Spariti anche gli olmi, restavano solo i loro miseri sostituti. E noi.

— Era una combinazione di vari fattori — affermava il dottor Hornicker nel suo ultimo resoconto, scritto non per ragioni di carattere medico bensì per il pensiero delle ragazze che lo ossessionava. — Per la maggior parte della gente — diceva — il suicidio è come la roulette russa. C'è una sola pallottola nel tamburo. Invece la pistola delle sorelle Lisbon era carica. Una pallottola per l'oppressione dell'ambiente familiare. Una per la predisposizione genetica. Una per l'inquietudine legata al contesto storico. Una per l'impeto del momento. Dare un nome alle altre due pallottole è impossibile, ma ciò non significa che non ci fossero. 
Ma tutto questo è un voler correre dietro al vento. L'essenza di quei suicidi non era la tristezza, non era il mistero, ma un puro e semplice egocentrismo. Le ragazze si erano arrogate decisioni che spettavano a Dio. Erano diventate troppo potenti per vivere fra noi, troppo preoccupate di se stesse, troppo visionarie. [...] Ci avevano resi partecipi di quella follia perché non potevamo che ripercorrere i loro passi, ripensare ai loro pensieri, per accorgerci che non uno conduceva a noi. Non riuscivamo ad immaginare il vuoto interiore di un essere umano che si accostava un rasoio al polso e si apriva le vene: il vuoto e la calma. E abbiamo dovuto imbrattarci il muso nelle loro ultime tracce, orme fangose sul pavimento, bauli calciati via, respirare per sempre l'aria delle stanze dove si sono uccise. In fondo non contava quanti anni avessero, o che fossero ragazze, ma solo il fatto che le avevamo amate e che loro non avevano udito il nostro richiamo; non ci odono neanche adesso che siamo quassù, nella casa sull'albero, con i capelli radi e un po' di pancia, e le chiamiamo perché escano dalle stanze in cui sono entrate per trovare la solitudine eterna, la solitudine del suicidio, che è più profondo della morte, le stanze dove non troveremo mai i pezzi per rimetterle insieme.
(da Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides. Mondadori, 2008. Traduzione di Cristina Stella)





Commenti

  1. Uno dei libri che avrei sempre voluto leggere.
    E rimane saldamente in wishlist, dopo aver letto il tuo post.
    Mi piace, in modo macabro, l'idea della pistola caricata con le pallottole dell'inquietudine, ciascuna con un nome diverso. Fa rabbrividire e attira, allo stesso tempo.
    Dovremmo controllare se noi, o i nostri cari, abbiamo appesa nella fondina un'arma che si carica in quel modo...

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    1. È un bel libro, non rispecchia il mio concetto di capolavoro ma non male. Se ti capita di avere tempo libero tra le centinaia di libri che dobbiamo ancora leggere potresti farci un pensiero!

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  2. L'ho letto tanto tempo fa... non ricordo quasi nulla, però ora sto leggendo Middlesex, insomma non mi sono dimenticata di Eugenides!

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    1. Io l'ho letto dopo aver visto il film quindi conoscevo la trama. Non è male.
      Middlesex me ne hanno parlato sempre molto bene. Prima o poi mi deciderò a leggerlo anch'io!

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