Sul diritto di critica. Che sì, ma fino a un certo punto

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Sul diritto di critica - Fonte

Il diritto di critica. Del blogger, del lettore. Una cosa del tipo: io ho letto il libro che tu hai scritto ed ho il diritto, ho la libertà di giudicarlo come più mi aggrada. Perché io dico la mia, che non per forza deve essere giusta (anche se credo lo sia). Perché sono le mie opinioni e le opinioni sono insindacabili. Cosa fai? Te la prendi? Sei tu che hai deciso, consapevolmente, di concederti al pubblico giudizio, sei tu che hai voluto stampare il tuo nome in copertina. Hai preso posto nello scaffale delle novità? Ti sei fatto spazio? Sei comodo? Bene, ora non puoi tirarti indietro. Ora tu devi ascoltare quello che io ho da dire. E rispettarlo. E zitto. Zitto e mosca.

Il diritto di critica. Fino a un certo punto però. La libertà è un diritto inviolabile, su questo non si discute. E la libertà si dirama in miliardi di direzioni. La libertà è, o almeno dovrebbe, essere implicita in ogni gesto, in ogni progetto d'azione. Tra tante, la libertà d'opinione; avere un'idea e manifestarla è forse la facoltà che più abbiamo faticato a conquistare. Ma ora è nostra, e che Zeus ci fulmini se pensassimo di retrocedere.

Se questo è vero, è vero anche che la libertà dell'uno finisce dove inizia quella dell'altro. È vero anche la libertà di pensiero deve essere esercitata con temi, modi e intenzioni che non mirino a ledere le manifestazioni altrui. Un'opinione è una facoltà, non un alibiCi nascondiamo un po' troppo spesso tra le pieghe della soggettività. Come se non ci fosse responsabilità a manifestare un parere, come se tutto fosse concesso. 

Hey, non hai letto il cartello? C'è scritto OPINIONE. Fila via!

Non è mia intenzione salire in cattedra e agitare lo scettro della ragionevolezza. Ma posso neanche accodarmi ad una causa di cui condivido il fine ma rigetto i mezzi. La critica, se costruttiva, è la fonte dell'eterna giovinezza. Un autore accorto sa che è un canale, l'unico forse, dal quale poter attingere idee e suggerimenti affinché la scrittura si rinvigorisca di nuova energia. La critica, se negativa, è un dramma. È la castrazione di ogni impulso creativo. È un anno di carestia. Pretendiamo che l'autore rispetti il nostro giudizio, a prescindere. Che non se la prenda se apostrofiamo il suo libro con un paio di dispregiativi d'ordinanza. Che sia in grado di distinguere da solo. Che sia umile e intelligente. Che sia elastico. Che accetti, senza replicare. E se proprio vuole obiettare che lo faccia con garbo e cortesia. Se il libro non mi è piaciuto non è colpa mia. E poi questa è la mia opinione.

È un brutto libro. Perché
Non mi ha lasciato nulla. Perché?
Lo stile non mi piace. Perché

Se si vuole esercitare il diritto di critica — e io apprezzo chi lo fa — è fondamentale, però, riuscire ad argomentare le sentenze; difendere la posizione, cementare il giudizio su fondamenta solide e concrete. Questo non sempre accade. Sempre più spesso si leggono recensioni che appaiono più come agglomerati di insulti che riflessioni di lettura. Quasi sempre, questi articoli mi lasciano perplessa. Del libro non capisco nulla, non riesco a decidere se possa interessarmi o meno. Capisco però che se fossi l'autore, metterei l'umiltà da parte e replicherei. Eccome se replicherei.


C'è modo e modo. C'è critica e critica. Ma questa è solo la mia opinione.



Commenti

  1. Maria, ti do ragione su tutta la linea. Non mi piacciono le posizioni 'ad cacchium'. XD
    Odio le offese. Odio i commenti acidi che hanno solo lo scopo di essere acidi.

    Però...

    Ovvio che non si pretende che un autore sia grato per opinioni del genere. Ovvio che un autore, se si tratta di un essere umano e non di un robot, ci resterà male, malissimo. E te lo dice uno che davvero ha paurissima dei commenti negativi.
    Però, vedi, le teste di bifidus ci saranno sempre e non ci si può far nulla. L'unica cosa da fare è leggere il post e vederlo per quello che è: un commento inutile.
    Ti assalirà la rabbia e vorrai uccidere quell'essere spregevole, ma se ti ci metti in mezzo è la fine perché arriverai ad essere additato come quello che si crede chissà chi.
    Un autore deve essere in grado di capire se il commento in questione gli può essere utile oppure no. Se è solo cattiveria e via... vattene e fai finta di nulla. E' meglio. Se scateni un flame aumenti solo la visibilità.

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  2. Sono d'accordissimo, c'è critica e critica, ma soprattutto una buona critica va sempre motivata. Dire semplicemente "non mi piace" non basta.
    Però anche gli autori dovrebbero far tesoro di alcune opinione espresse con educazione, ma spesso voltano le spalle all'amara verità.

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  3. Ti ho accennato di "Chiacchiere di bottega" di Philip Roth.
    A un certo punto è presentato uno scambio epistolare tra lui e Mary McCarthy. Qui, lei gli muove delle critiche per La controvita: è lui ad averle mandato il manoscritto, si è messo in gioco ma, con umiltà, chiede un parere a una persona che stima. E lei, con altrettanta umiltà e onestà, gli spiega perché non le è piaciuto. Pur non avendo letto il romanzo di cui si parla, ho apprezzato molto il modo in cui lo fa, scendendo nel dettaglio e spiegando esattamente quali siano i punti più irritanti della narrazione.
    E allora mi chiedo: se è umile una scrittrice affermata, perché non lo deve essere - a maggior ragione - un blogger?
    E va benissimo l'idea che si debba essere liberi di esprimere il proprio pensiero, ma il rispetto e l'attenzione verso chi si impegna in un progetto non devono mai mancare.
    Dire "Non mi è piaciuto perché manca un non so che" è, a mio parere, una mancanza di rispetto. Pretendere che le proprie impressioni siano verità assoluta anche.
    Poi, per carità, ognuno faccia ciò che vuole, non è compito mio indottrinare nessuno.

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    1. (Oddio, lasciamo stare l'italiano della prima frase, ovviamente era un "accennato a" :) ).

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    2. E chi vuoi che se ne "accorge"? ;)

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    3. Mmh, dissento un po' sull'ultima parte.
      Un blogger non è un critico ma un appassionato, non ci vedo niente di male nel dire 'non mi è piaciuto' anche se questo non è lungamente motivato. Si tratta di gusti personali, non di giudizi inoppugnabili sul testo.
      Se invece ci di dà al 'fa schifo perché sì', ecco. Quello è deficit neuronale.

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  4. L'argomentazione di un parere - positivo o negativo che sia - è ciò che fa la differenza fra un selvaggio sfogo emozionale che può andare dal patetico (in senso etimologico) al bimbominchiese e una recensione: nel primo la fanno da padrone sensazioni di pancia, furori e manie che non difficilmente cadono nell'eccesso, e allora leggeremo sequele di "fantastico!!!!", "strepitoso!!!", "trooooooppoooo beeeeellllooooo!!!" o "orribile." "nauseante." "ridicolo." (sì, proprio con questo uso abominevole della punteggiatura); nel secondo caso si avvertono la tecnica, la competenza e la serietà di chi scrive con coscienza per parlare di un libro e non per dare aria alla bocca... ehm, alla tastiera. L'autore può civilmente confrontarsi con il secondo tipo di lettore-recensore, mentre col primo la partita è persa: come ho scritto ieri nell'articolo di Andrea e come ha ribadito lui stesso nel suo commento, con certe persone che mirano solo a far proseliti di veleno, provocazione e cattiveria gratuita non vale nemmeno la pena di perdere tempo, per quanto, ovviamente, la bile sia in ebollizione. Poi c'è il punto di vista dell'autore, che è a sua volta una persona e, come tale, può avere ragioni e limiti che dovrebbe analizzare nel modo più serio possibile prima di gettarsi in una polemica... e anche qui si vedono talvolta uscite titaniche decisamente improprie che non fanno che portar acqua al mulino dei detrattori. La degenerazione del diritto d'pinione è un dato di fatto, perché, purtroppo, c'è chi usa a sproposito tale libertà, credendosi in diritto di spiattellare in rete tutto quello che gli gira per la testa (e se arriva alla testa è già tanto): "godimento e abuso del diritto" formano, ahinoi, un pacchetto unico, da prendere o lasciare.

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  5. Non posso che trovarmi d'accordo e apprezzo anche i commenti che mi precedono: l'argomentazione di un'opinione è sempre importante soprattutto se si aspira a un confronto, altrimenti diventa solo rumore e, come giusto che sia, perde di credibilità.
    Il rispetto dell'altra persona e dell'altrui opinione, inoltre, dovrebbe essere tenuto a mente sia quando si critica che quando si viene criticati.

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  6. Purtroppo ci sono casi (tantissimi, eh, mi sa che ho troppi scrittori tra i contatti fb) in cui la critica negativa, seppure educata, motivata e tranquilla viene immediatamente tacciata di essere frutto di, che so, invidia o di voler affossare l'autore in questione.
    Non dimenticherò mai quando anni fa ho recensito negativamente - ma ovviamente con motivazione e con educazione - un libro e l'autrice, chiamando a raccolta le sue adepte e addirittura la direttrice della casa editrice, mi accusò di aver scritto quella recensione per dispetto, perché una mia amica aveva litigato con lei e quindi la mia era solidarietà alla presunta amica. (??!)
    Di tutte quelle storie io non ne sapevo nulla, la mia recensione fu condivisa da loro su fb e altrove per beffeggiarla...
    Ora ok per il diritto di replica.
    Se io ti do educazione, pretendo educazione e maturità anche se la mia opinione è negativa. Perché purtroppo se l'opinione è un alibi, lo è anche il diritto di replica, quando si trasforma in una sorta di bullismo virtuale.

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  7. e a me, come dicevo sul post, è capitato veramente molte volte di vedere autori che dichiaravano di non capire il perché blogger o altri si mettessero a scrivere critiche negative. E mi è capitato svariate volte di vedere commenti che dicevano che un blogger non è un critico quindi meglio che stia zitto.
    a me 'ste robe fanno incavolare da matti.

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  8. È un confine molto labile quello di cui stiamo parlando: c'è il rispetto, che è il primo elemento che ognuno - che sia scrittore, che sia lettore - dovrebbe considerare prima di agire. Il blogger non è un critico, questo lo dico anch'io, perché a noi - a me sicuramente - manca tutto quel background che serve a tracciare le coordinate di un libro in modo tecnico. Che poi noi ci troviamo qui a far caciara e parliamo - e sparliamo - di questo o quel libro ci può stare, anzi, felice che ci sia. Ci divertiamo, ci "atteggiamo", senza mai prenderci sul serio però. Questo è importante. Ma se dovessimo inasprire le nostre recensioni come dei toni più forti non possiamo neanche pretendere che l'autore non reagisca. Ma anche lì, tra reagire in un modo e reagire nell'altro c'è una bella differenza. Non ho mai avuto a che fare con autori aggressivi (anche perché la maggior parte di quelli che leggo sono morti da almeno cinque o sei decenni) quindi, su questo, non posso espormi. Però è evidente che a fomentare la polemica non ci fa una bella figura.

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  9. Mi trovo un po' combattuta.
    Cioè, a una prima lettura mi sono trovata totalmente d'accordo con te, poi mi sono fatta un caffé, ho leggicchiato, è passata qualche ora. Poi sono tornata, ho riletto, ho dato un'occhiata ai commenti e... non lo so.
    Cioè, sì. Ognuno ha il diritto alla propria opinione, così come ha il dovere di assumersene le sue responsabilità. Odio i commenti e le critiche che poggiano sul nulla, quei 'eh, ma io la penso così' che nascondono una totale mancanza di cognizione sull'argomento. Se mi dici che qualcosa è brutto, mi devi dire anche perché è brutto, e motivarlo decentemente.
    Allo stesso modo, se mi dici che qualcosa 'non ti piace', beh, si tratta di gusti e non starei tanto a pensarci. C'è una discreta differenza tra critica oggettiva e soggettiva.
    Però.
    In questi anni ho avuto a che fare con wanna-be-scrittori (chiamo così gli aspiranti scrittori straccia-anima che se la tirano orrendamente pur sapendo sì e no scrivere il proprio nome) veramente insopportabili. Un discreto numero. Insistenti, boriosi, convinti. Quasi tutti auto-pubblicati. Male.
    Ora, io rispetto il coraggio di una persona nel mettere a nudo la propria arte innanzi al mondo. Però la schifezza rimane schifezza. E se qualcuno è pronto ad argomentare il perché qualcosa è una schifezza, in qualsiasi tono lo faccia, credo che abbia il diritto di farlo.
    Non è una cosa che mi sento di fare personalmente, non mi piace offendere le persone e in certi casi è inevitabile. Ma non condanno in toto tutti coloro che non si fanno le mie fisime, ecco. Buon per loro. Perché c'è davvero tanta, tanta gente che ha bisogno di qualcuno che gli dica che non è capace.

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    1. Ovvio che io tendo a estremizzare, un po' per carattere ma un po' anche per riportare l'ago della bilancia nella giusta posizione. Il problema sai qual è? Il mezzo. I blogger - mi riferisco a loro perchè mi pare che lì si è spostato l'argomento - hanno una grossa responsabilità. Un'affermazione detta in bar, sul tram, a scuola non è una frase detta sul web. La notizia attraverso internet diventa virale e non si può più fermare, o controllare. Non è il mio caso perché siamo in quattro gatti qui, ma già da te è diverso. Se tu, Leggivendola, dici "questo libro non mi è piaciuto" non è un'opinione fine a se stessa perché tu non l'hai scritta sul tuo diario ma hai deciso di condividerla sul web. Se ti leggo, e mi fido di te, io nel dubbio quel libro magari non me lo compro. Se tu invece riesci a motivarmi - con un paio di parole, a nessuno si richiede il piglio di un giornalista - perché il libro non ti è piaciuto io posso anche decidere, avendo degli "elementi concreti", di prenderlo lo stesso. Che poi la schifezza resti schifezza... sono completamente d'accordo. Nel mare della soggettività ci sono sempre i due estremi e molto spesso sono obiettivamente rintracciabili. Il molto bello e il molto brutto, secondo me, ha sempre un piccolo fondo di oggettività.

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    2. Ok, basta arrovellarsi, cerco di rispondere. Magari il mio cervello prenderà una posizione netta proprio scrivendo.
      ... no, in realtà no, continuo ad essere divisa xD
      Da un lato, un blogger è una persona che adora parlare di una sua passione, che non si è accollato volontariamente alcuna responsabilità se non quella di chiacchierare tramite Internet di qualcosa che gli interessa. Per essere blogger non ci vogliono capacità o conoscenze o competenze particolari, solo una tastiera, e magari non si vuole altro.
      Dall'altro lato, è vero che bisognerebbe essere almeno consci di quello che si può provocare con quello che si dice. Ed è lì che il blogger spunta come persona, perché se te ne freghi di ferire qualcuno che dopotutto non ti ha fatto nulla, un cicinino sterco forse lo sei.
      Non so, non è un tipo di influenza che si cerca, e credo che tenerla 'troppo' a mente finirebbe per inficiare le recensioni. E parlando di responsabilità, credo che la prima sia verso i lettori del blog. Smussando una recensione negativa si rischia di influenzare positivamente dove si sarebbe preferito restare neutri.
      Penso anche che dopotutto chi segue un certo blog, fidandosene al punto di esserne influenzato negli acquisti, conosca abbastanza i gusti del suddetto blogger.
      Vero che arrivati a un certo punto pure un 'mi è piaciuto/non mi è piaciuto' può influenzare i propri 'follower', ma è difficile che un blogger ci arrivi, e se capita si parla di numeri relativamente ristretti. Dipende poi anche dal tipo di rapporto che si vuole avere coi propri lettori, e soprattutto dall'oggetto della singola affermazione. Cioè, non credo che il mio mancato gradimento di Dostoevskij o Joyce tratterrà qualcuno dal leggerli. Ecco, dovesse trattarsi di un'opera sconosciuta, di un esordiente, pubblicata da una casa editrice minuscola... sì, lì sarebbe carino andarci piano, o non andare proprio. A meno che non sia qualcosa di effettivamente meritevole di super-stroncatura.
      Poi hai certamente ragione nel dire che ci sono blogger che si prendono troppo sul serio, e che bisognerebbe tenere a mente che un'opinione è pur sempre un'opinione, e non è inconcepibile sbagliare.
      In sintesi (LOL), che ci si prenda la responsabilità di quello che si dice, motivandolo o tacendo. E, se ci si rende conto di aver sparato una boiata, lo si ammetta e via. Però stare troppo a imbrigliarsi con le possibili conseguenze di quello che si dice... non so.
      ... poi parlo io che mi incacchio come una iena quando su Anobii trovo commenti campati in aria xD

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    3. Siamo quasi d'accordo, siamo quasi che possiamo stringerci la mano. Un appunto però: come fai a prenderti la responsabilità di quello che non dici? Non è troppo comodo? I processi alle intenzioni non si possono fare e se tu riduci tutto a "non mi è piaciuto" io come ribatto?

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  10. Sai cosa c'è? Che qui stiamo dibattendo se è giusto o sbagliato criticare in un modo o l'altro, ma là fuori c'è gente che si crede il nuovo autore del secolo e non accetta la minima critica, anche la più garbata. Ok argomentare, mi trovi d'accordissimo, e va bene moderare i toni, che la critica fatta per offendere non serve a nessuno ed è cosa molto triste a vedersi, ma dato che siamo blogger e quindi, a differenza di critici professionisti e pagati per farlo, abbiamo una certa libertà in più, possiamo esprimerci in modo chiaro e senza fraintendimenti. A me non è mai capitato di trovarmi di fronte a un manoscritto illeggibile, ma quando, altrove, ho letto di libri scritti male, ho sempre apprezzato chi senza giri di parole ha espresso il proprio disappunto. E l'autore, che ha compiuto un atto di coraggio e per questo va sicuramente apprezzato, deve sapere di essersi messo in gioco, nel bene e nel male, e comprendere le critiche e farne tesoro. No al dileggio, ma neanche a banali addolcimenti della pillola.

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    1. Il problema è che su internet hai solo la parola scritta per esprimerti (che dovrebbe bastare, ma solo se la sai usare bene); non ci sono espressioni del viso o gesti che supportano le tue affermazioni quindi per trasmettere una sensazione si tende a esagerare, sia in un senso che nell'altro. Questo, spesso, mette in difficoltà il lettore.

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  11. Ah beh, ormai sta diventando frequente. Su anobii leggo spesso commenti del tipo "Uno schifo" o "La peggior cagata mai scritta". Ok, il libro non ti è piaciuto, ma saresti così cortese da argomentare perché non ti è piaciuto?
    ... neanche per idea. "Uno schifo". C'è forse bisogno di aggiungere altro?

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    1. "Uno schifo" non è una critica, neanche un commento. Io, fossi un autore, non ci darei proprio peso.

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  12. Da quando è nato il mondo, in tutti i tempi e in tutti i casi, la vita si riduce sempre ad un gioco di equilibri. Dove c’è un eccesso, qualsiasi tipo di eccesso, anche di critica, peggio ancora se non costruttiva, si rischia di creare un danno psicologico e morale. Va benissimo criticare, però con senno e valide motivazioni. Anche a me è capitato di leggere in giro opinioni basate sul nulla, dove poi si scopre che chi le ha fatte ha una scarsa o nulla conoscenza dello scrittore preso di mira. E anche questo è un esempio di eccesso, che probabilmente nasce da un desiderio di mettersi in mostra pur non avendo i supporti adeguati.

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    1. Tu sai sempre regolare la bilancia sul peso giusto! ;)

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  13. Il punto cruciale, secondo me, è che l'opinione non è solo una libertà ma anche una responsabilità come ogni diritto è anche un dovere, verso gli altri e verso se stessi.
    La critica, positiva o negativa che sia, deve essere sempre quantomeno argomentata se non riesce ad essere costruttiva, altrimenti è solo espressione di un gusto personale fine a se stesso. Se così non fosse, potremmo dire che sono finiti i tempi in cui Voltaire diceva "non sono d'accordo con te, ma darei la vita purché tu possa esprimere la tua opinione" (citazione libera).

    Ciao,
    Renato

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    1. No, aspetta, la critica non va sempre argomentata. Se sono a casa mia posso dire quel che mi pare. Tra amici, o al bar. Ma qui, qui la responsabilità c'è. Qui c'è qualcuno che ti legge e che si fida del tuo parere. E le notizie girano, e corrono, e come le fermi più?

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  14. Hera
    Ciao Maria,
    hai scritto un post davvero sacrosanto per chi scrive e riceve critiche (anche pesanti).
    Purtroppo, o per fortuna, i gusti del lettore sono diversi e ognuno ha modo di analizzare un testo. C'è chi lo fa con accuratezza e attenzione, c'è chi si improvvisa recensore con risultati a dir poco scadenti.
    Io non tollero, ad esempio, quel genere di persona che critica senza neppure spiegare ciò che non gli è piaciuto e ciò che ha ritenuto poco chiaro in un racconto. Di solito sono bimbominkia senza criterio e che hanno letto, al massimo, il giornalino Cioé o un libro trash.
    I gusti son gusti, e questo lo sanno cani e porci ma a volte, le critiche verso un determinato tipo di libro sono davvero insensate, stupide e un crescendo di idiozia senza freni.
    Poi c'è l'inverso, ovvero: l'osannazione verso un saga letteraria, o peggio, la venerazione verso un determinato tipo di libri. Mai dire,ad esempio, vicino ad un allucinato fan della saga de "Il signore degli anelli" che non ti è piaciuto per determinati fattori. Neppure se giustifichi punto per punto cosa c'è che non ti è piaciuto, nella saga. Neppure se metti in risalto situazioni all'interno della storia che un po' contraddicono il tutto.
    C'è anche questo, te lo posso assicurare!
    Saluti

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    1. Incontrare persone che non sanno affrontare una discussione è un problema che riscontro al di là dell'ambito letterario. Purtroppo.

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  15. Da criticone che s'è beccato tonnellate di attacchi da autoruncoli permalosi, posso solo dire che il "non mi è piaciuto" può voler dire tutto e niente, ma non per questo l'autore del commento andrebbe messo al rogo.
    Certo, le critiche dovrebbero entrare nel merito, essere perlomeno argomentate. Ma è sempre il solito discorso: spesso per un autore è molto più facile tacciare il lettore di incompetenza/parzialità/superficialità piuttosto che ammettere di poter sbagliare.

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    1. Questo è vero. Ma non siamo noi a dover immergere l'autore nella sacra fonte dell'umiltà. Quella, purtroppo, è una caratteristica che manca a molti. Io penso che noi dovremmo fare la nostra parte nel modo giusto (se proprio vogliamo parlare di correttezza di agire) e a quel punto, ognuno reagisca come meglio crede.

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