The Wolf of Wall Street: Leonardo DiCaprio e la maledizione dell'Oscar

Questa rubrica è nata con l'intento di segnalare esclusivamente film tratti da libri. Condizione necessaria e sufficiente affinché io ne disquisisca con cuore impavido è, ovvio, aver letto il romanzo e aver visto la trasposizione; non c'è un vero intento di paragone, bensì una pacifica convivenza di impressioni di lettura e sensazioni da schermoQuesta volta, però, ho avuto l'opportunità di vedere The Wolf of Wall Street in anteprima e mi è piaciuto al punto che ho deciso di parlarvene comunque. E poi il film è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo autobiografico di Jordan Belfort, libro che ho intenzione di recuperare al più presto. Il riferimento letterario c'è. Non è barare: è posporre.

Ora, perché Leo non prende mai un Oscar? No, seriamente. Perché?

[Aproparentesisultema]
Il processo attraverso il quale DiCaprio è entrato nella rosa dei miei attori preferiti è stato lungo e tortuoso; una sorta di percorso a ostacoli nel quale, contro ogni aspettativa, Leo non ha sbagliato un colpo. Non appartengo alla categoria "piccole fan di Jack Dawson crescono"; Titanic (James Cameron, 1997) è un lungometraggio che ho visto, che mi capita di rivedere, ma dal quale, secondo me, non emergono particolari doti interpretative. Stesso discorso per Romeo+Giulietta (Baz Luhrmann, 1996) e La maschera di ferro (Randall Wallace, 1998): piacevoli interventi, ma niente più di questo. I tempi non erano maturi. Probabilmente, se la memoria mi sostiene, la vera prova è arrivata con The Departed - Il bene e il male (Martin Scorsese, 2006); un cast d'eccezione che vede Leo alle prese con attori del calibro di Jack Nicholson e Matt Demon. Questo è stato il primo film che mi ha spinto a considerare DiCaprio al di là delle striature biondo miele. Eccezionale è stata l'interpretazione in Revolutionary Road (Mendes, 2008); la coppia DiCaprio-Winslet torna sullo schermo con una maturità e una padronanza scenica davvero notevole. Loro due, insieme, creano valore aggiunto. E poi? Poi il 2010. Poi amore. Due capolavori nello stesso anno: Inception (Christopher Nolan) e Shutter Island (Martin Scorsese). Queste due pellicole rappresentano il mio ideale di cinema; non c'è un solo dettaglio, in entrambi i film, che io avrei montato, scritto o girato diversamente. Django Unchained (Quentin Tarantino, 2012) mi ha dato modo di validare ulteriormente il talento dell'attore americano che, nonostante non figurasse nel ruolo di protagonista, ha reso al suo personaggio sfrontatezza e vigore. Il film ottiene cinque nomination agli Oscar 2013 e ne spunta due: Christoph Waltz si aggiudica il premio (assolutamente meritato) come miglior attore non protagonista e Quentin Tarantino conquista il titolo per la migliore sceneggiatura originaleLeo a digiuno, ancora. Cito, infine, Il grande Gatsby (Baz Luhrmann, 2013). Da quando ho visto quel film non riesco più a concepire Jay Gatsby con un volto diverso.  Avevo letto il romanzo qualche tempo prima ed ero seduta in sala con la criticità di chi conosce la storia e vuole riviverla attraverso le immagini. Ebbene, ho riconosciuto il personaggio di Francis Scott Fitzgerald in ogni sguardo, in ogni atteggiamento, nel modo di gesticolare e nel modo di ammiccare. In ogni cosa: DiCaprio era Gatsby, forse anche meglio. Eppure niente, qualche nomination ma nessun riconoscimento concreto. Ecco perché, a prescindere dalle motivazioni ufficiali, io condivido la scelta dell'attore di interrompere (momentaneamente, si spera) la sua carriera. Perché qualcuno che ha combattuto contro i mulini a vento già c'è stato. E sì, la recitazione, come qualsiasi altra espressione artistica non si misura in base ai premi ricevuti. Però capisco anche che più del nostro meglio non possiamo ottenere, e non sentirsi apprezzati in quel che più si ama fare è logorante. 
[Chiudoparentesisultema]

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Mi chiamo Jordan Belfort. L'anno in cui ho compiuto 26 anni, ho guadagnato 49 milioni di dollari, cosa che mi ha fatto incazzare, perché ne mancavano solo tre e avrei ottenuto una media di un milione a settimana.
A ventidue anni, sposato e stracolmo di aspettative, Jordan Belfort giunge a Wall Street e ne resta affascinato; enormi quantità di denaro si spostano ad una velocità impressionante. Ma più di questo, ad incantarlo è il talento dei broker, la loro capacità di conquistare il cliente è una qualità che Jordan vuole assolutamente ottenere. E ci riesce. Partendo dal nulla, Jordan fonda una società, la Stratton Oakmont, addestra i suoi uomini a vendere anche l'impossibile, e si arricchisce al punto da non sapere più come sprecare i suoi profitti. È un mondo di eccessi quello di Jordan Belfort: droga, alcool e donne costituiscono l'intermezzo necessario affinché la mente sia attiva e pronta; affinché, col cliente, lui sia sempre un vincente Capitano Achab alle prese con la sua balena. È la depravazione più totale. Un film di 179 minuti che scorre velocissimo. E si ride, io ho riso tantissimo. Leonardo DiCaprio, ancora una volta, si dimostra padrone incontrastato della scena. Ogni volta che vedo Leo in un ruolo mi convince al tal punto che mi sembra che lui non abbia fatto altro per tutta la vita. Quando ero in sala a guardarlo essere Jordan Belfort, facevo fatica a pensare che ne fosse l'interprete: per me lui era un broker d'assalto, e lo era sempre stato. Non era più Jay Gatsby o Frank Wheeler. Non era più neanche Leonardo DiCaprio. Forse non è il miglior film della sua carriera, ma è l'ennesima, brillante, prova d'attore.

Per chi fosse interessato ad approfondire ancor prima di me, Il lupo di Wall Street di Jordan Belfort è disponibile in una recente versione distribuita dalla casa editrice Rizzoli.
Io intanto spero di lasciarvi con una gran voglia di andarlo a vedere.


Commenti

  1. Anche io quando ho visto Di Caprio nei panni di Gatsby ho pensato che nessun altro avrebbe potuto interpretarlo. Lui è Gatsby. E mi era piaciuto molto anche in "Prova a prendermi", accanto a Tom Hanks. Come mai non abbia mai vinto nulla me lo chiedo anche io! (All'Oscar ha una candidatura anche quest'anno... vedremo...)

    Conto di vedere presto anche questo film! :)

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    1. La nomination la becca sempre, è che poi non concretizza.
      Con Gatsby non ha concorso affatto, non ho ben capito perché.

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  2. Lo prenderà alla carriera poveretto! Anche secondo me se lo merita tantissimo, ma questi premi, come quelli letterari, non sempre sono lo specchio del talento e della qualità :(

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    1. È un po' la stessa storia di Roth e del premio Nobel. Però sì, il premio non è sempre indice di merito.

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  3. ahinoi, credo che nemmeno sta volta glielo daranno...
    comunque staremo a vedere...

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    1. "La speranza è l'ultima a morire", così si dice, no?
      Però, sinceramente, se non l'ha avuto per Shutter Island non so più cos'altro debba inventarsi DiCaprio per riceverlo.

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  4. È vero, di Caprio è veramente pazzesco. Io sono rimasto incantato in Django e Shutter Island. Comunque sia lo andrò a vedere appena esce :)

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    1. ... e poi mi fai sapere come l'hai trovato, eh!

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  5. Non ho visto tanti film con Di Caprio come te, ma mi ricordo che mi era piaciuto molto anche in "Prova a predermi" di Spielberg e "Celebrity" di Woody Allen ;)

    Valentina
    www.peekabook.it

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    1. In effetti sì, anche "Prova a prendermi" è un bel film, ma non è tra i miei preferiti.

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  6. conto di vederlo questo fine settimana, sono galvanizzata a riguardo!
    Sono d'accordo con te su ogni singola parola. Mi fa rabbia che un attore portentoso e appassionato come Di Caprio non becchi mai un Oscar; se anche stavolta gli va male, una parte di me rimarrà delusa a vita!
    ps:adoro questa tua nuova rubrica :D

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    1. Ho fatto uno strappo alla regola. Ho parlato, fino ad ora, solo dei film dei quali avevo letto anche il libro. Però mi sono resa conto che così taglio fuori il 95% di quello che vedo, così ne ho approfittato, ancor più perché The Wolf è tratto da un romanzo, quindi mi salvo in calcio d'angolo!
      Poi c'era lo sfogo su DiCaprio che in qualche modo dovevo far uscire! ;)

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  7. Hitchcock ebbe l'oscar solamente alla memoria, quando ormai era a fine carriera.
    Kubrick lo vinse solo per gli effetti speciali, quindi l'accademy non riconobbe mai il suo valore di regista.
    Ti riporto questi due esempi per dirti che gli Oscar sono di molto sopravvalutati come importanza, è la storia che dà il giusto merito ad un attore/regista/sceneggiatore etc...
    Un altro che lo meriterebbe è Norton, le sue interpretazione in film come "Schegge di Paura" "Fight Club" e "La 25 Ora" sono memorabili.

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    1. Hai citato l'altro che adoro. Norton è un attore incredibile.
      Comincio a credere che l'attribuzione delle statuette non sia così tanto meritocratica...

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  8. Ho notato una cosa nelle più recenti interpretazioni di Di Caprio, almeno da quando ha incontrato Scorsese, che in certi momenti mi fa venire in mente le recitazioni di Volonté... Chissà se è soltanto una mia impressione.

    Un saluto,
    Davide

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    1. Dici? Non so, può essere. È comunque un gran complimento.

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    2. Sapendo che Scorsese conosce perfettamente la caratura recitativa che fu di Volonté, mi viene da pensare, osservando gli ultimi film di Di Caprio e il lavorio che avverto nella sua recitazione, che S. abbia trovato in questi la possibilità di riproporre ad Hollywood quella tecnica trasformista e istrionica che, a guardare oggi, mi sembra stia prendendo nuovamente piede in diversi attori hollywoodiani.
      Non so, vorrei sapere se qualche altra persona ha avuto la mia stessa impressione...

      Sì, è un complimento grandissimo e spero che Di Caprio lo riceva. In fondo non si sa quali strade seguano le parole che si pubblicano... E spero anche di non travisare quel che vedo nelle sue interpretazioni più recenti, spero di non aver detto una cavolata.

      Ti saluto ancora,
      Davide

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    3. Estendiamo la domanda al pubblico allora.
      Io ho visto pochi film di Volonté per riuscire a dare un giudizio.
      Ma che Leo sia cambiato e che, in qualche modo, abbia cercato di raggiungere uno "stile di interpretazione", su questo sono assolutamente d'accordo.
      Ricambio il saluto.

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    4. Ho visto finalmente The Wolf of Wall Street!

      Cosa potrei dire oltre a quel che hai già detto tu? Che si ride è verissimo: si ride moltissimo, specialmente in quella parte (non faccio spoiler) in cui Scorsese rende chiarissima la degradazione raggiunta da quel modo di intendere la vita. Per te che l'hai visto mi riferisco a quella parte che capirai solo tu: "effetto ritardato". Spero che tu abbia capito.

      Mi aspettavo il riferimento al film di Stone e il riferimento c'è stato, puntuale come doveva essere. Ho trovato una piccola caduta di stile nel preparare il momento della barca, del mare, della tempesta... Forse un po' troppo prevedibile: una formula usata. Ma, forse, Scorsese ha deciso di usare questa formula in riferimento ad un certo tipo di cinema.

      La chiusa fa capire che anche Scorsese la vede come Stone, quando questi riprende il suo Wall Street per farne il seguito: Il Denaro non Dorme Mai. Mi è sembrato che entrambi vogliano dire: non c'è rimedio a quella volontà di vivere sopra tutto e sopra tutti.

      A proposito, il primo incontro con gli agenti non ti ha fatto pensare ad una storia nostrana? Parlo del tentativo di corruzione...

      Spero davvero di non aver detto nulla che rovini la visione del film ai futuri spettatori. Da parte mia il film è consigliatissimo! Bisognerà poi vedere se non si traviserà il messaggio come accadde per Wall Street, dove Douglas ricevette moltissime lettere di persone che gli dissero: "grazie al film ho deciso di fare il broker". Paradosso incredibile.

      Davide

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    5. Ho capito qual è la scena a cui fai riferimento: magnifica! (anche quella della dimostrazione degli effetti della droga, quella davanti al tavolo da biliardo per intenderci, non è affatto male!).
      Io ho adorato anche tutto il periodo di formazione delle matricole, da uomini senza speranza a broker di successo.

      Mi sembra di aver letto da qualche parte che polemiche ci sono state; le vittime delle malefatte di Jordan Belfort hanno accusato Scorsese di aver creato un personaggio troppo carismatico, oscurando così i danni che i clienti hanno subito (critiche che io non condivido affatto, perché dal finale risulta piuttosto chiaro "chi vince e chi perde"... mah).

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    6. Ah, il parto dell'idea delle scarpe... Formidabile!
      Ecco, lì ho visto un Di Caprio fisico e molesto, manipolare le guance dell'amico, scimmiottarlo... Credo anzi che abbia tenuta questa parte per l'intero film: strizzatine date a destra e a sinistra, mimiche sfrenate... E sarei curioso di sapere se sia stato Scorsese a dirgli di insistere su questa interpretazione o se sia stata un'idea sua. Ma l'effetto è stato superbo! La scena del tavolo da biliardo, poi... da morire!

      Riguardo le critiche a Scorsese penso che, proprio per l'aria di esaltazione che si respira per tutto il film, si dovrebbe capire che il film stesso è caricaturale e non edificante come invece, forse, si aspettavano coloro che sono stati impoveriti dalle malefatte criminali della speculazione finanziaria.
      A questo proposito penso che si critichi Scorsese per ciò che già fece Stone a suo tempo; penso che Scorsese sia uno degli artisti più attenti del nostro tempo, e che non sarebbe ragionevole dire: "ah, lo vedi: non hai raccontato quella cosa come noi volevamo venisse raccontata." Perché significherebbe circoscrivere l'arte alla morale.

      Sul finale, a dire il vero, ho qualche riserva. Il germe di voler sfondare tutto mi è parso ancora vivo: trovare tuttavia, nonostante le vicissitudini, il modo per vendere la penna credo che sia il sintomo di questo germe e... No, non dico altro perché ho paura di raccontare troppo a coloro che ancora non hanno visto il film.
      Però una cosa ancora la dico su questo finale: le matricole di un tempo mi sono sembrate più vivaci rispetto a quelle inquadrate nel finale. Non so... forse è soltanto una mia impressione, come se Scorsese avesse voluto lasciare un piccolo messaggio. Dimmi tu, forse hai avuto un'impressione diversa dalla mia.

      Davide

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    7. Bella osservazione. Non ci avevo fatto caso, però in effetti sì, a ripensarci c'è un sottile differenza tra la superficialità delle prime matricole e lo stato pseudo-vegetativo delle seconde. E, mettiamo pure che Scorsese abbia voluto mandare un messaggio, come possiamo dargli torto? Tra generazione e generazione c'è l'abisso.

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  9. Bisogna ammettere che Di Caprio-Scorsese è un'accoppiata vincente.
    Per quanto riguarda la faccenda Oscar, secondo me, tutti i registi si sono messi d'accordo con l'Academy dicendo: "Ehi ragazzi...se facciamo vincere a Leo tutti gli Oscar che si merita, poi non se lo può più permettere nessun regista!!!!".
    Comunque la speranza è l'ultima a morire, vero? E nel caso non vincesse nemmeno questa volta, Scorsese gli regalerà la sua statuette (anche lui è poco considerato dall'Academy).
    Non vedo l'ora di vedere questo nuovo film, ma sono un po' delusa che non sia stato nominato per Il grande Gatsby!!!

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    1. Dici che sia una questione di stipendio? Potrebbe sai. Una sfida al ribasso! ;)
      Comunque sì, l'accoppiata Scorsese-DiCaprio ci piace un sacco!

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  10. Già la locandina puzza di America :/
    Ok, tu lo guardi, io mangio i pop corn :)

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    1. Cosa ne vuoi capire tu del sogno americano, della corruzione e dell'annientamento di ogni valore umano? :P

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  11. Condivido e sottoscrivo ogni parola sul discorso di Di Caprio. Più o meno per me è la stessa cosa, mi era piaciuto tantissimo in "Prova a prendermi" (che già di per sé mi prende troppo come film) poi niente di che; ma la sua carriera è stata davvero un crescendo e negli ultimi anni ha conquistato tutti. Inutile dire quanto sia stato fantastico in Gatsby, oltre in tutti gli altri che hai nominato tu. Spero quest'Oscar gli arrivi, che lo merita tutto.
    Le sale dei cinema le frequento poco, spero proprio di riuscire ad andare a vedere questo però.

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    1. Davvero? Io adoro il cinema. Ci passerei giorni interni (cinema di qualità, s'intende!).

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  12. Perchè Di Caprio non ha mai vinto l'oscar? Perchè, semplicemente, non è amato dall'Academy. Succede, non è il solo... un qualsiasi altro attore con il suo curriculum ne avrebbe già vinti almeno un paio di Oscar (per quanto mi riguarda quelli per 'Revolutionary Road' e 'Prova a prendermi' erano sacrosanti). Ma l'Academy ha le sue preferenze e le sue simpatie, succede così da 86 anni e dobbiamo farcene una ragione. Non so se quest'anno Leo ce la farà (i bookmakers danno per favorito Matthew Mc Counaughey) ma certo non ha bisogno della statuetta per convincerci della sua bravura. In questo bel post hai citato 'Titanic': Di Caprio è stato l'unico interprete di quel film a non restare travolto dall'enorme successo mediatico (la sua partner Kate Winslet ci ha messo anni per riprendersi, gli altri attori sono spariti...) indice di intelligenza e bravura. Di Caprio è un grande, oscar o non oscar.
    p.s. complimenti per il blog... ti seguirò!

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    1. Concordo con tutto quello che hai detto.
      Staremo a vedere ma, al di là di come vada quest'anno, la bravura di DiCaprio è fuori discussione. Grazie per essere passato. Buona domenica!

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  13. Hera
    Bè, questo episodio fa riflettere: per ottenere quella statuetta te la devi proprio sudare.
    Quello è il simbolo che sei "arrivato" in cima, non ottenere riconoscimenti può anche distruggere una persona.
    Speriamo che dopo questa pausa reciterà un ruolo che gli permetterà di ottenere, alla fine, quella maledetta statuetta d'oro.
    Ciao
    Ciao

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    1. Lo spero anch'io.
      Statuette a parte, è un attore con tutte le carte in regola.
      Ciao.

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  14. Mi permetto di dissentire su un paio di punti: sei forse troppo giovane per aver visto il primo vero exploit di Di Caprio, anno domini 1993, a nome What's eating Mr Grape, in cui interpretava il disabile psichico più sensazionale che, da addetta ai lavori, mi sia mai capitato di vedere.
    Anzichè individuare una serie di tic, gesti, atteggiamenti da reiterare nel corso del film come hanno fatto in migliaia, riducendo la disabilità a macchietta (compreso l'immotivamente celebrato Dustin Hoffman di Rain Man), il buon Leo si è limitato, si fa per dire, a recitare come un bambino di 4 anni.
    Il risultato, credimi, è straordinario, e una scelta del genere da parte un ragazzino di 18 anni denota un fuoco sacro e un talendo fuori dal comune.
    La seconda cosa su cui dissento decisamente è la derubricazione dell'interpretazione di Romeo + Juliet a "piacevole intervento, nulla di più", per usare parole tue.
    Spiacente, ma Di Caprio è stato il miglior Romeo cinematografico che si ricordi, l'unico a rendere il furore adolescenziale e la dicotomia profonda di un personaggio di solito ridotto a bambolotto zuccheroso da Baci Perugina. Amo e frequento le opere di Shakespeare da 25 anni, inseguo il bardo al cinema, a teatro, in Italia e all'estero, e raramente mi è capitato di vedere un Romeo così straziante, sofferto, intenso e assoluto.

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    1. No, in effetti il film che hai citato non lo conosco. Mi informerò. Se DiCaprio è così sensazionale, vale sicuramente la pena di recuperarlo. Di Romeo+Giulietta continuo a pensare quello che ho detto: non sono un'esperta di cinema ma per me è stato piacevole, ma niente più di questo.

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  15. Niente da fare anche quest'anno. Come previsto la statuetta è andata a McCounaughey. Ma ancora più incredibile è che sia The Wolf of Wall Street che American Hustle siano rimasti completamente a secco!
    A me hanno fatto impazzire entrambi
    Senza parole

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    1. È la prima cosa a cui ho pensato questa mattina: controllare chi ha vinto l'Oscar. Mi hanno parlato benissimo del film di McCounaughey quindi voglio vederlo al più presto. Per il resto, i premi restano solo premi.

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