I LIBRI E LA CITTÀ – Sfogliando New York

(I libri e la città, ovvero: le mie proposte per i tuoi viaggi letterari. Percorsi che attraversano i luoghi dove gli scrittori hanno ambientato i propri romanzi.)



New York. The big apple. La capitale della moda. La città che si bacia col cielo nel punto in cui prende vita uno degli skyline più belli al mondo. È New York, il rifugio nel quale ognuno può stare solo con se stesso, in mezzo a milioni di persone. La New York che fa rumore, che non dorme mai. Secondo Tom Wolfe a New York: «la cultura sembra che sia in aria, come parte del tempo».

LA CITTÀ

Facciamo che partiamo dallo stesso posto. Controlliamo che tutti abbiano i documenti necessari: il biglietto, il passaporto e il modulo di autorizzazione al viaggio (ESTA). Raggiungiamo New York dopo un volo di circa 9 ore. Abbiamo tre possibilità, perché tre sono gli aeroporti di cui dispone la città: l'Aeroporto internazionale John F. Kennedy (JFK) situato in Jamaica (nel Queens), il Newark Liberty International Airport (EWR), nel New Jersey e il Fiorello LaGuardia Airport (LGA) a Jackson Heights, ma questo è usato soprattutto per i voli interni. Facciamo che atterriamo a JFK. Dopo aver sbrigato le faccende burocratiche d'identificazione prendiamo il treno, o il taxi, e in un'ora siamo a Manhattan.
Manhattan è uno dei cinque distretti (boroughs) in cui è suddivisa NY. In questa parte della città si concentrano le maggiori attrazioni: Times Square, Central Park, i teatri di Brodway, il Metropolitan Museum, così come l'Empire State Building, la sede centrale delle Nazioni Unite e tutti i quartieri più famosi (SoHo, Chinatown, Little Italy, Greenwich Village). Al centro della baia di Manhattan, si erge la Statua della Libertà: la dea d'acciaio e rame che sorregge il fuoco eterno dell'indipendenza e reca ai piedi le catene spezzate che simboleggiano la fine dell'oppressione. Oltre a Manhattan, New York comprende il distretto di Staten Island, Brooklyn, il Bronx e il Queens, nei quali l'anima multietnica della città si condensa in mille sfumature.

IL PERCORSO




Sette libri per sette fermate. Partiremo da Long Island e percorreremo un tragitto ideale che si consuma nell'arco di un solo giorno e che ci condurrà da est verso ovest. Passeremo per il Bronx e giungeremo a Manhattan, dove si svolgerà la maggior parte del nostro viaggio. L'ultima parte del giorno la passeremo a Brooklyn, nel quartiere più popoloso e affascinante di New York. La mappa, che vedete per la prima volta, è una cartina strutturata in tre livelli, che potete spuntare e sovrapporre l'uno sull'altro. Rappresentano lo stesso tragitto ma mettono in evidenza tre elementi diversi: il percorso, i libri citati (in giallo) e le attrazioni della città (in verde).

I LIBRI


A. LONG ISLAND
Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald



La nostra prima fermata è Huntington, un comune della Contea di Suffolk, dove si trova l'Oheka Castle, la struttura a cui Francis Scott Fitzgerald si ispirò per delineare i tratti della lussuosa dimora di Jay Gatsby. La maggior parte delle scene che abbiamo visto nel film Il grande Gatsby, la trasposizione di Baz Luhrmann, sono state girate a Sidney, in Australia: la centrale elettrica di White Bay, per esempio, sostituisce la discarica newyorkese che Fitzgerald descrisse nel libro come la Valle delle ceneri. Sul luogo dell'antico deposito oggi sorge il Flushing Meadow Park. Nel romanzo, la Valle è il luogo dove vive Myrtle Wilson, l'amante del marito di Daisy. Ma, soprattutto, è il posto nel quale si ergono gli occhi del Dottor T.J. Eckleburg, «which had just emerged, pale and enormous, from the dissolving night».
Spostandoci sulla costa settentrionale raggiungiamo Kings Point (che nel libro Fitzgerald identifica come un ipotetico paese di West Egg), nel quale, idealmente, si trova la villa di Gatsby. Sulla sponda opposta c'è East Egg (pseudonimo di Sands Point), che ospita la casa di Daisy Buchanan e di suo marito Tom. È lì che Gatsby individua la luce verde all'estremità del molo.


B. BRONX
Questo bacio vada al mondo intero, Colunn McCann


Per raggiungere il Bronx dobbiamo recarci a Nord e attraversare il Whitestone Bridge. Il Bronx è uno dei distretti più discussi di tutta New York, descritto come un luogo violento e pericoloso. È l'errore che si compie quando ci si accosta a un tutto generalizzato perché, a ben vedere, la criminalità si concentrerebbe soltanto in alcune zone.  La maggior parte della popolazione è di origine ispanica, ma diverse sono le etnie che convivono. Ne deriva uno stato di tensione continua, che sottopone ai residenti a non pochi problemi. Ma a volte l'istinto di sopravvivenza si ripiega in un modo inaspettato, trasformando una miseria in un'autentica rarità. Dai diamanti non nasce niente, così cantava De André. Di questo, delle perle che rispendono negli strati più problematici della scala sociale, ne ha sempre parlato Colum McCann nei suoi libri. Questo bacio vada al mondo intero è un coro furente e rancoroso, un intreccio di umanità e disperazione con lo sguardo volto al cielo. Lì, a 110 metri dal suolo, un uomo percorre su un filo la distanza che lo separa da un sogno. In alto, in equilibrio sui destini di un intero paese.


C. MANHATTAN, CENTRAL PARK
Il giovane Holden, J. D. Salinger


Lasciamo i vicoli del Bronx e raggiungiamo Manhattan per incontrare Holden Caulfield. La prima parte della sua storia si svolge in Pennsylvania, ad Agerstown, dove ha sede la Pencey Prep, la scuola di preparazione al college che il ragazzo frequenta. Holden viene espulso e, con tre giorni di anticipo, prepara i bagagli e va a New York. Ma la città non lo accoglie nel migliore dei modi. Una disavventura dietro l'altra spinge il ragazzo a prendere la decisione di scappare. Prima di partire, Holden sente il bisogno di rivedere sua sorella e le dà appuntamento all'American Museum of Natural History. Da lì in poi è Holden che si rifugia nella sua  infanzia, è Holden che si perde nei ricordi. E ci siamo anche noi, in uno dei parchi più famosi al mondo, stretti su una panchina a fissare il lago e a chiederci: «Ma dove mai andranno a dormire le anatre di Central Park durante l'inverno?».


D. MANHATTAN, 5TH AVENUE
Colazione da Tiffany, Truman Capote


Ad est del Central Park, tra la 96ª e la 59ª strada, si trova l'Upper east side, uno dei quartieri più lussuosi dell'intera città. Noi siamo al 169 East 71st Street, all'appartamento di Holly Golightly, la protagonista del romanzo di Truman Capote, interpretata, nella trasposizione del 1961, da un'indimenticabile Audrey Hepburn. Ma la scena d'apertura, quella più celebre, si svolge a pochi chilometri da lì, sulla Fifth Avenue: Holly – tubino nero, grandi occhiali da sole e immancabile collana di perle – scende dal taxi e si trova di fronte alla gioielleria Tiffany & Co, «Il miglior posto del mondo, in cui non può accadere niente di brutto». Lì, sulle note di Moon River, con la sua figura che si riflette nella vetrina, Holly consuma la colazione e ci fa spazio nella sua vita.


E. MANHATTAN, WTC
L'uomo che cade, Don De Lillo


Il World Trade Center era un complesso di sette edifici, ideati dall'architetto Minoru Yamasaki e dall'ingegnere Leslie Robertson. Situato nella parte sud dell'isola di Manhattan (Lower Manhattan), il WTC comprendeva le Twin Towers e altre strutture minori. Durante gli attentati dell'11 settembre 2001, le torri gemelle sono state distrutte, gli altri edifici danneggiati e abbattuti nei mesi successivi. Ora, nella zona conosciuta come Ground zero, è sorto il One World Trade Center, il Freedom Tower, il grattacielo centrale del New World Trade Center. Molti scrittori hanno riportato la tragedia nella letteratura. Tra tutti ho scelto Don DeLillo, che attraverso suoi libri scarta l'America dalla patina dorata nella quale è avvolta per mostrare al mondo che anche il sogno americano ha il suo prezzo. Ne L'uomo che cade, il protagonista, Keith Neudecker, riesce a mettersi in salvo a pochi minuti dal crollo delle torri. Intriso di sangue, polvere e fumo, Keith rincorre una sopravvivenza che si trascina dietro un senso di sconfitta, come se la tragedia avesse fatto luce su un crollo sociale già avviato molti anni prima. Ci spostiamo verso il National September 11 Memorial & Museum, poco distante, dove sono custoditi i cimeli relativi agli attentati. Non abbiamo molto tempo di parlare. Non abbiamo voglia di parlare.


F. MANHATTAN, WALL STREET
American Psycho, Bret Easton Ellis


In dieci minuti raggiungiamo uno dei poli finanziari più famosi al mondo: Wall street. La strada ospita la prima sede della New York Stock Exchange ed è stata oggetto di numerosi storie, in bilico tra mito e realtà. Il film, il primo che ci viene in mente, è Wall Street di Oliver Stone, 1987: un carismatico Michael Douglas interpreta Gordon Gekko, uno squalo della finanza per il quale tutto è lecito, purché porti denaro. Il cinema ci rimanda a Patrick Bateman, l'emblematico protagonista del romanzo American Psycho. Patrick è un giovane dirigente di una società finanziaria che si occupa di fusioni e acquisizioni. È il tipico yuppie: un giovane professionista che mira a raggiungere il successo scalando la gerarchia sociale. Qualcuno suggerisce un altro film, più recente, che vede Leonardo DiCaprio interpretare un rampante Jordan Belfort in The wolf of Wall Street. E lì, in quel momento, quando siamo ancora con la testa per aria a sognare ingaggi di fortuna, decidiamo di liberarci dall'aria viziata della finanza. Decidiamo di andare a respirare Brooklyn.


G. BROOKLYN
La fortezza della solitudine, Jonathan Lethem


Attraversiamo il ponte di Brooklyn e facciamo un salto di trent'anni nel passato. Siamo nel quartiere di Gowanus, una zona abitata soprattutto da afroamericani, e Dylan Ebdus è uno dei pochi bambini bianchi a vivere nel ghetto. Figlio di due hippies, Dylan diventa amico di Mingus Rude, ed è costretto fin da subito a fare i conti con un colore della pelle così diverso dal suo, così simile a quello di tutti gli altri. Nel libro La fortezza della solitudine, Lethem racconta le difficoltà di un'amicizia corrosa dal razzismo, dalla violenza e dai pregiudizi. Sullo sfondo, l'America degli anni settanta, coi suoi tumulti, i suoi demoni, i suoi sogni di libertà.


Torniamo sul ponte che è già sera. Le rive dell'Hudson riflettono le mille luci di New York*. È lì che ci salutiamo, increduli della giornata appena trascorsa. Abbiamo un bagliore, negli occhi, che ognuno riconosce nel volto dell'altro, come fosse il suo. Ci sentiamo sciocchi, ridicoli. Ridiamo, di questa nostra immotivata felicità. Come se l'avessimo scoperta noi, l'America. Come se adesso, per esempio, avessimo iniziato a vivere.

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Libri citati
Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald. Minimum fax, 2011. Traduzione di Tommaso Pincio.
Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann. Rizzoli, 2011. Traduzione di Marinella Magrì.
Il giovane Holden, J.D. Salinger. Einaudi, 2014. Traduzione di Matteo Colombo.
Colazione da Tiffany, Truman Capote. Garzanti, 2007. Traduzione di Bruno Tasso.
L'uomo che cade, Don DeLillo. Einaudi, 2009. Traduzione di Matteo Colombo.
American Psycho, Bret Easton Ellis. Einaudi, 2014. Traduzione di Giuseppe Culicchia.
La fortezza della solitudine, Jonathan Lethem. Il Saggiatore, 2010. Gianni Pannofino.

*Le mille luci di New York è il titolo di un romanzo dello scrittore statunitense Jay McInerney.

Commenti

  1. Questa tua nuova rubrica mi piace un sacco...nella speranza di poterli un giorno visitare dal vivo per ora mi accontento di questo tuo interessante tour virtuale! Mi complimento con te! :)

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    1. Non avevo dubbi che la prima tappa ti sarebbe piaciuta!

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  2. Lethem mi ispira molto.
    Come ben sai non amo la caotica America, aspetto una tappa un po' più lenta...

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  3. Oltre a farmi conoscere la città di New York ( che non ho mai visto e non conosco nemmeno bene ),ho potuto scoprire alcuni posti citati nei miei libri preferiti.Complimenti per la rubrica è molto affascinante.Alla prossima!

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  4. Nonostante sia poco attirata dal sogno americano, ammetto che New York mi affascina da morire! Si dice che se sopravvivi a New York, puoi vivere dovunque. Ecco, più che visitarla mi piacerebbe molto viverla. Solo per un po', però. Non di più.

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    1. Anch'io la penso come te su New York. E, in generale, il concetto di "vivere la città" lo condivido a pieno.

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  5. Mi piace molto quest'idea di viaggiare con e attraverso i libri.
    Ho letto American Psycho e Il giovane Holden, preferisco soffermarmi col secondo nel parco, ma tu lo sai dove vanno le anatre?

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    1. Sono stata io a chiedertelo per prima, quando eravamo sulla panchina, ricordi?

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    2. Ripeto le domande come Holden. Che disdetta, rimarremo col dubbio. :-)

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  6. Ci piace questa idea, ci piace ^_^

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  7. Non pensare che l'abbia letto solo oggi!!! Io leggo tutti i tuoi articoli il giorno stesso in cui li pubblichi, ma leggendoli dal cellulare non posso commentare.
    Ora che ho un po' di tempo, sono passata per dirti che mi piace un sacco questa nuova rubrica e non vedo l'ora di scoprire la prossima città!!! :*

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    1. Tu sei stata una delle prime, io non lo dimentico mai.
      Forse non sarei neanche qui, adesso.
      Grazie.

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  8. ma che bello! sono stata a new york un anno fa, voglio assolutamente tornarci e quando ho visitato certi posti ho ripensato a capote salinger e al disastro delle torri gemelle. questo bacio vado al mondo intero mi ha colpito molto. hai letto 'molto forte incredibilemnte vicino' di Jonathan Safran Foer? è un bellissimo romanzo che parla dell'undici settembre da una prospettiva inedita, quella di un bambino speciale. mi manca invece delillo, devo rimediare!

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    1. No, Foer me lo consigliano tutti ma non riesco a decidermi. Quello che cerco di fare, con questi articoli, è creare viaggi virtuali ma possibili, cioè guide da poter utilizzare in caso di. Io andrò a New York quest'anno quindi sarò tra le prime a collaudare il percorso :)

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