizioso, e il gioco si innalza. Lui la stuzzica, lei gli tiene testa. Lei scorge un modo di agire in lui che pensa sia lui insieme ad altre donne. Lui si avvicina, lei lo allontana. Lei è gelosa, ma si convince che quello di lui sia soltanto un ruolo. Lei lo provoca, lui ne resta turbato. «Era come guardare due immagini in un unico binocolo, due immagini sovrapposte e visibili in trasparenza, l'una attraverso l'altra». Lei non si è mai comportata così. Così sfacciata, così disinibita. Lui cambia direzione, decide di cercare un albergo. Si fermano per mangiare. Tra i tavoli della sala lei cammina con una disinvoltura sconosciuta. «Irrimediabilmente altra, irrimediabilmente estranea, irrimediabilmente molteplice»Lui si sente tradito. Lei sta giocando ancora? Come fa a recitare così bene? Lei non si è mai sentita così libera. «Proprio perché era solo un gioco, l'anima non aveva timore, non si difendeva e vi si abbandonava narcotizzata».

Lui la trascina in camera, le intima di spogliarsi. Lei si agita, ma non si tira indietro. Lui sta giocando ancora? Come fa a recitare così bene? Lei prova a baciarlo, ma lui le dice che bacia soltanto le donne che ama. Lei si dispera, piange, lo implora: «Io sono io, io sono io, io sono io». Lui non ascolta. Lui le dice che è così che si trattano le donne come lei. Lui diventa implacabile: lei deve soddisfare ogni suo capriccio. Lei acconsente e si piega ai desideri di lui, pensando che assecondarlo sia l'unico modo per porre fine al gioco. Lui, lei, non hanno mai provato sensazioni simili. «Due corpi perfettamente fusi, sensuali ed estranei l'uno all'altra».

Stanno giocando ancora? Come fanno a recitare così bene?




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Amori ridicoli, Milan Kundera. Adelphi, 1994. Traduzione di Giuseppe Dierna.

Commenti

  1. Sembra molto intrigante questo libro. Hai letto L'immortalità? Ce l'ho sullo scaffale, ma ancora non l'ho letto.

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    1. No, ma sembra molto interessante. Io voglio recuperare Identità e Il valzer degli addii.

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