Le ore - The hours: un libro, un film

L'ultima volta che parlai di Virginia Woolf, di questo film e del libro dal quale è tratto, ero nel pieno svolgimento della prova orale del mio esame di maturità. Non avrei mai pensato di discuterne qui, dopo appena una decina d'anni, e in blog-visione soprattutto; è un'esperienza strana, extracorporea quasi. Ma lasciamo mantecare la malinconia degli anni passati e addentriamoci nella storia. Storia, tra l'altro, nata proprio perché l'autore, Michael Cunningham, ha voluto omaggiare una scrittrice a lui molto cara, Virginia appunto, traendo ispirazione per il suo romanzo da uno dei testi più celebri della stessa: Mrs Dalloway.

Tre donne, protagoniste indiscusse di tutto il romanzo: questa è la caratteristica nella quale possiamo individuare il primo accenno di particolarità. Mi è capitato poche volte di leggere libri nei quali le donne fossero colonne portanti di un'intera struttura narrativa; i personaggi maschili non influiscono, con la loro presenza, sulle personalità delle loro compagne ma le affiancano, più o meno consapevoli, nello sviluppo delle rispettive vicende personali. Le donne, collocate in tre epoche diverse, sono legate tra loro da una trama sottilissima di congiunzioni e similitudini; un filo conduttore, tra tutti, è rappresentato dal romanzo Mrs Dalloway (che inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi proprio The hours).

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LE ORE di Michael Cunningham
Traduzione di Ivan Cotroneo
Bompiani
2001
pp. 176
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THE HOURS di Stephen Daldry
Sceneggiatura di David Hare
Genere: drammatico
2002
114 min















È qui che si sostanzia l'obiettivo dell'autore: intrecciare e slegare tre realtà apparentemente diverse, eppure così vicine, esaltando la peculiarità della vita che può palesarsi in un solo giorno. Le ore, appunto. 

La prima donna di Cunningham è Virginia Woolf; l'idea di inserire l'autrice che ha ispirato il romanzo all'interno dello stesso mi è sembrata una trovata davvero azzeccata. L'autore trasporta nel suo libro la Woolf  in un giorno del 1923, anno nel quale Virginia è impegnata a scrivere proprio Mrs Dalloway (pubblicato in seguito, nel 1925); la vediamo alla scrivania, in cucina, in giardino, estranea al mondo, presa dal tormento di decidere quale sarebbe il finale più adatto per la protagonista del suo romanzo, Clarissa.

La seconda giornata è stata rubata, nel 1951, a Laura Brown; una donna, amata fino all'estremo da suo marito Dan e da Richie, il suo bambino. Incinta del secondo figlio. Infelice come non lo è mai stata. L'unica cosa che riesce ad allentare la sua sofferenza sembra sia la lettura; un romanzo in particolare, che sta leggendo e che pare placare un poco l'angoscia... riuscite a immaginare di quale libro si tratti?

L'ultima donna è Clarissa, ripresa in un giorno del 2001; sta organizzando una festa (piccolo parallelo con la Dalloway del romanzo) per il suo amico Richard, uno scrittore malato di AIDS. Sebbene Clarissa viva da quasi vent'anni con Sally, la sua compagna, resta ancora aggrappata al passato, a quando lei e Richard si amavano, in un luogo e in un tempo che ora sembra non esistere più. Una cosa, una sola, non è cambiata da allora: Mrs Dalloway, il soprannome col quale Richard chiama Clarissa.  

L'intera vita di una donna, in un giorno, un solo giorno;
e in quel giorno tutta la sua vita.

Il film, girato nel 2002, conta un cast d'eccezione: Nicole Kidman è Virginia Woolf (ruolo per il quale ha ottenuto il premio oscar come migliore attrice), Julianne Moore interpreta Laura Brown e una formidabile Mary Streep si cala nei panni ClarissaUna trasposizione, secondo me, molto riuscita; il romanzo, proprio per la sua struttura alternata di voci e situazioni, era particolarmente adatto ad assumere le sembianze di una sceneggiatura. E forse, seppur conceda all'autore tutto il merito che gli spetta, credo di aver quasi preferito il film. Le tre donne sono in egual modo intense ma quella che mi è rimasta più impressa è Virginia. Se vi è mai capitato di leggere biografia di quest'autrice, conoscete, oltre al suo talento, anche i disagi psichici; sbalzi d'umore, tra euforia e depressione, nevrosi ed emicranie, che la costringevano a letto per giorni interi:
Quelle volte il mal di testa esce dalla sua scatola cranica e va nel mondo. Tutto brilla e pulsa. Tutto è infetto di lucentezza, vibra di essa, e lei prega perché arrivi un po' di buio, come un viandante perso nel deserto prega per avere un po' d'acqua. Il mondo è in ogni parte privo di oscurità, come un deserto prega per avere un po' d'acqua. Non c'è oscurità nelle stanze con le imposte chiuse; non c'è oscurità dietro le sue palpebre abbassate. Ci sono solo diverse gradazioni di luminosità, maggiori o minori.
C'è chi afferma che le due cose siano collegate, genio e sregolatezza, e forse anch'io propendo per questa ipotesi. Ma sono solo supposizioni, niente di più. Noi sappiamo solo che nel marzo del 1941, esasperata, Virginia Woolf decise di togliersi la vita. Questa è la prima immagine con il quale il libro e il film si aprono a noi: la figura di Virginia che entra in acqua, la voce di Virginia che legge la lettera di addio per suo marito LeonardL'appello, ad un amore che mai avrebbe potuto essere di più:
I don't think two people could have been happier than we have been. 
V.

Commenti

  1. film molto bello con tre attrici azzeccatissime (io ho adorato più di tutte Julianne Moore e i suoi occhi tristissimi).
    Il libro di Cunningham non l'ho letto; Mrs Dalloway lo lessi tanti anni fa, in età liceale, e non mi piacque. Ho dato un'altra chance alla Woolf- romanziera con Orlando e anche in questo caso poco trasporto, un costante senso di freddezza. Per me Virginia doveva fare la saggista e basta ;)

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    1. Tre attrici fantastiche, non c'è dubbio.

      Purtroppo non posso risponderti con esaustività su Virginia perché ho solo sfiorato la Woolf romanziera.
      Ho sfogliato alcuni suoi romanzi ma non posso dire di averli letti; qualche pagina, non di più, un bel po' di anni fa oltretutto. Ho appena terminato un suo saggio (una sorta di sunto dei diari) e mi è piaciuto davvero tanto, ho letto un paio di poesie e anche quelle non mi sono dispiaciute.
      Non so. Ancora non posso trarre una considerazione conclusiva. Volevo provare con "Le onde" per farmi un'idea completa dell'autrice, la trama sembra interessante.

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  2. Dissento....mi dispiace. Ho letto le prime pagine di Mrs. Dalloway ed ho desistito, ho regalato il libro a mio nipote. Forse per le cupe e desolate tinte crepuscolari che avviluppano gli inizi e che descrivono la solitudine di una donna ormai avanti negli anni.

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    1. Purtroppo, come dicevo nel commento precedente, non ho letto Mrs Dalloway; ne lessi alcuni passi proprio per l'esame di maturità ma non posso dire di averne avuto una visione completa e consapevole.
      Il modo in cui Cunningham ha delineato il personaggio della Woolf è stato comunque molto interessante, a prescindere dal romanzo al quale è ispirato. E anche le altre due donne, Laura e Clarissa, sono degne di nota.

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  3. Io della Woolf ho letto "Le onde" e, dopo un iniziale smarrimento, mi è piaciuto molto. Mi piacerebbe molto leggere tutti i suoi romanzi (a casa ho "Gita al faro", per ora).

    "The hours" mi è piaciuto moltissimo. E' un film toccante, che non "preme l'accelleratore" sul dolore per farti commuovere, ma si limita a mostrare l'interiorità di Virginia, Laura e Clarissa attraverso i loro gesti e i loro sguardi. Poi, be', con un cast così...!
    "Le ore", invece, attende sul comodino. Vorrei leggerlo entro la fine dell'anno.

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    1. Ecco, come dicevo nei commenti precedenti, vorrei terminare il mio "periodo-Woolf" con la lettura di un suo romanzo e avevo pensato proprio a "Le onde".
      Mi hanno detto che ha una struttura particolare, vero? Mi incuriosisce moltissimo.

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  4. Ho visto solo il film, sebbene ricordo che negli anni in cui uscì il libro desideravo tanto leggerlo. Non è andata in questo modo e pazienza (non riesco mai a leggere un libro se ho già visto il film da cui è tratto). Ho molto apprezzato la pellicola e credo che sia stato fatto un gran bel lavoro.
    L'ultima frase che hai citato è da outstanding.

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    1. Non è una cosa che faccio spesso in realtà (leggere un libro del quale ho già visto la trasposizione) però se mi capita un buon connubio ne parlo volentieri!

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