-->
Seguimi su Facebook Seguimi su Twitter Seguimi su Google+ Segui i miei scatti su Instagram

Pagine

30 marzo 2013

I fatti: autobiografia di un romanziere di Philip Roth

Innanzitutto, c'è da chiarire un fattoQuesto non è il nuovo, ultimo, libro di Philip RothI fatti: autobiografia di un romanziere fu pubblicato nel 1988 e tradotto nel 1989. Roth, all'epoca, aveva cinquantacinque anni, e vantava già una grande pubblicazione alle spalle: romanzi come La controvita (1986), Il professore di desiderio (1977), La mia vita di uomo (1974) e soprattutto il Lamento di Portnoy (1969). Nathan Zuckerman, il personaggio inventato da Roth, aveva già fatto le sue prime apparizioni in Lo scrittore fantasma (1979), Zuckerman scatenato (1981), La lezione di anatomia (1983) e L'orgia di Praga (1985). Il libro è stato presentato, a febbraio 2013 da Einaudi, in una diversa traduzione. 

Un post-operatorio difficoltoso e strascichi di un matrimonio miseramente fallito, dirottano la psiche di Roth verso un grave esaurimento nervoso. Giunto alla mezza età, lo scrittore avverte l'incessante bisogno di ricapitolarsi, stilando la propria biografia. A lavoro concluso, Roth invia, metaforicamente, il manoscritto a Zuckerman chiedendogli se, a parer suo, sia il caso pubblicarlo o meno. L'infanzia, l'adolescenza e il college. Il matrimonio, il divorzio e la scrittura. Nella sua parte prettamente autobiografica, è un libro ricco di spunti interessanti. Un vero e proprio manuale di istruzione al Roth-pensieroÈ un testo che consiglio soprattutto a chi ha già letto (e apprezzato) alcuni suoi lavori e vuole approfondirne determinati aspetti. Ci sono, infatti, diversi passaggi nei quali si riconoscono particolari di opere precedenti e successive (la prima parte, ad esempio, percorre in dettaglio la vita di Philip che, in seguito, si fonderà perfettamente in Marcus, protagonista del romanzo Indignazione).

Famiglia, famiglia, famiglia, Newark, Newark, Newark, ebrei, ebrei, ebrei. Roth evidenzia quanto abbia influito, nella sua vita, essere un ebreo americanizzatoIl rispetto per le tradizioni contrasta a più riprese il pressante bisogno di ribellione; la volontà di conformarsi alla realtà statunitense e l’intenzione, al contempo, di non rinnegare le proprie origini crea, nell'uomo prima e nello scrittore dopo, un dualismo di intenti. La macchia umana è, nella trama, l'esaltazione stessa di questo concetto.

Il mestiere del romanziere presuppone un grande impiego di fantasia; lo sforzo principale consiste nel corredare di fronzoli immaginari un episodio realmente accaduto. Roth, in questo caso, decide di fare il lavoro inverso. Di disimmaginarsiDepurando il suo passato, spogliando la realtà dall'immaginazione, provando a raggiungere la veridicità di ogni episodio vissuto. L'idea è quella di arrivare ai fattiÈ davvero possibile tutto questo? Può, un romanziere, rivelarsi completamente? Raccontarsi, attenendosi semplicemente ai fattiLo stesso Zuckerman avanza questa provocazione, nella sua risposta a Roth.
La mia ipotesi è che tu abbia scritto così tante metamorfosi di te stesso da non sapere più né chi sei né chi sei stato.
Nomi fittizi, luoghi fittizi, ricordi fittizi. La tutela, per rispetto e dovere, di persone e situazioni. Quanta verità resta, dopoNon è forse attraverso i suoi romanzi che Roth vive, nella libertà di espressione più estrema, la sua vera esistenza? La sovrapposizione di vita su altra vita, di Roth su Portnoy e Portnoy su Zuckerman e di nuovo su Roth e ancora, su tutti i personaggi che ne sono seguiti, ha creato un teatro dove ogni volto è solo una maschera. Ed è proprio attraverso le sue stesse sceneggiature che forse Roth, come protagonista principale, riesce ad interpretare veramente se stesso.



i-fatti-autobiografia-Roth-libro
Philip Roth 
I fatti. Autobiografia di un romanziere
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Einaudi
2013
pp. 200
ISBN 9788806178956
LEGGI TUTTO >>

27 marzo 2013

#Feltrigram: un libro in una foto

128battute per 3 anni è stato lo strumento con cui la Feltrinelli tramite Twitter si è confrontata con i suoi follower chiedendo loro di esprimersi con fantasia nel creare micro-racconti, nel sintetizzare libri o film e nel cercare di raccontare la volontà di cambiamento degli italiani. Quest'anno 128 battute è diventato #Feltrigram per confrontarsi insieme, per interpretare, racchiudere, sintetizzare in una foto i libri e le emozioni che questi suscitano.
Una foto per rappresentare il libro scelto e due righe per indicarne la motivazione. Ebbene, tra le 128 foto selezionate ci sono anch'io. N°89, Il lupo della steppa di Hermann Hesse: per esaltare il contrasto interiore tra uomo e bestia.

feltrigram-feltrinelli-foto

Cliccando qui potrete scaricare gratuitamente l'intero e-book contenente le foto selezionate.
Buona visione!

LEGGI TUTTO >>

26 marzo 2013

La campana di vetro di Sylvia Plath

Un incontro. Anzi no, un ricongiungimento. Sylvia Plath l'ho sentita sempre un po' mia, ancor prima di leggerla. Per questo ho rimandato più volte la lettura del suo unico romanzo, la campana di vetro.  Per paura di perdermi. Ma un paio di giorni fa, complice un particolare stato d'animo, l'ho preso. Afferrato.

Questo libro mi ha spaccato in due; sensazioni distinte posizionate a diversi livelli. Al primo livello c'è Ester, la protagonista del romanzo: una brillante diciannovenne che scivola in una profonda depressione quando, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a New York. La città non è come l'aveva immaginata: tabù e dettami sociali sopprimono ogni sorta di slancio artistico ed emotivo ma lei sembra l'unica a rendersene davvero conto. 

Ester non accetta di conformarsi all'immagine della donna borghese del tempo e, intrappolata in una realtà preconfezionata e soffocante, la ragazza si spegne. Il male di vivere, la cupola d'affanno, si impossessa di ogni suo entusiasmo e l'idea del suicidio primeggia sulla maggior parte della storia.
Dalla punta di ciascun ramo occhieggiava e ammiccava, come un bel fico maturo, un futuro meraviglioso. Un fico rappresentava un marito e dei figli e una vita domestica felice, un altro fico rappresentava la famosa poetessa, un altro la brillante accademica, un altro ancora era Esther Greenwood, direttrice di una prestigiosa rivista, un altro era l'Europa e l'Africa e il Sudamerica, un altro fico era Costantin, Socrate, Attila e tutta una schiera di amanti dai nomi bizzarri e dai mestieri anticonvenzionali, un altro fico era la campionessa olimpionica di vela, e dietro e al di sopra di questi fichi ce n'erano molti altri che non riuscivo a distinguere. E vidi me stessa seduta alla biforcazione dell'albero, che morivo di fame per non saper decidere quale fico cogliere.
Ho trovato tutto quello che cercavo. Leggere è stato piacevole perché la penna della Plath si muove con ingegno e spirito. Tuttavia non è possibile addentrarsi nelle pieghe del romanzo prescindendo dalla biografia dell'autrice, e leggere diventa anche difficile. Ecco perché parlavo di doppia percezione: al secondo livello c'è Sylvia. La personalità è forte, l'intelligenza è vivida, eppure tutte queste qualità vengono offuscate dall'angoscia e dalla rassegnazione. 

La campana di vetro è la lente distorta con la quale Sylvia, come Ester, percepisce la vita.
Come un bambino nato morto.
Il romanzo acquista, a posteriori, le sembianze di una dichiarazione di intenti: l'assurda consapevolezza dell'immutabilità della condizione umana e la concezione del suicidio come unica via d'uscita. Si avverte, ad un certo punto, un senso estremo di ribellione alla stessa trama; è impossibile accettare la passività con la quale le due protagoniste si arrendono. A tutto questo c'è da aggiungere un aggravante: è penoso assistere alla regressione lenta ed inesorabile di Ester ma, nel libro, c'è anche speranza e luce, rinascita. È quasi un dolore avere la consapevolezza che Sylvia non si sia concessa la stessa opportunità.

A concludere il romanzo, alcune poesie tratte dalla raccolta Ariel
Vi lascio un estratto, da Bontà (1° febbraio 1963):

E tu arrivi con una tazza di tè
tra spirali di vapore.
lo zampillo del sangue è poesia,
impossibile arrestarlo.
Tu mi porgi due bambini, due rose.



la-campana-di-vetro-Plath-libroSylvia Plath 
La campana di vetro
Traduzione di Adriana Bottini e Anna Ravano
Mondadori
2005
pp. 238
ISBN 9788804545040
LEGGI TUTTO >>

23 marzo 2013

Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal

Immaginate di essere presi per mano, d'improvviso. Da un passante, una persona qualsiasi. L'uomo procede spedito verso la sua meta e vi trascina con sé. In una strada che non frequentate, in un paese che non conoscete. A metà tra stupore e disagio indietreggiate, quasi puntate i piedi: Ma dove stiamo andando, me lo vuoi dire? L'uomo avanza, incurante delle vostre proteste. Attraversa vicoli e strade, a piccoli percorsi. Evita ogni via principale. Non c'è nessun elemento o cartello che possa indicarvi la direzione. L'uomo oscilla, a tratti, ma non rallenta mai il passo. È difficile allinearsi alla sua andatura. Lamentarsi però non serve, è evidente. 

Cedete. Vi lasciate guidare. E quello che vi si posa dinanzi è qualcosa che non avevate mai visto. 
I cieli non sono umani eppure io quella volta ero ancora umano.
Non più strade asfaltate ma scale di nebbia e ciottoli di fumo. Poesia negli angoli, tra gli infissi, sui cavi elettrici. Ecco. Una solitudine troppo rumorosa è questo; un uomo che pressa carta vecchia da trentacinque anni. E libri, di cui conosce ogni pena e valore. Aggiungere ulteriori dettagli sarebbe quasi svelarvi la destinazione, non sarebbe giusto. Bohumil Hrabal ha uno stile dalla grana sottile, arduo a comprendersi il più delle volte. Potreste trovare qualche difficoltà e voler abbandonare. Provare a scappare, cercare di allentare la presa. Non fatelo. Lasciatevi guidare. Fidatevi.

I cieli non sono umani, ma c'è qualcosa forse più di questi cieli, 
la compassione e l'amore di cui mi sono ormai dimenticato e che ho dimenticato.



una-solitudine-troppo-rumorosa-Hrabal-libro
Bohumil Hrabal 
Una solitudine troppo rumorosa
Traduzione di Sergio Corduas
Einaudi
2006
pp. 122
ISBN 9788806181512
LEGGI TUTTO >>

21 marzo 2013

Un caffè con: Alda Merini, nella Giornata Mondiale della poesia

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(da Vuoto d'amore,1991)

L'anniversario della nascita di Alda Merini cade, per predestinazione annunciata, il 21 marzo; giorno nel quale l'Unesco istituì, nel 1999, la Giornata Mondiale della poesiaAlda Merini, la piccola ape furibonda, è tra le mie personalità preferite. Perché alcuni artisti non si possono incasellare in questa o quella categoria. Il mondo impone la catalogazione in ogni settore: impiegato, operaio, imprenditore, studente (e poi tra questi: studente di economia, studente di filosofia, studente di sociologia). Così come scrittore, autore, poeta, pittore e via discorrendo. Come se l'arte potesse essere racchiusa in un paio di termini preconfezionati. Alda Merini contrasta per definizione ogni sorta di grado, contenendone anche più d'uno fino a raschiare ogni contorno.

Alda-Merini
(Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)
Spazio, spazio io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita;
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.

Spazio datemi spazio
ch'io lanci un urlo inumano,
quell'urlo di silenzio negli anni 
che ho toccato con mano.





LEGGI TUTTO >>

20 marzo 2013

Ti disegno un racconto: l'arte dell'illustrazione

(Perché "leggere le figure" è importante)

Inizialmente erano solo acquerelli, tempere e colori acrilici. Adesso, con il processo di digitalizzazione che ha investito praticamente ogni scompartimento sociale, il computer interviene (parzialmente o interamente) a definire il lavoro. Qualunque sia il mezzo utilizzato, l'illustratore è comunque un'artista a tutti gli effetti. È un mondo che, mio malgrado, ho iniziato ad apprezzare da poco ma nel quale ho già inzuppato un bel pezzo di cuore. Al momento vi segnalo sei illustratori tra quelli che mi hanno colpito ma sono sicura che ci sarà una versione 2.0 di questo articolo per integrare la lista. Tre disegni di ognuno per presentarvi al meglio il loro stile.

Brandi Milne, un'artista autodidatta nata e cresciuta in una piccola città della California. 
Ha pubblicato il suo primo libro, So good for little bunnies, nel 2008. 

Illustrazioni-Brandi-Milne
Did you see me 
Illustrazioni-Brandi-Milne
She wears the trees in her hair and the clouds in her eyes 
Illustrazioni-Brandi-Milne
Here alone with you

Amanda Cass, Nuova Zelanda. Art from the heART è lo slogan su cui basa ogni creazione.

illustrazioni-Amanda-Cass
Dilemma
illustrazioni-Amanda-Cass
Swept off my feet
illustrazioni-Amanda-Cass
Escaping the rat race

Rébecca Dautremer, illustratrice francese.
Nel 2003 pubblica L'Amoureux ma è grazie al successivo The secret lives of princesses che ottiene successo.

Illustrazioni-Rébecca-Dautremer
Cyrano
Illustrazioni-Rébecca-Dautremer
Elvis
Illustrazioni-Rébecca-Dautremer
Swing cafè

Daniel Danger, un'illustratore del New England.
Le parole con le quali vengono descritti i suoi disegni sono molto precise:
Amidst old houses dead from the fallout of urban sprawl, railway bridges asleep from neglect, and trees that engulf everything; his work attempts to remind you of something you may have said to someone, or something someone may have said to you; back in that time period thats just too far away to remember clearly, but not so long ago you forgot about it completely.
Illustrazioni-Daniel-Danger
Escape
Illustrazioni-Daniel-Danger
You have a wonderlust growing in your soul
Illustrazioni-Daniel-Danger
I'm sorry again for everything i've been

A seguire, i lavori di Elena Della Rocca, un'illustratrice nostrana.
(la sua interpretazione di Alice nel paese delle meraviglie mi piace moltissimo!)

Illustrazioni-Elena-Della-Rocca
Illustrazioni-Elena-Della-Rocca
Illustrazioni-Elena-Della-Rocca


Vi segnalo infine Mandy Budan, un artista canadese che utilizza principalmente acrilici.
Mandy dipinge paesaggi, riorganizzando gli elementi per mostrarne la bellezza in modo inaspettato. Non è un illustratore nell'accezione classica del termine ma ha uno stile così particolare che ho voluto presentarvelo ugualmente.

illustrazioni-Mandy-Budan
Haliburton Morning
illustrazioni-Mandy-Budan
Irises
illustrazioni-Mandy-Budan
The maple
Questo è, per adesso.
Segnalatemi qualche nome nel caso mi fosse sfuggito così lo aggiungiamo la prossima volta.



LEGGI TUTTO >>

18 marzo 2013

A voce alta - The Reader: un libro, un film

Germania, 1958. Il quindicenne Michael Berg si trova in strada quando inizia a sentirsi male. Hanna Schmitz, trentasei anni, lo soccorre e lo accompagna a casa. Il ragazzo, più curioso che riconoscente, si reca nuovamente (e più volte) dalla donna. I due diventano amanti dopo poco. Micheal è preso, corpo e mente, ma Hanna è austera, rigida e inaccessibile; cede ma non si concede.
Sembrava piuttosto che si ritirasse all'interno del proprio corpo, per abbandonarlo a sé stesso e al suo ritmo tranquillo, non turbato dai comandi della testa, e dimenticasse così il mondo esterno. Era appunto quest'oblio del mondo che riposava negli atteggiamenti e movimenti con cui si era infilata le calze. E quella volta non era stata pesante e goffa, ma sciolta, avvenente, tentatrice: una tentazione che non significa seno, gambe, sedere, ma un invito a dimenticare il mondo all'interno del corpo.

a-voce-alta-libro-schlink
A VOCE ALTA di Bernhard Schlink
Traduzione di Rolando Zorzi
Garzanti
2009
pp. 192
the-reader-film-cover
THE READER di Stephen Daldry
Sceneggiatura di David Hare
Genere: drammatico
2008
123 min















In quel frangente di intimità la donna chiede al ragazzino di leggere per lei. Michael legge, a voce alta, tutti i testi che ha studiato, e Hanna ascolta, rapita, attenta, immersa in un coinvolgimento estremo. 

Dopo un'estate d'amore la donna sparisce senza lasciare alcuna motivazione.

Qualche anno dopo Michael è uno studente di giurisprudenza e, per approfondire gli argomenti trattati ai corsi, assiste ad una serie di procedimenti giudiziari. Uno, tra tutti: il processo a carico di sei donne, ex sorveglianti e membri SS, di un campo di concentramento.
— Era il nostro compito. Che cosa avrebbe fatto lei?
A parlare al giudice è Hanna Schmitz, una delle donne incriminate. Accusata dalle colleghe di essere la principale responsabile delle atrocità accadute all'epoca sulla base di alcuni documenti che la stessa avrebbe scritto, Hanna non respinge le accuse anche se le stesse potrebbero essere facilmente smentite. Hanna non sa né leggere, né scrivere. Questo è il segreto. Questa è la condanna. L'orgoglio tuttavia supera il desiderio di riscatto e la donna preferisce passare come unica colpevole piuttosto che rivelarsi analfabeta. 

Michael e Hanna non si rivolgono la parola neanche una volta. Si ricongiungono però, durante gli anni successivi, in un gesto insolito: il ragazzino, ormai uomo, invia nel carcere dove Hanna sta scontando la sua pena, diverse cassette sulle quali incide la propria voce. Legge alla donna Omero, poi Kafka e Keller e Cechov. Si attiene meticolosamente ai testi, non aggiunge alcun saluto o messaggio personale. Eppure non potrebbe trasmetterle di più.

Ci sono tantissimi libri e altrettanti film che raccontano le realtà impietose dei lager (mi viene in mente Schindler's List, tratto dal romanzo di Thomas Keneally oppure il nostrano Kapò di Gillo Pontecorvo). In ogni caso, per quanto ogni autore o regista abbia regalato alla propria produzione personalizzazioni e originalità, l'obiettivo comune è sempre stato quello di dare voce alla sofferenza del popolo ebreo. È la prima volta che la storia si sviluppa intorno all'altra parte, al cattivoIn questo romanzo, a differenza dei precedenti, si attribuisce alla protagonista, emblema dell'oppressione nazista, un accenno di umanità.

Non ho rispettato, nel caso, l'iter cronologico richiesto al lettore, ossia: prima libro, poi film. È una storia che comunque mi è piaciuta molto, a prescindere. Avrà contribuito l'immagine evocativa che il titolo ispira, A voce altaMi capita spesso di leggere a voce alta, per fissare meglio alcuni concetti, per apprezzarne meglio la profondità. È una cosa che faccio da sempre perché mi lascia una sensazione piacevole, quasi avvolgente. E un uomo che legge per una donna è un'immagine ancora più intensa, che corrisponde a un livello di intimità assoluta.

Detto ciò, io ho preferito il film. Sarà che conoscevo la storia prima ancora di leggerla, sarà che gli attori scelti hanno una capacità interpretativa straordinaria, fatto sta che qualcosa nel libro non ha funzionato. Ho avvertito tutta la freddezza di Hanna, lo sguardo distaccato di una donna che porta addosso la morte come un mandato implicito al proprio ruolo; ho sentito Micheal, il ragazzino, vittima inconsapevole di un passato del quale era estraneo. Tutti gli ingranaggi sono disposti correttamente, insomma. Eppure mi è mancata l'intimità di cui vi parlavo prima. Avrei voluto che l'autore si fosse soffermato su alcuni punti più importanti per sorvolare su altri che invece ha ampiamente trattato. In alcuni passaggi mi sono sorpresa a leggere senza coinvolgimento. Interruzioni troppo brusche, probabilmente.

Il problema di fondo è che, essendo una storia contestualmente difficile, è importante regolare la fiamma al momento giusto, per non correre il rischio che tutto si raffreddi. Mi aspettavo sbalzi di temperatura che non ho avvertito, questo è. Ciò non toglie niente alla bellezza del racconto che, per contenuti, rappresenta una delle mie storie preferite ed è pressoché irrilevante il canale che sceglierete di adottare. In entrambi i casi, ne varrà la pena.

the-reader-film

the-reader-film

the-reader-film

the-reader-film

the-reader-film

the-reader-film

Note d'ordinanza: la trasposizione cinematografica The Reader è tratta dal libro omonimo, di stampo autobiografico, dello scrittore tedesco Bernhard SchlinkIl romanzo è stato pubblicato in Germania nel 1995 e in Italia in prima edizione nel 1998 mentre il film è stato diretto nel 2008 da Stephen Daldry ed interpretato da Kate WinsletRalph Fiennes e David Kross (ruolo grazie al quale Kate vinse il premio oscar come migliore attrice).

LEGGI TUTTO >>

16 marzo 2013

Un uomo di Oriana Fallaci

La mia copia è una vecchia edizione del 2000. Tascabile, non rilegata. Essenziale. Dal retro di copertina spicca una foto di Oriana che mi ha accompagnato durante tutta la lettura. Ogni tanto andavo a riguardarla per strapparle le emozioni dagli occhi. Cosa si prova a raccontare una storia del genere? Con l'approssimazione irrequieta che mi caratterizza non avrei mai letto questo romanzo se ne avessi conosciuto la trama perché rifuggo dall'asprezza della realtà. Ma sarebbe stato un grandissimo errore. Un uomo è un resoconto, una biografia, ma soprattutto un omaggio alla memoria di AlekosUn inno al coraggio impregnato anche di paura, di umanità e rammarico. Un pegno d'amore, da un donna per il suo uomo
Morirò e tu scriverai un libro.
La storia: 
Alexandros Panagulis, noto anche con il diminutivo di Alekos, è stato un politico, rivoluzionario e poeta greco, considerato un eroe nazionale della Grecia moderna. Fu un intellettuale e attivista per la democrazia e i diritti umani, rivoluzionario non marxista in lotta, anche armata, contro il regime dei colonnelli. A causa del suo fallito attentato contro il dittatore Georgios Papadopoulos, fu perseguitato, torturato e imprigionato a lungo, fino alla sua liberazione dopo una mobilitazione internazionale. Morì in un misterioso incidente stradale.
Il libro di Oriana Fallaci inizia dalla fine, dal funerale. La stessa gente che al tempo non ebbe il coraggio di sostenere le iniziative rivoluzionarie di Alekos, si riversa in strada tra commozione e singhiozzi.
Un ruggito di dolore e di rabbia si alzava sulla città, e rintronava incessante, ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna. 
Fallaci-un-uomo-libro-piovra
La "piovra" - Fonte: www.oriana-fallaci.com

Dopo il prologo, incentrato sulla straziante sepoltura dell'uomo, la narrazione riprende (o meglio ritorna) al momento in cui Alekos organizzò l'attentato contro Papadopoulos, qualche anno prima di conoscere Oriana, il 13 agosto 1968L'autrice ripercorre i fatti antecedenti al loro incontro attraverso le confessioni dell'uomo, riempiendo eventuali vuoti narrativi con testimonianze e ricerche. L'attentato fallì perché gli ordigni posti lungo il tragitto percorso dalla limousine del tiranno greco non esplosero e Alekos venne colto in flagrante e arrestato. Rifiutando ogni offerta di collaborazione o patteggiamento, venne condannato a morte il 17 novembre 1968La fierezza con la quale apprese la sentenza brucia di orgoglio:
E anzi accetto fin d'ora questa condanna. Perché il canto del cigno di un vero combattente è il rantolo che egli emette colpito dal plotone di esecuzione di una tirannia.
Il suo caso provocò sommosse e rivolte, richieste di scarcerazione da più fronti: un tale clamore internazionale che le autorità assecondarono, avendo il timore di creare un martire più che di punire un colpevole, rinviando l'esecuzione più volte per poi annullarla definitivamente. Alekos, ignaro di questi sviluppi, si costringeva ad accettare l'idea della morte. 

C'è una sensazione precisa, descritta nel libro, che prova un uomo quando sa di dover morire. Quando lo sa davvero, quando conosce alla perfezione giorno ed ora. Prima è ribellione, impulso primordiale, bisogno di esistere, poi è inquietudine e paura, riflessioni legate soprattutto al cosa accadrà, al dopo, infine rassegnazione e pace, quasi attesa, desiderio. Che il destino si compia. Quando, al terzo giorno, Alekos seppe di non dover essere più giustiziato il sollievo si accompagnò alla tristezza, quasi sconforto, quasi delusione. Questa sospensione tra vita e morte caratterizzò il resto della sua esistenza.

Panagulis fu condotto nelle prigioni militari di Boiati, dove subì ogni genere di tortura mentale e fisica che voi possiate mai immaginare. 
Per punire i diversi tentativi di evasione attuati in quel periodo, il direttore del carcere fece costruire una cella particolare: una stanza di due metri per tre, appena illuminata da una fioca luce bluastra. Il sepolcroIn questo periodo compose le sue poesie più belle e strazianti. Alekos utilizzò ogni superficie disponibile per appuntare i suoi versi. A causa della condotta ribelle, venne più volte punito e privato di taccuino e inchiostro che però non mancò di rimpiazzare con sangue e carta.

Molte poesie sono citate all'interno del libro e delle stesse venne pubblicata una raccolta.
Io ho trovato Promessa (Febbraio 1972):

Le lacrime che dai nostri occhi
vedrete sgorgare
non crediatele mai
segni di disperazione.
Promessa sono solamente
Promessa di lotta.

Il 21 agosto 1974 gli venne concessa l'amnistia e la libertà. La prolungata esposizione al buio, la costrizione dovuta alle ridotte dimensioni della cella e l'isolamento forzato non gli permisero tuttavia di assaporare con gioia quel momento. Il mondo sembrava immenso e spaventoso.
Dentro il sepolcro avevi dimenticato che cosa fosse lo spazio, lo spazio aperto. […] Ma la cosa peggiore era il cielo. Era un vuoto sopra il vuoto, una vertigine sopra la vertigine. 
[...] Lo smarrimento che avevi provato vedendo quel baratro ora si traduceva in un'intuizione precisa, anzi nella consapevolezza che la libertà sarebbe stata per te un'altra sofferenza, un altro dolore.
Alekos conobbe Oriana dapprima attraverso i suoi libri, alcuni tra i testi concessi che riusciva ad ottenere nel carcere ed appena uscì la volle conoscere. Lei, interessata al personaggio prima che all'uomo, accettò e partì per la Grecia. Oriana si accorse che Alekos non aveva alcun canone, sia estetico che caratteriale, nel quale lei potesse riconoscere il proprio ideale di uomo. Eppure bastò la sua voce ad intrappolarle l'anima. Deciso a far valere le proprie ideologie, l'uomo si dedicò alla politica pensando fosse un valido impegno ma si accorse ben presto che tutto il parlamento era ugualmente corrotto. Alekos era letteralmente (e ossessivamente) tormentato dalla libertàÈ un concetto che dal libro esce fuori prepotente e violento. 

La libertà. È questo che ho amato di più. Non ho mai letto di libertà in questo modo. Al bisogno di conquistarla, a prescindere dal risultato. Come un dolore fisico, Alekos avvertiva sulla pelle la sottomissione del popolo greco e l'omertà a cui si accompagnava. Si alternarono, per la coppia, momenti di estrema felicità a periodi di tensione e crisi. Perché il rivoluzionario, colmo di insoddisfazioni e sconfitte, non lasciò mai l'uomo.
Tutto in te costituiva una sfida alla ragione, una rivolta al buon senso, uno schiaffo alla logica: l'ardore cieco, sordo, esagerato con cui ti scaraventavi in un'avventura; l'enfasi e la retorica con cui quell'ardore si esprimeva. [...] Perché vivere significava muoversi e fermarsi equivale a morire.
Per mettere in atto le proprie ideologie e sovvertire il potere, Alekos si procurò alcuni documenti riservati dai quali emergevano corruzione e illegalità a carico della maggior parte dei rappresentanti del governo greco, tra i quali il ministro della difesa Evangelos AveroffE fu proprio quando Alekos provò a divulgare, tramite un giornale locale, queste informazioni segrete che si trovò invischiato in un feroce inseguimento automobilistico che si concluse con sua la morte. Il governo greco archiviò il caso come un tragico incidente ignorando ogni parere contrario, mettendo a tacere in questo modo ogni testimonianza o perizia successiva.

È una storia forte, senza dubbio. Una storia vera. La storia di un uomo.

Oriana-Fallaci-Alekos-Panagulis
Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006)
Alexandros Panagulis (Glifada, 2 luglio 1939 – Atene, 1 maggio 1976)

Oriana-Fallaci-Alekos-Panagulis
Fonte: www.oriana-fallaci.com
Oriana-Fallaci-Alekos-Panagulis

— S'agapò tora ke tha s'agapò pantote.
— Cosa significa?
— Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.
Lo ripeto sottovoce. — E se non fosse così?
— Sarà così.
Tento un’ultima vana difesa: — Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e… 
— Io non sarò mai vecchio.
— Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.
— Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.
— Li tingerai?
— No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre.

Oriana-Fallaci-Alekos-Panagulis



un-uomo-Fallaci-libroOriana Fallaci 
Un uomo
Rizzoli
2010
pp. 645
ISBN 9788817044431 

LEGGI TUTTO >>