Un caffè con: William Ernest Henley

William Ernest Henley iniziò a combattere molto presto. A dodici anni appena gli venne diagnosticata una grave forma di tubercolosi ossea che lo costrinse a ricoveri in ospedale frequenti e prolungati fino a quando, a venticinque anni, a causa della malattia fu costretto a subire l'amputazione di una gamba. Una vita difficile, affrontata però con coraggio e orgoglio ed è proprio da qui, da questa grande forza, che nasce la sua poesia più famosa: Invictus, mai sconfittoUn'inno autocelebrativo, così potremmo definirlo, il ruggito di un cuore volto al combattimento a dispetto di ogni avversità (tant'è che questa poesia era usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'apartheid).

(Gloucester, 23 agosto 1849 – 11 luglio 1903)
Dal profondo della notte che mi avvolge, 
buia come un pozzo che va da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista

per l'indomabile anima mia.

Nella feroce stretta delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo d'ira e di lacrime
si profila il solo Orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni
mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:

io sono il capitano della mia anima.

Buon caffè, buona colazione e buona giornata!


Commenti

  1. Complimenti per la scelta, William Ernest Henley. Confesso, che neanche io conoscevo questo autore, ma adesso grazie a te, posso andare a scovare qualche sua raccolta e aggiungerla con soddisfazione alla mia libreria, naturalmente, dopo aver gustato le sue poesie. Ancora, complimenti e grazie. Viva la lettura.

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    1. Non c'è altro modo per conoscere tutto quello che di bello c'è al mondo se non attraverso la condivisione! Grazie a te per essere passata.

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  2. Ricordo la scena del film (Invictus, appunto) dove Mandela la recita, altrimenti non la conoscerei...
    ... anzi, no. Ad Amsterdam, sulla Damrak, c'era un tizio in bici che si è messo a declamarla ad alta voce, un po' a guisa di predicatore!
    :D

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    1. Sapevo di quel film ma non l'avevo mai visto, solo ora ho collegato tutto.
      ps: il tizio di Amsterdam è un grande!

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    2. Anch'io ho collegato il tizio a Mandela e a Henley solo oggi, grazie a te (e fidanzato, ma s'era detto che in caso di feedback positivo il merito è tuo). :)

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    3. Tu non ci crederai mai ma, dai primi "riscontri", credo che questa sia una delle poesie che ha ottenuto maggior consenso (eccezion fatta per Pablo Neruda, mi sembra) quindi non so se essere felice o incavolarmi di brutto! Preferite le "sue" scelte alle "mie"??? Non ci siamo proprio! ;)

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  3. Una poesia così è sia una celebrazione per il passato, sia un incoraggiamento per il futuro. Mi piace, è bella decisa, e ogni tanto ci vuole :)

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