In mezzo a una serie di false partenze

[...] Il giorno prima la madre l'aveva chiamato per dirgli che stava pensando a lui. Voleva anche informarlo del fatto che i magi erano arrivati sani e salvi a Betlemme. Il viaggio dei magi era una pantomima che veniva messa in scena ogni anno, una tradizione della sua infanzia. Vedendo i magi girare per la casa, Potter e i suoi fratelli e sorelle capivano che il Natale era imminente. Le statuine cominciavano il loro tragitto dal davanzale sopra il lavello della cucina e la stagione delle feste si chiudeva ufficialmente il giorno dell'Epifania, quando infine arrivavano alla mangiatoia, sopra il caminetto; la madre preparava una bella cena con cui festeggiavano i tre sapienti, e con quella le vacanze finivano e arrivava il momento di riprendere la vita normale. La madre toglieva subito tutte le decorazioni e buttava via l'albero. E lo faceva ancora, anche se nessuno viveva più in casa con lei. Potter se la immaginava girare quatta quatta per la casa buia e silenziosa e far avanzare i magi di qualche centimetro, giorno dopo giorno.
(da Il suo vero nome di Charles D'Ambrosio. Minimum fax, 2008. Traduzione di Martina Testa)


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