Baricco, Smith, Wesson e io che mi chiedo perché

Io non tengo mai il conto di niente. Delle cose che faccio, di quante volte le faccio. A volte anche di quello che dico, che è pure peggio. In linea di massima ricordo la prima volta di ogni cosa, e l'ultima — l'ultima me la ricordo sempre — e il resto è tutto quello che "sta nel mezzo". Non tengo il conto dei libri che leggo, per esempio. Non so quanti ne conosco dello stesso autore. Fortuna che ai social non sfugge nulla. È così che l'altro giorno, sfogliando la mia libreria virtuale su Goodreads, ho scoperto i miei most read authors: è un'opzione che, collegandosi alle tue recensioni, ti consente di visualizzare la classifica degli scrittori che hai letto di più, indicandoti anche quanti e quali libri hai all'attivo. Niente di eccezionale, in effetti bastava fare due conti. Però io clicco.

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Alessandro Baricco, dieci libri. Dieci libri sono tantissimi. Il primo te lo lancia il caso, il secondo è la verifica di metà semestre, il terzo è l'esame di fine anno. E mettiamo anche che il quarto te lo regali la tua amica dell'università, ma il quinto? Il quinto no. Il quinto te lo vai a comprare perché ti piace. E il sesto, e il settimo, uguale. Allora me lo sono chiesta, se Alessandro Baricco sia uno dei miei autori preferiti, fosse solo per giustificare questo mio inconscio accanimento. A domanda mi sono risposta con un'altra domanda: "Baricco... quale?" 

Perché il problema è proprio questo: Alessandro Baricco è diventato tanti, e tutti diversi.
C'è stato il Baricco-scrittore, quello che raccontava cose così:
Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l'istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.
Così:
La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta è fame, la settima orrore, l'ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non uccide. L'ultima è una vela. Bianca. All'orizzonte.
O così:
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me, è una donna troppo bella, è un viaggio troppo lungo, è un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi, ma io non scenderò.
Queste cose mi piacevano. Un po' di retorica sommersa, qualche ammiccamento, ma niente che non si potesse perdonare. Ne ho anche scritto, un paio d'anni fa. Al tempo ne ero entusiasta, al tempo la sua moltitudine era ancora gestibile.

Il Baricco-professore l'ho scoperto dopo. 
Oltre ad essere il direttore della Holden, una scuola di Storytelling & Performing Arts, tiene lui stesso delle lezioni di scrittura; le sue famose Palladium lectures sono state prodotte in cartaceo, riproposte sullo schermo, e trasformate, da ultimo, in spettacoli teatrali.
In generale io faccio sempre lezione con questo obiettivo: dare delle risposte che a loro volta generano delle domande. È un specie di doppio movimento: da un lato do agli studenti delle risposte, cioè li aiuto a capire com'è fatta una certa cosa, gli concedo il piacere della conoscenza; dall'altra mi sforzo di fargli capire come quelle risposte siano soprattutto delle password per accedere a nuove domande: e in questo modo gli concedo il privilegio dell'ignoranza. Così si ricostruisce la catena del sapere, che è sempre coniare risposte che contengano domande: la progressione di una formazione culturale è tutta lì. Le Palladium Lectures sono costruite con quella logica. Non conoscono Tucidide, io glielo faccio conoscere, quindi afferriamo insieme una piccola porzione di sapere: ma nel momento stesso in cui arriviamo a conoscere quel testo esso genera una riflessione sul concetto di giustizia che suona come una domanda; come l'apertura del campo di quella domanda. Analogamente, capire come mai una ragazzetta apparentemente qualunque (Kate Moss) abbia modificato in tre mesi, all'inizio degli anni 90, il concetto stesso di top model, ti fa capire molte cose su come funziona la moda ma contemporaneamente ti immette nello spazio aperto di una domanda ben più ampia: come funzionano le trasformazioni del gusto collettivo.
Quella che vi ho appena mostrato è la trasfigurazione del professore: è il Baricco-paroliere
Le parole gli piacciono, è evidente. Gli sono sempre piaciute. Lui direbbe: 

Io ci faccio l'amore con le parole

Se c'è una cosa che ho imparato leggendolo è che il suo obiettivo è affascinare il lettore, attrarlo sfruttandone l'immaginazione, risvegliando, attraverso un paio di parole chiave, l'intero universo cognitivo assopito nella sua mente. È uno scrittore fisico, Baricco.
È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po', l'hai fregato.
È sempre stato così. Prendiamo una frase tratta da Castelli di rabbia, il primo romanzo che ha scritto:

Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. 
È lì che gli venne quell'idea stramba del peccato.

In un paio di battute vi ha conquistato; si è servito di un mezzo - la bocca di Jun - per raggiungere il vostro universo. Ha richiamato la fede, il vizio, la trasgressione e il senso di colpa attraverso una sola parola: peccato. Non dico che questa sia una caratteristica esclusiva di Baricco, anzi, gli scrittori utilizzano spesso tecniche del genere, ma a lui riconosco una particolare inclinazione al metodo. Anche nei libri successivi predomina questo elemento, a cui spesso associa questa sorta di fascinazione.

E poi? Cosa è successo? È successo che se n'è reso conto: ha capito di poter far presa sulle persone attraverso le parole, e questa cosa gli è piaciuta, e gli è piaciuta così tanto che è schizzato fuori dai romanzi per vestire i panni del suo ultimo personaggio: Baricco-sex symbolNon è l'unico ad aver subito questa trasformazione: ci sono attori e cantanti, che, di punto in bianco, vengono baciati da Venere e assumono un'improvvisa — e immotivata — carica attrattiva; se prima erano persone interessanti per quel che facevano, poi diventano affascinanti per come appaiono. Delle vere e proprie icone, senza motivo. Ricordo un'intervista di Pierfrancesco Favino nella quale il giornalista domanda all'attore come vive il suo essere uno degli uomini tra i più belli del mondo. Favino ride, dicendo che lui non pensa di esserlo, che non lo è mai stato, che si è sempre considerato un tipo e che non capisce cosa, da un giorno all'altro, l'abbia fatto diventare così desiderabile.

Fatto sta che Alessandro Baricco è diventato bello; al fascino dello scrittore si accompagna un uomo brizzolato dallo sguardo stropicciato e vissuto, uno che ha capito tutto della vita, ma non ha intenzione di svelartelo perché devi arrivarci da solo. Allo stesso tempo, io avverto un calo nella sua produzione; la qualità dei suoi romanzi si cimenta in una relazione inversamente proporzionale con le sue apparizioni in video (esempio). Ed è a questo punto che io mi sono posta il mio primo perché. Perché non ti è bastata la riconoscenza dei lettori? Perché provare a conquistare tutto il mondo? E, già che ci siamo, perché Smith e Wesson?

La Smith & Wesson è una fabbrica statunitense di armi leggere fondata nel 1852 da Horace Smith e Daniel B. Wesson. Alessandro Baricco ha preso i due cognomi, ci ha aggiunto Tom e Jerry, e ha creato i personaggi, giocando proprio sulla doppia omonimia.

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Siamo nel 1902. Jerry Wesson è un pescatore di uomini, letteralmente: raccoglie i corpi delle persone che si gettano dalle cascate del Niagara. È lì che vive, da generazioni. Tom Smith è un inventore, ricercato per frode in un paio di stati dell'Unione. A smuovere le vite dei due uomini arriva Rachel, una ragazza di ventitré anni che sogna di diventare giornalista e che ha bisogno di una notizia buona, di un lancio, che la spinga in prima pagina. E allora decide di lanciarsi, in quella zona dove nulla accade. Decide di inventarsela lei la notizia. Decide di buttarsi dalle cascate del NiagaraPer farlo ha bisogno dell'inventiva di Smith e della conoscenza di Wesson: l'inventore deve trovare un modo affinché lei possa lanciarsi senza rischiare la vita e Wesson deve studiare le diverse traiettorie dell'acqua per riuscire a recuperarla, alla fine del salto, nel più breve tempo possibile. 
Smith attiva il suo genio e decide di lanciare Rachel in una botte di birra. Grande idea! 
Postilla storica:
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Annie Taylor Edson fu la prima donna a sfidare le cascate del Niagara, gettandosi dalle cascate canadesi all'interno di un barile insieme al suo gatto. Era il 24 ottobre del 1901, e divenne l'eroina indiscussa delle cascate del Niagara. Prima di Annie Taylor, nell'ottobre del 1829 Sam Patch, che si autodefiniva il saltatore yankee, saltò da un trampolino costruito a ridosso della Cascata del Ferro di Cavallo. Iniziò da allora una lunga tradizione di persone che tentarono di gettarsi dalle cascate sopravvivendo.
E io mi chiedo di nuovo perché. Perché a vent'anni esatti da Novecento, che è un racconto breve e infinito insieme, che ancora oggi è replicato nei teatri di tutto il paese, perché venire fuori con una sceneggiatura del genere? Attenzione, non è pessima; ci sono un paio di passaggi d'effetto, qualche frase baricchiana. Ma poi? Non c'è niente. Non c'è un'idea. Non c'è spessore. Non che Baricco avrebbe dovuto inventare il salto dalle cascate per rendere un buon testo, ma avrebbe dovuto metterci qualcos'altro. Chi conoscerà Baricco per la prima volta attraverso questa storia forse non ne resterà deluso, ma io, che di libri ne ho letti dieci, non riesco ad accontentarmi. 

Allora me lo sono chiesta, se Alessandro Baricco sia uno dei miei autori preferiti. E continuo a chiedermelo, mentre cerco di capire se e quando riuscirò a vederlo di nuovo, lo scrittore.



Commenti

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    1. Il Baricco di cui tu parli è quello che piace anche a me, forse quello che mi attira di più. Le lezioni le avrò viste almeno un paio di volte. Anche a me piace sentirlo parlare, è fuori da ogni dubbio che "ci sappia fare". Ancor di più mi piace quando parla di letteratura: ne resto quasi ipnotizzata. E ti dico di più: se ci sarà la presentazione del libro nella mia città, io andrò sicuramente a vederlo. Però, a discorsi, dovrebbe poi corrispondere una sostanza, no? Ma a impegnarsi in troppe cose, si rischia di non tirar fuori il meglio.

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  2. A me è successa la stessa cosa con Umberto Eco. A furia di leggere cose sue anche meno note, e non solo i romanzi, ho scoperto che da un certo punto in poi (diciamo da metà anni 90) non era più lo stesso. C'erano ad esempio pagine ripetute da libri (molto) più vecchi. Insomma, non è sempre facile avere storie da raccontare e bisognerebbe anche avere il coraggio di smettere, a un certo punto. Per quanto non debba essere facile: tutti dicono "posso smettere quando voglio", ma quasi nessuno, poi, ci riesce.
    Finché hai una buona storia da raccontare sei a posto, ma poi sei fregato.
    Si dice così, no? :)

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    1. Esattamente. E ancora, io penso che non si dovrebbe puntare sempre sullo stesso cavallo, anche se con quello hai vinto un bel po' di corse. Non è detto che, solo perché il lettore riconosce il tuo stile, salverà il tuo libro se, nei fatti, nel libro non c'è niente.

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  3. Mi stupisce questa tua bariccofilia (!), chissà perché davo per scontato che non lo leggessi! Io lo detesto, come scrittore e come persona, lo definisco sempre "lo scrittore più letto da chi non legge" (ma tu, evidentemente, sei un'eccezione!) e niente, lo odio. :D

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    1. Non so. A pensarci, l'ultimo suo libro che ho letto e di cui serbo un buon ricordo risale al 2009, ma io nel 2009 non ero la lettrice che sono ora. Non è un giustificazione, magari se lo rileggessi mi piacerebbe comunque. In ogni caso, non è "il peggio della letteratura", su questo non mi trovi d'accordo.

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  4. Ti pubblichiamo da noi.. ben scritto e condivido un po' di cose.. nonostante rimane il mio autore preferito.. in pagina da me trovi quello che penso :)

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  5. Ho appena finito di leggerlo, il libro e anche la tua recensione. Una sola domanda mi ripeto, Perché? voglio dire è chiaro che ci sa fare con le parole, Baricco, e anche tu. Lui sa costruire libri, prodotti da vendere, anche. Tu sai raccontare i libri letti, e questo, Smith & Wesson è un prodotto mediocre, a cominciare dal titolo, banale, come la storia. Peccato.

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    1. Non ne ho idea, veramente. È come se avesse capito che quelle due o tre frasi, messe lì, in quel punto preciso, possono piacere. E punto.

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  6. Concordo in pieno. Ho appena finito di scrivere una recensione sul mio blog.
    Dov'è finito lo scrittore baricco che alla fine di un libro lasciava davvero un vuoto nell'anima e che faceva venir voglia di rileggere il libro di nuovo dall'inizio? Non capisco. Davvero. Già con MrGwyn non era più lo stesso Baricco, ma la trama innovativa e l'abilità narrativa che certo non gli manca, hanno reso il tutto un buon prodotto, una buona lettura. E adesso? Cos'è questo? Non so davvero cosa pensare.

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    1. Non lo so. Pensa che, non mi ricordo più dove l'ho letto, ma è considerato uno dei libri migliori del 2014. Se così fosse, siamo messi male.

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  7. Bah.....per me Baricco è un genio!!!! Tu ne hai letti 10, io tutti... e sai dove si vede la sua genialità? Nel fatto che riguardo ai suoi romanzi ci siano opinioni così contrastanti ... c'è chi dice che City sia bellissimo, chi invece lo considera di 'serie b'; chi elogia "Emmaus" mentre a me per esempio non è piaciuto per niente. In ogni caso la genialità di Baricco spessissimo è contenuta in una frase, in una riga....e il bello è che ognuno ha la sua di frase, anche più di una all'interno dello stesso libro. Per questo Baricco va letto tutto e anche se bisogna sempre leggere mantenendo una vena critica, per me in ogni suo romanzo ha sparso qualche perla.....sta solamente a noi coglierla!!
    Che altro posso dirti, i suoi romanzi aprono la mente, e al termine di ognuno di essi sono sempre rimasto li a pensare e ripensare cosa cavolo abbia voluto dirci baricco con la sua storia e con i suoi personaggi così singolari, e alla fine mi sono sempre dato una risposta!!!

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    1. Non hai notato nessun calo di produzione in questi anni?

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    2. si, d'accordo sul calo di produzione, ma non condivido la tua opinione quando affermi che nei fatti, nel libro non c'è niente.

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    3. calo di produzione non è sempre sinonimo di calo di qualità, poi non lo so...sarà che la mia passione per i suoi libri ha "anestetizzato" il mio spirito critico? può darsi...

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    4. Può essere, anch'io non riesco a essere obiettiva con gli autori che mi piacciono. O magari sono io che non riesco a vedere la profondità di questa sceneggiatura. Non lo so. Questa è la mia opinione: il libro è stato costruito ad arte per vendere. Baricco è meglio di quello che si legge in Smith e Wesson.

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  8. Letto ora. Il calo c'è ed è evidentemente. Già gli ultimi si imperticavano su espedienti per far sembrare di più le pagine per giustificare il prezzo. Quest'ultimo all'espediente unisce anche un vuoto di contenuti. Lo stile è sempre quello e sempre tremendamente piacevole e avvolgente però queste pagine non mi hanno lasciato nulla dentro. Spero tornerà a scrivere un libro per piacere e non per soldi come mi appare palese in questo caso.

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    1. Hai espresso perfettamente quello che ho pensato del libro, in particolare, e della produzione di Baricco in toto.
      C'è già La sposa giovane in libreria ma non credo che lo leggerò. Preferisco, a questo punto, dare spazio ad altri autori.

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    2. (Quel evidentemente è uscito con un "mente" in più di quello che volevo xD)
      Io credo che lo acquisterò perché comunque ogni libro di Baricco è una parentesi piacevole a cui non voglio rinunciare. Però ovviamente nessuna aspettativa.

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