I Middlestein di Jami Attenberg. Ve lo spiego io perché


Il fenomeno Middlestein. Questo libro, apparentemente sbucato dal nulla, è il nuovo oggetto del desiderio dei lettori 2.0. E non si capisce bene il perché. I Middlestein sono diventati, da subito, una famiglia molto social; si prestano ai 140 caratteri di twitter e, con la stessa disinvoltura, si ripartiscono le condivisioni selvagge su facebook. Padroneggiano nei salotti letterari di nicchia e serbano quel sano snobismo che li rende commercialmente appetibili. Qualcuno l'ha letto. Dicono sia un bel libro. I Middlestein. E lo è, un bel libro. Ma perché? Ve lo spiego io perché.

1. Perché dietro I Middlestein ci sono una mamma e un papà di tutto rispetto
La mamma, Jami Attenberg. Classe 1971, la Attenberg è un poliedrico e riccioluto talento newyorkese. The Middlesteins è il suo terzo libro, il primo pubblicato in Italia. Il papà, Daniel Vogelmann, è il capitano della nave che risponde al nome La Giuntina. La Giuntina è una casa editrice specializzata nella pubblicazione di opere appartenenti alla letteratura ebraico-americana (filone che incorpora autori quali l'irascibile Philip Roth e il discreto Bernard Malamud); nasce nel 1980 quando - cito testualmente - Daniel Vogelmann decide di pubblicare La notte di Elie Wiesel che sarà il primo titolo della collana Schulim Vogelmann, dedicata da Daniel a suo padre, sopravvissuto ad Auschwitz.

2. Perché lo dice Franzen
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C'è chi segue le sue pubblicazioni con  interesse, chi lo guarda con diffidenza, chi ne ammira che le capacità ma pensa che sia un uomo spocchioso e arrogante e chi, dopo aver letto Le correzioni, decide di lasciare mogli e buoi per dedicarsi al franzenismo. Ma che lo si ami, che lo si odi, nessuno può negare che Jonathan Franzen sia uno che di libri se ne intende. E, a proposito dei Middlestein, lo scrittore americano dice:
«I Middlestein mi hanno conquistato fin dalle prime pagine, e una volta giunto alle ultime ho ammirato la compassione di Jami Attenberg e la sua maestria nel saper raccontare una storia».
3. Perché I Middlestein rappresentano la giusta misura di famiglia
Scrivere la famiglia è una sfida che solletica le penne più ardite. Non è una scelta comoda perché l'autore ha il compito di riproporre un grumo di relazioni tra le più comuni e complesse che esistano. Ognuno di noi ha un concetto di famiglia, ed è con quello che si rapporta ai testi sul tema, sperando di trarre una nuova formula della stessa equazione. Il rischio, per lo scrittore, è quello di ripercorrere pavidamente, in copia carbone, situazioni familiari già proposte in altri libri. O peggio. Peggio è leggere, tra le parole di uno stile più temerario, la destrutturazione del nucleo familiare che, annebbiandone i contorni, ne tradisce l'identità. Nel mezzo è la giusta misura, e nel mezzo io ho ritrovato anche i Middlestein. 

4. Perché i chili di troppo non sono solo simpatia e bontà
Questa devo spiegarla bene. E devo partire dall'inizio, da Edie. Edie è una donna obesa. Il libro è strutturato in base all'aumento di peso della donna e ogni brano è alternato da capitoli che raccolgono gli affanni degli altri membri della famiglia. Il primo passo è un emblematico incipit: Edie bambina piange e sua madre la zittisce con del cibo.
Il cibo era fatto d'amore, e l'amore era fatto di cibo, e se riusciva a fare smettere di piangere un bambino, allora non c'era niente di sbagliato.
Middlestein-attenberg-giuntinaNel paragrafo successivo, Edie è una procace adolescente di 70 kg. E poi 80, 90, 100, rimbalzando da un centro commerciale ad un fast food, «facendo cuocere la sua stessa carne negli strati dell'odio, della frustrazione, della rabbia e del grande dolore che aveva fatto accumulare per così tanto tempo». Ma non è una vittima, questo è il risvolto interessante. E non è un cumulo di adipe e bontà, come ci si aspetterebbe da un personaggio nella sua posizione. Edie è arrogante, provocatoria, fiera e orgogliosa. Non si può compatire, perché non è indifesa. Non sembra che il cibo si sia appropriato di lei, ma che lei stessa abbia scelto il cibo come male minore, che sia conscia dei rischi a cui va incontro - giunta a 160 kg ha già subito due operazioni - ma che il futuro non abbia così importanza di fronte al presente. E il presente, nel bene, nel male, è sempre il cibo. 

5. Perchè I Middlestein sono irrimediabilmente umani
Edie è la moglie di Richard Middlestein e ha due figli: Robin e Benny. Benny è sposato con Rachelle ed è padre di Emily e Josh. Questi sono i Middlestein. Lo erano, prima che Richard decidesse di abbandonare Edie. L'uomo, contro ogni stereotipo da "non ti lascerò nel momento del bisogno", rifugge dalla malattia della moglie e la lascia sola nel periodo più critico della malattia. Lei non riesce a crederci che lui l'abbia lasciata, adesso. Robin e Benny altrettanto. Richard è stato un vigliacco, un egoista. Ha pensato solo a se stesso, a tirarsi fuori da una situazione finché poteva ancora farlo. Ma Edie e Richard non si amavano più. Edie e Richard non erano una coppia già da molto tempo. Edie aveva il cibo, «nella testa, nel cuore, nella carne». Non c'era più posto per Richard, non c'era più posto per Robin e Benny. Non c'era più posto per nessuno. Non che Edie avesse deciso consapevolmente morire, ma la morte era delle conseguenze che avrebbe potuto accettare, nel caso. Richard no, Richard voleva vivere, voleva di nuovo una donna che si occupasse di lui, ma, soprattutto, una che lasciasse che anche lui si occupasse di lei. Voleva tornare a credere che qualcosa si potesse ancora cambiare, a sessant'anni. È stato vigliacco, egoista. Umano.

6. E, perché, a proposito dello stile di mamma Attenberg
Vi ho già accennato della composizione del libro: i capitoli, il peso di Edie. Ma la Attenberg utilizza anche il flashback: ci ritroviamo spesso a leggere, in un'incisa, quello che poi accadrà tra cinque, dieci, vent'anni. Piccoli riferimenti di futuro che ci portano, ancor prima dei personaggi, a capire quanto un gesto può condizionare una vita intera. Poi si torna indietro, con la consapevolezza di quello che succederà in seguito, ma senza poter far nulla per "cambiare le cose". È un meccanismo narrativo che apprezzo e che ultimamente ritrovo spesso nei libri che leggo. E poi, i personaggi di Jami si interrogano molto e, a prescindere da tono ebraico sul quale è condotta la storia, mi è sembrato di scorgere un po' di Philip Roth in questo sistema; domande rivolte a se stessi, in un tacito dialogo tra lettore e protagonista, per provare, insieme, ad arrivare alla stessa conclusione. Lo stile è grintoso, forte e dinamico; alcune frasi sono spinte con così tanta pressione che sembra quasi che tutto sia successo lì, che sia tra quelle parole la chiave.

E allora, perché leggere i Middlestein?


***
I Middlestein, Jami Attenberg. La Giuntina, 2014. Traduzione di Rosanella Volponi.

Commenti

  1. Considerando che mi fido di Franzen (anche se è uno spocchioso arrogante), mi fido di te e apprezzo molto i romanzi a tema famigliare, direi che posso mettere benissimo I Middlestein in wishlist!

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    1. Quel tocco d'America che a noi piace tanto. Tienilo in considerazione perché è un libro molto valido.

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  2. Accidenti, sei stata così convincente...

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    1. Forse mi lascio un po' prendere la mano. Ma più che convincente io cerco di essere "chiara" perché così voi, leggendomi, riuscite a capire i motivi in base a quali quel libro mi è piaciuto. Da lì, la scelta di leggerlo o meno.

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  3. Tu sei brava a intortarmi, ma questa volta non ci casco :)
    E sai perché? Saghe famigliari, America... No, no.

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    1. E infatti... tu sei l'unica persona alla quale io non l'ho consigliato! :P

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  4. Questa non è la prima recensione de "I Middlestein" che trovo sul web. Noto che questo libro stia piacendo parecchio, più avanti magari lo leggerò. Trovo interessante l'idea di scrivere una recensione di un libro cercando di spiegare il perché del suo successo. Una cosa che non mi è chiara è perché una persona grassa deve essere necessariamente buona o dolce? A me non sembra così ovvio. Come te, anche a me non dispiace quando l'autore dà piccole (o grandi) anticipazioni durante la storia.

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    1. Infatti non dovrebbe esserlo, dolce e buona, ma solitamente si tende a santificare o a "vittimizzare" chi, nel libro, ha una qualche difficoltà; in questo caso parliamo di obesità, ma avrebbe potuto essere qualsiasi cosa.

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