Se una notte d'inverno Italo Calvino mi avesse invitata a ballare

Tra le mie passioni è d'obbligo ricordare anche la danza; appena otto mesi di balletto classico quand'ero un paffuto bozzolo di femmina e quattro anni di leggiadria post-adolescenziale. A vent'anni  ho smesso. Prima di appendere le scarpette al chiodo, ho provato ogni tipo di stile; a pensarci oggi, che bastano un paio di rampe di scale a mandarmi in collasso la milza, mi sembra impossibile. Partii dai balli di coppia, e fu proprio lì, lezione dopo lezione, che venne fuori una delle mie deformazioni caratteriali più ignobili: la prepotenza del comandoPuntualmente, il maestro mi scollava dal partner e mi trascinava in un giro di salsa con l'intento di ammorbidire la mia postura. "Tu sei la donna, devi farti condurre dall'uomo!". Niente, il mio corpo non recepiva il messaggio. Allo scadere dell'ultima giravolta, il maestro mi riconduceva dall'accompagnatore d'origine, sollecitando il malcapitato a controbilanciare la forza con altra forza, e si allontanava a capo chino massaggiandosi il polso.

Io voglio comandare, o meglio, io voglio condurreNon è un volere espresso, è più un consiglio tacito, del tipo che forse se facciamo come dico io viene meglio. Con i libri è lo stesso: per quanto mi lusinghi l'idea di seguire un percorso di parole creato apposta per me, è difficile che qualcuno riesca a impormi un passo che non è il mio. Ma in questo gioco-forza, ammetto la mia sconfitta: Italo Calvino mi ha battuta.

Se una notte d'inverno un viaggiatore è la concretizzazione di un paio di concetti che abbiamo già riscontrato nelle più recondite pieghe delle Lezioni americane
La molteplicità, innanzitutto: il romanzo non deve essere considerato un unicum, bensì una creatura fluida, flessibile, diversificata e multiforme. Il libro di Calvino, a rigor di definizione, si disperde in diversi sentieri narrativi che, partendo da un nucleo comune, si biforcano in altrettante direzioni. E poi la potenza degli incipit, quella magia tutta speciale di una cosa che inizia. Le aspettative del cominciare, lo svelamento centellinato dei particolari, l'attesa della storia: tutti questi elementi, Calvino li inserisce nel suo esperimento letterario e la struttura che vien fuori, tra il capriccio del molteplice e la delizia del principio, è un libro formato da dieci inizi di dieci romanzi, collegati a un'unica storia-madre. L'iper-romanzo. Il meta-romanzo, lo chiamano gli altri.

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Fausto Melotti, IL MAGAZZINO DELLE IDEE (1980)
La copertinaTutti i testi dello scrittore, editi da Mondadori, ripropongono un'opera di Fausto Melotti. Se una notte d'inverno un viaggiatore ritrae Il magazzino delle idee, una scultura di ottone e bronzo piena zeppa di particolari da interpretare. A proposito dell'artista, Calvino disse: «Il suo uso di materiali poveri e deperibili - asticelle di ottone saldate, garza, catenelle, stagnola, cartoncino, spago, fildiferro, gesso, stracci, - è il mezzo più veloce per raggiungere un regno visionario di splendori e meraviglie, come ben sanno i bambini e gli attori shakespearianiE quest'affermazione, nel parallelo tra i bambini e Shakespeare, ci suggerisce quanto l'occhio di Calvino fosse rivolto, in ogni occasione, a un pubblico vasto ed eterogeneo.

Elio Vittorini, interrogato sullo stile delle opere calviniane, rispose che queste possono essere lette "sia in un senso di realismo a carica fiabesca sia in un senso di fiaba a carica realistica". In effetti è così: si ha l'impressione che la storia scivoli sulla pelle con il tepore di una leggenda, una narrazione lieve, ma poi si scopre che quella materia si appiccica addosso con una brutalità che tende più alla realtà che all'immaginazione. Ho apprezzato le incursioni dell'uomo e dello scrittore nelle voci dei personaggi: piccole confessioni, disagi mal celati, ammissioni e contraddizioni.
Nella lettura avviene qualcosa su cui non ho potere. 
Io continuo a leggere Calvino, a cercarlo senza sosta. Non è il mio romanziere preferito, il suo modo di raccontare non sempre accende il mio interesse, eppure non riesco a staccarmene. Quello che mi affascina fuori misura è la tendenza alla sperimentazione. Ogni opera è qualcosa "che sembra ma non è". Come l'acqua. Calvino è l'acqua della letteratura: si adatta ad ogni forma, ma non è ascrivibile in alcun perimetro; basta aprire la bottiglia, togliere il coperchio, voltare la pagina, e lui sparisce con un guizzo.
Il risultato cui devo tendere è qualcosa di preciso, di raccolto, di leggero.
E se una notte d'inverno Italo Calvino mi avesse invitata a ballare, io mi sarei lasciata trasportare in questo folle movimento. Che non sarebbe stato un valzer, un tango o una tarantella: sarebbe stato tutto questo insieme e molto altro ancora. 
La musica però, quella l'avrei scelta io.

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Fausto Melotti, LA DANZA (1972)
- Ripresa nella copertina de IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI -



se-una-notte-dinverno-un-viaggiatore-calvino-libro
Italo Calvino
Se una notte d'inverno un viaggiatore
Mondadori 
2000 
pp. 368 
ISBN 9788804482000

Commenti

  1. Sarà che di danza ne so molto di più che di scrittura, ma una cosa posso dirla tranquillamente: chi ti dice che la donna DEVE farsi portare dall'uomo mente sapendo di mentire. La dama si fa portare quando SI FIDA del cavaliere. Difficile quantificare la cosa: in realtà si tratta di piccoli segnali che danno la misura di quanto il cavaliere sappia IN ANTICIPO quello che sta facendo. E magari anche cosa stiano per fare le altre coppie in pista. Il cavaliere deve "sentire" la dama. Il ballo è un discorso. Non è un monologo. Non balla da solo e deve condurla dova sa che lei lo possa seguire.
    Nella scrittura credo sia la stessa cosa: ci si lascia condurre quando si percepisce di potersi fidare, in qualche modo. Quando piccoli segnali comunicano che non sarò lasciato a metà del guado. Peggio ancora che non verrò strattonato lungo il percorso della storia. E così l'autore: deve condurre il lettore dove lui possa seguirlo senza strappi o paure.

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    1. Mi trovo abbastanza d'accordo.
      Bello il discorso del discorso del ballo (non per difendere il maestro ma assicuro che nessuna ballerina è stata maltrattata, non gravemente almeno). Per quel che riguarda i libri sono d'accordo in generale, meno nel particolare, e con il particolare intendo me: gli scrittori che preferisco non sono quelli che sono riusciti a guidarmi perché non percepisco la lettura come una "resa", ma quelli in cui ho riconosciuto lo stesso mio passo, un andamento familiare, una forma del piede simile. Una comodità d'essere. Da quel punto lì, sì, poi si cammina insieme.

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  2. (Acc... mi hai mezzo rubato la citazione.)

    Caspita.
    Io ho ballato tipo due volte, entrambe senza particolare successo, ma credo di aver capito la metafora. Se non l'avessi inserita, probabilmente avrei ribadito che riesci sempre a trovare il lato più Tao del nostro Calvino.
    È stata una bella avventura, ma la rivivo ogni volta che apro e chiudo un libro.

    :)

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    1. Il lato più Tao, che descrizione magnifica. Aspetto di leggere te!

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  3. Con Calvino io ho un po' di problemi: lo stimo enormemente, credo sia uno degli intellettuali più grandi che siano mai esistiti, ma quella "tendenza alla sperimentazione. Ogni opera è qualcosa "che sembra ma non è", di cui parli tu è esattamente quello che non mi fa impazzire, quel suo stile e quel suo modus di narrazione così metaromanzesco e sperimentale. Se una notte di inverno un viaggiatore l'ho iniziato tempo fa, ma l'ho mollato perché il gioco continuo con il lettore mi stava snervando e credo che lui sarebbe stato contento di questa cosa ;)

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    1. Ma io sono d'accordo con te: non è questione di affinità ma di stima. Anche a me non piace il suo modo di raccontare ma mi affascina così tanto il suo pensiero, al di là delle favole che racconta, che continuo sempre a cercarlo tra le righe. Vorrei leggerlo su qualcosa di più "crudo", ancora più reale. Vorrei che si spogliasse da questo stile leggendario e si rivelasse. Anch'io mi sono arenata all'inizio del libro, poi però nel proseguire ci sono alcuni "scorci di Calvino" davvero belli. Non lo so. È che mi piace lui, a prescindere dai suoi racconti. Credo avesse un mondo interiore complesso e affascinante, esteso e profondo, e mi incuriosisce tantissimo. Ho letto molti suoi libri, ma non ne esco mai pienamente soddisfatta. Forse sono alla ricerca di qualcosa che non esiste? Non lo so. Non so neanche se tutto quello che ho detto ha qualche senso.

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  4. Hai ragione, Calvino ha un che di leggendario di fantastico ma se lo "studi" a fondo è ultra.moderno !!! Così ne ho scritto per il Nostro Incontro di Lettura
    http://letturesenzatempo.blogspot.it/2014/03/calvino-protagonista-della-lettura.html , Intervento già postato su Facebook nella pagina dedicata all' lEvento
    buona settimana
    simonetta

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    1. Buona settimana a te. Grazie per aver partecipato al gruppo di lettura!

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  5. Se una notte d'inverno un viaggiatore è stato il mio primo approccio a Calvino e ne sono rimasta folgorata... la sperimentazione, la volontà di giocare con le parole, la lettura, la letteratura, le figure dello scrittore e del lettore che si incrociano, si allontano, convergono, si mescolano... Calvino mi ha sempre dato l'impressione che i libri fossero un grande gioco ma anche una tavola bianca dove poter lasciare la fantasia a briglia sciolta, sia da parte di chi scrive che da parte di chi legge...
    mi è piaciuto tanto il tuo parallelismo con la danza! :-)

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