Sono uno scrittore ma nessuno mi crede

Ho un'idea abbastanza romantica della scrittura, come vocazione e non come mestiere. Mi viene in mente Hemingway che scriveva i suoi racconti in piedi, quasi a sublimare la fatica e il sacrificio di spingere le parole sulla carta, una dietro l'altra. Si può migliorare la tecnica, certo, ma non si può insegnare il talento. Di conseguenza, per quanto ne sia incuriosita, diffido anche un po' dai manuali; li leggo, ma con un approccio ancora più critico del solito. Non vi sarà difficile a questo punto immaginare con quanto sospetto io mi sia avvicinata al saggio di Silvia Pillin, soprattutto per il sottotitolo così ambizioso: consigli per scrivere un buon romanzo e conquistare un editore. Poi però sono inciampata in questo:
Prima ancora di decidere di scrivere dovete aver letto, letto tantissimo. Non solo libri simili a quelli che vorreste scrivere, ma anche libri completamente diversi. Se non vi piace leggere, ho una brutta notizia per voi: non diventerete mai degli scrittori. Non c'è niente di più insopportabile e arrogante di uno che dice: "Io non ho mai aperto un libro, ma il mio dovete proprio leggerlo perché è meraviglioso". Mi sbaglierò, ma soltanto "studiando" i libri degli altri si arriva a scriverne uno pubblicabile.
Quante volte ne abbiamo parlato? Quanto fiato abbiamo speso rammentando agli esordienti che leggere è una pratica imprescindibile per un autore degno di essere definito tale? Un po' come ci dice anche Samuele Bersani:

Intervistate quel cantante 
Che non ascolta mai la musica 
Oltre alla sua in ogni istante 
Sentiamo come si giustifica.


Non c'è artista più povero di uno che si nutre soltanto della propria arte. E quindi, capirete, non potevo trovare un incentivo migliore. 

Mi è piaciuto questo saggio e, a dispetto del titolo provocatorio, non c'è nessuna pretesa da parte dell'autrice di insegnare a scrivere ma si presta piuttosto a consigliare, in base alla propria esperienza personale, quali sono gli errori da evitare e le scelte che potrebbero funzionare. Una serie di suggerimenti che accompagnano tutto il processo di scrittura: dal concepimento della storia, alla trasposizione su carta fino alla stipulazione dell'agognato contratto con l'editore.

Nel caso decideste di leggerlo troverete anche un'interessante parentesi, accompagnata da un paio di interviste, dedicata a quell'argomento tanto spinoso che è l'editoria a pagamento; si discute dell'adescamento selvaggio, di quei complimenti illusori che nutrono l'ego dell'esordiente e ne svuotano le tasche, ma soprattutto di quanto, in termini di vendite, un autore possa effettivamente ricavare rivolgendosi alle case editrici che scelgono di attuare questa discutibile "politica di pubblicazione".

Vi consiglio di leggerlo se siete degli esordienti, se vi incuriosisce il tema o se non avete intenzione alcuna di iniziare a scrivere. Per adesso.



sono-uno-scrittore-Pillin-libro-zandegùSilvia Pillin 
Sono uno scrittore ma nessuno mi crede
(consigli per scrivere un buon romanzo e conquistare un editore)
Zandegù
2013
ASIN B00CP3HZGM

Commenti

  1. Io sono pienamente d'accordo su una serie di cose.
    Di sicuro, non ho intenzione di scrivere: non ho il talento necessario, ho una fantasia troppo disordinata e allucinata, impossibile da governare, e...poi sento di non aver letto abbastanza.
    Per scrivere, è davvero necessario aver letto molto, moltissimo, elaborato e fatto proprio. Era una consuetudine nell'antichità fino in epoca moderna: ogni pensatore, scrittore, filosofo, artista, studiava, amava e odiava la produzione di chi l'aveva preceduto per mettere poi in campo la propria anima. Non penso che nessuno l'avrebbe preso sul serio, se non l'avesse fatto. Per rimanere in tema con l'incipit del libro che ti ho spedito la settimana scorsa, Michelangelo amava e mangiava le opere dei suoi predecessori e dei suoi pari. Se ne cibava prima di lanciarsi ad aggredire i suoi marmi. Sarebbe nato il David, senza quella fame e la conseguente abbuffata?
    Sono molto perplessa di fronte a quell'affermazione citata: non ho mai aperto un libro, ma leggete il mio, è davvero meraviglioso. Io risponderei: ah, sì? E come fai a dirlo? E difficilmente verrei indotta a leggerlo...

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    1. Ecco. C'è anche una distinzione da fare però, ed è proprio sul concetto di scrittore. Anch'io ho scritto alcuni "raccontando" qui, sul blog, ma questo non significa che perché metto un paio di parole l'una dietro l'altra vado in giro dicendo che so scrivere! Ognuno può far quel che vuole (e non sono io a doverlo dire), per gioco e senza prendersi sul serio si può fare qualsiasi cosa. Se però parliamo di scrittura, di professione, occorrono basi solide e, tra le fondamenta, io ci vedo la lettura. Senza ombra di dubbio.

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  2. Anch'io sono d'accordo con la tesi fondamentale che hai riportato nel tuo articolo (ti ringrazio per la segnalazione del libro, che si preannuncia davvero interessante) e con il commento di Loredana: non è possibile praticare la scrittura (o la musica, o l'arte) senza aver avuto, anzi, senza coltivare nel tempo un continuo rapporto con la lettura (o l'ascolto, o la visione, per richiamare le altre discipline citate), senza aver sperimentato, studiato, senza essersi posti le domande fondamentali che derivano dall'approccio critco e consapevole a chi ha compiuto in precedenza lo stesso percorso che vorremmo intraprendere in prima persona.

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    1. Giusto. Come potremmo arricchirci altrimenti?

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  3. Io trovo sinceramente inconcepibile quando leggo di uno scribacchino che non legge. E non perché solo leggendo si migliora, o simili considerazioni. Perché a me (che scrittore non sono) piace scrivere fondamentalmente perché mi piace leggere. Se non mi piacesse leggere non mi metterei a scrivere, mi sembra un pensiero talmente basilare che quasi mi vergogno a esprimerlo. Nella mia weltanschauung (sì, ho controllato :P) chi non legge non può voler scrivere.

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    1. In effetti si, è la stessa cosa anche per me (dello scrivere legato alla passione per la lettura). Il pensiero comune di quelli che non sono d'accordo con questa tesi, da quel che mi è parso di capire attraverso qualche commento in giro per il web, è che leggere troppi libri rischia di impoverire l'immaginazione, come se come se ci si arricchisse di spunti altrui (un fungo parassita, tanto per accostare un'immagine). A pensarci è assurdo perché, seguendo quest’idea, sembra quasi che una storia si basi esclusivamente su "quello che succede" e non su "come succede". Prendi i blog per esempio, quanti ce ne sono in giro che discutono degli stessi argomenti? Ognuno di noi però ha le proprie preferenze; io non scelgo il tuo blog perché tu parli di cose che io non ho mai sentito ma scelgo di seguirti per il tuo modo di comunicare, per il tuo stile, per la tua ironia, per la tua "voce". Allo stesso modo scelgo uno scrittore. Le storie alla fine sono sempre le stesse. Tipo: un lui, una lei, un morto. Un’unica trama, eppure qui c’è Emily Brontë, c’è Richard Yates, c’è Patrick McGrath (giusto i primi 3 che mi sono venuti in mente).

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    2. :D
      No, sai, c'è un tizio che ha riassunto tutta la narrativa moderna in due trame-tipo: "arriva uno straniero in città" e "il viaggio".

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    3. Su "arriva uno straniero in città" potremmo spararne a raffica.
      Dovremmo brevettarlo questo gioco. C'è già? ;)

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    4. Vuoi iniziare a buttare giù due regole? ;)

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  4. Direi che Salomon ha detto una cosa sacrosanta. Lo scrivere dovrebbe essere una conseguenza del leggere. Se non ti piace leggere... beh, canti!

    Grazie per la segnalazione, che ribadire certi concetti è sempre cosa buona e giusta.

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    1. Scommetti che c'è qualcuno che, dal suo angolino, ci osserva e commenta: "Eh, certo, questi qui hanno tutti blog letterari, cosa altro potrebbero dire?".
      Come se noi non riuscissimo a vedere al di là dei nostri libri.

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  5. Come, hai baciato Manuel Agnelli? °A° Narra, narra!
    Coff, dicevo. A parte il fatto che adesso mooolto casualmente andrò a fare un giro su Bookrepublic e sempre molto casualmente mi scivolerà il dito sul carrello... ti dirò che prima di leggere il pezzettino non credevo di leggere suddetto ebook, il titolo non mi convinceva granché.
    Mi unisco al coro, non concepisco che si possa scrivere senza leggere, sono due facce della stessa medaglia e tale medaglia è l'amore per i libri. Forse il problema è anche semantico, che non c'è distinzione formale tra 'scrivere' come azione meccanica e 'scrivere' come creazione di mondi. Non so, non mi spiego come uno possa dire di voler 'scrivere' come se annunciasse un nonnulla. Mah.

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    1. Che bello quel giorno! Niente, un live alla Fnac. Al momento dell'autografo io mi vergognavo di stringergli la mano quindi, sull'onda dell'incoerenza, non sapendo esattamente cosa fare, mi sono avvicinata e l'ho baciato quasi fosse un mio amico di vecchia data (che poi, in un certo senso lo è!).

      Il titolo forse, per quanto sia così lungo, risulta molto riduttivo rispetto a quel che poi contiene l'e-book: si parla al 90% di come scrivere un romanzo (con tanto di nozioni su come disciplinare il getto artistico oppure questioni più tecniche legate all'impaginazione e allo stile da adottare) però ci sono anche spunti interessanti tipo questione EAP e questa del "leggere per scrivere" che noi, a furia di commentare, ci stiamo creando un articolo a parte!

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  6. Oh, anch'io li avevo visti alla Fnac, mi sembra nel 2009... anche se in realtà non ho 'visto' quasi nulla, visto che ero sommersa da una marea di gente T_T Però li ho rivisti un paio di anni fa in concerto - da dietro la cancellata perché costava, coff - e sono stati fantastici *__*
    Ho appena preso l'ebook, mi fido ampiamente del tuo giudizio ù_ù
    Comunque è bello quando le discussioni si svilluppano così *w*

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    1. Cioè, tu che ascolti gli After: io ti amo! (Stiamo andando fuori tema dal fuori tema, non so se ci rendiamo conto...).
      Fammi sapere cosa ne pensi una volta letto (tanto è il tempo di una sorsata d'acqua) così spammiamo un altro po'! ;)

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  7. Ciò che scrive Silvia è degno di stima perché enormemente vero: l'Italia è un paese in cui tutti vogliono scrivere ma pochi leggono e, in sincerità, non so con che coraggio chi non sfoglia un libro da anni possa vantarsi di velleità scrittorie, ma tant'è...
    Zandegu' propone dei testi molto interessanti...

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  8. Mi associo a tutti gli altri, da profonda amante delle parole e di tutto ciò che gira loro attorno, ma devo dire che quando ho finito di leggere questo libro ho sentito di aver sprecato dei soldi: ecco, direi che lo consiglierei soltanto se è il primo libro del genere che si acquista, altrimenti si può sorvolare.

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    1. Anch'io la penso come te, nel senso che non considero questo saggio un testo tecnico ma una lettura introduttiva e sommaria dell'argomento e proprio per questo credo possa essere approcciata facilmente da piú persone. Leggo spesso libri del genere e sicuramente non ho trovato in questo manuale qualcosa che non conoscessi già ma non per questo ritengo sia stata una
      lettura inutile. Poi, se si vuole approfondire il tema, c'é sicuramente di meglio.

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