Alice Munro: un potenziale di perfezione.

Ci ho pensato parecchio. Poi ho deciso di pensarci meno ed è andata meglio. Così ne ho letto un altro, per essere sicura. Ma sicura di che, mi sono chiesta. Sicura di non lasciarmi andare a un giudizio sommario. L'approssimazione è una cosa che non mi piace. Molte cose non mi piacciono, ma questa più di altre. Non mi piacciono le opinioni approssimative, i resoconti sbrigativi. Non mi piacciono le persone che vivono per sommi capi. È nel particolare che io ci trovo il vero, buono o cattivo che sia. 

Ho letto Alice Munro. Lei è una scrittrice canadese che ha vinto, tra le altre cose, il premio Nobel per la letteratura appena un anno fa. Lei è un'elegante ottantenne che vive a Clinton, in Ontario, ed è la maestra del racconto breve contemporaneo. È con un po' riverenza, curiosità, e tanta voglia di imparare, che mi sono preparata a questo incontro. Imparare a leggere i racconti non è cosa facile.

C'è una riflessione di Jonathan Franzen, a proposito dei racconti, che ho riportato in un articolo qualche tempo fa. Io l'ho usata per introdurvi alla scrittura di Deborah Willis ma potrebbe essere il pensiero di chiunque, chiunque scelga di leggere storie brevi. La ripropongo, poi vi spiego perché
Mi piacciono i racconti perché non lasciano spazio per nascondersi. L'autore non può tirarsi fuori dai guai con le chiacchiere: nel giro di pochi minuti raggiungerò l'ultima pagina, e se non ha niente da dire me ne accorgerò. 
La citazione, tratta dal libro Più lontano ancora, continua così:
Mi piacciono i racconti perché di solito sono ambientati nel presente, o comunque in un'epoca ancora viva nella memoria [...]. Mi piacciono i racconti perché occorre un genuino talento per intentare personaggi e situazioni originali mentre si ripete la stessa storia. Tutti gli scrittori di narrativa patiscono la mancanza di cose nuove da dire, ma gli scrittori di racconti soffrono più disperatamente degli altri. Ancora una volta, non c'è modo di nascondersi.
In queste parole c'è Alice Munro. Il testo è tratto dal capitolo Chi ti dice che non sia tu il Maligno?, nel quale l'autore si lascia andare a una dichiarazione di stima nei confronti de "la più grande scrittrice vivente del Nord America" e termina il suo intervento con un accorato: Leggete Munro! Leggete Munro!

Alice Munro è una che non si nasconde. In un'intervista dichiara:
«La complessità delle cose — delle cose dentro le cose — sembra proprio infinita. Voglio dire che nulla è facile, nulla è semplice.»
nemico-amico-amante-munro-libro-einaudiÈ questo, l'essenziale, che leggiamo nelle sue storie. La struttura del racconto — la trama — è la stessa, che ogni volta si ripete. C'è una donna (di solito molto più sveglia di tutte le persone che la circondano), che per un motivo o per l'altro lascia il luogo d'origine (che è quasi sempre la campagna canadese). Ha successo, oppure no, oppure non come sperava. C'è un uomo (che è uno scrittore, ma più di frequente un medico), che irrompe nella sua vita. Poi succede qualcosa, che è niente di eccezionale, ma che cambia tutto. Quel tutto molto spesso resta chiuso dentro di lei. La donna torna al suo paese, qualche volta, e continua a vivere, nonostante quello che è (o non è) successo. In sostanza. Ma scrivere di questo, scriverlo per sempre, è espressione di grande talento. Dal 1968, da Dance of the happy shades, Alice Munro racconta il difetto nel quotidiano, quella crepa che è un ponte tra quello che siamo e quello che avremmo potuto essere. I suoi personaggi non vivono il presente, ma sono sempre voltati indietro a ricordare quello che hanno perso, quello che hanno rischiato e quello che hanno ottenuto. Il ricordo è un elemento fondamentale nella produzione della Munro. C'è sempre, in ogni racconto, il momento in cui la protagonista si ferma e ricorda — un evento, un dolore, un amore — che la costringe a fare i conti con se stessa, e con tutto il circostante.

uscirne-vivi-munro-libro-einaudiLo stile non è feroce o aggressivo, mai incalzante, ma lieve e misurato "come una goccia di miele, una risorsa sotterranea". Così l'ho conosciuta in Nemico, amico, amante..., così la ritrovo, nelle ultime pagine di Uscirne vivi. 

Una perfezione, che però non sempre ha fatto breccia dentro di me. Ma è un problema tutto mio. È un po' quello che ho riscontrato con Peter Cameron, un po' questo bisogno di sentire la presa, il fiato corto, quel morso, e mordere, a mia volta. Ma questo non mi ha impedito di apprezzarne la capacità, la maestria. Chiunque voglia imparare a leggere — o scrivere — racconti, chiunque aspiri a capirne le dinamiche, gli spazi, i tempi e le pause, è a lei che deve rivolgersiAlice Munro ha l'impronta della scrittrice di racconti: si muove, nelle narrazioni brevi, con una disinvoltura che non ho mai riscontrato prima. Ogni storia inizia e termina nel punto esatto in cui deve cominciare e finire. Quando pensi che ora accadrà qualcosa, ma in realtà è tutto già successo. E quel tutto, è sempre qualcosa di eccezionale.



***
Uscirne vivi. Einaudi, 2014. 
Nemico, amico, amante. Einaudi, 2003.
Traduzioni di Susanna Basso.

Con la straordinaria partecipazione di:
Più lontano ancora, Jonathan Franzen. Einaudi, 2013. Traduzione di Silvia Pareschi.

Commenti

  1. Poco tempo fa ho comprato il mio primo libro della Munro, In fuga, così, a naso,e dopo un'indecisione prolungata tra i suoi numerosi titoli.
    Io non ho mai amato i racconti, ci ho provato ma non fanno per me, però c'è all'unanimità questa entusiastica convinzione: che chi legge le narrazioni brevi di Munro o di Carver dopo cambia idea sul racconto.
    Così mi sono detta "diamole una chance" e a breve gliela darò...
    Intanto tu mi hai in qualche modo aperto la strada e preparato psicologicamente a quello che mi aspetta ;)

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    1. Non vedo l'ora che tu la legga. Fammi un fischio che voglio un confronto!

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  2. Quanto ho amato Nemico, amico, amante! Quanto amo la Munro. Ma anche questo non è un bene: si rischia di essere troppo di parte, di perdere l'obiettività. Forse non ha fatto breccia dentro di te ma sei stata in grado di racchiudere l'essenza del racconto con due semplici frasi: Quando pensi che ora accadrà qualcosa, ma in realtà è tutto già successo. E quel tutto, è sempre qualcosa di eccezionale.
    Bel post!

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    1. È proprio questo che intendevo con "approssimazione". Molto spesso, e mi ci metto anch'io, giudichiamo un libro solo dalla prima impressione, da quello che ci lascia, da quello che ci trasmette a livello emotivo. È giusto, ma non c'è solo quello.

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  3. La Munro devo ancora leggerla, ma da come ne parli mi ricorda un po' Gente di Dublino... Magari i miei sospetti sono totalmente infondati, in tal caso elimina il commento :)

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    1. Ah, non so. A questo punto ti toccherà leggerla per confermare l'ipotesi!

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  4. Io ho letto "Troppa felicità". Ed ecco. Tu hai detto tutto.

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    1. Chi uno, chi l'altro, alla fine ce la siamo letta tutta questa Munro! ;)

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  5. Devo assolutamente rimediare anch'io...ho un paio di titoli in wishlist della Munro (tra cui Nemico, Amico, Amante...) ma ancora non ho letto nulla...

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    1. Franzen suggerisce di partire da "Chi ti credi di essere?" che è un libro un po' particolare, perché è una raccolta di racconti che però vede protagonista la stessa donna. Alla fine io credo che un libro vale l'altro. Nemico, amico, amante... è quello più celebre.

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  6. Ok, lascio l'articolo a metà perché ho sullo scaffale Amico, nemico, amante e, niente, voglio affrontarlo solo con l'introduzione al post. ;)

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    1. ... e poi ci ritroviamo qui (o lì, da te) e ne parliamo!

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  7. Bellissimo post, brava :)
    Io sto leggendo in questi giorni proprio "Nemico, amico amante" e devo dire che non leggevo racconti così ben scritti dai tempi di "Nove racconti" di Salinger. "Il ponte galleggiante" credo sia uno dei racconti più belli che abbia mai letto perché non lo leggi: lo vedi, assisti come davanti a un frammento di cinema.

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    1. Grazie. Il mio preferito è Quello che si ricorda; secondo me è un racconto perfetto, dall'inizio alla fine.

      p.s.: in questo periodo, tra le altre cose, sto proprio rileggendo i Nove racconti!

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  8. Io ho cominciato proprio con "Chi ti credi di essere?" avevo letto anche io il consiglio di Franzen di partire da questo libro , ma non mi ha convinto molto ,così ho scaricato in ebook "Amico ,nemico, amante". Ho letto un paio di racconti e l'ho abbandonato. Le voglio dare un'altra chance con "In fuga" acquistato da mia figlia.

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    1. È una narrazione più lenta e introspettiva di quello a cui noi siamo abituati, probabilmente. I personaggi si fermano spesso, si interrogano, e questo può anche risultare pesante ad alcuni.

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  9. Capita, spesso le nostre aspettative non vengono colmate. O magari si tratta di un momento sbagliato per riprendere un autore amato.
    Qualche anno fa ho preso in mano Le lune di Giove, non so riusciuta ad a proseguire oltre le prime 10 pagine: come dici tu mancava il morso.
    Però, ti do merito di avermi inoltrata nel mondo dei racconti che snobbavo come le vetrine dei grandi marchi.
    Buone letture.

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    1. E questa è una tra le cose più belle che avresti potuto dirmi :)

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