Le vite degli altri

Scrivere è, tra le altre cose, l'unico modo che ho per occupare un pezzo di mondo e dipingerlo a mia immagine. E questo blog, nato per ammazzare la noia di un ordinario mattino di novembre, è diventato adesso la mia casa sull'albero; un luogo, l'unico, dove le parole lavorano per me, dove non ho bisogno di spiegare, chiarire e giustificare. Il problema è che a volte la realtà mi attira a sé con così tanta violenza che questo nascondiglio si innalza fino a poggiarsi sulle nuvole e non c'è scaletta abbastanza grande che mi permetta di arrivare fino al cielo. Allora sapete cosa faccio in questi casi? Cambio pelle. Esco, mi perdo negli sguardi delle persone che incontro e me ne approprio: indosso i loro vestiti, i loro atteggiamenti. Perfetti sconosciuti che accompagno a vivere. M'immedesimo al punto da dimenticarmi anche di me. Col pensiero, io sono loro. 

L'altro giorno, per esempio, ero un ragazzo. Robusto, alto, capelli incolti fino alle spalle, una maglietta di un gruppo metal di qualche anno fa. Un stereotipo, mi sono detta, ma ho voluto comunque dargli una possibilità. Aveva un paio di jeans scoloriti, arrotolati alla caviglia, e delle converse. Nere. Siamo andati a casa, io e il ragazzo. A casa sua, casa nostra per un po'. Ho tirato fuori le chiavi dalla tasca posteriore dei suoi pantaloni e ho aperto il portone. Ho chiamato l'ascensore ma, nello stesso momento, ho imboccato le scale: la pelle degli altri si sgretola in fretta, dovevo far presto. A passi svelti sono arrivata al piano, ho aperto la sua porta, ho posato le sue chiavi sul tavolo della sua cucina. Ho aperto il suo frigo. L'ho richiuso: non era ancora ora di cena. Sono entrata nella sua stanza, mi sono abbandonata sul letto, all'indietro, e lì ci siamo separati. L'ho lasciato e sono tornata da me.

Sono brevi momenti, quelli che riesco a vivere. È un gioco. Potrebbe esserlo, se non fosse così efficace. Perché tornando nelle mie scarpe, dopo, mi sembra di ritrovarle leggermente più comode di come le avevo lasciate e mi piace pensare che forse qualcuno si è appropriato di me per una manciata di secondi, qualche minuto forse; per farsi spazio, per sdraiarsi in un'altra realtà. Un po' come faccio io; per allentare la tensione, per allargare il respiro. 



Commenti

  1. I tuoi raccuntandi e riflettendo migliorano con il tempo.
    Lode ad internet che mi fa conoscere altri aspetti meravigliosi di mia figlia che altrimenti rimarrebbero chiusi solo nella sua mente.

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  2. Mi ero persa questa chicca... Che bello, quando scrivi liberamente!

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