Sostiene Pereira: un libro, un film

Sostiene Pereira fu concepito in un viaggio a Lisbona durante il quale Antonio Tabucchi si trovò, quasi per caso, nei pressi di una camera ardente; la salma apparteneva a un giornalista noto per aver scritto contro il regime oppressivo che vigeva in Portogallo. L'ammirazione per il coraggio dimostrato dal cronista sconosciuto s'insinuò nel cuore di Tabucchi e germogliò, parecchio tempo dopo, con le fattezze di un individuo paffuto e cardiopatico nel quale riconosciamo il futuro Pereira. Il personaggio si presentò allo scrittore e pretese di essere raccontato, così afferma l'autore nei suoi scritti, sempre più insistentemente. Qualcuno doveva dar voce alla storia e, una volta preso atto di ciò, mancavano solo i dettagli narrativi a definire il romanzo.

Lisbona, 1938, nel pieno del regime dittatoriale salazarista; Pereria è un giornalista che prende incarico nella sezione culturale del Lisboa, un quotidiano locale. È
 un uomo comune, Pereria, innamorato della letteratura, degli autori francesi e delle omelette alle erbe, finché due ragazzi, Monteiro Rossi e Martaarrivano a sconvolgere la sua ordinarietà.
Mi diceva che il racconto di Balzac è un racconto autobiografico.
Oh, non volevo dir questo, ribatté Pereira, volevo dire che io l'ho letto in chiave autobiografica, che mi ci sono riconosciuto.
 
Nel pentimento?, chiese il dottor Cardoso. 
In qualche modo, disse Pereira, anche se in modo molto trasversale, anzi, la parola è limitrofo, diciamo che ci sono riconosciuto in modo limitrofo.
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SOSTIENE PEREIRA di Roberto Faenza
Sceneggiatura di Roberto Faenza, Sergio Vecchio
Genere: drammatico
1995
104 min
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SOSTIENE PEREIRA di Antonio Tabucchi
Feltrinelli
2009 (XIX Edizione)
pp. 216















Il concetto di "emozione limitrofa" mi ha affascinato tantissimo; con questo termine Tabucchi si riferisce a quelle sensazioni di sottofondo, indefinite, che riescono a influenzare l'animo umano in modo decisivo. 
È una sensazione strana, che sta alla periferia della mia personalità, ed è per questo che io la chiamo limitrofa, il fatto è che da una parte io sono contento di aver fatto la vita che ho fatto, sono contento di aver fatto i miei studi a Coimbra, di aver sposato una donna malata che ha passato la sua vita nei sanatori, di aver tenuto la cronaca nera per tanti anni in un grande giornale e ora di aver accettato di dirigere la pagina culturale di questo modesto giornale del pomeriggio, però, nello stesso tempo, è come se avessi voglia di pentirmi della mia vita, non so se mi spiego. 
È proprio l'impossibilità di circoscriverla, quell'emozione, che accende la nostra attenzione; troppo sfuggente da individuare, troppo presente da ignorare. Inconsapevolmente, proprio perché non riusciamo a spiegarcela, la colleghiamo a qualcosa di sommerso, di profondo, di più importante. Perché succede questo? Perché Pereira non si sente più a suo agio nella sua stessa vita? Perché anche noi arriviamo a non accettare più che il presente si plasmi sulle sembianze del nostro passato?
Lei ha un forte superego, dottor Pereira, e questo superego sta combattendo con il suo nuovo io egemone, lei è in conflitto con se stesso in questa battaglia che si sta agitando nella sua anima, lei dovrebbe abbandonare il suo superego, dovrebbe lasciare che se ne andasse al suo destino come un detrito.
Il superego, l'io egemone; il nostro corpo ci comunica che non stiamo vivendo nel modo giusto, che le scelte che fino ad ora abbiamo intrapreso, per quanto responsabili possano essere state, ci hanno allontanato, passo dopo passo, da noi stessi. Un senso di colpa residuale che s'introduce nel nostro cervello: per non aver assecondato i nostri desideri, per aver intrapreso sempre la via più facile. Per non aver, nel caso di Pereira, supportato la giusta causa. Ma, acquisita questa consapevolezza, come possiamo rimediare? Dovremmo forse rinnegare tutto quello che siamo stati?
E di me cosa resterebbe? chiese Pereira. Io sono quello che sono, con i miei ricordi, con la mia vita trascorsa, le memorie di Coimbra e di mia moglie, una vita passata a fare il cronista in un grande giornale, di me cosa resterebbe?
Se allontanassi tutto quello che non considero affine a me, se ripudiassi ogni cosa che contrasta con il mio nuovo stato, il mio nuovo io egemone, di me cosa resterebbe? Arrivati a questo punto ci si sente spezzati in due, a metà tra la paura di cambiare e il timore di non riuscire a farlo. Ma non è rinnegando quello che è stato che riusciremo a diventare qualcos'altro, perché tutto, anche il peggio, è servito per giungere a questa rottura con un giusto grado di preparazione, con una predisposizione all'evoluzione che altrimenti non avremmo mai avuto. È da lì che dobbiamo partire, dalle piccole cose che non ci rappresentano più, quegli atteggiamenti, quelle reazioni, che non rispecchiano la nostra attuale condizione. E se la vita ci chiederà di mutare ancora, noi dobbiamo essere disposti a farlo, accogliere la sfida, accettarla, e andare incontro al nostro nuovo futuro. O almeno ci si prova.

Il film omonimo di Roberto Faenza vanta un grandissimo punto di forza e, a mio parere, una debolezza di pari entità. Come avrete senz'altro intuito, il carattere dei personaggi è determinante; Pereira, Monteiro e Marta sono tre vertici, ugualmente importanti, della stessa rivoluzione ed è inevitabile che gli interpreti, per essere all'altezza, debbano rispecchiare la forza di queste personalità. Il cavallo vincente è, ovvio, Marcello Mastroianni; è esattamente il Pereira che avevo immaginato: ogni movenza, ogni espressione, rispecchia pienamente le caratteristiche del giornalista del Lisboa e, a confronto, il Monteiro Rossi di Stefano Dionisi è appena accettabile. Ma la pecca più grande dell'intera trasposizione è rappresentata da Marta, interpretata da una giovanissima Nicoletta BraschiMarta è, nel romanzo, la trascinatrice del gruppo; è lei che infonde le idee rivoluzionarie in Monterio Rossi, è lei che provoca Pereira ad uscire fuori dalla sua "zona di sicurezza". Marta è fuoco, nei capelli e nell'animo, e Nicoletta non regge la potenza del personaggio: è scialba, è inespressiva, non è riuscita minimamente a riproporre la stessa natura della protagonista. Nonostante questo, nel film si respira piacevolmente l'atmosfera della Lisbona del tempo e alcuni passaggi del libro sono ben rappresentati.

Ricapitolando: libro consigliato e film segnalato con riserva.
È pur sempre un film con Mastroianni, quanto male può fare?



Il sintagma "Sostiene Pereira" inizia e conclude il romanzo, e viene inoltre ripetuto più volte nel corso della narrazione, come se l'autore avesse scritto con Pereira davanti, a rilasciare la propria confessione o deposizione (fonte: Wikipedia).

Commenti

  1. Ciao,
    per come la vedo io un personaggio potrebbe anche "nascere" da un non nulla , ovvero nascere da sè. Senza ispirazione .
    Solo perchè era nella testa dell'autore, e l'autore stesso non sapeva neppure di "averlo". Certi personaggi nascono da soli.
    Hera

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    1. Ciao Hera, possibile che la nascita di un personaggio non si basi neanche su una piccola ispirazione? Uno spunto? Non so, non sono ferrata sull'argomento, ma credo che un protagonista, per reggere degnamente una storia, debba avere delle solide "coordinate esistenziali", una struttura forte e delineata, il prima e il dopo di cui parlavo nel post!

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  2. Sai che è una delle domande che mi pongo sempre anch'io, da dove nascano i personaggi? Come si formano nelle pance degli autori, e perché proprio così? Mi è piaciuta la tua ipotesi della nascita di Coleman Silk mentre infilza una foglia di lattuga. :-D
    Posso solo leggere con estremo piacere il tuo bellissimo post articolato, perché non ho ancora letto Tabucchi e non ho visto il film. Sono sicura, però, che si tratti di una lettura bella e avvolgente, poiché so che questo autore non scrive di leggerezza. Ho in mente Nicoletta Braschi, e, pur non avendo visto il film, penso di poter capire le tue riserve sull'attrice.

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    1. Purtroppo la Braschi a me non piace proprio quindi non so se sono riuscita a restare obiettiva guardando il film. Il libro però é obiettivamente valido, su questo non ci sono dubbi!

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  3. condivido analisi. al 100%!

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  4. Io amo Antonio Tabucchi, e amo questo libro, ma anche molti altri.
    Ieri ho finito di leggere un suo libro e oggi ho iniziato l'inedito appena pubblicato, "Per Isabel". Addirittura ho dovuto autoimpormi di chiuderlo, perché la sua scrittura si lascia divorare, e mi sarebbe dispiaciuto consumarlo in così poco tempo...
    Per quanto riguarda la nascita dei personaggi, spero oggi di riuscire a pubblicare un post sull'ultimo libro terminato, che cade proprio a pennello...

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    1. Uno stile decisamente particolare. Ancora non so se siamo totalmente compatibili però, dovrei leggere dell'altro.

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  5. bellissimo romanzo che ho divorato nel giro di qualche ora parecchi anni fa e che da allora mi ha lasciato una gran voglia di visitare il Portogallo e Lisbona (desiderio non ancora realizzato, ma spero ancora per poco!).
    Il film non l'ho visto, ma il libro è talmente descrittivo nelle atmosfere, nelle caratteristiche fisiche e nelle psicologie che nella mia testa c'è già un film su Sostiene Pereira e non ho intenzione di cambiarlo :)

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    1. Lisbona la immagino fantastica e dopo aver letto il libro ancora di più! Per quanto riguarda il libro e la scelta di non vedere il film... ci sta! ;)

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  6. Lisbona scintilla!! Devi visitarla Maria.

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