L'ultimo party (Bestiario del lavoro culturale) di Giovanni Robertini

È inevitabile, leggendo questo libro, pensare quanto la collettività continui ad essere terreno fecondo di stereotipi e convenzioni: per quanto si provi a sfuggire al proprio personaggio, per quanto si cerchi di essere originali e alternativi, in realtà non si fa che oscillare da un ruolo all'altro e anche la più estrema forma di trasgressione è un'interpretazione maldestra di una maschera già consunta. Così in famiglia, così nel lavoro, così nel lavoro culturale. Ogni anfratto sociale impone ai propri residenti di indossare con eleganza e disinvoltura il ruolo assegnato affinché il precario equilibro di quartiere non venga alterato da un voglia troppo ardita di essere quello che non si èE, a proposito, quale ambientazione potreste immaginare più artificiosa di un party? L'ultimo party, a essere precisi.

Una casa editrice chiude bottega e organizza una festa per celebrare l'evento. L'editore contatta il suo scrittore una settimana prima affinché svolga un ultimo compito: stilare il profilo di ogni invitato. Una sorta di ritratto, una descrizione che catturi l'essenza di ogni soggetto; i testi elaborati saranno successivamente raccolti in un libro che verrà distribuito durante la serata.
Com'è possibile disintossicarsi dal cinismo a un party? Sarebbe come chiedere a un panda steso in una foresta di bambù di diventare carnivoro.
Appunto. Giovanni Robertini ci presenta persone e personaggi con umorismo e intelligenza. 
Mi è piaciuto molto il suo stile: fresco, attuale. 

Dicevamo, un parterre d'eccezione. Allo stagista, disoccupato e disilluso, è stata affidata l'organizzazione della serata. L'artista e il guru discorrono amichevolmente al bancone del bar mentre il tamarro consapevole (e quindi doppiamente colpevole) inforca gli occhiali da sole e si prepara al rimorchiare la bellezza di turno. L'intellettuale di destra trascina l'intellettuale di sinistra in un'animata discussione atta a stabilire se l'oliva nel Martini sia da considerarsi una pratica velatamente comunista. La stylist e l'autrice si scambiano un doppio bacio a fior di guancia, senza sfiorarsi. Lo spacciatore lascia il suo biglietto da visita al fotografo e il dj lancia un'occhiata ammiccante alla sua fidanzata, la modella, troppo intelligente per dimostrare di avere un cervello. Il ricercatore universitario, il mio preferito, contribuisce ad imbiancare lo sfondo. Arriva anche l'imbucato d'ordinanza perché ogni festa che si rispetti deve averne almeno uno. E gli altri, tanti altri, una carrellata di personalità sottovuoto.


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Illustrazioni: Ana Kraš

Poi c'è il nostro scrittore, confuso dalla vodka e inebriato dalla compagnia.
Non so se è perché mi annoiano, mi assomigliano troppo o mi urtano. Forse perché - in quest'epoca di crossover culturale - lo scrittore per sopravvivere deve surfare tutte le onde del pop ed essere allo stesso tempo opinionista, intellettuale di destra e di sinistra, spacciatore, organizzatore di eventi, guru e artista, cool e tamarro.
Immergersi in ogni ruolo per attingere a sfumature da usare all'occorrenza. Che sia proprio questo il giusto modo di approcciarsi al mondo? Sciogliete i vostri interrogativi in un aperitivo e unitevi ai festeggiamenti. Non spetta a voi risolvere questioni esistenziali. Per questo c'è l'intellettuale, quello cool.



ultimo-party-Robertini-libroGiovanni Robertini 

L'ultimo party. Bestiario del lavoro culturale
Illustrazioni di Ana Kras
ISBN Edizioni
2013
pp. 183
ISBN 9788876384325

Commenti

  1. Interessante! E' davvero una delle prime recensioni che mi spingono ad avere voglia di leggere il libro. Sarà che come storia la trovo davvero originale e provocatoria. Da leggere!

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    1. Sono contenta che ti sia piaciuta.
      Buona lettura! :)

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