Il Minotauro di Friedrich Dürrenmatt

Quando leggo un libro, quando sono ad una ventina di pagine dalla fine, mi capita spesso di pensare a voi e alle vostre reazioni nel caso leggeste, nello stesso momento, la stessa storia. È un voi generale e particolareggiato insieme quello a cui mi riferisco perché ho imparato a conoscere chi bazzica tra queste sponde e riesco a distinguere, per quanto possibile, gusti e preferenze di ognuno. Quindi mi lancio in improbabili previsioni, cerco di immaginare chi potrebbe apprezzare, chi sarebbe indifferente e chi ne resterebbe contrariato. In questo caso però, pensando a Il minotauro di Dürrenmatt, non ci riesco. Non riesco proprio a focalizzarvi. È una rivisitazione mitologica bizzarra, un testo così diverso che mi è impossibile azzardare ipotesi. Anche perché la particolarità non è quasi mai apprezzamento di massa ma preferenza sporadica del singolo e, di conseguenza, di difficile previsione.

Ripetiamo insieme:
Minosse, re di Creta, pregò Poseidone, il dio del mare, di inviargli un toro come simbolo dell'apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli mandò un bellissimo e possente toro bianco di gran valore. Vista la bellezza dell'animale, però, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie e ne sacrificò un altro. Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso. Da questa unione mostruosa nacque il Minotauro che venne rinchiuso nel Labirinto di Cnosso. Quando Androgeo, figlio di Minosse, morì ucciso da degli ateniesi, Minosse decise che la città di Atene, sottomessa allora a Creta, doveva inviare ogni nove anni sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro, che si cibava di carne umana. Allora Tèseo, eroe figlio del re ateniese Ègeo, si offrì di far parte dei giovani per sconfiggere il Minotauro.
Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, si innamorò di lui. 
E da quì c'è la storia tanto graziosa di Arianna, di Teseo, del filo. Del bene che vince sul male. Perché così noi l'abbiamo sempre pensata, questo è l'unico punto di vista al quale la mitologia ci ha abituato: Teseo è il bene, il Minotauro è il male. Chi riuscirebbe mai ad immaginare che una creatura tanto mostruosa, un essere con un corpo umanoide e bipede, zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro possa avere un'anima? Friedrich Dürrenmatt l'ha fatto. Ha immaginato, ha scritto e ha anche disegnato. Sue sono infatti parole e illustrazioni di questa visione alternativa del mito. È una gabbia anomala quella che l'autore ha ideato per la sua creatura: un labirinto a cielo aperto fatto interamente di specchi.

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Illustrazioni: Friedrich Dürrenmatt, Fonte: www.querinistampalia.it

Il Minotauro osserva la sua immagine e si conosce. Riconosce se stesso e gli altri; minotauri come lui, immagini imprigionate e moltiplicate all'infinito sul riflesso di ogni parete.
L'essere danzò per il labirinto, attraverso il mondo delle sue immagini, danzò come un bimbo mostruoso, danzò come un mostruoso padre di se stesso, danzò come un dio attraverso l'universo delle sue immagini.
In un angolo però una creatura non danza. Un volto strano, diverso: una donna. Un altro corpo, un'altra carne. Il Minotauro è spaventato, inizialmente, e attratto, successivamente; una frenesia inspiegabile, un'emozione mai provata prima. Danzarono ancora, e danzarono le loro immagini. Un ballo di gioia e di vita, un ballo di terrore e morte.

Sollevò il braccio sinistro della fanciulla, e quello ricadde, il destro, e ricadde.
Ovunque ricadevano braccia. 



minotauro-Dürrenmatt-libroFriedrich Dürrenmatt 

Il minotauro
Traduzione di Umberto Gandini
Marcos y Marcos
2011
pp. 112
ISBN 9788871685700

Commenti

  1. Il mito del Minotauro. Una mostruosità che ispira repulsione, da tanti punti di vista. Eppure, quando Teseo lo uccide, non riesco a sentirmi "bene", come quando un male è stato estirpato dalla terra. Forse perché Teseo, di per sé, è tutt'altro che il "cavaliere senza macchia e senza paura" ante litteram. Per cui, se Teseo ha un'anima nera sotto i muscoli eroici, anche il Minotauro ha un risvolto di luce sotto l'aspetto deforme. Sapevo che Dürrenmatt non era uno scrittorino da portarsi sotto l'ombrellone, e sorvolando sul suo Minotauro durante gli studi, ho sentito che mi sarebbe piaciuto entrare in quel labirinto. E ora scopro che è fatto di specchi, e la creatura "danza". Se danza, crea. Non è solo il mostro che divora fanciulli, è un danzatore, per quanto di buio, di bizzarria e di morte. Sì, anche questo è da leggere.
    Inquietante la citazione finale. Mi fa venire voglia di accertarmi che la fanciulla possa ancora usare le braccia, e che la sua danza non sia stata l'ultima.

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    1. Un commento perfetto.
      Una parola in più sarebbe già troppo.

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  2. Sembra davvero una lettura interessante! Il capovolgimento delle prospettive è un'operazione cui il mito greco si presta in maniera stupefacente: un sistema di leggende nate per dare dei punti di riferimento storici ed etici stabili può in realtà dare adito a sconvolgimenti e letture inedite...per questo i classici sono tali: la loro eco è eterna e, secolo dopo secolo, anziché impoverirsi si amplifica! Grazie del suggerimento!

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  3. Di Dürrenmatt ho letto recentemente "La morte della pizia", librettino che ho adorato all'inizio per il cambio di prospettiva e poi per la voragine filosofica che mi ha spalancato. Non so se l'hai letto, la rivisitazione in questo caso parte dal mito di Edipo. Se ti interessa ne ho parlato di recente. Per questo motivo, al Salone del Libro appena ho visto "Dürrenmatt" ho comprato questo libro che prima o poi leggerò.

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    1. Si, dopo esser sfuggita da quel titolo più e più volte l'ho preso e l'ho letto. Mi è piaciuto però ho preferito "il Minotauro", non so dirti perché. Sono entrambi racconti molto particolari.
      Di Dürrenmatt ho letto anche "La panne"; carino anche quello, niente mitologia però.

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