La metamorfosi: il racconto di Franz Kafka

Sono sicura che la maggior parte di voi avrà già provveduto a inserire questo racconto, uno dei più celebri di Kafka, più celebri di sempre, tra le proprie preferenze. Con questo articolo voglio rivolgermi a chi come me ne ha rimandato più volte la lettura, influenzato da una trama che non esprime un pizzico della potenza narrativa che possiede. Ammetto che il pensiero di cimentarsi nella storia di un ragazzo che si sveglia scarafaggio non è un incentivo così allettante, e anche sollecitando le sinapsi a considerare l'aspetto metaforico della questione non si riesce comunque a intravedere la bellezza de la metamorfosi finché non ci si immerge nel cuore di Gregor Samsa.

Gregor è un commesso viaggiatore, lavoro grazie al quale riesce a coprire per intero i bisogni finanziari della famiglia con l'immensa gratitudine dei genitori e della sorella minore.
metamorfosi-illustrazioni-Leung
Illustrazione: Jeremy Leung
Il ragazzo si sveglia una mattina e si accorge di essere un enorme scarafaggio. Così, di punto in bianco. Il sunto è questo. Il fulcro del racconto, tuttavia, non è la trasformazione improvvisa; quello che balza agli occhi, quello che colpisce lo stomaco, è la reazione della famiglia. Dispensatori di elogi e cortesie, i genitori ora provano per Gregor orrore e repulsione. Per quanto il ragazzo cerchi provi ad abituarsi alla sua nuova condizione cercando di arrecare, per quanto sia ipotizzabile, meno fastidio possibile, ogni suo passo sembra provocare angoscia e frustrazione. Negli altri però. È questo l'elemento sorprendente che emerge dal racconto. La sorella, meno impressionabile dei genitori, inizia a portagli da mangiare ed è penoso assistere agli sforzi di Gregor che, con una fatica immane, cerca di coprirsi alla meglio con il lenzuolo in modo che nessuno lo veda. Non è spaventato da quel suo cambiamento; l'unica preoccupazione che lui ha consiste nell'evitare che gli altri si  spaventino nel vederlo in quello stato. Si vergogna.

La vergogna è un concetto che ricorre spesso nella narrazione kafkiana. Una delle prime opere dell'autore che lessi è Lettera al padre; una lunga, tormentata (e autobiografica) attribuzione di colpe dal figlio al genitore, ammissione inconscia di un profondo senso di inferiorità, riscontrabile in frasi come:
Dalla tua sedia a dondolo governavi il mondo.
oppure:
Come padre eri troppo forte per me.
e un'ultima frase, la mia preferita: 
...perché tu eri per me la misura di tutte le cose.
Versi che trasudano amore, certo, ma anche una forte inadeguatezza. Questo pudore eccessivo, questo disagio esistenziale, è stato riscontrato più volte e in diversi suoi lavori: nel suo più noto romanzo ad esempio, Il processo, Kafka sceglie di chiamare il protagonista Josef K. (da notare l'evidente amputazione del suo stesso cognome) mentre nel successo libro, Il castello, il personaggio principale è K., solo K., una recisione estrema.

Questo è motivo per il quale il racconto è stato strutturato in quel modo e solo considerando tutto quello che abbiamo detto è possibile comprendere la profondità di un brano come La metamorfosiChe vi consiglio di leggere, ora, con occhi più vigili e cuore più aperto.



metamorfosi-Kafka-libroFranz Kafka
La metamorfosi e altri racconti
Traduzione di Emilio Castellani
Garzanti
2013 (XXXI edizione)
pp. 204
ISBN 9788811360681

Commenti

  1. Farò a breve la conoscenza di Kafka proprio con "Il processo", recente acquisto. Non ho ancora letto nulla di suo. Vergognoso, lo so, ma... too many books, not enough time! Però è un autore che mi ha sempre incuriosita moltissimo, ed il modo in cui hai parlato de "La metamorfosi" mi fa pensare che lo apprezzerò senza riserve. Vedremo.
    Bella recensione ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quanto ti capisco! Per esigenze di tempo si è costretti a fare una sorta di selezione e purtroppo alcune letture restano indietro. Anch'io comunque conto di leggere "il processo" prima possibile; ho letto le trame dei suoi romanzi e questo è quello che mi ispira maggiormente. Staremo a vedere!

      Elimina
  2. Che magnifico titolo. L'ho letto diverse volte, in diverse occasioni, e mi ha sempre procurato sconforto e compassione. Non sensazioni chiare e nette, come si deduce dalle mie parole leggermente sconnesse. Sconforto perché avrei voluto che Gregor si risvegliasse, trovasse il modo di uscire dalla sua condizione di scarafaggio e che reagisse alla sua stessa punizione. Compassione e infinita tristezza quando muore...e i genitori e la sorella escono di casa, liberati da quel peso. Ma è per voi che si è trasformato così! Ingrati! Avrei voluto urlare loro.
    Ne Il castello mi schiantava il rifiuto continuo del guardiano di lasciar passare il protagonista, che continuava a non fare la domanda giusta: ed era ad una sfumatura di distanza dal suo obiettivo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ne parlavo l'altro giorno: se Gregor avesse mandato tutti a quel paese, come sarebbe stato giusto fare, io ne sarei stata più che felice. Allo stesso tempo però, la mia memoria avrebbe cancellato il racconto molto presto!
      E' proprio l'arrendevolezza del personaggio che evoca tutto quello che poi è la forza primaria del testo.

      Elimina
  3. Kafka, del quale sono antico e devoto lettore, ha espresso concetti sulla condizione umana in grande anticipo rispetto al suo tempo.
    Addirittura ritengo che alcune sue immagini illuminanti sulla scarsa moralità degli imposti rapporti familiari siano a tutt'oggi ancora da osservare ed approfondire con attenzione.
    Grazie Maria per questa diffusione dell'essenziale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Figurati. Anzi, grazie a te per essere passato.
      Buona giornata!

      Elimina
  4. Non ho ancora letto nulla di Kafka, mi ha sempre spaventato, ha la fama di essere un autore un po' difficile. Ma dopo aver letto il tuo articolo mi sono innamorata di lui!!! Lo leggerò sicuramente.
    Ci sono libri che non ho mai voluto leggere per un motivo o per un altro, poi tu ne parli in un articolo e io cambio completamente idea... Ti adoro per questo!!! :*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dany, è valsa la pena aver aperto un blog anche solo per aver avuto la possibilità di conoscere persone come te, a prescindere dai complimenti. Grazie ancora. Un bacione.

      Elimina
  5. Questo è uno dei diversi libri che sono stata obbligata a leggere a scuola, e senza alcuna indicazione sulla prospettiva o il significato: l'ho finito solo perché costretta, ma ora è fra i titoli che desidero rileggere, perché è uno dei capisaldi della letteratura mondiale, e la tua recensione ne ha giustamente colto i punti di forza. Grazie. Cristina

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La rilettura molte volte serba grandi sorprese!
      Un abbraccio.

      Elimina
    2. Hai ragione, infatti molti titoli della mia libreria aspettano di essere ripresi e apprezzati! :)
      Ti ho assegnato un nuovo premio: lo trovi al nido della civetta (http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/05/very-inspiring-blogger-award-e-liebster.html).
      Ricambio l'abbraccio. Cristina

      Elimina
  6. Ho letto "La metamorfosi" un milione di anni fa e oggi, a distanza di tanto tempo, posso ancora affermare che è stata una delle letture che mi hanno cambiato la vita. Tra l'altro ha un incipit che, nonostante la sua semplicità, e' il più efficace in assoluto che abbia mai incontrato (e che ti raccomando per l'altra tua rubrica). Non ho mai affrontato invece "Il castello" e "Il processo" (sebbene siano li' a prendere polvere sulla mia libreria. Il fatto che siano, se non ricordo male, entrambi "incompiuti" mi ha sempre trattenuto...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione, entrambi incompiuti (ed entrambi da leggere secondo me. Non che io l'abbia fatto e infatti la vivo come una mancanza) anche se, in genere, sono d'accordo con te: i romanzi incompiuti non mi piacciono. Mi sembra quasi di violare il pensiero dell'autore; come leggere una bozza, dovrebbe essere considerato un reato! C'è da dire però che poco tempo fa ho ascoltato un'intervento di Piperno incentrato proprio su questi due romanzi, un approfondimento che tentava di spiegare perché i personaggi kafkiani siano generalmente (ed inevitabilmente) destinati a questa sorta di destino avverso al quale, tra l'altro, cedono con un'arrendevolezza fuori da ogni logica. Mi è piaciuto moltissimo.

      ps: mi segno il suggerimento per l'incipit. Grazie mille!

      Elimina
  7. Credo che La Metamorfosi di Kafka sia il racconto più angosciante che abbia mai letto, anche più di Morte di un impiegato di Cechov e La morte di Ivan Il'ic di Tolstoj.
    La sensazione claustrofobica che sa suscitare Kafka è unica, e se ne Il Castello e ne Il processo erano le situazioni oniriche senza via d'uscita a creare quel senso di impotenza nel lettore, ne la Metamorfosi tutto è amplificato anche da sentimenti di pena e solitudine.
    Dovrò leggere anche America, altro grande romanzo incompiuto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai perfettamente ragione, quelli che hai descritto sono più o meno gli stessi sentimenti che ho provato io affrontando questa lettura. E anche per quanto riguarda America sono d'accordo, vorrei tanto leggerlo anch'io ma, per un motivo o per un altro, passo sempre il turno ad altri libri. Prima o poi però lo leggerlo perché dicono sia davvero bello.

      Elimina
  8. Questo racconto è tra quelli che hanno influenzato le mie scelte letterarie successive.
    Ricordo che quando lo lessi la prima volta provai disgusto non per lo scarafaggio ma per la sua ingrata famiglia.
    Tempo fa ebbi una discussione agguerrita con un mio amico perché osò dire che "Kafka è un autore per drogati di crack".

    Comunque bel blog, inizierò a seguirlo.
    P.S. Ho anch'io un blog che parla di letteratura, vienici a dare un occhiata se ti va : http://lifetalesofivanc.blogspot.it/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Ivan, non mancherò di visitare il tuo blog!
      Un saluto

      Elimina

Posta un commento