Svanire di Deborah Willis

Mi piacciono i racconti perché non lasciano spazio per nascondersi. L'autore non può tirarsi fuori dai guai con le chiacchiere: nel giro di pochi minuti raggiungerò l'ultima pagina, e se non ha niente da dire me ne accorgerò. 
Cosa c'è di così sorprendente in un raccontoJonathan Franzen, nella citazione che ho tratto da Più lontano ancora, ci suggerisce che è qualcosa che ha a che fare con la verità. L'autore ha poco più che un paio di battute per introdurre i suoi personaggi: qualche frase di apertura, alcune coordinate spazio-temporali e poi, senza ma e senza se, un solo colpo per raggiungere fulcro della storia, il cuore.

Al di là dei casi editoriali, a prescindere dal "romanzo più bello che leggerete quest'anno", ci sono libri, molti libri, che non ottengono il giusto riconoscimento presso i lettori. Alcune volte neanche ci arrivano alla porzione più corposa di pubblico. Questi libri vogliono essere cercati, vogliono essere scelti. Certi libri. Libri come Svanire di Deborah Willis.

Svanire-Deborah-Willis-racconti
Svanire è una raccolta di racconti magnifica. Per stile, per spessore. Per odore e colore e sapore. Era da tempo che non leggevo con tanta voracità, da tempo non provavo quella sensazione di empatia, di accoglienza reciproca, che si crea tra scrittore e lettore. Rara, fragile. Emozionante. Deborah Willis gioca a scomporre il tempo: i giorni diventano ore, le ore secondi. Prende una porzione di vita e la rallenta. Poi la dilata, tirandola da parte a parte, fino al punto in cui la trama diventa così sottile che si riesce a guardare attraverso, al punto che la realtà si denuda di ogni finzione scenica, al punto che basterebbe un tocco in più per perdere l'equilibrio. 
Lui potrebbe aspettare che passi; e passerà, in fretta. Lei guarderà l'orologio e andrà via. Lo sa perché anche lui conosce la solitudine. Ne conosce i piacere e il potere. Sa che è una casa in cui si vive, un posto in cui puoi guardare i tuoi dolori fluttuarti intorno come un nugolo di pesci. È anche un'abitudine, e lui sa quanto diventi radicata e come crei dipendenza. Lei potrebbe odiarlo se la spingesse via da quelle acque scure. All'inizio farebbe male. E forse anche poi. Eppure, tende la mano a raggiungere la sua. Lei gliela lascia tenere per un secondo, forse due.  
Poi lascia scivolare via la mano e controlla l'orologio. — Ma guarda. — si alza. — Tempo scaduto.
Il tema della sparizione è il filo conduttore che lega i quattordici racconti presenti nel libro, ma l'autrice ha ammesso - in un'intervista - di aver iniziato a scrivere senza seguire un argomento preciso; l'editore, in un secondo momento, ha notato quanto e come i testi fossero collegati e ha deciso di titolare l'intera raccolta Vanishing and other stories. La presenza dell'assenza, in ogni brano, è così prepotente che pensare sia solo un caso è incredibile. 

Svanire, scomparire. E dopo? Come si reagisce alla sparizione? Come la affronta chi decide di restare? Il confronto è inevitabile. Con la persona che non c'è più ma, ancora, con la persona che noi stessi saremmo potuti diventare. "Il padre che sarei stato se mio figlio fosse ancora qui". "La moglie che sarei potuta essere se non lui non fosse andato via". Centinaia di noi stessi persi nelle dimensioni che non vivremo mai. Spariti, anche noiSvanisce un momento, un attimo di felicità. Svanisce un'opportunità, una speranza. Svanisce un'illusione. Ci amiamo, per disperazione. Per sopperire alla mancanza con qualcosa che sembra, ma che poi magari non è.  

In uno dei miei racconti preferiti, Fuga, il protagonista è un uomo che "aveva guardato sua moglie che spariva pezzo a pezzo". Per sopperire alla mancanza, riversa il dolore nel gioco d'azzardo. Col passare del tempo, tra l'uomo e la croupier del locale si crea un rapporto; ogni sera i due, tra un turno e l'altro, si fermano a parlare. Lei si diverte a stupirlo con qualche trucco con le carte. Lui osserva la grazia delle mani, ne ammira l'agilità. Lei gli racconta di quando portava in giro per il mondo spettacoli di magia: era Miranda l'incantatrice. Lui inizia a seguirla, ad aspettarla per ore, a dormire in macchina. Un giorno lei esce dal locale per tornare a casa, è stanca e non si accorge di lui. Lui la segue. Lei se ne rende conto, frena, scende dall'auto e si piazza al centro della strada. Lui non decelera e procede, verso di lei. Poi rallenta, ferma l'auto e la raggiunge.
— Sei un pazzo? Stai per ucciderti e vuoi dare la colpa a me?
— Non credo.
— Probabilmente hai perso tutto. — Lei incrocia le braccia. — La gente poi si comporta male.
— Voglio solo sparire. Puoi farlo?
— Non dormi mai? Non hai un lavoro?
— Per favore, Miranda.
— Non è così semplice. Ci vogliono gli oggetti di scena e un palco attrezzato e del ghiaccio secco per quella roba.
— Io voglio solo sapere come ci si sente.
Diventa quasi un'esigenza, una necessità. L'unica ragione.
Per lasciar fare, per svanire, per dimenticare se stesso. Per esistere in un'altra pelle, e poi (sulla lunga, buia strada verso casa) tornare se stesso, con il sapere degli altri. Per fuggire. Era l'unico modo per vivere.


***
Svanire, Deborah Willis. Del Vecchio editore, 2012. Traduzione di Paola Del Zoppo e Anna Baldini.

Commenti

  1. Tema che mi incuriosisce. Ma poi qualcuno ricompare? In questo momento mi tornerebbe utile :)

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    1. No, non mi pare. È tutto più sulla gestione dell'assenza. Ma quello che mi è piaciuto è aver vissuto la sparizione in ogni forma, non solo come mancanza di qualcuno, ma come sentimento a tutto tondo. Bello, davvero.

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