Non abitiamo più qui: l'effetto Dubus

Quanto personale mi è concesso in una recensione? Quanta emozione ci posso mettere affinché voi riusciate a capire il sapore di un libro ma io resti fedele alle mie sensazioni? È una domanda che mi pongo spesso. Vorrei essere più razionale, avere un approccio distaccato. Vorrei che non fossi io a trascinarvi nella lettura, ma che fosse il libro, a parole sue, ad attrarvi a sé. Vorrei essere più universale e meno particolare. Più oggettiva e meno soggettiva. E, soprattutto, vorrei riuscire a capire perché, tra tutti, Andre Dubus è quello che meno me lo permette.

Ogni volta è una sensazione chiara, riconoscibile, familiare, che però non riesco a interpretare. Non tutti i libri mi sono piaciuti allo stesso modo ma l'effetto è sempre quello. È l'effetto Dubus. È una presa allo stomaco, leggera e salda. È calore, è bruciore. Poi è freddo. È caldo e freddo insieme. È tristezza, una tristezza embrionale. È speranza, illusione. È tutte e tante cose, che non vi so spiegare. La sento arrivare, come un colpo d'aria. Alle spalle, mentre stiracchio le maniche del maglione per arrivare a coprirmi le punte delle dita infreddolite. Quando leggo le prime righe di un racconto, o anche prima, quando mi ripeto il titolo, e prima ancora, quando so che di lì a poco inizierò una nuova storia. Preferisco leggerlo quando in casa non c'è nessuno, mi faccio piccola e aspetto che l'effetto Dubus si amplifichi come un eco. Che prenda possesso della stanza. Che mi riscaldi il cuore, ancora una volta.

Non abitiamo più qui è il primo pubblicato dalla case editrice Mattioli 1885, il primo col quale Andre Dubus è sbarcato in Italia. A seguire, in ordine cronologico, abbiamo potuto apprezzare il racconto lungo Voci dalla luna e due raccolte: Il padre d'inverno e Ballando a notte fonda. Il libro racchiude tre racconti – Non abitiamo più qui, Adulterio e Cercando una ragazza in America – basati sulle vicende di due coppie di trentenni: Jack e Terry e Edith e Hank.

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Jack e Hank sono amici, Jack e Edith sono amanti. Terry cederà ad Hank soltanto dopo, quando scoprirà che il marito – come lei sospettava – la tradisce con l'amica. I tre racconti prendono in possesso un personaggio alla volta e ne traducono il punto di vista. Il primo a parlare è proprio Jack, intrappolato nel vuoto di un matrimonio sgualcito. Terry prova a riempirlo con le torte per i compleanni dei bambini, ci versa dentro la biancheria pulita, i piatti per la colazione, ma il vuoto diventa sempre più ingombrante, prepotente. È Edith che colma quello spazio. Edith, che si concede a Jack dopo l'ennesimo tradimento di Hank. Edith, che prova a contenerli tutti. Edith, che è innamorata di Jack, e anche di Hank.
In un matrimonio esistono diversi tipi di bugie la cui malignità uccide pian piano ogni cosa: quel giorno io stavo sperimentando l’intera gamma, che andava dalla bugia bell'e buona dell'adulterio, fino all'accurata selezione d'informazioni che avviene quando tra due persone iniziano ad esserci argomenti di cui non si può più parlare. È dura dire quale delle due cose uccida prima, ma direi questa selezione degli argomenti di conversazione, perché è una resa: eviti di toccare le ferite e di conseguenza eviti di toccare le profondità del cuore.
Dubus è spesso equiparato ad un chirurgo perché, attraverso le sue storie, è in grado di scavare nell'animo umano e di tirare fuori qualcosa di autentico. La bellezza assoluta, o la bruttezza, a seconda. È sempre un passo avanti, un gesto in più. Immaginate una situazione, immaginate le conseguenze; Dubus ne scriverà la fine. Lui sapeva quello che c'era dopo i vissero felici e contenti. Dubus conosceva i nuovi inizi, gli eterni ritorni. Lui si portava avanti, rischiarando quelle zone d'ombra dove noi andiamo a rintanarci, dove seppelliamo le cose non dette, le scomode verità, quelle che non abbiamo neanche il coraggio di raccontare a noi stessi.

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I giochi dei grandi è un film indipendente del 2004, diretto da John Curran, basato su due dei racconti del libro (We Don't Live Here Anymore e Adultery). Jack, Hank, Edith e Terry sono interpretati da Mark Ruffalo, Peter Krause, Naomi Watts e Laura Dern. È stata una visione piacevole: rivivere i tentativi di Terry di tenere a galla il suo matrimonio mi ha riportato un po' alle atmosfere del libro. Forse è proprio lei, Laura Dern, quella che mi è piaciuta di più. Non che gli altri abbiano peccato di interpretazione, ma era davvero difficile riprodurre l'intreccio che ha immaginato Dubus. I racconti hanno una struttura emozionale più complessa e anche il tradimento diventa altro oltre a se stesso. È più complicato; i rapporti tra i due uomini, tra le donne, tra ogni uomo e ogni donna non sono così netti.

Non è solo odio, o rancore, o risentimento. È anche passione. È fame. È caldo, ma è anche freddo. È tutte e tante cose, che ancora non vi so spiegare.



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Non abitiamo più qui, Andre Dubus. Mattioli 1885, 2009.
Traduzione di Nicola Manuppelli e Gian Fulvio Nori.

Commenti

  1. Amica, io amo le tue non-recensioni :)

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    1. E io ti amo per questo!
      (tasso glicemico in pericolosa ascesa!)

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  2. Se un autore è capace di scavare nell'animo umano, è difficile che non provochi qualche effetto ;-)

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    1. Dici? Interessante è riuscire a capire i perché di questi "scombussolamenti". C'è qualcosa di assopito in noi che, con le leve giuste, viene smosso.

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    2. Credo di sì. Se l’autore è veramente capace, ossia “in grado di”, penso sia difficile rimanere indifferenti, poi dipende anche dallo stato emotivo che uno sta vivendo, dalla predisposizione d’animo durante la lettura, dalla disponibilità o meno di dare forma a qualcosa che di solito si percepisce ma nello stesso tempo sfugge, e che magari ciò che stai leggendo ti pone invece in luce, cercando di fartene prendere atto. In questi giorni, ad esempio, sto leggendo i racconti di Dürrenmatt (= semplicemente straordinari!), e alcuni sono così scombussolanti che ci medito sopra anche di notte. Proprio per cercare di capirne il perché, ma stavolta è dura scovare ciò che si muove sotto ;-)

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